Finisce così…

Con    queste   belle   notizie   mi   pare   tu   finisca   in  gloria   dannato   2017.

VATTENE   VIA   PRESTO;   NON   TI   SOPPORTO   PIU’

 

Reggio Emilia: anziana in strada al gelo, i figli si rifiutano di assisterla

2/17

© Fornito da RCS MediaGroup S.p.A. Una figlia l’ha buttata fuori di casa al gelo dopo un litigio; l’altro figlio ha trovato una scusa per non andare a riprenderla in ospedale ma poi si è scoperto che era partito per le vacanze. Entrambi sono stati denunciati per abbandono d’incapace. La loro madre era stata trovata per strada di notte con la temperatura sottozero ed era stata soccorsa dal 118. la vicenda è avvenuta in provincia di Reggio Emilia poco prima di Natale ma è stata resa nota solo ora in a coronamento di una indagine dei carabinieri.

Buttata fuori casa con 3 sottozero

La vittima e protagonista suo malgrado della storia è una donna di 76 anni con problemi motori: viene notata da un passante la sera del 21 dicembre in strada. l’anziana è intirizzita dal freddo (la temperatura è di 3 sottozero) e dice che sta aspettando un figlio che la venga a riprendere. Passano i minuti (durante i quali la donna viene riscaldata con una coperta e fatta salire su un’auto) ma nessuno si vede; il passante decide allora di chiamare il 118 che porta l’anziana in ospedale. Qui viene a galla il resto della storia: la figlia l’aveva buttata fuori di casa per un banale litigio, il figlio aveva promesso di andarla a riprendere ma non si era fatto vivo (non lo farà nemmeno in ospedale). Si scoprirà poi che quest’ultimo era partito per le ferie.

Accolta da un terzo figlio

In un primo momento alla donna viene applicato il «ricovero sociale»: pur non essendoci sintomi che inducono a trattenerla in ospedale, viene ricoverata perché non ha alcun altro posto in cui andare. Solo dopo non facili sforzi i carabinieri di Gattatico (Reggio Emilia) convincono un terzo figlio ad accogliere la mamma e contemporaneamente denunciano gli altri due per abbandono di incapace.

 

Anziana uccisa in strada a Bitonto, usata come scudo

Agguato in pieno centro, ferito un giovane di 20 anni, con precedenti penali, e ora ricoverato al policlinico di Bari

Un’anziana, di 84 anni, è morta ed un giovane di 20 anni è rimasto ferito con colpi di arma da fuoco sparati in strada da più persone, tra Porta Robustina e via dei Martiri, nel centro storico di Bitonto, in Puglia. L’agguato sarebbe legato ad un regolamento di conti interno alla criminalità organizzata di Bitonto

L’anziana, Anna Rosa Tarantino, colpita durante l’agguato, e morta in ambulanza poco prima dell’arrivo nell’ospedale San Paolo di Bari, potrebbe essere stata utilizzata come ‘scudo’ dall’obiettivo dei sicari, probabilmente il giovane di 20 anni, Giuseppe Casadibari, con precedenti penali, tra cui lo spaccio di droga, rimasto ferito ed ora ricoverato al policlinico di Bari. La circostanza al momento non viene confermata dagli investigatori.

Il ragazzo, che non è in pericolo di vita, sarebbe vicino al clan Conte. Sulla ricostruzione dei fatti e sulla dinamica dell’agguato sono al lavoro gli uomini della Squadra Mobile e i Carabinieri. Gli inquirenti stanno verificando la presenza sul posto di telecamere di videosorveglianza.

Il sindaco, ‘sono a pezzi’ – “Sono a pezzi”: lo scrive sul suo profilo Facebook il sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, dopo l’agguato avvenuto nel suo Comune. “Una donna di 84 anni – scrive il primo cittadino su Facebook – ha concluso la sua vita a causa di una sparatoria in cui, presumibilmente (uso questo termine solo perché ci sono indagini in corso), era solo inerme spettatrice”. “Lo sdegno ed il senso di rabbia che ci assale – prosegue – si riverserà in tutte le sedi competenti perché i cittadini chiederanno conto e giustizia per la loro figlia. Perché, sia chiaro, quella signora è anche figlia nostra”. “Non sarà una celebrazione o un’onda di commenti social che spegneranno – conclude il sindaco – tutte le azioni necessarie affinché tutti i colpevoli siano perseguiti in ogni modo consentito dalla legge italiana. Sono a pezzi”.

Usate almeno due armi  – Sono almeno due le armi usate nell’agguato. Stando ai primi accertamenti fatti sul posto da Squadra Mobile e Carabinieri, coordinati dai pm Marco D’Agostino e Ettore Cardinali della Dda di Bari, i sicari avrebbero inseguito a piedi il 20enne Giuseppe Casadibari all’interno del centro storico, sparando almeno 17 colpi da una pistola automatica e altri, non ancora quantificati, da un revolver. Questa dovrebbe essere l’arma utilizzata per uccidere la donna, raggiunta, sembra dalle ultime informazioni acquisite, da un colpo ad un fianco. Il medico legale che procede è Francesco Introna dell’istituto di medicina legale del Policlinico di Bari, al quale nei prossimi giorni sarà conferito l’incarico per l’autopsia della vittima.

Colpi anche contro casa boss  – Poco prima dell’agguato avvenuto nel centro storico di Bitonto, altri colpi di arma da fuoco sarebbero stati sparati contro l’abitazione di un esponente di spicco della criminalità bitontina, in via Pertini. Inoltre, dopo circa 20 minuti dall’agguato avvenuto tra Porta Robustina e via dei Martiri, è stato poi inspiegabilmente ucciso, a colpi di pistola, un cane: l’episodio è avvenuto nei pressi della stazione dei carabinieri, in un quartiere ad alta densità di case popolari e dove risiedono esponenti di un altro clan. Sui due episodi indagano i carabinieri che dovranno appurare se siano collegati ai fatti di sangue avvenuti nel centro storico.

 

 

http://www.ansa.it  Puglia

 

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AUGURIIII , CIN CIN

Carissimi   ci   siamo   quasi   all’ora  fatidica.   Ho   pensato   così   per   salutarvi   di   farvi   dono   di   due   cosine.   Spero   le   possiate   gradire.   Baci   a   tutti   e   brindate   alla   mia   salute.   Tornerò   se   ce   la   faccio,   per   il   brindisi,   per   ora   vi   abbraccio   tutti.   La   vostra   Isabella  PS   La   prima  è   per   il   2017   la   seconda   per   voi

 

Vai   pure  (   2017  )

…anno   vecchio
con   le   stampelle,
che   a   breve,
più   non   vedrai
il   cielo
con   le   stelle.
Perché   morirai
lo   sappiamo,
con   nessuno
accanto,
e  tutti   pronti
saremo
senza   pianto,
a   lasciarti   andare,
per   festeggiare
con   botti,
fuochi   d’artificio,
il   nuovo   anno,
col   migliore   auspicio
che   porti   gioia
e   serenità,
dimenticando   ogni
malvagità

Isabella   Scotti   dicembre   2017

testo   :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

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partecipiamo.it

Forse   qui   sta   pensando,   pentito,   a   tutto   il   dolore   che   ha   portato…

 

AUGURI   PER   VOI

 

Voglio   farvi   

gli   auguri   di   buon   anno

regalandovi,

seppur   virtualmente,

un   buon   panno,

che   possa   cancellare

veramente

questo   2017

definitivamente.

Un   anno

certamente

da   dimenticare

e   sotterrare

senza   appello   di   sorta

buttandolo   fuori

dalla   porta.

Speriamo

che   il   nuovo   anno

non   rechi

troppo   danno

e   che   ci   faccia

arrivare   sorridendo

ad   un   nuovo   capodanno.

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digilander.libero.it

Qui   avete   un’ampia   scelta   riguardo   il   panno

 

Isabella  Scotti   dicembre   2017

testo  :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

 

 

I pastori di Les Baux

In   tutta   la   Francia   la   notte   del   24   dicembre   Babbo   Natale   ha   un   gran   lavoro   da   fare :   deve   riempire   di   doni   tutte   le   scarpette   che   i   bambini   hanno   lasciato   davanti   alle   finestre   o   sotto   i   camini.   Solo   nella   Francia   del   Nord,   vicino   alla   frontiera   del   Belgio,   San   Nicolò   lo   aiuta,   mentre   l’Angelo   di   Gesù   Bambino   distribuisce   i   suoi   doni   ai   bambini   d’ Alsazia,   nei   pressi   della   frontiera   con   la   Germania.

In   Provenza   le   feste   di   Natale   sono   celebrate   con   grande   gioia   nello   spirito   di   antiche   tradizioni.   Così,   gli   abitanti   della   Provenza   mettono   nel   focolare   un   grosso   ceppo   che   deve   bruciare   dalla   vigilia   di   Natale   fino   al   primo   gennaio.  Un   tempo   la   parte   non   bruciata   del   ceppo   veniva   usata   come   cuneo   ( prisma   triangolare,   terminante   con   un   angolo   molto   acuto,   usato   per   spaccare   o   tenere   separati   due   elementi  )   per   l’aratro,   nella   speranza   di   raccogliere   l’anno   seguente   una   messe   abbondante.

Nelle   campagne   della   Provenza   i   bamini   vanno   in   cerca   di   pietre,   rami   e   muschio   per   preparare   il   presepe,   dove   vengono   posti   i   famosi   ”  santons  ”.

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Queste   statuine   di   terracotta,   dipinte   a   vivaci   colori,   raffigurano   la   Sacra   Famiglia,   il   bue   e   l’asinello   e   tutti   i   personaggi   della   Natività.

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Un    po’   più   lontano,   ecco   le   statuine   degli   abitanti   del   villaggio ,   il   parroco ,   il   sindaco,   il   poliziotto,   il   fornaio,   il   contadino,   il   pastore.   Ogni   anno,   a   metà   dicembre,   si   tiene   a   Marsiglia   una   grande   fiera   di   statuine   per   il   presepe.

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Arroccato   su   uno   sperone   roccioso   il   villaggio   di   Les   Baux,   in   Provenza,   la   cui   storia   può   essere   fatta   risalire   all’epoca   dei   celti,   era   un   tempo    una   grossa   città   fortificata,   i   cui   principi   si   proclamavano   discendenti   di   Baldassarre ,   uno   dei   tre   Re   Magi,   e   per   questo   avevano   nello   stemma   la   stella   a   sei   punte   di   Betlemme.

D ‘estate   il   piccolo   villaggio   di   Les   Baux   si   anima   di   turisti   che   vengono   a   visitare   il   castello     medioevale   di   cui   restano   ormai   solo   i   ruderi,   ma   da   cui  si   può   ammirare   uno   splendido   panorama,   mentre   d’inverno   ricade   nel   suo   tranquillo   torpore   fino   al   24   dicembre,   quando   nella   piccola   e   antica   chiesa   di   Saint- Vincent   si   celebra   la   famosa   Messa   di   Natale.   Questa   chiesa   è   uno   dei   più   antichi   monumenti   del   borgo,   a   pianta   quadrata   orientata   verso   est-ovest   come   lo   sono   tutte   le   chiese   della   valle   di   Les   Baux,   seguendo   un   simbolismo   cristiano,   che   pone   la   facciata   verso   il   tramonto,    da   dove   viene   il   buio   e   l’altare   in   direzione   della   luce,   che   simboleggia   Cristo.

 

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Chiesa   di   Saint    Vincent

 

Guidati   da   tre   suonatori   di   flauto   e   tamburo,   i   fedeli   entrano   in   chiesa   mentre   il   coro,   che   indossa   i   costumi   di   Arles,   intona   inni   natalizi.   A   mezzanotte   il   sacerdote   depone   nel   presepio   un   Gesù   Bambino   di   cera   sotto   lo   sguardo   attento   di   Maria   di   Giuseppe   e   degli   Angeli   impersonati   da   dodici   abitanti   dei   dintorni.   Poi   un   pastore  avvolto   in   un   largo   mantello   entra   in   chiesa ,  tirandosi   dietro   il   più   bel   montone   del   villaggio   che   tira   a   sua   volta   un   piccolo   carro   di   legno   d’  olivo.   Dentro   il   carro,   sormontato   da   un   baldacchino   d’archi   di   legno,   adorni   di   arbusti   sempreverdi   e   di   nastri   rossi,   giace   un   agnellino   appena   nato.   Il   pastore   guida   il   montone   lungo   la   navata   della   chiesa,   seguito   da   pastori   e   pastore   vestiti   con   costumi   provenzali.   Tenendo   in   mano   una   candela   il   primo   pastore   prende   in   braccio   l’agnello   e   si   china   a   baciare   i   piedi   di   Gesù   Bambino.   Poi   porge   l’agnello   alla   pastora   che   lo   segue,   e   così   passandoselo   di   braccio   in   braccio   i   pastori   di   Les   Baux   offrono   in   dono   l’agnello   a   Gesù   Bambino.

In   tutta   la   Francia,   quando   i   più   piccoli   sono   ormai   a   letto,   i   ragazzi   più   grandi   si   recano   con   i   genitori   alla   Messa   di  Natale.   Al   ritorno   c’è   la   cena   di   mezzanotte,   detta   ”  le   reveillon  ”,   i   cui   piatti   tradizionali   variano   da   regione   a   regione.   In   Alsazia,   ad   esempio   si   mangia   l’oca   arrosto,   mentre   in   Bretagna   usano   gallette   di   grano   saraceno   con   salsa   agra   e   in   Borgogna   il   tacchino   con   le   castagne.   A   Parigi   si   preferiscono   ostriche,   foie   gras   e   budino.   Ma   in   tutta   la   Francia   il   dolce   tradizionale   del   reveillon   è   la   ”Bouche   de   Noel  ”  (   scusate   ci   vorrebbero   gli   accenti,   ma   col   pc   non   so   metterli,   grazie  ),   un   morbido   dolce   dalla   forma   di   ceppo   ricoperto   di   caffè   o   cioccolato   glassato.

L’  Epifania,   il   6   gennaio,   in   molte   case   si   festeggia   con   una   festa   durante   la   quale   viene   servita   una   torta,   chiamata   ”  galette   des   Rois  ”

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doucecuisine.fr

Dentro   la   torta   per   tradizione   viene   nascosta   una   statuina   di   porcellana :   chi   la   trova   nella   sua   porzione   diventa   ”  re  ”   con   tanto   di   corona   d’  oro,    ed   ha   diritto   a   scegliere   la   sua   regina   per   il   resto   della   festa.

 

Buon   Natale   amici   cari.   Alla   prossima.   Un   abbraccio   grande.

La   vostra   Isabella

notizie   riprese   da   ”  Natale   intorno   al   mondo  ”   Mondadori   Editore

 

NON BUON NATALE…

 

NON   BUON   NATALE

 

Giovedì 14 dicembre 2017

Esiste un modo infallibile di non offendere la sensibilità degli altri ed è smettere di averne una propria. Ci stiamo arrivando. Nel mondo slavato dei non luoghi e delle non identità, l’unica soluzione possibile è la negazione perpetua. Non auguri di non buone feste di non Natale a tutti (e non).

 

 

Ecco   come   i   nostri   figli   e   nipoti    vengono   penalizzati   in   nome   di   quel   ”politically   correct  ”che   ha   davvero   distorto   la   visione   del   mondo.    Rimanere   ancorati   al    Natale,   quello   vero,   non   consumistico,     rappresentandolo   con   il   presepe,   con   un   albero   luccicante,   testimoniando   con   la   gioia   la   nascita   di   Gesù ,    è   solo   ribadire   chi   siamo   e   in   cosa   crediamo.   E   tramandare   ciò   che   da   piccoli   abbiamo   imparato   perché   a   noi   insegnato,   non   è   peccato.   Neanche   una   mancanza   di   rispetto   verso   chi   professa   altri   credo.   Finchè   inutile   demagogia   vorrà   far   credere   alle   generazioni   future   che  questo   va   contro  tutto   ciò   che   è   integrazione,    che   si   ”offende ”   chi   non   vede   nei   nostri   simboli   i   propri,   non   ci   potrà   essere   convivenza   serena   con   nessuno.   Non   siamo   noi   a   doverci   integrare,   semmai   sono   tutti   coloro   nuovi   arrivati,   a   doverlo   fare   rispettandoci   in   tutte   le   nostre   usanze.     Tutto   il   resto,    comportamenti   e   decisioni   ridicole   come   quelle   della   scuola   Calvino   sono   solo   senza   senso.

 

particolare   del   mio   presepe   che   ogni   anno   preparo   con   gioia

 

L'immagine può contenere: notte, albero e spazio all'aperto

ed   ecco   il   mio   albero…no   vabbè  non   è   mio,   è   l’  albero   di   Asiago  ( foto   di   mio   figlio   Andrea  )

 

questo   è   mio…Spelacchio

 

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Ecco   il   Natale   che   voglio   continuare   a   festeggiare   e   che  mi   piace   e   che   continuerò   a   tramandare   ai   miei   nipoti   senza   ombra   di   alcun   dubbio ,   conscia   di   non   offendere   nessuno.

 

 

Adieu Johnny

Johnny   Halliday   se   n’è   andato.   Senza  troppo   rumore,   in   sordina.    Strano,   pensando   al   rumore   della   sua   musica   rock .   Un   artista   che   ho   amato   molto   fin    da   ragazzina,   quando   in   Italia   era   famoso   per   quella   sua   canzone   di   cui   ho   ancora   il   45   giri   ”   Que   je   t’  aime.  ”  e   per   essere   il   marito   della   bella   Sylvie   Vartan.   Mi   piacevano   tanto   come   coppia…lui   fusto,   con   pantaloni   attillati   e   giubbotti   di   pelle   nera,   lei   biondina   dolce,   cantante   dalla   vocetta   sensuale   e   dai   modi   aggraziati.   Sapete,   all’epoca   vedevo   tutto   in   modo   romantico     (   anche   oggi   a   dire   il   vero,   forse   solo   un   po’   meno   di   allora ).   Purtroppo   la   vita   non   segue   sempre   i   sogni  ,   si   lasciarono   dopo    essere   stati   insieme   per   15    anni.

Comunque   non   m’interessa   più   di   tanto   parlare   della   sua   vita   privata   né   tantomeno   di   quella   di   cantante   rock,   icona   idolatrata   dai   francesi,   di   cui   altri   si   occuperanno,   ma   vorrei   qui   ricordarlo   come   attore.   In   realtà   non   lo   avevo   mai   visto   recitare,   anche   se   di   film   ne   ha   fatti   parecchi.   L’ho   visto   solo   recitare   in   quel   film.   E   mi   è   bastato.   Per   carità,   bastato   in   senso   positivo   non   il   contrario.   Il   film   in   questione   è   del   2002,   e   s’intitola   ”L ‘ uomo   del   treno”,   di   Patrice   Leconte.

La   storia   è   l’incontro   fortuito   di   due   uomini   dai   destini   segnati ,   che   diventano,   confidandosi   sulle   loro   vite,   amici.  Hallyday   è    l’uomo   del   treno  ,   da   cui   scende,   arrivando   in   un   paese   piuttosto   grigio,   e   dove,   in   una  farmacia   incontra   un   professore,   Jean   Rochefort,   grande   attore   francese,   col   quale   inizierà   a   dialogare,   ospitato   in   casa   dallo   stesso,   dopo   aver   cercato   dove   risiedere,   per   il   tempo   necessario,   inutilmente.   Al   suo   personaggio   il   cantante   francese   dà   un’interpretazione   che   mi   ha   conquistata.   Un   film   dove   ciascuno,   analizzando    la   propria   vita,   avrebbe   in   realtà   voluto   vivere   quella   dell’altro.   E   anche   se   a   tanti   non   è   molto   piaciuto   il   finale,   io   sono   uscita   dal   cinema,   all’epoca,   ricordo   molto   soddisfatta. L’atmosfera   cupa,   la   pioggia,   la   nebbia,   son   tutti   elementi   che   contribuiscono   a   creare   quel   senso   di   vuoto,   d’insoddisfazione   che   caratterizza   entrambi   i   personaggi.   Halliday   mi   stupì   parecchio,   sempre   visto   e   ascoltato   cantare   mai   recitare.

Il   suo   funerale   è   stato   ”  accompagnato ”  lungo   gli   Champs   Elysees   da   migliaia   di  francesi   che   lo   hanno   amato   in   vita   come   lo   ho   amato   io .   Come   dimenticarlo ?   Un   idolo   diventato   tale   per   la   voce   particolare,   per   il   suo   rock   tutto   francese,   senza   sbavature,   rimanendo   sempre   se   stesso.

Adieu   caro   Johnny.   Grazie   per   le   emozioni   che   ho   vissuto   da   ragazza   ascoltandoti.

 

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Locandina L'uomo del treno

mymovies.it

Un pò di poesie…

Carissimi,   ho   deciso   di   regalarvi ,  visto   che   questo   è   il   mese   dove   tutti   all’apparenza   si   è   più   buoni,  e   io   voglio   essere   buona   con   voi,   perché   vi   voglio   bene ,   alcune   mie   poesie.   Non   sto   molto   in   forma   in   questo   periodo   e   scrivere   post   interessanti   mi   costa   ora   troppa   fatica   anche   per   i   tanti   impegni   che   ho.   Mi   dispiace   moltissimo   non   rispondere   ai   vostri   sempre   cari   e   gentili   commenti.   Ma   quando   posso   vi   leggo   lo   stesso.   Con   tutto   ciò   potevo   non   lasciarvi   i   miei   più   cari   auguri   per   la   festa   dell’  IMMACOLATA  ?   No   davvero   e   allora   ecco   qua   per   voi   la   Preghiera   alla   Vergine   di   FRANCESCO   PETRARCA .   E’  un   po’   lunghetta   ma   confido   nella   vostra   pazienza   di   lettura.   Spero   leggerete   tutto   quanto   vi   propongo.   Fate   i   bravi,   mi   raccomando   e   copritevi   bene   che   nel   week   end   farà   molto   freddo.   Io   ho   già   in   corso   qualche   cedimento   (   raffreddore  in   arrivoooo)   Auguri   a   tutti.   La   vostra   Isabella

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ilgiudiziocattolico.com

PREGHIERA   ALLA   VERGINE

Vergine bella, che di sol vestita,
coronata di stelle, al sommo Sole
piacesti sí, che ’n te Sua luce ascose,
amor mi spinge a dir di te parole:
ma non so ’ncominciar senza tu’ aita,
et di Colui ch’amando in te si pose.
Invoco lei che ben sempre rispose,
chi la chiamò con fede:
Vergine, s’a mercede
miseria extrema de l’humane cose
già mai ti volse, al mio prego t’inchina,
soccorri a la mia guerra,
bench’i’ sia terra,   et tu del ciel regina.

Vergine saggia, et del bel numero una
de le beate vergini prudenti,
anzi la prima, et con piú chiara lampa;
o saldo scudo de l’afflicte genti
contra colpi di Morte et di Fortuna,
sotto ’l qual si trïumpha, non pur scampa;
o refrigerio al cieco ardor ch’avampa
qui fra i mortali sciocchi:
Vergine, que’ belli occhi
che vider tristi la spietata stampa
ne’ dolci membri del tuo caro figlio,
volgi al mio dubbio stato,
che sconsigliato   a te vèn per consiglio.

Vergine pura, d’ogni parte intera,
del tuo parto gentil figliola et madre,
ch’allumi questa vita, et l’altra adorni,
per te il tuo figlio, et quel del sommo Padre,
o fenestra del ciel lucente altera,
venne a salvarne in su li extremi giorni;
et fra tutt’i terreni altri soggiorni
sola tu fosti electa,
Vergine benedetta,
che ’l pianto d’Eva in allegrezza torni.
Fammi, ché puoi, de la Sua gratia degno,
senza fine o beata,
già coronata   nel superno regno.

Vergine santa d’ogni gratia piena,
che per vera et altissima humiltate
salisti al ciel onde miei preghi ascolti,
tu partoristi il fonte di pietate,
et di giustitia il sol, che rasserena
il secol pien d’errori oscuri et folti;
tre dolci et cari nomi ài in te raccolti,
madre, figliuola et sposa:
Vergina glorïosa,
donna del Re che nostri lacci à sciolti
et fatto ’l mondo libero et felice,
ne le cui sante piaghe
prego ch’appaghe   il cor, vera beatrice.

Vergine sola al mondo senza exempio,
che ’l ciel di tue bellezze innamorasti,
cui né prima fu simil né seconda,
santi penseri, atti pietosi et casti
al vero Dio sacrato et vivo tempio
fecero in tua verginità feconda.
Per te pò la mia vita esser ioconda,
s’a’ tuoi preghi, o Maria,
Vergine dolce et pia,
ove ’l fallo abondò, la gratia abonda.
Con le ginocchia de la mente inchine,
prego che sia mia scorta,
et la mia torta   via drizzi a buon fine.

Vergine chiara et stabile in eterno,
di questo tempestoso mare stella,
d’ogni fedel nocchier fidata guida,
pon’ mente in che terribile procella
i’ mi ritrovo sol, senza governo,
et ò già da vicin l’ultime strida.
Ma pur in te l’anima mia si fida,
peccatrice, i’ no ’l nego,
Vergine; ma ti prego
che ’l tuo nemico del mio mal non rida:
ricorditi che fece il peccar nostro,
prender Dio per scamparne,
humana carne   al tuo virginal chiostro.

Vergine, quante lagrime ò già sparte,
quante lusinghe et quanti preghi indarno,
pur per mia pena et per mio grave danno!
Da poi ch’i’ nacqui in su la riva d’Arno,
cercando or questa et or quel’altra parte,
non è stata mia vita altro ch’affanno.
Mortal bellezza, atti et parole m’ànno
tutta ingombrata l’alma.
Vergine sacra et alma,
non tardar, ch’i’ son forse a l’ultimo anno.
I dí miei piú correnti che saetta
fra miserie et peccati
sonsen’ andati,   et sol Morte n’aspetta.

Vergine, tale è terra, et posto à in doglia
lo mio cor, che vivendo in pianto il tenne
et de mille miei mali un non sapea:
et per saperlo, pur quel che n’avenne
fôra avenuto, ch’ogni altra sua voglia
era a me morte, et a lei fama rea.
Or tu donna del ciel, tu nostra dea
(se dir lice, e convensi),
Vergine d’alti sensi,
tu vedi il tutto; e quel che non potea
far altri, è nulla a la tua gran vertute,
por fine al mio dolore;
ch’a te honore,   et a me fia salute.

Vergine, in cui ò tutta mia speranza
che possi et vogli al gran bisogno aitarme,
non mi lasciare in su l’extremo passo.
Non guardar me, ma Chi degnò crearme;
no ’l mio valor, ma l’alta Sua sembianza,
ch’è in me, ti mova a curar d’uom sí basso.
Medusa et l’error mio m’àn fatto un sasso
d’umor vano stillante:
Vergine, tu di sante
lagrime et pïe adempi ’l meo cor lasso,
ch’almen l’ultimo pianto sia devoto,
senza terrestro limo,
come fu ’l primo   non d’insania vòto.

Vergine humana, et nemica d’orgoglio,
del comune principio amor t’induca:
miserere d’un cor contrito humile.
Che se poca mortal terra caduca
amar con sí mirabil fede soglio,
che devrò far di te, cosa gentile?
Se dal mio stato assai misero et vile
per le tue man’ resurgo,
Vergine, i’ sacro et purgo
al tuo nome et penseri e ’ngegno et stile,
la lingua e ’l cor, le lagrime e i sospiri.
Scorgimi al miglior guado,
et prendi in grado   i cangiati desiri.

Il dí s’appressa, et non pòte esser lunge,
sí corre il tempo et vola,
Vergine unica et sola,
e ’l cor or coscïentia or morte punge.
Raccomandami al tuo figliuol, verace
homo et verace Dio,
ch’accolga ’l mïo   spirto ultimo in pace.

 

ED   ORA   LE   MIE   POESIE…

 

 

DISSOLVENZA

 

 

Tremule foglie,
secche,
si son lasciate
andare.
Trascinate dall’acqua,
s’ammucchiano
in un punto,
fino a
diventar poltiglia.
Dissolvenza,
passaggio dal rosso,
al giallo, al grigio.
Fino al nero.
Ombra finale
che copre
ogni trasparenza.

Isabella  Scotti   dicembre   2017

testo   :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

Grazie a Simona Scola

 

E’   TUTTO   COSI’   STRANO

 

 

GLI   AMANTI

 

Oltre   il   tempo.
Oltre   la   morte.
Non   serve
ch’io   osservi
il   tuo   volto,
né   tu   il   mio.
Siamo   un’unica   anima,
un   unico   corpo.
Eterno
è   il   nostro   amore
che   supera
i   confini
del   presente.
Durerà,
anche   dopo   di   noi,
per   sempre.

Isabella  Scotti   novembre   2017

testo  :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

Magritte   ”   Gli   amanti ”

 

E   IL   GIARDINO   DELLA   MIA   ANIMA   FIORI’

 

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Fu   quel   giorno.
Tutto   sembrava   triste.
Mi   piovevano   addosso
da   un   pò
giorni   malinconici,
sempre   vuoti,
senza   un   senso
profondo
della   vita.
Poi   lo   conobbi.
Era   un   sacerdote   tedesco.
Sempre   con   il   sorriso
sulle   labbra,
profondamente   credente.
Parlava   d’amore,
quello   universale.
Si   chiamava   Antonio,
come   mio   padre.
Lo   incontrai
e   da   allora

”   il   giardino   della  mia   anima   fiorì  ”

 

Isabella  Scotti   novembre   2017

testo   :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

incipit   in   neretto   dalla   poesia   ”  Nostalgia   ”   di   Federico   Garcia   Lorca

Dedicata   a   Don    Antonio   Weber    che   mi   sposò   nel   1975

 

APATIA

 

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Sono   giorni
che   ti   osservo.
Senza   luce 
sono
i   tuoi   occhi.
Più   non   dipingi.
Più   non   ascolti
Mozart   e   Chopin,
i   tuoi   preferiti.
Sai,
”  muore   lentamente
chi   evita   una   passione  ”.
Tu,
in   questo   momento,  

sembri   non   averne  
più   una,
quasi   ogni   sorta
d’interesse
fosse   sopito
o   peggio,  
dimenticato.
Chissà   perché.
Sembri   un   altro.
Non   ti   riconosco.
Ti   muovi
con   passo   lento,
sei   lontano.
Sembri   aver   perduto
quel   guizzo,
quel   tuo   mettere
tutto   te   stesso
nel   cercare
d’arrivare
dove   avevi   deciso.
Non   mi   piaci
così   apatico,
distaccato,
come   se   tutto
ti   scivolasse   addosso.
Non   ti   spegnere
come   tremula  
fiammella   di   candela.
Credi   ancora,
lotta,   vivi.
Guardami ,
io   sono   qui,
vicina   a   te,
sempre.

Isabella   Scotti   giugno   2017
testo  :   copyright   22   aprile   1941  n°   633
incipit   in   neretto   dalla   poesia   ”  Lentamente   muore  ”   di   M.  Medeiros

 

TRADIMENTO

 

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biografieonline.it   Paracelso

È   la   dose
che   fa   il   veleno.
Io   di   dosi
ahimè
ne   ho   mandate   giù
troppe.
Inconsapevolmente,
ho   lasciato
che   tu
mi   avvelenassi
del   tuo   falso   amore.
E    ora
che   dolori   lancinanti
mi   prendono
alla   bocca    dello   stomaco,
mi   rendo   conto
che   ne   sto   pagando
le   conseguenze.
Ora
che   il   tuo   vile   tradimento
mi   ha   aperto   gli   occhi,
sento,
questo   mio   amore,
avvelenato,
morire   a   poco   a   poco.

Isabella  Scotti   novembre   2017

testo  :  copyright   22   ottobre   1941   n°   633

Incipit   in   neretto  di   Paracelso

 

VANNO   E   VENGONO…

 

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Guy de Maupassant

Il bacio colpisce come la folgore
l’amore passa come un temporale,
poi la vita torna a calmarsi come il cielo
e ricomincia come prima.
Si può ricordare una nuvola?

Dolce   è   l’amore
alle   sue   prime   battute.
Tenerezza
che   fa   tremare,
mani   che   si   sfiorano,
labbra   che   piano
si   poggiano
incerte   ancora
su   altre   labbra.
Inizia   così   l’amore…
Poi   il   bacio
come   folgore   lo
tramuta   in   passione.
In   alcuni   casi   l’amore
dura   una   vita,
in   altri   passa
come   passa   un   temporale,
scomparendo
come   le   nuvole,
mentre   torna   la   quiete,
il   cielo   si   rischiara,
tingendosi   dei   colori
dell’arcobaleno,
e   la   vita
riprende   il   suo   ritmo.
Qualcuno    ricorderà
ciò   che   ha   vissuto,
qualcun altro
lo   vorrà   cancellare.
Storie   d’amore
che,
come   le   nuvole,
vanno   e   vengono…

Isabella  Scotti   novembre   2017

testo  :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

 

COME   LE   ROSE

 

Languida,
con   fare   sensuale,
accarezzi   col   pettine
i   tuoi   capelli.
Ti   guardi
allo   specchio,
senza   vederti,
persa   come   sei
nei   tuoi   pensieri.
Bella,
indiscutibilmente
bella,
come   le   rose
profumate
che    ti   circondano.
Tu ,
che   sai   di   primavera,
con   arte   raffinata,
inviti   all’amore.

Isabella  Scotti   novembre   2017

testo  :   copyright    legge   22   ottobre   1941   n°   633

Opera   di   Dante   Gabriel   Rossetti   ”L’ amante ”

 

UN   PRIMA   E   UN   DOPO

 

Romeo   e   Giulietta  di   Sir   Frank    Dicksee

Prima di amare, io
non ho mai vissuto
pienamente.

Me   ne   accorgo
solo   ora
che   ti   ho   vicino.
Quanta   apatia
nel   mio   vivere   quotidiano,
prima   d’incontrarti.
Quanta   indifferenza
per  il   tempo
che   lento   fluiva :
non   m’importava
guardarmi   attorno,
mi   lasciavo   vivere.
Ora   c’è   in   me
un   tale   risveglio,
una   consapevolezza
del   mio   esistere,
e   non   solo,
che   sapendo   esserne   tu
la   causa,
posso   solo   dirti :
grazie   amore.

Isabella  Scotti   novembre   2017

testo   :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

Incipit   in   neretto   Emily   Dickinson

 

IL   VIALE   DEI   RICORDI

 

Giungerò   a   te,
percorrendo
il   viale   dei   ricordi.
Perché   questo   sei,
ormai.
Solo,
semplicemente,
un   ricordo.
Null’altro,
mi   rimane  
di   te,
dei   nostri   momenti.
E    quando
giungerò   alla   fine
di   quel   viale,
e   tu   sarai   lì
ad   aspettarmi,
ti   sorriderò  
come   allora,
prima  
di   vederti   svanire,
dissolto   nell’aria
come   essenza
che   svapora.

Isabella  Scotti   novembre   2017

testo  :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

Grazie   Susy

 

 

L’usignolo

L’usignolo   è   un   piccolo   uccello   dell’ordine   dei   passeriformi   della   famiglia   dei   muscicapidi,   famiglia   che   comprende   un   gran   numero   di   uccelli   canori.

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Piccolo,   dalle   dimensioni   di   un   passerotto,   (   un   esemplare   adulto   può   raggiungere   la   lunghezza   di   16,5   cm ),   riservatissimo,   e   dall’aspetto   insignificante,   per   via   di   un   manto   marroncino,   senza   altri   colori   che   il   rossiccio   della   coda,   è   dotato   di   un   canto   tra   i   più   melodiosi   del   mondo   animale.   Si   nutre   esclusivamente   di   insetti,   larve   e   vermi,   mentre   nella   stagione   autunnale   la   sua   dieta   si   orienta   necessariamente   sulle   bacche.   Il   suo   habitat   elenca   piccoli   boschi    paludosi,   foreste   decidue   fitte,   boscaglie,   parchi,   giardini,   particolarmente   i   terreni   umidi.   E’   un   uccello   migratore   comune   in   Asia,   Europa   e   Nordafrica.   Gli   esemplari   dell’ Europa   Centrale   svernano   in   Africa.   Per   la   costruzione   del   nido   la   femmina   utilizza    fogliame,   muschio   e   spighe,   adagiati   sul   terreno   o   poco   lontano   da   esso.   Tra   aprile   e   luglio,   la   femmina   vi   depone   per   lo   più   in   una   covata,   dalle   quattro   alle   sei   uova,   scure   e   di   colore   verdastro  :   verranno   subito   covate   per   13-14  giorni  ;   al   loro   schiudersi,   i   piccoli   resteranno   nel   nido   per   11 –  12   giorni,   nutriti   in   questa   fase   da   entrambi   i   genitori.   Poi   saranno   in   grado   di   procacciarsi   il   cibo  che   viene   ricercato   direttamente   sul   terreno   sotto   la   vigile   sorveglianza   degli   adulti.   Chi   canta   è   il   maschio,   pronto   a   segnalare   agi   altri   maschi   l’avvenuta   occupazione   del   suo   territorio,   che   varia   in   relazione   alla   quantità   di   cibo   che   l’area   può  offrire.

Il   canto,   per   quanto   oggi   sia   diventato   difficile   da   ascoltare,   è   inconfondibile   :   si   avverte   la   sera   o   di   notte   se   in   primavera  –  estate ,   e   inizia   con   una   lunga   nota   ripetuta,   svolgendo   poi   una   linea   melodica   che   si   snoda   in   gorgheggi   e   fioriture   varie,   quasi   si   trattasse   di   un’  aria   da   soprano   di   colore.   I   tecnicismi   tradizionalmente   imposti   all’uso   della   voce   nell’ambito   della   lirica   derivano   infatti   dall’analisi   del   canto   dell’usignolo.

Sembra   che   comprenda   tra   i   120   e   i   260   diversi   tipi   di   strofe,   tuttora   oggetto   di   studi   da   parte  dall’ etologia,,   affascinata   dalla   sua   complessità,   ma   anche   dalla   capacità   dell’ uccellino   di   memorizzare   il   repertorio   acquisito.   Considerato   in   passato   alla   stregua   di   un   antidolorifico,   si   credeva   che   aiutasse   a   morire   dolcemente   il   moribondo   e   a  guarire   l’ammalato.   Una   celebre   fiaba   di   Hans   Christian   Andersen  (  1805  –  75  ),   ”   L’ usignolo ”    si   basa     sul   potere   terapeutico  del   canto.   Ambientata   in   Cina   in   un’ epoca   remota   e   indefinita,   ha   come   protagonisti   il   potente   sovrano   del   celeste   impero   e   un   umile   usignolo   di   cui   tutti   i   visitatori   del   palazzo   imperiale   cantano   le   lodi.   La   notizia   giunge   all’imperatore   che   decide   di   conoscerlo   :   affascinato   dal   canto   dell’uccellino   si   commuove   fino   alle   lacrime,   ma   quando   l’imperatore   del   Giappone   gli   invia   una   perfetta   riproduzione   meccanica   dell’animale,   l’imperatore   cinese   non   avrà   attenzione   se   non   per   quest’ultimo.   Bello   e   adornato   di   pietre   preziose,   può   infatti   cantare   all’infinito   senza   stancarsi.   Ma   alla   fine   si   rompe,   l’imperatore   ammalato   di   malinconia   si   alletta   e   non   c’è   terapia   che   possa   alleviare   la   sua   sofferenza.   Finchè,   quando   i   suoi   sudditi   lo   danno   per   spacciato,   il   vero   usignolo   andrà   a   salvarlo,   lottando   con   la   morte   che   già   gli   siede   sul   petto.   Con   il   suo   canto   mirabile   scioglierà   tutti   gli   affanni,   distogliendo   la   morte   dal   suo   iniziale   proposito   e   ridando   così   vita   all’imperatore,   felice   di   poter   contare   sulle   visite   serali   del   suo   canoro   amico,   che   come   un   balsamo   lenitivo   gli   alleggeriranno   l’animo,   riportandolo   al   sorriso.   (   vuoi   vedere   che   abbiamo   scoperto   come   vincere   la   morte…   )

Anche   nell’ ambito   della   mitologia   greca,    c’è   una   bellissima   storia ,   pur   nella   sua   tragicità,   che   racconta   come   sia   nato   l’ usignolo.

Un   tempo,   Tereo,   figlio   di   Ares,   sposato   con   Procne,   sciaguratamente   si   innamora   della   cognata   Filomela,   al   punto   di   abusare   di   lei (   pratica   mai   passata   di   moda   a   quanto   pare…).   Pentito   poi   e   spaventato   per   il   folle   gesto,   ne   compie   anche   un   altro,   spaventoso :   taglia   la   lingua    alla   povera   Filomela   per   impedirle   di   rivelare   l’  atrocità   vergognosa   alla   quale   era   stata   sottoposta.    Filomela   però,   sebbene   muta   e   creduta   morta   dai   più,   non   si   rassegna,   e   usando   la   tessitura   come   mezzo,   riesce   a   raccontare   al   mondo   il   suo   triste   destino   ricamandolo   sulla   stoffa.   La   sorella   Procne,   che   per   caso   scopre   tutto,   medita   la   vendetta.   Ucciderà   il   figlio   avuto   da   Tereo,   lo   bollirà   facendone   mangiare   la   carne   al   marito   a   sua   insaputa.   Gli   dei,   inorriditi   da   tanta   ferocia,   trasformeranno   tutti   e   tre   in   uccelli  :   Tereo   in   upupa,   Filomela   in   usignolo,   Procne   in   rondine.

Anche   in   poesia   e   in   musica   si   celebra   l’usignolo.    In   poesia   famosa   è   l’  Ode   di   Keats   (  1795 – 1821  )   che   qui   trascrivo  ,   e   i   versi   di   Giambattista   Marino (  1564  – 1625  )   e   quelli   di   Shakespeare   (  1564  –  1616  )  nel   suo   ‘‘  Romeo   e   Giulietta  ”. 

Ode a un Usignolo

Il cuore si strugge e un’ottusità plumbea
Affligge i miei sensi, quasi, pieno di cicuta,
O d’un sonnifero pesante trangugiato
Pochi istanti fa, fossi affondato nel Lete:
E non certo per invidia della tua razza felice,
Ma troppo felice nella tua felicità –
Tu, arborea driade dalle lievi ali,
Che in una macchia melodiosa
Di faggi verdi e sparsa d’ombre innumeri
Canti l’estate con la felicità della gola spiegata.

Avere un sorso di vino! E ghiacciato
Da secoli nelle profondità della terra,
Saporoso di Flora e della campagne verde,
Dei balli. dei canti provenzali. d’allegria solare!
Oh, si, bere una coppa piena di caldo meridione,
Colma di rosso, vero Ippocrene,
Con rosari di bolle che s’affacciano all’orlo
E la bocca macchiata di porpora;
Si poter, bere e inosservato lasciare il mondo
Per svanire, infine, con te, nelle foreste oscure:

Sparire, lontano, dissolvermi, e dimenticare poi
Ciò che tu, tra le foglie, non hai mai conosciuto:
La stanchezza, la malattia, l’ansia
Degli uomini, qui, che si sentono soffrire,
Qui, dove il tremito scuote gli ultimi, scarsi capelli grigi,
Dove la gioventù impallidisce, si consuma e simile a un fantasma muore,
Dove il pensare stesso è riempirsi di dolore,
E la disperazione regna, dalle ciglia di piombo,
Dove la bellezza vede spenta la luce dei suoi occhi
E l’amore nuovo non riesce a piangerla oltre il domani.

Andarsene, andarsene. E arrivare da te,
Non portato da Bacco e dai suoi leopardi,
Ma sulle ali della poesia, invisibili,
Anche se la mente, lenta, ha perplessità e indugi:
E il, con te, subito la notte è tenera
Con la sua luna regina sul trono
E le fate stellate tutt’intorno:
Qui, invece, adesso, non ce n’è più di luce, niente,
Se non quella che dal cielo è soffiata
Giù dal vento, nel buio verde e tortuoso di muschio

I fiori che ho intorno, non il vedo,
E neppure l’incenso dolce che impende sui rami,
Ma nell’oscurità profumata intuisco ogni dolcezza
Con cui il mese propizio rende ricca
L’erba, il bosco e il selvaggio albero da frutta,
Il biancospino e l’arcadica eglantina,
Le viole, presto appassite, sepolte tra le foglie,
E la figlia più grande del maggio maturo:
La rosa in boccio, muschiata, piena di vino di rugiada,
Casa sussurrante d’insetti nelle sere estive.

Nel buio ascolto io che spesso
Ho quasi fatto l’amore con la facile morte,
L’ho chiamata coi versi più teneri della mia poesia,
L’ho pregata perché nell’aria via si portasse il mio respiro—
E mai come adesso m’è sembrato ricco il morire:
Spegnersi a mezzanotte, senza dolore,
Mentre tu butti fuori l’anima
In un’estasi stupenda!
Tu canteresti ancora: per le mie orecchie inutili
Per me, una semplice zolla davanti al tuo requiem altissimo.

Non sei mica nato per morire, tu, uccello immortale:
Generazioni di affamati non ti calpestano,
E la tua voce, che ascolta in questa notte fuggente,
Fu ascoltata già de re e da villani:
forse è lo stesso canto che il sentiero trovò
Del cuore di Ruth, quando malata di nostalgia
Pianse in mezzo ai campi stranieri;
Lo stesso, forse, che tante volte ha affascinato
Magiche finestre aperte sulle schiume
Di mari pericolosi in incantate terre deserte.

Deserte! Come una campana risuona questa parola
Che mi riporta alla mia solitudine.
Addio! L’immaginazione non può più illudermi,
Come si dice sia solito fare quest’elfo ingannevole.
Addio, addio. Il tuo canto doloroso svanisce
Oltre i prati vicini, oltre il fiume quieto,
Al di là del colle – ed è sepolto adesso
Tra i boschi della valle vicina.
E stato un sogno soltanto? o una visione?
La musica è svanita: – dormo? son sveglio?

John   Keats

 

Da   ”   Romeo   e   Giulietta ”   di   Shakespeare

Giulietta – Vuoi già partire? L’alba è ancor lontana.

Era dell’usignolo,

non dell’allodola, il cinguettio

che ha ferito poc’anzi il trepidante

cavo del tuo orecchio. Un usignolo,

credimi, amore; è lui che canta, a notte,

laggiù sull’albero di melograno.

 

Nell’  Adone   il   Marino   così   parla   dell’usignolo

,,,

Ma sovr’ogni augellin vago e gentile

che più spieghi leggiadro il canto e’l volo

versa il suo spirto tremulo e sottile

la sirena de’ boschi, il rossignuolo,

 

e   qui   ne   descrive   il   canto  :

…Udir musico mostro, o meraviglia,

che s’ode sì, ma si discerne apena,

come or tronca la voce, or la ripiglia,

or la ferma, or la torce, or scema, or piena,

or la mormora grave, or l’assottiglia

or fa di dolci groppi ampia catena,

e sempre, o se la sparge o se l’accoglie

con egual melodia la lega e scioglie…

Anche  in   musica  è   stato   reso   omaggio   al   canto   dell’usignolo.   Famoso   il   Concerto   Grosso   op.   6   di   Georg   Friedrich  Handel   (   1685  –  1759  ) ,  ” Il   Cuculo   e   l’usignolo”,  il   cui   secondo   movimento   è   impostato   sul   principio   imitativo   del   canto   dei   due   uccellini,   e   il   poema   sinfonico   di   Ottorino   Respighi  (   1879  –  1936  ),   ”  I   Pini   di   Roma  ”,   che   ripropone   i   gorgheggi   dell’usignolo   tra   i   meravigliosi   pini   del   Gianicolo.

In   ultimo   permettetemi   di   aggiungere   il   mio   personale   omaggio   a   questo   canoro   uccellino

con   un   acrostico

 

U   signolo   di

S   era

I   l   tuo   canto   è

G   ioiosa   

N   ota   che   fa

O   bliare

L  e   tristi

O   mbre     che   oscurano   il   cuore

 

Isabella  Scotti   novembre   2017

testo   :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

 

notizie   da   un   articolo   di   Alessandra   Volpi  su   Club   enigmistico

 

Alla   prossima   carissimi.   La   vostra   Isabella