Carla Fracci

Di   solito   si   dice   ”  é   nata   una   stella ”.   Purtroppo   oggi   dobbiamo   dire   che   ”  è   morta   una   stella  ”.

Perchè non v’è alcun dubbio sul fatto che Carla Fracci sia stata la ” stella ” più luminosa

del balletto in Italia. Con lei la danza ha toccato vertici altissimi. Aveva classe, eleganza, sapeva

volare con grazia. Ma era anche tecnica, perfezionismo, rigore. Una danzatrice perfetta, perchè tutto

ciò si fonde solo in chi può dire che con tenacia, con impegno e tanto sudore e ” dolore ”, si

è arrivati alla vetta. E lei lì era giunta.

Figlia di un tranviere dell’Atm, la Fracci era nata nel capoluogo lombardo il 20 agosto 1936 e a soli dieci anni, nel 1946, inizia a studiare alla Scuola di danza del Teatro alla Scala, dove ha tra gli insegnanti la grande coreografa russa Vera Volkova e dove si diploma nel 1954, per poi proseguire la sua formazione artistica partecipando a stage avanzati a Londra, Parigi e New York. Dopo solo due anni dal diploma diviene solista, poi nel 1958 è già étoile della Scala.

Fino agli anni ’70 danza con alcune compagnie straniere quali il London Festival Ballet, il Royal Ballet, lo ì Stuttgart Ballet e il Royal Swedish Ballet. Dal 1967 è artista ospite dell’American Ballet Theatre. La sua notorietà ì artistica rimane prevalentemente legata alle interpretazioni dei ruoli romantici come Giulietta, Swanilda, Francesca da Rimini, o Giselle, accanto a partner come Rudolf Nureyev, Vladimir Vasiliev, Henning Kronstam, Mikhail Baryshnikov e soprattutto il danese Erik Bruhn con il quale regala al pubblico un’indimenticabile interpretazione di ‘Giselle’ da cui nel 1969 viene realizzato un film.

La Fracci nel 1964 sposa il regista Beppe Menegatti (da cui ha un figlio, Francesco) che sarà regista della maggior parte degli spettacoli da lei interpretati.

Alla fine degli anni ’80 dirige il corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli assieme a Gheorghe Iancu e nel 1981 interpreta in tv il ruolo di Giuseppina Strepponi, la moglie di Giuseppe Verdi, nello sceneggiato Rai sulla vita del grande compositore di Busseto. Nel 1994 diviene membro dell’Accademia di Belle Arti di Brera. L’anno seguente è eletta presidente dell’associazione ambientalista “Altritalia Ambiente”. Dal 1996 al 1997 la Fracci dirige il corpo di ballo dell’Arena di Verona e nel 2003 le viene conferita l’onoreficenza italiana Cavaliere di Gran Croce. Nel 2004 viene nominata Ambasciatrice di buona volontà della Fao.

Dal novembre del 2000 al luglio del 2010 dirige il corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, attività alla quale affianca la riproposta di balletti perduti e nuove creazioni sotto la direzione di Beppe Menegatti. Dal giugno 2009 al 2014 è assessore alla Cultura della Provincia di Firenze e nel 2015 Ambasciatrice di Expo Milano. Nel 2018 riceve il Premio nazionale Toson d’oro di Vespasiano Gonzaga e il 19 settembre 2020 quello alla carriera da parte del Senato della Repubblica Italiana.

Articolo ripreso da Orizzontescuola.net

Con il grande Nureyev ci ha regalato una Giselle indimenticabile. Un rapporto il loro che andò oltre la danza, fatto di grande stima e profonda amicizia, tanto da portare Nureyev a dirle ” TU SEI LA DANZA ” e aiutarla , nel momento di debolezza in cui avrebbe voluto abbandonare quel mondo che li vedeva protagonisti, a superarlo.




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Qui i due grandi nel balletto ” La bella addormentata ” di  Pëtr Il’ič Čajkovskij.

Io voglio ora dedicarle la poesia che il grande poeta Eugenio Montale scrisse per lei. Una poesia bellissima che non potrete non apprezzare.

LA DANZATRICE STANCA

Torna a fiorir la rosa
che pur dianzi languia…

Dianzi? Vuol dire dapprima, poco fa.
E quando mai può dirsi per stagioni
che s’incastrano l’una nell’altra, amorfe?
Ma si parla della rifioritura
d’una convalescente, di una guancia
meno pallente ove non sia muffito
l’aggettivo, del più vivido accendersi
dell’occhio, anzi del guardo.

È questo il solo fiore che rimane
con qualche merto d’un tuo Dulcamara.
A te bastano i piedi sulla bilancia
per misurare i pochi milligrammi
che i già defunti turni stagionali
non seppero sottrarti. Poi potrai
rimettere le ali non più nubecola
celeste ma terrestre e non è detto
che il cielo se ne accorga. Basta che uno
stupisca che il tuo fiore si rincarna
a meraviglia. Non è di tutti i giorni
in questi nivei défilés di morte.

La Fracci apprezzò moltissimo l’ omaggio del poeta. A quel tempo , 1969, Montale era critico musicale del Corriere della sera e frequentava spesso la Scala di Milano dove cominciò ad apprezzarla dagli esordi a quando diventò danzatrice di fama internazionale.

Ora miei cari amici siamo in pochi giorni rimasti orfani di due personaggi di alto spessore culturale.

Due raffinati artisti, Battiato per un verso , la Fracci per un altro. Con loro è finita un’ epoca, fatta di cultura e ricerca del bello. Chi c’è oggi che possa prenderne il testimone ? Speriamo che qualcuno ci sia. Certo a guardarmi intorno non è che vedo fermenti in atto. Forse qualcuno ci sarà pure, il fatto è che manca su questo informazione. Oggi si dà risalto a tutt’altro. Certo se penso addirittura , come ho letto su la Repubblica, che il Globe Theatre a Londra di Shakespeare organizza dei seminari per rileggere criticamente ( e nel caso cambiare sulla scena ) le ” dinamiche problematiche a livello di genere e razziale ) delle sue commedie e tragedie, allora mi dico che questo mondo ha davvero perso la bussola e che ormai ogni discorso ha solo una matrice comune : il non senso.

Carla Fracci, La Sylphide 1985

Eitan

Eitan,

dolce,

caro,

tenero   piccolo.

In   un   attimo

terribile

che   rimarrà

impresso

per   sempre

nella   tua   memoria,

hai   perso

tutti   

gli   affetti

più   cari.

Ora

sei   solo

a   combattere

la   tua   personale

battaglia

per   continuare

a   vivere,

nonostante   tutto.

Se   sei

ancora   qui

è   per

l’ affetto

smisurato

che   tuo  padre

aveva

nei   tuoi   confronti.

Nel   suo   abbraccio

estremo

ha   sperato

di   poterti

salvare.

C’ è   riuscito.

Ora

tocca   a   te

dimostrargli

quanto

sei   forte.

Vivi,

fallo

per   lui

che   da   lassù,

assieme

alla   tua   mamma  , 

al   tuo   fratellino

e   ai   tuoi

bisnonni,

veglieranno 

su    di   te.

Sii   forte,

caro   piccolo

Eitan.

Combatti

con   tutte

le   tue   forze.

Noi

preghiamo   

per   te.

Isabella   Scotti   maggio   2021

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Che tristezza

Si   torna   a   vivere   per   morire.   Una   pena   l’ incidente   della   funivia   Stresa – Mottarone.   Ora   non   ci   sono   parole.    Magari   più   in   là.   Solo   vicinanza   alle   famiglie   coinvolte   e   rispetto   per   il  loro   dolore.

Proprio   nel   momento   in   cui   il   desiderio   di   tornare   a   sperimentare   la   vita   è   così   grande,   sapere   della   perdita   di   queste   persone   che   volevano   solo   vivere   la   loro   giornata   di   sole,   dopo   tanto   buio,   mi   fa   molto   male.   Preghiamo   per   loro   e   per   quei   due   bambini   che   molto   probabilmente  avranno    i   loro   genitori   tra   le   vittime.   Che   il   Signore   li   protegga,   come   tutti   i   familiari   delle    persone   coinvolte in   questo   grave   incidente

Ricordo con omaggio

 

Quando   un   artista   a   tutto   tondo   quale   era   lui,   ci   lascia,   si   crea   un   vuoto   difficile   da   riempire. Franco   Battiato   è   stato   per   tutti   noi   credo   una   pietra   miliare,   un   punto   fermo.  Tutto   si   potrà   dire   di   lui,    che   era   un   tipo   particolare,   forse   anche   timido ,   uno   che   sembrava   un   pò   sulle   sue,   ( cosa   errata   perchè   era   anche   molto   simpatico,   e   a   tal   riguardo  vi  lascio   ciò   che  ha  detto   a  sky   Gino   Castaldo,  giornalista e critico musicale,   raccontando   un   aneddoto  :

” andando   insieme   al   ristorante   mentre   ti   saresti   aspettato   che   avrebbe   preso   una   zuppetta   macrobiotica,   ordinò   invece   una   bella   bistecca   al   sangue  con  aggiunta   di   assaggini   e   salse  ”  ). 

 

Ma   per   tornare   a   noi,   credo   che   nessuno   potrà   negarne   la   grandezza.   Le   sue   canzoni   erano   particolari,   profonde,   rispecchiavano   la   sua   costante   ricerca   della   verità.   Un   uomo   colto,   raffinato   che   ci   ha   accompagnato   con   la   sua   musica   con   umiltà,   senza   darsi   arie,   anche   se   avrebbe   potuto   permetterselo.   Un   uomo   intelligente   che   anelava   ad   un   mondo   più   giusto   e   che   odiava   il   potere   e   che   cercava   risposte   al   suo   vivere.   E   per   questo   merita   tutto   il   nostro   rispetto.   Un   uomo  che   aveva   una  grande   spiritualità   che   avvertiva   come   bene   primario.   L’ idea   dell’ oltre   era   in   lui  sempre. Quando   andammo   quella   volta   a   Ferrara  ,  ( ricorderete   il   mio   post   a   riguardo   spero ) , per   accompagnare   quel  nostro   amico   malato   che   doveva   andare   in   ospedale   per   una   visita,  al   nostro   ritorno,   lungo   l ‘ autostrada,   immersa   a   destra   e   a   sinistra   in   un   paesaggio   fatato,   pieno   ovunque   di   neve ,    per   tutto   il   viaggio   ascoltammo   un   suo   cd.   Erano   canzoni   varie   da   lui   rivisitate,   anche   francesi,   famose,  bellissime    che   la   sua   interpretazione   rendeva   magiche.   Una   meraviglia.   Ispirandomi   alla   sua   canzone   meravigliosa,   ”  La   cura  ”   scrissi   una   poesia   che   ho   già  messo   in   un   altro   mio   post   . Come   omaggio   personale   a   lui   rivolto,   mi   perdonerete   spero   se   qui   la   riscrivo   dedicandogliela.   Sono   rimasta   lontana   da   qui   per   tanto   tempo,   quando   già   avrei   voluto   ricordare   anche   un’ altra   grande   artista   che   ci   ha   lasciato   da   poco:   MILVA.   Stranamente   per   ricordare   Piazzolla   avevo   da   poco   postato   un   video   dove   erano   entrambi,   lui   col   suo   bandoneon,   lei   con   la   sua   strepitosa   voce   e   presenza   ineguagliabile.

Ora   voglio   ricordare   qui   anche   lei   lasciandovi   un   video   dove   canta   con   Battiato   alla   tv   tedesca.

E qui sempre MILVA nell’ interpretazione di ” Tempi moderni ” di BATTIATO

Viva ” la rossa” sempre

Questo invece è lui che canta una vera poesia : ” Povera Patria ” che mi piace troppo

E per te caro Franco, che guarda un pò la coincidenza ti chiamavi come il nostro amico, che ti ha preceduto già da un pò lassù, ecco la mia poesia ispirata alla tua canzone ” LA CURA ”

A TE

A   te,
che   sei   
il   mio   divenire.
A    te,
che   hai   saputo
di   me   cogliere
l’essenza,
la    natura   più   intima,
più   nascosta
del   mio   esistere.
A   te,
semplicemente
mio   tutto,
dedicherò   in   vita
ogni    cura,
ti   solleverò
dalle   pene ,
ti   donerò   ogni   giorno
un   sorriso.
Ti   aiuterò
e   ti   sosterrò
nelle   dure   prove.
Sarò  la   tua   forza,
sempre.
Sarò   la   tua   cura
in   ogni   istante,
quando   avrai   bisogno,
perché   con   me
guarirai   da   ogni   male.
Ti   rialzerai,
quando   cadrai,
aiutato   da   me,
perché   sempre
mi   avrai   al   tuo   fianco.
Non   mi   perderai,   mai.
Stringimi,
amore   grande,
unico   amore.

Isabella  Scotti   settembre   2017

testo  :  copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

Ciao, buon viaggio e grazie per come sei riuscito ad emozionarmi, sempre

Sai mamma

Amici   carissimi   potevo   non   essere   qui   per   la   festa   della   mamma ? Direi   proprio   di   no.   E   allora   per sentirci   tutti   insieme   vicini,   per   festeggiare   ciascuno   la   propria   mamma,   anche   chi   non   può   averla accanto,   perchè   in   cielo,   posto   la   mia   poesia   dedicata   ovviamente   a   mia   madre,   che   con   i   suoi   87 anni,   rallegra   ancora   con   il   suo   ottimismo   le   mie   giornate.   A   voi   tutti   auguro   di   passare   una   serena  serata  in  famiglia

 
” E’ dentro la tua grazia
che nasce la mia angoscia ”
Una grazia la tua
fatta di delicatezza
e d’ amore.
Mi chiedi
come sia possibile
allora
che ciò
generi
angoscia ?
Oh mamma,
possibile
che tu
non capisca?
Cio’ che
me la procura
e mi da’ ansia ,
è sapere,
che ineluttabile,
giungerà
prima o poi
il distacco.
Quello definitivo,
del lungo sonno.
Mi tormenta
l’ idea
di non sapere
quando,
nè come
avverrà.
E il non poter
far nulla
per trattenerti.
Per anni
abbiam vissuto
in simbiosi,
condividendo
tutto.
Complici
il tuo sorriso
e il mio .
Mai cedimenti,
presenza costante,
amore incondizionato,
generosa sempre.
Ecco
la tua grazia,
mamma.
Vorrei
i nostri cuori
vicini
per sempre,
le nostre mani
una nell’ altra,
strette.
In questo tempo
che ci ha
viste
lontano
fisicamente,
che
nessun abbraccio
c’è più stato,
la tua voce
mai tremula,
mai incrinata
dal pianto,
è stata
viva presenza
incoraggiante.
Come sarà
il mio dopo
senza te
accanto?
Roccia mai scalfita,
neppure
dal dolore
più grande,
più profondo.
Quando sarà
la tua immagine
recherò
impressa
negli occhi,
come marchio
di fuoco.
Ricordo indelebile
il tuo volto,
dolce memoria
a conforto
dei miei affanni
 
Isabella Scotti gennaio 2020
testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633
Incipit in neretto dalla poesia splendida di Pier Paolo Pasolini ” Supplica a mia madre ”
Potrebbe essere un'immagine in bianco e nero raffigurante 1 persona

Voglio anche scusarmi con voi per non aver ancora risposto ai vostri gentili commenti, ma tra problemi di salute vari che mi impediscono di stare con voi come vorrei, e una linea di casa che ci sta facendo andare ai matti ( e’ più il tempo che siamo off line invece che connessi ), non ho davvero la possibilità di stare con voi. Spero che le cose si aggiustino ma il tempo anche a mia disposizione è notevolmente diminuito. Spero che qualcosa possa andare per il verso giusto. Sono due anni che tutto sembra essersi per noi complicato a dismisura. Anche il fotografo Andrea, mio figlio, dopo un incidente in metropolitana, dove poteva andare molto peggio, ne paga comunque ancora le conseguenze. Scusatemi e vedremo in futuro come andrà. Faccio per voi quello che posso, come ora che ho pubblicato questa poesia. Sono tre ore che sto provando a scrivere questo saluto. Ho pubblicato prima senza questi mia aggiunta per vedere se il post partiva. E’ andato ma questo pezzo aggiuntivo non so quando vi arriverà. Un abbraccio a tutti

la vostra Isabella

Volete leggere tre poesie? Questo è il posto giusto…

Avrei   voluto   postare  un  articolo  che  sto  preparando,  ma   visto   che  non   sempre   ho   il  tempo   che   mi   serve,   ho   pensato   che   per   non   lasciarvi   soli   per   troppo   tempo,   forse   era   il   caso   di   regalarvi,   nell’  attesa,   qualche   poesia.   Spero   gradirete   il   mio   ardire.   Eccone   qui   qualcuna.

SEI   TU   IL   MIO   INFERNO

Maria  Luisa  Spaziani

E’

per   me

la   tua

indifferenza ,

inferno

senza   fiamme.

Brucio

in   un   fuoco

anomalo

che   non   so

domare.

Colpa

del   tuo   silenzio,

del  tuo

aver  eretto

tra  noi

un   muro,

quello

dell’ incomunicabilità.

Dov’è  finito

il   desiderio,

il   tuo   cercarmi ?

Nulla,

più   nulla.

Come   se   più

non   esistessi.

Il   guaio

è

che   ora

sono   contagiata.

Vivo

indifferente

a   tutto

e   a   tutti.

Il   mio

inferno

senza   fiamme

sei   tu.

Isabella   Scotti   maggio   2021

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Incipit   in   neretto   di   Maria   Luisa   Spaziani

DIMMI,  STAI   SOGNANDO  ?

jacques-prevert.jpg (182×275)

Ti   guardo

mentre

accanto   

a  me

ti   agiti

nel   letto…

Dimmi  ,

stai   sognando ?

E  

cosa   sogni 

che  ti  turba

così   tanto ,

da   sembrare

che   tu  stia

in   pericolo,

quasi  

annaspando

in   sabbie   mobili ?

Dimmi,

hai   forse

paura

di   questo   amore

che   ci   ha

travolti ?

Come   vorrei

svegliarti

per   conoscere

il   tuo   sogno.

Ma   forse

è   meglio

continuare

a   guardarti,

ora

che   la   luna

illumina   

il   tuo   volto,

i   tuoi   occhi

chiusi,

la   tua   bocca

solo

da   baciare.

Isabella   Scotti   aprile   2021

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Incipit  ”  Nelle   sabbie   del   letto   ti   agiti   sognando…  ”   di   Jacques   Prèvert

TORNA   A   CHIAMARMI   AMORE

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Qui

mi   piace

tornare,

sostare

e   ricordare.

Mi   siedo

su

quel   masso,

poco   lontano

dal   fiume,

e   chiudo

gli   occhi.

Vagano

i   pensieri,

e   si

affacciano

i   ricordi …

Ecco…

noi   insieme

a   godere

della   nostra

intimità,

mentre

le   nostre   bocche

si   cercano ,

mentre   solo

il   rumore

dell’ acqua ,

che   scende

a   valle ,

ci   fa   compagnia.

Le   fronde

mosse

appena

dal   vento.

Era   quello

il   nostro   Eden.

Tramontava

il   sole,

e   noi

ancora   lì,

tu   che   mi

chiamavi   amore,

io   

che   rispondevo

altrettanto.

Ora ,

tarda   a   giungere

l’ aurora.

E’   sempre

notte.

E   le   stelle

non   si   fanno

vedere.

Buio   fuori,

buio   dentro.

Chiamami   ancora

amore,

non   lasciare

che

il   nostro   tempo

passi

inutilmente.

Solo   questo

ti   dico   :

voglio   tornare

a   coprirti

di   baci,

 e   veder

ancora

sorgere

l’ aurora ,

stretta

a   te,

come   allora.

Isabella   Scotti   aprile   2021

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Incipit   in   neretto   dalla   canzone   di   Roberto   Vecchioni   ”  Chiamami   ancora  amore  ”

Vi   voglio   bene   e   vi   penso   sempre.

La   vostra   Isabella

Comunicazione

Amici   scusate   la   lunga  assenza   ma   sono   andata   nel   pallone   con   le   nuove   impostazioni   di   wordpress.

Spero   di   aver   superato   le   criticità.   Appena   possibile   tornerò   da   voi

Un   grandissimo   abbraccio   per   contenervi   tutti.

Mi   siete   mancati

La   vostra   Isabella

L’ ho lasciato lì, nel mio cuore

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Ho lasciato
il tuo amore
nel mio cuore
a decantare,
come
un buon vino
d’ annata.
Ho potuto
così
sorseggiarlo
senza fretta,
con calma,
goccio
dopo
goccio,
gustandone
l’ aroma
e percependo
i suoi variegati
profumi,
come
nettare
divino
che
si svela
al gusto
lentamente.
Giorno
dopo
giorno
mi sono
ubriacata
di te.
E ancora
adesso
ti bevo
senza vergogna
alcuna.
Continuamente.
Isabella Scotti febbraio 2021
testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633
Carissimi   amici   e   siamo   di   nuovo   pronti   a   festeggiare   una   nuova   Pasqua   blindati.   Per   fare   in   modo   che   ciò   non   vi   pesi   troppo   vi   dedico   questa   poesia.   Leggetela   e   poi   con   un   bicchiere   di   buon   vino    in   mano ,   domenica   gustate   l’ agnello   della   Pasqua.   Oggi   invece   digiunate   che   è   Venerdì   Santo,   pensate   al   Nostro   Signore   e   al   suo   sacrificio   di   Passione.   A   voi   tutti   auguro   quattro   giorni   di   serenità   in   famiglia.   Con   tanto   affetto   e   amicizia
La   vostra   Isabella

L’ urlo

 

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cultura.biografieonline.it

 

In   agonia

urla   il   silenzio.

Non   sta   zitto .

E   sale

il   mio   turbamento.

E’   follia

che   si   comporti

così.

Chiedo   pace,

solo   quiete.

Non   onde

violente   che

mi   sballottino

di   qua   e   di   là.

Pensavo

che   il   silenzio

mi   avrebbe

confortato.

Non   sapevo

che   il   suo   urlo

sarebbe   stato

come   quello

di   Munch.

Continua  ora

a   salire

in   me

un ‘ angoscia

senza   fine,

una   pena

straziante

che   mi   lacera

il   cuore

 

Isabella   Scotti   marzo   2021

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Incipit   in   neretto   dalla   silloge   di   Marco   Corsi   ”   E   ancora   leggera   la   brezza ”  

 

Un   libro   che   vi   consiglio   vivamente  .  Rimarrete   stupiti   dalla   sua   bravura .   Oltre   che   un   amico   a   cui   va   tutta   la   mia   stima,   è   una   persona    colta,   profondamente   preparato   e   competente.   Vive   e   lavora   a   Roma   dove   dopo   il   liceo   è   subito   entrato   in   servizio   in   qualità   di   Responsabile   della   comunicazione   presso   la   Biblioteca   Angelica   di   Roma.  Studia   presso   il   Master   Officina   della   Poesia   il   Teatro   e   le   Arti   del   Teatro   Quirino.   Le   sue   poesie   sono   intime,   spirituali,    molto   ricercate.

 

Carissimi   amici   perdonate   le   mie   non   visite   ai   vostri   blog,   ma   sto   attraversando   un   periodo   non   facile.

Mi   trovo  a   dover   affrontare   varie   cosette   che   mi   levano   molto   tempo.   Quando   a   sera   vengo   al   pc,   gli   occhi   mi   danno   fastidio   e   resisto   poco.   Scusatemi.   Spero   di   superare   il   tutto   con   leggerezza   e   coraggio   allo   stesso   tempo.   Farò   il   possibile   per   passare   da   voi.   Anche   uno   per   volta   ma   verrò   a   salutarvi.   Siete   tutti   nel   mio   cuore.   Vi   abbraccio

La   vostra   Isabella

 

Auguri ai miei cari amici papà con Salvatore Quasimodo

 

Al   padre

 

Dove sull’acque viola
era Messina, tra fili spezzati
e macerie tu vai lungo binari
e scambi col tuo berretto di gallo
isolano. Il terremoto ribolle
da due giorni, è dicembre d’uragani
e mare avvelenato. Le nostre notti cadono
nei carri merci e noi bestiame infantile
contiamo sogni polverosi con i morti
sfondati dai ferri, mordendo mandorle
e mele dissecate a ghirlanda. La scienza
del dolore mise verità e lame
nei giochi dei bassopiani di malaria
gialla e terzana gonfia di fango.
La tua pazienza
triste, delicata, ci rubò la paura,
fu lezione di giorni uniti alla morte
tradita, al vilipendio dei ladroni
presi fra i rottami e giustiziati al buio
dalla fucileria degli sbarchi, un conto
di numeri bassi che tornava esatto
concentrico, un bilancio di vita futura.
Il tuo berretto di sole andava su e giù
nel poco spazio che sempre ti hanno dato.
Anche a me misurarono ogni cosa,
e ho portato il tuo nome
un po’ più in là dell’odio e dell’invidia.
Quel rosso del tuo capo era una mitria,
una corona con le ali d’aquila.
E ora nell’aquila dei tuoi novant’anni
ho voluto parlare con te, coi tuoi segnali
di partenza colorati dalla lanterna
notturna, e qui da una ruota
imperfetta del mondo,
su una piena di muri serrati,
lontano dai gelsomini d’Arabia
dove ancora tu sei, per dirti
ciò che non potevo un tempo – difficile affinità
di pensieri – per dirti, e non ci ascoltano solo
cicale del biviere, agavi lentischi,
come il campiere dice al suo padrone:
‘Baciamu li mani’. Questo, non altro.
Oscuramente forte è la vita.