Ricordando l’ estate e salutando settembre

Foto   Andrea   Romani

Umbria-   foto   Andrea   Romani

 

L’afa   assale   la   terra   già   all’alba.

Sembra   che   nasca   anche   dal   suolo   e   bruci

l’aria   e   l’asfalto   delle   vie   che   si   scioglie

come   liquirizia,   e   manda   odore   d’arsura

dovunque   e   verso   il   cielo   non   più   azzurro.

Intorno,   a   perdita   d’occhio,   è   tutto   secco,

e   l’erba   sulle   scarpate   e   lungo   i   fossi

aspetta   solo   una   scintilla   dalla   pietra

ustoria   per   incendiare   la   pianura.

Anche   il   rivo   delle   lavandaie

che   d’inverno   straripa   e   allaga   gli   orti,

ora   è   asciutto   e   mostra   il   greto   nudo,

desolato   e   osceno   come   un   vecchio   sesso.

Così   la   canicola   consuma

il   cuore   invisibile   dei   giorni

e   il   paesaggio   fino   all’orizzonte,

dove   il   sole   accecante   crea   i   suoi   miraggi.

Nella   distesa   dei   campi   mietuti

resiste   soltanto   la   gentiana   verna, ( * )

il   piccolo   fiore   azzurro   delle   stoppie.

Morirà   nel  suo   mare   d’oro   con   l’estate

sola   con   se   stessa   come   visse,

sotto   il   cielo   nuovo   delle   piogge.

 

Antonio   Seccareccia    (da  ” La  Memoria   Ferita ” )

 

La genzianella di primavera o genziana primaticcia (Gentiana verna )   è   una   pianta   perenne   appartenente   alla   famiglia   delle   Gentianaceae   diffusa   in   Eurasia   e   Nordafrica  .   Il   nome   del   genere   Gentiana ,  deriva   da   Gentius,   re   dell’   Illiria,   a   cui   tale   pianta   è   dedicata,   essendo   stato   il   primo   ad   utilizzarla   a   scopo   medicinale.   L’   aggettivo   latino   verna,   significa   ”  primaverile  ”  

Wikipedia

 

Acrostico   –   Settembre

Foto   Andrea   Romani

Foto   Andrea   Romani  –    Fonti   del   Clitunno   –  Umbria

 

S   on   ricordi  indelebili  e   tristi  quelli   che   restano   di   una

E   state  passata

T   ra   speranze  e

T   anta  angoscia

E    ora   che   nonostante   tutto ,  giunto   è   questo   nuovo

M   ese    ricco   di   date   per   me   importanti

B   ramo   che   un   po’   di   quiete

R    aggiunga   il   mio   cuore

E    ad   essa   mi   possa   abbandonare

 

Isabella   Scotti   settembre   2020

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

Foto   Andrea   Romani

Foto   Andrea   Romani

Il tempo è galantuomo… dicono

Dolomiti    –     foto   Andrea   Romani

 

Incerta,

a   fatica ,

 proseguo  

il    cammino ,

altro   non

posso   fare.

Lascio

che   il   vento

asciughi

le   mie   lacrime

una   ad   una,

ma   subito  

riscendono  

copiose ,

senza   freno ,

mentre

affondano

nel   mare

dell’  assurdo

tutti   i   miei   perché.

M‘ interrogo,

non   ho   risposte,

vorrei   capire

ma   non  c’ è   modo

di  trovare   spiegazione.

E   allora

ogni   giorno

diventa   uguale

all’  altro.

Fintanto

che   la   spada

che   trafigge  

il   mio   cuore,

non   cadrà,

circolerò

ombra

di   me   stessa,

facile   preda,

ancora   una   volta,

di   un   dolore

che   spezza

le   gambe.

 

 

Isabella   Scotti      11   settembre   2020

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

Caro   Ricky   è    già   passato   un   mese   senza   te.    Ci   hai   lasciato  così   in   fretta   che   ancora   ci   guardiamo   attorno   senza   capire.   Ma   in   fondo   nulla   c’è   da   comprendere,   solo   accettare.   Sei   in   noi   sempre   e   per   sempre,   sei   assenza   diventata   presenza   continua.   Oggi   ricordare   quel   giorno   d’  agosto   fa   male,   troppo   male.   Aspetto   che   il   tempo   ci   dia   una   mano,   che   ci   aiuti   a   sopportare   il   fatto   di   non   vederti   più,   di   non   poter   più  ridere   con   te .   Dicono   che   il   tempo   sia   galantuomo,   che   medica   ogni   cosa ,   che   in   fondo   bisogna   solo   attendere.   Voglio   crederlo,   anche   se   sono   sicura   che   lunga   sarà   l’  attesa.

 

 

 

Questa   canzone   ti   ha  accompagnato   mentre   i   tuoi   amici   ti   portavano   sulle   spalle   per   farti   fare   ”  meta  ”   un’ ultima   volta  .  Te   la   dedico   di   nuovo.   Con   tanto   amore

tua   zia   Isabella

 

Quando   Ricky   se   n’è  andato   ho   già   detto   di   quanta   gente   sia   venuta   al   suo   funerale.   Tanti ,   di   quella   gente,   erano   suoi   amici   rugbisti,   colleghi   sportivi ,   e   amici   di   sempre.   Mio   fratello   li   ha   voluti   ringraziare   con   queste   parole   che   voglio   farvi   conoscere.   Lo   faccio   ora  ,   a   distanza   di  un   mese,   perché   la   troppa   emozione,   il   troppo   dolore   non   mi   hanno   permesso   di   farlo   prima.   Ecco   le   sue   parole

 

Cari amici di Riccardo, cari amici del Rugby,  non so come potrete comunicarlo agli altri, qui siete voi gli specialisti, ma volevo trasmettere un mio ringraziamento proprio a tutti voi.
Grazie perché non vi siete fermati alle parole, ma avete prodotto fatti tangibili, manifestando al di fuori, quello che era nel vostro cuore.
Qualcosa che ho sempre voluto trasferire a Riccardo: impegnarsi per gli altri, credere nell’amicizia senza secondi fini, senza la ricerca di alcun tornaconto ma mettendo al primo posto la lealtà, l’onore, l’amicizia, il cuore, ma anche l’organizzazione, l’impegno e la tenacia nel conseguire e realizzare un progetto.
Grazie perché anche tutti voi avete fatto proprio questo: partire dalle cose più piccole anche semplici ma che poi messe insieme, diventano grandi come siete riusciti a fare voi.
Veramente un qualcosa di  GRANDE come è stata la commemorazione ed il saluto di oggi a Riccardo.
Concludo nel dirvi che visto che anche voi avete realizzato concretamente quei consigli e quelle indicazioni che ho cercato di trasferire a Riccardo considererei un pezzetto di voi come se foste miei figli e quindi dei veri fratelli di Riccardo.
Lo avete conosciuto tutti, pensate che a tre anni si è buttato dalla finestra per fare Superman, voleva imparare a volare.
Ora ci è riuscito, è volato in cielo.
GRAZIE A TUTTI VOI
SCOTTI SENIOR
Frascati 14/08/2020
ovviamente   la   finestra   non   era   altissima

Non c’è altro da dire

Ci sono momenti in cui bisognerebbe fermarsi un momento a riflettere, lasciare da parte la frenesia del chiacchiericcio mediatico e politico quotidiano, la necessità di intervenire su ogni argomento, di dire la propria ad ogni costo, avvallando le perverse dinamiche dei social network e avere rispetto.

È il caso dell’omicidio di Willy, una tragedia che colpisce per l’efferatezza, per l’inaudita e ingiustificata violenza che dovrebbe provocare un sentimento di unione, l’emergere di uno spirito di comunità – tipico delle peggiori disgrazie – per condannare senza giustificazioni un evento disumano. Purtroppo però, nemmeno di fronte alla morte, al venir meno di una vita umana, per giunta di un giovane innocente, c’è chi riesce a lasciare da parte la tentazione di fare propaganda strumentalizzando un fatto di cronaca nera in cui non c’entra nulla la politica ma che ha cause ben più profonde e radicate nella decadenza della nostra società.

Utilizzare l’uccisione del giovane Willy per attaccare la destra, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, è un gesto che contribuisce a fomentare il clima di odio e di violenza verbale da parte dalle stesse persone che dicono di volerla combattere e condannare. Non siamo di fronte alla solita ossessione che porta a tirare in ballo in ogni situazione o contesto la destra italiana ma sfociamo nella mancanza di sensibilità e nella scarsa etica se addirittura si finisce per trascinare nell’agone politico un simile omicidio. Diciamoci la verità; la giustificazione politica, scaricando la colpa sulla destra che crea l’humus in cui proliferano figure come il branco che ha ucciso Willy, è la strada più facile da percorrere, molto più semplice dire che è colpa della destra piuttosto che andare a fondo delle questioni e interrogarsi su quali siano le reali motivazioni che portano a compiere gesti di questo genere. È più comodo instillare il dubbio, senza prove o evidenze, dicendo che sono stati “quattro militanti di destra”, che “tutto ciò ha due mandanti ben precisi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni”, che si trattava di “quattro estremisti, naturalmente di destra”.

Non sono commenti di sconosciuti sul web ma di giornalisti, influencer, opinionisti di cui evitiamo di ripetere i nomi per non regalare ulteriore visibilità a chi vuole a tutti i costi dare un colore a una tragedia che ha colpito nel profondo ognuno di noi. “Fomentare odio e razzismo nelle persone conduce a questo”, scrivono le Sardine nei loro canali social perdendo l’ennesima occasione di andare oltre a quel clima di contrapposizione che avvelena la nostra società, alla necessità di unirci tutti di fronte al dolore senza cercare strumentalizzazioni stucchevoli e fuori luogo. Di fronte all’omicidio di Willy non basterebbe nemmeno l’onestà intellettuale o la deontologia professionale, servirebbe un’etica che o la si ha oppure non la si può improvvisare. Superare il clima di odio significa riscoprire il rispetto necessario di fronte alla morte, chi ha ucciso Willy sono criminali, chiamiamoli con il loro nome e per una volta lasciamo da parte la politica per chiedere con più forza e con una sola voce giustizia.

Articolo   di   Francesco   Giubilei   tratto   da   ”  Il   giornale”

 

 

“Il premier Giuseppe Conte non ha il diritto di dirsi scioccato “. Beppe Severgnini è clamorosamente duro sul caso di Willy Monteiro, il 21enne massacrato e ucciso a forza di calci e pugni da 4 ragazzi a Colleferro. Conte ha telefonato ai genitori della vittima, poi si è chiesto: “Che messaggio stiamo dando ai nostri ragazzi? A mio figlio devo dire di non intervenire in una lite?”.

Severgnini, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, sbotta: “Ma non lo sa cosa succede la notte dalla Sicilia all’Alto Adige? Ne stiamo parlando perché è morto un ragazzo, ma quello che è successo l’altra sera è ordinaria amministrazione. Di notte, tra strade e discoteche, c’è gente piena di cocaina e si dovrebbe fare il test, non solo dell’alcol”. In caso di risse, ricorda l’editorialista del Corriere della Sera, “se la prognosi è inferiore a 20 giorni si deve procedere per querela di parte e molti genitori non denunciano, perché sanno che il picchiatore non rischia nulla. Un modo per fare andare avanti l’Italia? Prendere i violenti e fargli fare 6 mesi ai servizi sociali con gli anziani, a pulire letti e gabinetti”. 

 

Riportato   da   ”  Libero  quotidiano ”

 

Che   orrore   tutto   questo.   Vorrei   solo   che   in   ogni   situazione,   di   fronte   al   male   efferato,   senza   scuse,   si   usassero   sempre   le   giuste   parole,  come   in   questo   caso,   quelle   di   conforto   dovute   a   chi   ha   perso   un   figlio,   dolore   straziante,   atroce,   che   durerà   per   tutta   la   vita.

Sull’ intervista   a   Severgnini   e   su   quello   che   ha   detto,   ospite   dalla   Gruber,    dico   che   la   penso   esattamente   come  lui ,  sebbene   sulla   punizione   finale   oserei   anche   di   più

Auguri, caro Ricky

Avrei   preferito   dedicarti   dei   versi.   Ma   so   che   poi   rideresti   prendendomi   in   giro.   Come   facevi   sempre   quando   leggevi   una   mia   poesia.   Bastava   un   verso   per   cucirci   sopra   una   battuta,   una   spiritosaggine.   E   tutti   giù   a   ridere,   compresa   io   che   ero   magari   ”   partita  ”   tutta   seria.   Si,   mi   sarebbe   piaciuto   caro   Ricky   per   farti   ridere  ancora.   Ma  in   realtà   cosa   potrei   scrivere   oggi   se   non   che   farti   gli   auguri.

 

Oggi   i   tuoi   anni   sarebbero   35.   Nessuno   di   noi   potrà   più   festeggiarti   come   facevamo   sempre,   tutti   insieme   riuniti.   Aspettavamo   che   le   ferie   di   agosto   finissero   per   stare   tutti   insieme   davanti   ad   una   torta,  e   vederti   soffiare   sulle   candeline.   Ora   faremo   finta   che   tu   ci   sia   lo   stesso.   Come   davanti   a   quel   dolce   nel   giorno   dei   tuoi   34   anni.   Mai,   nessuno   di   noi,   avrebbe   potuto   immaginare   che   la   tua   vita   si   sarebbe   fermata   al   numero   di   quelle   candele.   Ricorda   che   comunque,   anche   se   la   tua   vita   qui   in   terra,   è   finita,   mai   finirà   nei   nostri   cuori.   Lì   vivrai   per   sempre .   Non   ti   dimenticheranno   mai   i   tuoi   genitori,   Paolo   e   Maria,   Valeria   tua   sorella,   i   tuoi   cugini   tutti,   la   tua   nonna   Loredana,   le   tue   zie   pugliesi,   tuo   zio   Luciano   ed   io   caro   nipote,   cucciolo   adorato.   Auguri,   caro   Ricky,   ovunque   tu   sia.   Sicuramente   vicino   a   nonno   Tonino ,   a   nonno   Salvatore,   a   nonna   Lucia  e   a   don   Vincenzo  .

 

Bello   come   il   sole

 

Aspetta,   non   ho   finito.   Ho   pensato   di   farti   un   regalo.   Sono   sicura   che   da   lassù   sorriderai   una   volta   in   più   vedendo   di   che   si   tratta.   Ecco…

Guarda   che   spettacolo   Ricky  .    Quante   volte   ti   sei   affacciato   dal   nostro   balcone.   Ti   piaceva,   con   Andrea   durante   le   feste ,  fumare   insieme   una   sigaretta   e   guardare   Roma   tutta   illuminata.    Bello   eh  ?   E   tu   sai   anche   cosa   nasconde   quel   camion,   cosa   c’è   dietro   di   lui…

Eccolo,   tutto   per   te

Il   tuo   campo   di   rugby   .   Buon   compleanno   caro   Ricky   !!!   Ti   voglio   bene

 

 

Ora, tutto è compiuto

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Il dolore è sordo, il dolore è muto.
Il dolore è sordomuto.
Sordo perché ascolta solo se stesso,
muto perché non ci sono parole
che possano parlarne.

(A. G. Pinketts)

 

 

Sordo e muto
è il dolore interiore.
Morde,
attanaglia,
come lama tagliente
infierisce,
sordo
alle urla
strazianti
del cuore,
muto
nel suo arrivare,
senza preavviso.
Come verga
che sferza,
come un pugno
violento,
sferrato
alla bocca dello stomaco,
il dolore sale,
prende alla gola,
soffoca,
pietrifica.
Poi passa,
perché
ha trovato
nel cuore
un nascondiglio.
E lì rimane,
cheto
per un po’.
Poi ecco,
che improvviso,
si fa
nuovamente
sentire.
Di colpo
nuovamente
spezza.

Isabella  Scotti

testo  :   copyright   legge   22  aprile   1941   n°   633

 

Tutto   è   compiuto.   Ricky   ci   ha   lasciato.   L’   11   agosto,   onomastico   di   Chiara,   sua   cugina,   mia   figlia.

Il    14   ci   sono   stati   i   suoi   funerali,   il   16   il   mio   compleanno.   Il   30   avrebbe   compiuto   35   anni.

Non   voglio   dire   troppe   parole,   ma   alcune   debbono   essere   dette.

I   suoi   funerali  sono   stati   e   rimarranno   una   delle   più   belle   pagine   di   Frascati.

Perché   mio   nipote   era   un   rugbista.   E   il   rugby   a   Frascati   ha   una   lunga   storia,   della   quale   mio   nipote

per   dieci   anni   ha   fatto   parte.   Oggi   il   suo   percorso   nel   rugby   è   finito.

 

Ma   mai   verrà   dimenticato.   Al   Frascati   Rugby   Club,   società   di   cui   era   socio   fondatore,   atleta,   tecnico

  e   direttore   sportivo,   rimarrà   il   ricordo   di   un   ragazzo   unico,   speciale,   dalla   grande   umanità,   leale,

  amico   sincero   di   tutti.    Grande   sportivo   in   campo,   e   poi   grande   allenatore   ed   educatore   di   piccoli

  rugbysti   in   erba.    Il   suo   sorriso   contagioso   metteva   allegria.

Ho   amato   molto   mio   nipote   e   lo   amo   tuttora.   I   suoi   funerali,   fatti   sul   suo   campo   di   rugby,   dove

tante   volte   aveva   giocato,   hanno   visto   la   partecipazione   di   migliaia   di   persone,   venute   da   tutta   Italia,

sportivi   e   non   che   hanno   avuto   modo   di   apprezzarne   le   doti   umane   e   sportive.   In   città   come   nell’

intero   panorama   rugbystico   regionale,   c’è   stato   lo   stesso,   intenso   sentimento   di   cordoglio   e   mestizia   per

la   sua   perdita.   Di   tutto   quello   che   è   stato   capace   di   seminare,   dell’  amore   che   è   cresciuto   intorno   a

lui,   della   sua   grandissima   simpatia,   io   vado   fiera.   Sono   orgogliosa   di   averlo   avuto   per   nipote.   Così

come    sono   fiera   di   mio   fratello,   della   sua   compostezza   elegante,   dimostrata   nel   momento   più   terribile

della   sua   vita :   quello   della   perdita   di   un   figlio .

 

Così   mi   disse   un   pomeriggio   al   telefono,   mentre   era   in   ospedale   con   Riccardo.   Lo   avevo   appena

cercato   di   consolare

 

  Grazie    Isabella,   ma   il   motto   degli   Scotti   è   ”   la   forza   è   nella   potenza.    Bisogna   essere   capaci   di   andare   avanti   senza   disperarsi   affrontando   ogni   ostacolo  ”

 

Questo   è   mio   fratello.   Questa   la   mia   famiglia   di   cui   sono   fiera.  

Il   dopo   che   verrà   lo   affronteremo   come   potremo   ma   uniti   nell’   amore.

 

 

Grazie   a   tutti   voi   che   mi   siete   stati   vicini   col   pensiero   e   le   preghiere.   Vi   voglio   bene

 

La   vostra   Isabella

 

Il   suo   sorriso

 

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La   sua   maglia

 

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Amore   di   zia

 

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Dietro   al   nostro   cucciolo   biondino   Valeria   la   sorella,   e   a   lato   Chiara   e   Andrea,   i   miei   figli

Quel che resta del giorno

 

Amare

e   non   confessarlo.

Guardare

all’ amore

con   distacco,

pensando

ad   esso

senza   farsi  sopraffare

dal   sentimento.

Lasciarsi

stringere

dalla   morsa

di   un   esagerato

senso   del   dovere,

rimanendone

schiacciato.

Non   capire

il   dolore

di   chi   l’ amore

vorrebbe   offrirglielo

e   non   può,

per   la   sua   freddezza.

Che   tristezza

rendersi   conto,

troppo   tardi ,

di   aver   perso

l’ occasione

della   vita.

Comprendere

l’ inutilità

di   un   diniego

sciocco,

soffrendo   poi

in   silenzio

una   solitudine

profonda,

accompagnata

senza   fine,

da   un   rimpianto

malinconico,

struggente.

 

Isabella   Scotti   luglio   2020

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

Un   film   con   due   attori   superbi ,   Emma   Thompson   ed   Antony   Hopkins   che   la   mano   elegante   di   James   Ivory   ha   saputo   ben   dirigere.    Un    personaggio   ,   quello   del   maggiordomo,   che   per   quanto   risulti   di   primo   acchitto   difficilmente   comprensibile   nel   suo   atteggiamento   formale,    va   invece   inquadrato ,   per   ben   comprenderlo,   nel   periodo   pre  –  bellico    nel   quale   tradizione   e   valori   nell’  Inghilterra    di   quel   periodo   erano   fortemente   radicati.   Un   film   impeccabile,   assolutamente   da   vedere.

 

Tante   le   interpretazioni   eccellenti   di   questi  attori.  Tanti   i   loro   film   da   ricordare. 

 

EMMA   THOMPSON

 

Emma Thompson è nata a Londra il 15 aprile del 1959. Suo padre, Eric Thompson, era un attore piuttosto famoso per aver interpretato e raccontato in televisione la serie The Magic Roundabout. Sua madre Phyllida Law, era un’attrice scozzese. Per completare il quadro di una famiglia totalmente immersa nell’ambito artistico basta aggiungere che anche la sorella minore di Emma, Sophie Thompson diventerà un’attrice.

 

Un esordio da cabarettista

 

La Thompson ha frequentato dapprima un istituto femminile, la Camden School e poi il Newnham College a Cambridge, dove ha avuto una breve relazione con Hugh Laurie, l’attore che circa trent’anni dopo sarebbe diventato il dottor House. Con lo stesso Laurie apparirà come comparsa nella sitcom The Young Ones nel 1984. Durante gli anni di Cambridge ha recitato in molti spettacoli teatrali riuscendo ad aggiudicarsi anche il Terrier Pick of the Edinburgh Fringe. Mentre stava ancora studiando a Cambridge, un vecchio amico le ha proposto di entrare nel celebre gruppo teatrale Footlights, dove lavoravano i John Cleese ed Eric Idle (futuri Monty Python). Due anni prima del diploma, l’agente Richard Armitage, profondamente colpito dagli spiritosissimi testi scritti per la Footlights, le ha offerto un contratto. Laureata in lettere a Cambridge nel 1981 con una tesi sul romanziere George Eliot, Emma Thompson ha iniziato a lavorare come cabarettista; nel 1985 è stata l’attrice protagonista del musical Me and My Girl al fianco di Robert Lindsay, spettacolo trasmesso dalla BBC. Sempre per la BBC ha poi scritto e curato la registrazione della serie televisiva Thompson. Il successo che ottiene, inclusi gli apprezzamenti da parte della critica, le permettono di interpretare il suo primo ruolo drammatico: nella serie televisiva Fortunes of War sarà Harriet Pringle al fianco di Kenneth Branagh. Tra la Thompson e Branagh nascerà una storia d’amore che li condurrà non solo al matrimonio nell’agosto del 1989, ma anche a numerose collaborazioni artistiche, in particolari negli adattamenti shakespeariani.

 

 

Un amore di regista

 

Dopo i successi teatrali e quelli televisivi Emma Thompson fa il grande salto e recita per la prima volta in una produzione destinata al grande schermo nel 1989 diretta dal marito nel suo personale adattamento dell’Enrico V. Sempre nello stesso anno viene scelta da Mel Smith, regista con alle spalle una lunghissima carriera televisiva, per il suo debutto cinematografico: in Due metri di allergia la Thompson fornisce un’ottima prova da attrice comica al fianco di Jeff Goldblum. E questa sua capacità di passare con disinvoltura dal registro drammatico a quello comica sarà una costante della carriera cinematografia della Thompson e sarà anche uno dei motivi per cui per tutti gli anni novanta sarà una delle attrici più acclamate dalla critica di tutto il mondo.
Nel 1991 è la protagonista femminile del secondo lungometraggio del regista-marito: L’altro delitto, giallo complesso e irrisolto ma carica di fascino e impreziosito dall’intesa e dalla complicità che naturalmente si era creata sul set tra i due protagonisti. L’anno successivo, marito e moglie si ritrovano nuovamente insieme sul set: Gli amici di Peterè una commedia acida e brillante allo stesso tempo, in cui la Thompson non solo si trova a essere diretta dal marito Kenneth Branagh ma recita anche al fianco di sua madre Phyllida Law. Madre e figlia si troveranno nuovamente insieme sul set dell’esordio alla regia di Alan Rickman nel 1997 con L’ospite d’inverno.

 

 

A lavoro con James Ivory: ed è subito Oscar!

 

Gli amici di Peter è la prima vera prova cinematografica in cui la recitazione della Thompson trova modo di esprimersi al meglio: la critica apprezzerà unanimemente e James Ivory la chiamerà per affidarle il ruolo di Margaret Schlegel in Casa Howard. La pellicola è tutta centrata sull’incontro-scontro di tre famiglie nell’Inghilterra dell’inizio del secolo scorso e il cast offra una prova superlativa. La Thompson vince il Golden Globe e l’Oscar come miglior attrice protagonista. Di fatto questa pellicola rappresenta la definitiva consacrazione per un’attrice che è finalmente riuscita a sdoganare la sua recitazione molto british in tutto il resto del mondo.
Il 1993 per la Thompson è un anno magico: recita in ben tre film. Si ripropone il binomio col marito per l’ennesima trasposizione di Shakespeare in Molto rumore per nulla. Un’operazione riuscita nel tentativo di aggiornare Shakespeare portandolo al passo coi tempi: la Thompson svetta su un cast stellare pieno zeppo di star hollywoodiane (per tutti basti citare Denzel Washington, Keanu Reeves e Michael Keaton). Ancora una volta, Branagh riserva un piccolo ruolo per Phyllida Law, madre della Thompson. Diretta da Jim Sheridan sarà l’agguerrita avvocatessa che difenderà e farà scarcerare Daniel Day-Lewis nel bellissimo Nel nome del padre. Storia di un clamoroso errore giudiziario, frutto di un complotto poliziesco, il film è coinvolgente e vale soprattutto come racconto di formazione nella descrizione del rapporto tra padre e figlio, rinchiusi nella stessa cella. Per la Thompson arriva il secondo Golden Globe e una nomination all’Oscar come attrice non protagonista. Dulcis in fundo, sempre nel 1993 arriva la parte della governante Mrs. Kenton in Quel che resta del giorno di James Ivory. Dopo Casa Howard, la Thompson recita nuovamente al fianco di Anthony Hopkins e i due offrono una prova che viene unanimemente apprezzata.

 

Con Ragione e Sentimento ritrova l’amore… e un altro Oscar

 

L’anno successivo arriva la prima partecipazione a una super-produzione hollywoodiana: diretta da Ivan Reitman la Thompson affiancherà Arnold Schwarzenegger e Danny De Vito in Junior. Uno studioso della fertilità cui hanno bloccato i fondi per la sperimentazione di un nuovo farmaco antiaborto decide di trasformarsi in cavia e si inietta un ovulo fecondato col proprio sperma. Nell’arco della sua filmografia l’esperienza con Reitman sarà l’unica incursione della Thompson in una produzione concepita per essere un blockbuster senza ambizioni autoriale. L’anno successivo è la protagonista di Carrington diretta da Cristopher Hampton. Nella parte di Dora Carrington la Thompson disegna il magistrale ritratto di una pittrice incapace di convivere con la sua attrazione per l’omosessuale Giles Lytton Strachey. Arriva il 1996 e arriva anche il secondo Oscar per la Thompson, questa volta, sorprendentemente, non come attrice ma come sceneggiatrice: sarà infatti lei ad adattare il romanzo di Jane Austen per la versione cinematografica di Ragione e sentimento diretta da Ang Lee. Per la sua interpretazione di Elinor Dashwood la Thompson viene anche nominata all’Oscar come migliore attrice protagonista così da risultare la prima e, almeno per ora, unica star della storia del cinema a vincere un Oscar sia come attrice che come sceneggiatrice nonché a ricevere una nomination come sceneggiatrice e attrice dello stesso film. Nel 1995 la Thompson aveva divorziato da Kenneth Branagh a causa di un tradimento la cui notizia fece il giro del mondo: Branagh avrebbe infatti avuto una relazione con Helena Bonham Carter l’anno precedente sul set di Frankenstein di Mary Shelley. Dal 1996 la Thompson ha iniziato una relazione con l’attore Greg Wise che in Ragione e sentimento interpretava il ruolo di Willoughby. I due si sposeranno nel 2003.
Nel 1998 sarà diretta da Mike Nichols ne I colori della vittoria, film ambizioso sugli intrighi che si nascondono dietro la corsa alla Casa Bianca che non riscosse il successo sperato. Nel 2000 torna a lavorare col Hugh Laurie pre-dottor House in Maybe Baby, diretta da Ben Elton. È la storia di una coppia felice, Lucy, agente teatrale, e Sam autore di commedie televisive, che cerca in ogni modo di avere un figlio. I due le provano tutte: rituali afrodisiaci in salsa new age, nottate di sesso con la luna piena, agopuntura, ma il sospirato bambino non arriva. I due si rivolgono allora ai medici, seguendo terapie ormonali che sconvolgono Lucy e affliggono Sam, in pieno blocco creativo. Quando Sam decide di trarre una commedia dallo loro storia, Lucy la prende molto male, cosi dalla serena vita di coppia si passa a un’inattesa e rapida crisi. Una riuscita commedia in cui la Thompson si ritaglia il ruolo della simpatica Druscilla.

 

 

Un omaggio anche all’ultimo eroe inglese: Harry Potter

 

Nel 2003 farà parte del ricco cast di Love actually – L’amore davvero, esordio alla regia di Richard Curtis. Per la sua interpretazione di Karen, donna sposata che sospetta il tradimento del marito, la Thompson ottiene un premio BAFTA come attrice non-protagonista, il premio Evening Standard British Film Award come miglior attrice e l’ambito premio Empire come miglior attrice inglese. Sempre nel 2003 sarà la protagonista femminile del clamoroso flop Immagini – Imagining Argentina per la regia di Cristopher Hampton sul mondo dei desaparecidos argentini negli anni Settanta. Un film talmente brutto che rappresenta l’unico vero incidente di percorso nella filmografia della Thompson. Nel 2004 si concederà un impegno-svago interpretando la parte della Sibilla in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban.
Il ritorno, per la Thompson, a produzioni di livello che più le si addicono, è l’intelligente e riuscitissima commedia Vero come la finzione di Marc Forster del 2006, quarta collaborazione con la produttrice Lindsay Doran, in cui dona il fascino del suo volto a una famosa romanziera. Una scelta tutta per i bambini, invece, quella di Nanny McPhee – Tata Matilda, una sorta di Mary Poppins, ma decisamente più grottesco, in cui Emma dà una mano al vedovo Colin Firth alle prese con sette pargoli.

 

 

Un’attrice sempre rigorosamente british

 

Dopo due anni di pausa dal grande schermo, ritorna con Last Chance Harvey, dove fa ritrovare la voglia di vivere e l’amore a Dustin Hoffman, in una leggera commedia sentimentale sullo sfondo di Londra. Subito dopo ritrova James Ivory, il regista che più di tutti ha saputo valorizzarla, per Ritorno a Brideshead, una pellicola in costume tipicamente british, tratta da un romanzo di Evelyn Vaugh. Il 2009 sarà un anno molto prolifico per la Thompson: prima fa parte del cast di An Education, un film segnato dalla sceneggiatura di Nick Hornby, nome di spicco della letteratura inglese contemporanea, che racconta, come solo lui sa fare, l’adolescenza turbata di una studentessa alle prese con la crescita emotiva e il sogno di Oxford, poi risponde alla chiamata di Richard Curtis, re della commedia inglese dopo un capolavoro come Quattro matrimoni e un funerale, per I love Radio Rock, un film a ritmo di rock anni ’60 sulla storia di una radio libera, che trasmetteva da una nave nelle acque del Mare del Nord. L’anno dopo veste ancora una volta i panni della tata in Tata Matilda e il grande botto e nel 2012 torna in Effie, Men in Black 3 dando poi la voce alla regina Eleanor nel film Pixar Ribelle – The Brave. Partecipa poi al film di Richard LaGravenese Beautiful Creatures ed è attesa nel film Saving Mr. Banks (2014) di John Lee Hancock Partecipa al film con Bradley Cooper Il sapore del successo e ritrova Daniel Brühl nel film di Vincent Perez Lettere da Berlino. Dopo la commedia Bridget Jones’s Baby (2016) passa al genere fantastico con La bella e la bestia (2017) di Bill Condon.

 

MYmovies   2020   –    Giuseppe   De   Marco

 

Di   Emma   Thompson   lascio   qui   la   recensione   di   Emiliano   Dal   Toso   sulla   sua      interpretazione    ne   :  ”   Il   Verdetto –   the   children   act  ”   2017

 

Fiona Maye, protagonista de Il Verdetto, è ben consapevole del significato del suo ruolo di giudice eminente dell’Alta Corte britannica. Le sentenze emanate non equivalgono a giudizi etici. La legge dovrebbe essere sempre uguale per tutti, garantendo parità di trattamento, al di là di ogni credo religioso e di ogni opinione politica e personale. Non teme neppure di percorrere strade processuali che non rispettino i canoni previsti dall’ordinamento, quando decide di andare a trovare di persona in ospedale il minorenne Adam Henry  – il bravissimo Fionn Whitehead di Dunkirk –, malato di leucemia e figlio di una coppia di testimoni di Geova a dir poco radicale e contraria alla trasfusione di sangue che potrebbe comportare la sopravvivenza del loro unico figlio.
Emma Thompson protagonista di Il Verdetto – The Children Act
Emma   Thompson    protagonista   di   Il   Verdetto –    The   Children   Act
E così spetta a Fiona prendere in mano il destino del ragazzo e il verdetto istituzionale sul suo futuro sarà influenzato dall’instaurarsi di un rapporto con Adam, a metà strada tra l’amore materno e la relazione sentimentale. Il verdetto – The Children Act, ottavo film del britannico Richard Eyre (Iris – Un amore vero, Diario di uno scandalo), disponibile su CHILI, ha ottenuto un bel riscontro al box office italiano quando uscì in sala, incassando più di due milioni di euro e rivelandosi uno dei migliori drammi giudiziari degli ultimi anni, dallo stile formale asciutto, rigoroso ed essenziale.
Fionn Whitehead ed Emma Thompson Fionn   Whitehead   ed   Emma   ThompsonTratto dal romanzo di Ian McEwan La ballata di Adam Henry, il film mette in scena lo struggente ritratto di una donna integerrima e sensibile, “dal divino distacco e dalla diabolica perspicacia”, che si trova costretta ad affrontare una profonda crisi interiore che la coinvolge almeno su tre livelli: quello professionale, relativo al dilemma più strettamente giudiziario e giuridico sul comportamento da avere dentro e fuori dall’aula di tribunale e sulle decisioni da prendere; quello sentimentale, legato al coinvolgimento emozionale che la protagonista prova per il giovanissimo Adam.

 

Stanley Tucci ed Emma Thompson in una scena di Il verdetto – The Children Act Stanley   Tucci   ed   Emma   ThompsonInfine, quello matrimoniale, dovuto alla lontananza quotidiana sempre più rimarchevole con il marito Jack, interpretato con garbo e ironia dalla classe di Stanley Tucci. Ma la potenza del film risiede soprattutto nelle sfumature del volto della superlativa Emma Thompson, che riesce a trasmettere una vasta gamma di emozioni mantenendo un controllo di toni ineguagliabile, senza mai eccedere le soglie di fermezza e stabilità che caratterizzano il suo personaggio. Il risultato è una prova dolente, elegante, sublime, che aumenta ulteriormente la statura di una delle più straordinarie attrici del nostro tempo. 

ANTHONY   HOPKINS

 

Non c’è trucco e non c’è inganno: Anthony Hopkins è davvero quel cannibale che ha tolto il sonno a tutti noi. Ma non mangia carne, tranquilli, mangia premi, film e registi, scene e inquadrature. Il cinema ce l’ha riproposto per ben tre volte nei panni del cattivo più cattivo del cinema e noi, immancabilmente, abbiamo remunerato l’enorme professionalità di questo attore inglese, spettacolare e suggestivo, consacrandolo alle pagine della storia della settima arte… e non è poco! Lanciato nientemeno che da Laurence Olivier e, di conseguenza, con una grossa eredità alle spalle, questo attore sanguigno nel privato, ma profondamente controllato sulla scena, ha conquistato il mondo intero con le sue straordinarie performances di personaggi storici, siano essi posti nella linea del bene o in quella del male.

Le origini e gli esordi al teatro

Nato nella notte di Capodanno, figlio di una casalinga e di un panettiere, Anthony Hopkins frequenta la Cowbridge Grammar School di Wales, nel Galles, scoprendosi dislessico. Universitariamente parlando, si iscrive prima alla Royal Welsh College of Music and Drama di Cardiff, nel 1957 (influenzato da un altro grande attore e amico, Richard Burton) e poi, nel 1963, alla Royal Academy of Dramatic Art di Londra, seguendo ovviamente quelle che sono le sue attitudini artistiche. Due anni più tardi, il maestoso re del teatro inglese, Laurence Olivier, lo invita a entrare nella compagnia del National Theatre, colpito dalle sue doti di interprete dalla memoria feroce e dalla determinazione taurina.

Lo spettacolo, l’alcool e le donne

Nel 1967, appare nel suo primo film per la televisione A Flea in Her Ear di Georges Feydeau, successivamente lavora diretto da Anthony Harvey in Il leone d’inverno (1968) con Peter O’Toole, Katharine Hepburn e Timothy Dalton. Alcolista cronico, passa, oltre che da una bottiglia all’altra, anche da una donna all’altra: nel 1968 sposa l’attrice Petronella Barker, dalla quale avrà la sua unica figlia, la musicista Abigail Hopkins. Dopo il divorzio da quest’ultima, nel 1973, sposa la sua segretaria Jennifer Lynton, cui seguirà l’ennesimo divorzio, e dopo alcuni flirt (uno con l’attrice e modella Joyce Ingalls e uno con la scrittrice Francine Kay), sposa l’antiquaria Stella Arroyave, la sua terza moglie.

Gli anni settanta

Negli anni Settanta, la sua filmografia si estende a titoli come Gli anni dell’avventura (1973), Quell’ultimo ponte (1977) e Magic – Magia (1978), tutte pellicole dirette dal suo primo pigmalione cinematografico: l’attore e regista Richard Attenborough, che lo spinge a confrontarsi con star compatriote e non di primaria grandezza come Anne Bancroft (che sarà spessissimo sua compagna di set), Sean Connery, Gene Hackman, Maximilian Schell, Michael Caine, Elliott Gould, James Caan, Liv Ullman, Dick Bogarde, Ann Margret e Burgess Meredith. Poi, dopo essere stato diretto da Robert Wise in Audrey Rose (1977), lavora con il grandissimo David Lynch nella pellicola drammatica The Elephant Man (1980), mentre nella televisione inglese degli anni Ottanta ottiene un successo strepitoso nell’adattamento dell’Otello shakespeariano e di “Il gobbo di Notre Dame” di Victor Hugo, ovviamente nei due ruoli principali.

Gli anni ottanta e l’approdo in Italia

In Italia arriva nel 1985, quando Alberto Negrin lo dirige nel ruolo di Galeazzo Ciano in Io e il Duce, accanto a Susan Sarandon, Fabio Testi, Annie Girardot, Barbara De Rossi, Bob Hoskins, Vittorio Mezzogiorno e Massimo Dapporto. Mentre in patria, riceve il titolo di Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico, seguito, l’anno successivo, dal Dottorato in Lettere ottenuto dall’Università del Galles. Tutte onorificenze che gli portano fortuna dato che, nel 1987, ottiene il successo di critica e pubblico nelle pellicole 84 Charing Cross Road di David Hugh Jones e Amore e rabbia (1987) di Mike Newell.

Il successo de Il silenzio degli innocenti

Poi cade il silenzio, quello degli innocenti. Arriva il ruolo che finalmente lo destinerà nella lunga fila di quegli interpreti indimenticabili della settima arte, così come similmente accadde per un altro Anthony: il memorabile Perkins, alias Norman Bates, di Psycho (1960) di Hitchcock. Cosa hanno in comune questi due attori, oltre al nome? Il fatto che entrambi siano stati diretti con lucida intelligenza in un thriller claustrofobico e crudele, interpretando un ruolo angosciante e psicopatico, ma che è stato comunque amato da tutto il mondo. Una battuta che diventa un cult («Mi mangiai il suo fegato con un bel piatto di fave e un buon Chianti») e che riassume tutto il suo personaggio: lo psicanalista cannibale Hannibal Lecter che divora la scena all’agente dell’FBI Clarice M. Starling (Jodie Foster) nel film Il silenzio degli innocenti (1991) di Jonathan Demme. Si guadagna così, meritatamente, l’Oscar come Miglior Attore Protagonista e, come se non bastasse, una saga che lo rivedrà nei panni di questo medico pazzo in Hannibal (2001) di Ridley Scott e Red Dragon (2002) di Brett Ratner.

Gli anni novanta

Gli anni Novanta sono invece tutti impegnati a far dimenticare al pubblico e alla critica un personaggio storicamente e cinematograficamente invadente nella sua carriera. È diretto da Michael Cimino in Ore disperate, nel ruolo del marito di Mimi Rogers, poi sarà uno dei più notevoli Van Helsing in circolazione in Dracula di Bram Stoker (1992) di Francis Ford Coppola, nonché un non così ottimo gentleman inglese in Casa Howard (1992) di James Ivory. Tornerà a essere diretto da Richard Attenborough nel 1993, partecipando al biografico Charlot, ma riceverà una nomination all’Oscar e il David di Donatello come miglior attore straniero solo per Quel che resta del giorno (1993) sempre di Ivory, come miglior attore protagonista, facendo coppia con una delle più grandi attrici inglesi di Hollywood: Emma Thompson (con la quale aveva lavorato anche in Casa Howard). Il ruolo del maggiordomo Stevens, perfetto e impeccabile, che è continuamente agli ordini del padrone di casa, e che sembra vacillare solo quando la governante della casa gli confessa il suo grande amore, è uno dei ruoli più affascinanti della sua carriera.
Seguono ancora Attenborough, Zwick e perfino Oliver Stone che lo veste nei panni del presidente più odiato d’America, Richard Nixon, in Gli intrighi del potere (altra nomination all’Oscar come attore protagonista), senza dimenticare un caotico Pablo Picasso per Ivory. Nel 1997, arriva un’altra nomination dall’Academy, ma questa volta come miglior attore non protagonista per la pellicola drammatica Amistad di Steven Spielberg, dove recita il ruolo di John Quincy Adams, ex presidente degli Stati Uniti e giurista leggendario che difende la libertà di un gruppo di negri dell’Africa che vengono catturati dalla monarchica Spagna per essere schiavizzati nel mondo moderno, ma che si ribellano e uccidono l’equipaggio della nave Amistad che li conduceva a Cuba.

L’approdo nel nuovo millennio

La maschera di Zorro (1998), Vi presento Joe Black (1998) e Instinct – Istinto primordiale (1999) sono dei blockbusters di successo, ma continuerà a impegnarsi con registi di qualità estrema come l’atipica Julie Taymor, il dinamico John Woo, l’indipendente Joel Schumacher, il re dei melodrammi hollywoodiani Robert Benton e ancora Stone che gli affiderà il ruolo del narratore nel kolossal Alexander (2004).
Vincitore del premio Cecil B. DeMille nel 2006, dà prova ancora una volta delle sue capacità recitative in Tutti gli uomini del re (2006) di Steven Zaillian e in Bobby (2006) di Emilio Estevez, ma sarà a suo agio anche nei ruoli fantasy come nell’adattamento cinematografico del poema epico Beowulf (2007) di Robert Zemeckis. Torna poi a recitare per James Ivory in Quella sera dorata (2009) in cui interpreta il fratello dello scrittore James Gund, e lo troviamo in Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (2010), diretto da Woody Allen. Torna poi all’horror con l’uomo lupo Benicio Del Toro in Wolfman (2009), dove interpreta il padre della creatura leggendaria. Continua comunque a trovarsi a suo agio nella fantascienza e passa a Thor (2011), film di Kenneth Branagh sul fumettistico dio del tuono ma, con Il Rito (2011), torna a spaventarci come un tempo. Nel 2013 è protagonista del film di Sacha Gervasi Hitchcock. Lavorerà per Aronofsky in Noah e poi nei thriller Blackway (2015), Premonitions (2015), Conspiracy – La cospirazione (2016) e Autobahn – Fuori controllo (2016). Nel 2017 lo vedremo in Thor: Ragnarok e in Transformers – L’ultimo cavaliere.

Le esperienze dietro la macchina da presa

Anche regista, Anthony Hopkins nel 1990 firma la pellicola biografica Dylan Thomas: Return Journey (1990), seguito nel 1996 da August e Slipstream (2007). Alla luce di tutto questo, Anthony Hopkins è un super campione del cinema, che si è guadagnato (da umile figlio di un panettiere gallese) tutti i benefici e le lodi del mondo intero. Difficilmente ha deluso le enormi aspettative che regista, pubblico e critica richiedevano da uno come lui. Mai sottotono, ecco uno dei veri mostri della settima arte.
MYmovies   –  Fabio   Secchi   Frau

 

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Movieplayer.it       Con   Jodie   Foster

 

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Casa   Howard

 

Carissimi   amici,   come   vedete   non   vi   ho   affatto   dimenticato.   Scrivo   ogni   tanto,   quando   ho   qualcosa   in   testa,   ma   la   vita   sconvolge   il   nostro   volere.   Mi  sarebbe   piaciuto   continuare   ad   essere   la   stessa   persona   di   prima,   così   come   mi   avete  in   tutti   questi   anni   di   permanenza   su   wordpress   conosciuta.    Allegra,   sinceramente   vostra   amica,   espansiva     (   nei   limiti  )   e   cordiale   sempre   con   tutti ,  gentili   e   sempre   affettuosi   nei   miei   confronti.   Ma   quello   che   mi   è   caduto   addosso,   quel   dolore   che   ancora   stiamo   in   casa   vivendo   per  la   malattia   che   di   colpo   ha   cambiato   la   vita   di   mio   nipote   da   quattro   mesi   ad   oggi,   e   che   ancora   lo   mina   nel   profondo,   non   mi   lascia   scampo.   Non   sono   più   libera   col   pensiero,   sempre   rivolto   a   lui,   a   quello   che   sta   passando   e   che   ancora   dovrà   passare.   La   preghiera   è   l’ unica   cosa   che   può   aiutarci,   non   possiamo   fare   altro.   Perciò   torno   a   chiederla   anche   a   voi   tutti  :   una   preghiera,   una   sola   per   Ricky.   Può   fare   molto,   e   voi   siete   tanti.   Grazie   con   tutto   il   cuore  , e   perdonate   la   mia   sfacciataggine,   ma   è   la   mia   fede   che   mi   dà   la   forza   di   rivolgermi   a   voi   così.   Appena   potrò,   con   molto   piacere   vorrò   leggervi   di   nuovo.   Considerate   che   in   tutto   questo   sono   ancora   una   figlia   che   quasi   ogni   giorno   va   a   fare   compagnia   alla   sua   mamma,   che   seppur   alla   soglia   degli   87   anni   è   fortunatamente    ancora   in   gamba.   E   che   sta   affrontando   la   grave   situazione   di   Ricky,   il   rugbista,   con   una   grinta   non   indifferente.    In   questo   debbo   dire   che   se   non   avessimo   Arianna   e   il   suo   fratellino,   vichingo,   Marco,   i   miei   due   gioielli   di   nipotini,  saremmo   sopraffatti   da   un   dolore   insopportabile.   Almeno   quando   stiamo   con   loro   pensiamo   per   un   po’   ad   altro   e   sorridiamo.  Vi   abbraccio   tutti   uno   ad   uno   con   tanto   affetto.   Perdonatemi   se   troppo   a   lungo   vi   ho   tediato.   Grazie   per   quello   che   farete   per   Ricky.

 

La   vostra   Isabella

Un pò di brividi…

Finalmente   Sarah  era  tornata  a   casa.

In   quella   villa  dove  tutti   i   suoi   parenti   ormai  ,  l’aspettavano  con   gioia.   E   con   gioia   anche   lei   era   tornata,   dopo   essere   stata   per   tanto   tempo   in   ospedale.   Quanti   giorni   erano   passati,   ora   sapeva   che   mai   più   avrebbe   potuto   vedere,   con   i   suoi   occhi,   che   si   nutrivano   di   bellezza,   la   sua   campagna   inglese.   Quella   campagna   dove   tanto   amava   cavalcare   e  dove ,   ahimè,   per   colpa   di   quell’ orribile   caduta,   aveva   perso   la   vista.    Aveva   ormai   superato   il   trauma,   ed   era   vogliosa   di   riprendere   le   sue   abitudini,  sorseggiare   un   buon   thè   alle   cinque   del   pomeriggio,  uscire   a   cavallo   per   una   passeggiata.    Era   diventata   cieca   per   sempre,   sì,   la   sua   vita  avrebbe   incontrato   difficoltà,   ma   aveva   ancora   tanta   voglia   di   continuare  a   fare   quello   che   faceva   prima   :   vivere.    Così   nonostante   tutto ,  per   dimostrare   a   se   stessa   che   ce   la   poteva   fare,   riprese   con   George,   il   suo   fidanzato,  ad   uscire,   e   frequentare   di   nuovo   gli   amici   che ,  durante   la   degenza   in   ospedale,    non   l’ avevano   mai   abbandonata.   Quel   giorno,   dopo   la   loro   rituale   uscita,   tornò   a   casa   serena   e   tranquilla,   come   sempre.    La   rilassava   fare   le   stesse   cose   di   prima,   e   chiacchierare   con   George.  Cercò  nella   borsa  le   chiavi   di   casa   e   aprì   la   porta   salutando   con   un   sorriso   il   suo   fidanzato,   che   si   allontanò   sicuro ,  dopo   averla   vista   entrare   e   richiudere   la   porta   dietro   di   lei.

 

Entrata,   cominciò   a   chiamare   i   suoi  genitori   per   rassicurarli   che   tutto   era   a   posto,   ma   non   ricevendo   risposta ,   credendo   fossero   usciti,   pensò   di   fare   un   bel   bagno.   Le   piaceva   immergersi    nella   vasca,     nell’acqua   calda   profumata   del   suo   bagnoschiuma   alla   lavanda.   Sapeva   perfettamente   dove   trovarlo.   Lo   lasciava   ogni   volta   sul   bordo , per   fare   in   modo   di   trovarlo   subito,   senza   cercarlo   nel   mobile   sopra   il   lavandino.  Anche   se   il   buio,   era   per   lei   ormai   totale,   non   voleva   fossero   gli   altri   a  doverla   aiutare,   voleva   essere   autonoma.   Per   cui   cominciò   a   salire,   tenendosi   ben   salda   al   corrimano,   la   lunga   scala   di   legno.   Il   grande   bagno   si   trovava   alla   sua   fine,   a  sinistra  della   scala,   accanto  alla  sua  camera   da   letto.   Dapprima   entrò   qui,   per  cercare   nel   cassetto   del   comò   un   bel   pigiama   da   casa,   comodo  per   godersi   la   serata,   ascoltando , allungata   sul   divano,  una   buona   musica.    Poi   si   trasferì   nel   bagno.   Arrivata   nei   pressi   della   vasca,  (   oramai   il   suo   senso   dell’  orientamento   era   straordinario  ) ,   si   chinò   per   prendere   il   bagnoschiuma .

 

Fu   in   quel   momento   che,  inavvertitamente,   toccò   qualcosa   che   la   fece   indietreggiare.  Rabbrividendo,   si   rese   conto   allora   di  essere   sola   e   che   mille   orribili   pensieri   la   stavano   paralizzando   dalla   paura.    Subito   chiamò  impaurita   i   suoi   cari.   Nessuno,   di   nuovo,   rispose.   Era   una   mano   ciò   che   aveva   lì   toccato,   inerme,   che   non   rispondeva   affatto   al   tatto.    Presa   da   un’ angoscia   profonda   che   cominciò   a   farla   tremare   tutta,   affondò   istintivamente   le   sue   mani   nell’  acqua ,  per   cercare   di   capire   ciò   che   le   sfuggiva,   che   non   arrivava   a   comprendere  :     là,   sul   pelo   dell’   acqua   galleggiava   una   seconda   mano.  Spaventata,   gridando ,  usci   dalla   stanza   correndo ,  senza   più   sapere   dove   andare,   finendo   per  inciampare  su   qualcosa .  Si  tirò   su   e   tremando ,   allungò  in   avanti   le   mani   per   toccare   quell’ ostacolo   che   l’ aveva   fatta   cadere  :  come   un   tronco   abbandonato,   una   gamba   stava   lì,   in   mezzo   al   corridoio.   Urlò   con   tutto   il   fiato   che   aveva   in   gola,   mentre   scappava   lasciandosi   dietro   morte   e   tanto   sangue.   Tornò   verso   la   scala,   ma   si   sentì   afferrare   e   buttare   per   terra.   Due   mani   la   trascinavano   chissà   dove.   Cercò   con   tutta   se   stessa   in   preda   al   panico,   di   divincolarsi   da   quella   stretta,   quando   il  buio,   in   cui   già   viveva,   la   prese   del   tutto   e   perse   i   sensi…

 

Quando   riaprì   gli   occhi    sentì   che    George   era   accanto   a   lei.    Era   arrivato   giusto   in   tempo.   Era   stata   la   cugina   di   Sarah   ad   avvertire   la   polizia,   sospettando   fosse   successo   qualcosa   nella   villa,   chiamando   al   telefono   i   suoi   parenti   e   non   ricevendo   alcuna   risposta.   Sapeva,   che   immancabilmente   alle   cinque ,  prendevano   il   loro   thè.   Peccato   che   mai   più   avrebbero   potuto   sorseggiarlo.   Per   fortuna   il  maniaco   non  riuscì   a   fare   a   pezzi   anche   la   povera ,  traumatizzata   Sarah .   Solo   il   tempo  potrà   aiutarla   a   cancellare   quei   brutti   momenti   e   l’ amore   di   George ,  che   mai   più   la   lascerà   sola.

 

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Liberamente   ispirato   al   film   ”  Terrore   cieco  ”   con   Mia   Farrow

 

 

Isabella   Scotti   ottobre  2019

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

 

 

 

 

 

Brucia la cattedrale a Nantes

A   15   mesi   di   distanza   dal   rogo   di   Notre   Dame   a   Parigi   brucia   a   Nantes   in   Francia   la   cattedrale   gotica   di   Saint   Pierre   e   Saint   Paul.

Non   posso   credere   che   si   ripeta   una   cosa   simile.   Ancora   sbadataggine,   corto   circuito ?

Odio   questo   dannatissimo   2020

 

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imolaoggi.it

 

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Il mio saluto ad Ennio Morricone

Ennio    che    nun    sei   artro.
Che    artro    qui    nun    ce   serve…
Pe    dì    che    abbasti   ar    monno.
Che    tu    servi    alla    gente.
Je    smovi    l’interiora.
Je    scombussoli    er    core.
Li    fai    senti    importanti.
Je    scateni    l’amore…
Ennio    che    nun    s’arresta
Ch’è    ‘n    fiume    sempre    in    piena.
So    partiture    scritte
da    un’anima    assai    pura
Tu    fijo    de    na    Roma
che    soffre    ma    non    trema
Spavalda    e    compagnona
tra    un    vaffa    e    ‘na    preghiera.
Ennio    che    nun    te    pieghi
Che    non    te    fai    fregà
Perché    hai    avuto    in    dote
er    genio    e    la    sincerità!

 

RENATO   ZERO

 

Ho   voluto   postare   questa   poesia   di   Renato   Zero   dedicata   al   grande   Ennio,   perché   semplice   e   vera.   E   anch’io   voglio   salutarlo.   Dirgli   che   una   sua   musica   ha   accompagnato   un   momento   della   mia   vita   molto   bello   e   importante:   i   mei    25   anni   di   matrimonio,   quando   tutto   per   me   era   ancora   bello,   quando   ancora   era   lontano  il   dolore.   Il   dolore   di   questi   mesi,    che   è   stato   costante   per   tutto   il   calvario,   non   ancora   finito   di   mio   nipote.   Nulla   si   è   potuto   ancora   fare   per   il   tumore   perché   tutto   ha   remato   contro.   Problemi   a   non   finire,    non   ultimo,   senza   sapere   bene   a   cosa   attribuire   ciò,   la   perforazione   dell’  intestino   con   conseguente   peritonite.   Preso   per   i   capelli.   Si   è   svegliato   e   altre   due   volte   di   nuovo   sotto   i   ferri   per   travaso   di   bile   che   nella   seconda   volta   non   c’era   per   fortuna.   Tutto   ripulito,   ora   in   terapia   intensiva,   aspettiamo.   Altro   non   si   può   fare.   Pregare,   tanto.   E   piangere,   ogni   giorno,   per   tanta   sofferenza   inaspettata.   Comunque   non   voglio   rattristarvi.   Il   mio   dolore   non   ha   requie,   nonostante   ciò   son   voluta,   con   fatica ,  tornare   qui   per   ringraziare   Ennio   Morricone   e   Giuseppe   Tornatore   per   aver   reso   la   serata   di   quel   25   settembre   del   2000,   una   serata   speciale.   Ho   voluto   festeggiare   quel   nostro   giorno   organizzando   la   serata   in   un   luogo   particolare ,  fuori   del   consueto.   In   un   locale   che   aveva   annessa   una   sala   con   un   grande   schermo   dove   poter   proiettare   le   nostre   fotografie   e   in   finale   la   scena   conclusiva   di   ”  Nuovo   Cinema   Paradiso  ”,   quella   dei   ”  baci”   con   in   sottofondo   la   musica   straordinaria   di   Morricone.   Piccoli   tavolini   rotondi   con   fiori   per   gli   invitati    posizionati   lungo   il   perimetro   della   sala,  e   musica   a   gogò   curata   da  Andrea   con   lo   schermo   dove   scorrevano   come   in   un   film   i   nostri   ricordi   più   belli.   E   con   la   scena   conclusiva   di   ”  Nuovo   Cinema   Paradiso”   applausi   a   non   finire.

Morricone    non   è   stato   solo   un   grande   musicista,   sensibile,   di   grande   respiro,   capace   di   cogliere   di   ogni   scena   di   film   che   avrebbe   interpretato   l’ anima,   l’  essenza   di   quello   che   traspariva   dall’  interpretazione   degli   attori,    ma   anche   un   grande   uomo.   Un   uomo   grande,   vero,   perché   profondamente   umile,   buono   di   cuore,   mai   sfacciato,   educato,   sempre   con   un   passo   indietro   più   che   avanti.

Una   testimonianza   la   sua   che   resterà   di   esempio   per   tutti,   soprattutto   per   coloro   che   credono   di   valere   solo   per   aver   raggiunto   il   successo,   che   senza   solide   basi   mai   durerà   a   lungo.   Studio   continuo,   sacrifici,   umiltà   amando   ciò   che   si   fa   con   passione,   con   dedizione   queste   le   armi   vincenti   di   un   uomo   schivo,   mai   sopra   le   righe.   Capace   di   trovare   un   equilibrio   perfetto   tra   la   musica   classica   e   quella   leggera,   generi   tra   loro   molto   diversi.   Edoardo   Vianello,   Mina   e   Gino   Paoli    sono   gli   interpreti   di   canzoni   famose   da   lui   arrangiate   in   maniera   geniale,   assolutamente   innovativa,   che   ancora   oggi   ricordiamo   e   canticchiamo.   Se   telefonando   di   Mina,   Sapore   di   sale   di   Gino   Paoli   o   Guarda   come   dondolo   di   Vianello,   resteranno   nella  nostra   memoria   indelebili.

 

 

 

 

Per  non   parlare   delle   sue   colonne   sonore   davvero   straordinarie.

 

MISSION :  

un   film   che   per   fotografia   ,   contenuto,   interpretazione   e   musica   è   in   assoluto   tra   i   miei   preferiti.

 

 

 

 

 

 

 

GLI   INTOCCABILI 

con   un   grande   Sean   Connery   e   Kevin   Kostner ,  Andy   Garcia   e  con   De   Niro   nei   panni   di   Al   Capone   (  ” solo   chiacchiere   e   distintivo  ”  ).   Indimenticabili   interpreti   e   la   musica…

 

 

 

PER   UN   PUGNO   DI   DOLLARI

   western   (   genere   che   adoro   )   con   il   grande   Clint   Eastwood   e   il   suo   intramontabile   poncho   e   il   nostro   Gian   Maria   Volontè

 

 

IL   BUONO   IL   BRUTTO   E   IL   CATTIVO

 

Sempre   con   Eastwood   il   buono,   Ely   Wallace   il   brutto,   e   Lee   Van   Cleef   il   cattivo.   Film   bellissimo

 

 

C’  ERA   UNA   VOLTA   IN   AMERICA

 

colonna   sonora   straordinaria   per   un   film   amaro,   a   tratti   malinconico ,   di   notevole   impatto.   Anche   qui   ancora   De   Niro   e   Elizabeth   Mc   Govern,   James   Woods.   Capolavoro   di   Sergio   Leone  

 

 

Si   potrebbe   continuare   all’  infinito,   ma   a   me   basta   qui   averlo   salutato   con   affetto,   ringraziandolo   per   avermi   accompagnata   al   cinema   godendo   della   bellezza   di   immagini   indimenticabili   rese   tali   dalla   sua   creatività   musicale.   Grazie   ENNIO,   direttore   d’orchestra   e   musicista   geniale

PS   Ho   dimenticato   di   dire   che   per   il   mio   anniversario,   l’invito   per   i   miei   ospiti   era   un   biglietto   a   colori   con   il   primo   piano   di   Rossella   O’ Hara    e   Rhett   Buttler    (   alias   Vivien   Leigh   e   Clark   Gable   )   come   apparivano   sul   manifesto   del   film   ”   Via   col   vento  ”   senza  il   titolo   del   film,   tagliato   da   Andrea,   solo   loro   due.

All’   interno   del   biglietto   avevo   riportato   una   frase   di   una   canzone   dei   ”   Cure  ”   di   cui   non   ricordo   più   il   titolo,   ma   il   cui   testo   era   questo   :

 

”   Non   c’è   nessun’ altra   in   tutto  

il   grande   mondo   che   mi   fa   sentire

in   questo   modo,   non   c’è

nessun   altro   in   tutto   

il   grande   mondo

che   mi   leva   il   respiro   ”

 

The   Cure

 

Vorrei…

 

foto   Andrea   Romani

 

Vorrei
con   te
ancor
parlar   d’  amore.
Con   te
ancor ,
poter   sognare…
Strano
il  tempo ,
che
non   è   stato
nostro   amico,
che
non   ci   ha
di   più   uniti ,
ma   allontanati.
Che   è   fuggito
in   avanti
e   noi   qui
fermi
senza   nulla
tra   le   mani,
neanche
le   briciole
del   nostro   essere
stati   insieme.
Ora
che   qui
all’  imbrunire,
m’   attardo
di   nuovo ,
pensando
a   te ,
vorrei   solo
inseguirlo
il   tempo,
per   riportarlo
indietro
e   fermarlo   là ,
nel   momento
più   dolce
del   nostro   amore.

 

 

 

Isabella   Scotti   giugno   2020

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633