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Ulivo,

che   sembri

piangere

per   lo   scempio

che   di   te

fa

l’  odiosa   xylella,

non   abbatterti,

non   lasciare

che   ti   uccida

ogni   giorno

di   più.

Ribellati,

ulivo

vecchio   di   secoli.

Alza   i   tuoi   rami

non   lasciare

che   diventino   secchi,

non   soccombere.

Regalaci

ancora

i   tuoi   frutti,

regalaci   ombra,

come   sempre

hai   fatto.

Il   tuo   legno,

durissimo,

non   può   cedere,

non   può   diventare

cartapesta.

Voglio   ancora

in   terra

di   Puglia,

in   campagna,

ovunque   tu   sia,

vederti   rigoglioso,

solare.

Vinci   la   tua   battaglia,

lotta   contro

la   xylella   fastidiosa.

Raddrizza

la   tua   chioma

fluente,

torna   ad   essere

la   pianta   che   eri,

che   sei   sempre   stata.

Torna   a   produrre

quell’ olio   ambrato,

di   cui   tutti   

andiamo   fieri,

resta   con   noi,

non   scomparire.

Come   potremmo

vivere   la   Pasqua

senza   il   dono

di   un   tuo   ramo,

simbolo   della   gioia,

d’  infinito   amore  ?

 

Isabella   Scotti   ottobre  2019

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Vederli   così   malati   da   vicino,    vi  assicuro   è   una   tristezza.

Ora   per   voi   la   voce   del  grande   Pablo   Neruda

Ode  all’ulivo

Accanto al frusciare
del cereale, tra le onde
del vento sull’avena,
l’ulivo
dal volume argentato,
stirpe austera,
nel suo ritorto
cuore terrestre:
le gracili
ulive
lucidate
dalle dita
che fecero
la colomba
e la chiocciola
marina:
verdi,
innumerevoli,
purissimi
picciuoli
della natura,
e lì
negli
assolati
uliveti,
dove
soltanto
cielo azzurro con cicale
e terra dura
esistono,

il prodigio,
la capsula
perfetta
dell’uliva
che riempie
il fogliame con le sue costellazioni:
più tardi
i recipienti,
il miracolo,
l’olio.
Io amo
le patrie dell’olio,
gli uliveti
di Chacabuco in Cile,
al mattino
le piume di platino
forestali
contro la rugosa
cordigliera,
ad Anacapri, là su,
nella luce tirrena,
la disperazione degli ulivi,
e nella carta d’Europa,
la Spagna,
cesta nera di olive
spolverata di fiori d’arancio
come da una ventata marina.
Olio,
recondita e suprema
condizione della pentola,
piedistallo di pernici,
chiave celeste della maionese,
delicato e saporito
sulle lattughe
e soprannaturale nell’inferno
degli arcivescovili pesciprete.
Olio,
nella nostra voce, nel
nostro coro,
con
intima
mitezza possente
tu canti:
sei lingua
castigliana:
ci sono sillabe di olio,
ci sono parole
utili e profumate
come la tua fragrante materia.
Non soltanto il vino canta,
anche l’olio canta,
vive in noi con la sua luce matura
e tra i beni della terra
io seleziono,
olio,
la tua inesauribile pace,
la tua essenza verde,
il tuo ricolmo tesoro che discende
dalle sorgenti dell’ulivo.

Pablo Neruda 

 

E   il   nostro   Giovanni   Pascoli

 

La canzone dell’ulivo

A’ piedi del vecchio maniero
che ingombrano l’edera e il rovo;
dove abita un bruno sparviero,
non altro, di vivo;

che strilla e si leva, ed a spire

poi torna, turbato nel covo,
chi sa? dall’andare e venire
d’un vecchio balivo:

a’ piedi dell’odio che, alfine,
solo è con le proprie rovine,
piantiamo l’ulivo!

II
l’ulivo che a gli uomini appresti
la bacca ch’è cibo e ch’è luce,
gremita, che alcuna ne resti
pel tordo sassello;

l’ulivo che ombreggi d’un glauco
pallore la rupe già truce,
dov’erri la pecora, e rauco
la chiami l’agnello;

l’ulivo che dia le vermene
pel figlio dell’uomo, che viene
sul mite asinello.

III
Portate il piccone; rimanga
l’aratro nell’ozio dell’aie.
Respinge il marrello e la vanga
lo sterile clivo.

Il clivo che ripido sale,
biancheggia di sassi e di ghiaie;
lo assordano l’ebbre cicale
col grido solivo.

Qui radichi e cresca! Non vuole,
per crescere, ch’aria, che sole,
che tempo, l’ulivo!

IV
Nei massi le barbe, e nel cielo
le piccole foglie d’argento!
Serbate a più gracile stelo
più soffici zolle!

Tra i massi s’avvinchia, e non cede,
se i massi non cedono, al vento.

Lì, soffre, ma cresce, né chiede
più ciò che non volle.

L’ulivo che soffre ma bea,
che ciò ch’è più duro, ciò crea
che scorre più molle.

V
Per sé, c’è chi semina i biondi
solleciti grani cui copra
la neve del verno e cui mondi
lo zefiro estivo.

Per sé, c’è chi pianta l’alloro
che presto l’ombreggi e che sopra
lui regni, al sussurro canoro
del labile rivo.

Non male. Noi mèsse pei figli,
noi, ombra pei figli de’ figli,
piantiamo l’ulivo!

VI
Voi, alberi sùbiti, date
pur ombra a chi pianta ed innesta;
voi, frutto; e le brevi fiammate
col rombo seguace!

Tu, placido e pallido ulivo,
non dare a noi nulla; ma resta!
ma cresci, sicuro e tardivo,
nel tempo che tace!

ma nutri il lumino soletto
che, dopo, ci brilli sul letto
dell’ultima pace!

L’olivo nella storia

L’intensificarsi dei traffici marittimi lungo le coste del Meridione d’Italia ad opera di fenici, greci e romani fu alla base dello sviluppo dell’olivicoltura in Puglia, la cui millenaria civiltà ha profonde radici nella presenza dell’olivo, un albero dotato di grande sobrietà e resistenza, che si adatta anche a terreni magri e superficiali.

La spremitura delle olive per ottenere olio era pratica conosciuta molti secoli prima della venuta di Cristo: le testimonianze di macine primitive sono conservate nei musei dell’isola di Creta, ad Haifa in Israele ed in Egitto. Sono innumerevoli le raffigurazioni plastiche e pittoriche che pongono al centro l’albero di olivo e le pratiche connesse con l’estrazione dell’olio e con la sua utilizzazione come medicina, come alimento, come cosmetico, come fornitore di energia e luce.

Nel museo nazionale di Taranto sono conservate tre anfore antiche ed un sarcofago di un atleta che aveva partecipato alle Panatanee di Atene ed era stato premiato con vasi riccamente ornati contenenti olio di oliva, ricavato dagli olivi piantati da Solone. Questi legiferò nel Seicento a.C. che per tutta l’Attica fosse vietato l’abbattimento degli alberi di olivo; solo in caso di estrema necessità sarebbe stato consentito l’abbattimento di non più di due piante. Ancora oggi è in vigore nel nostro paese una legge emanata nell’immediato dopoguerra per salvaguardare il patrimonio olivicolo da indiscriminati abbattimenti per farne legna da ardere.

Con l’affermarsi dell’Impero Romano, l’olio d’oliva assunse una funzione strategica nel campo del commercio e delle attività di scambio tra i diversi popoli e si intensificarono anche gli studi sulla buona coltivazione dell’olivo. Illustri uomini di cultura, quali Plinio il Vecchio, Catone, Columella, offrirono un notevole contributo di conoscenze sulla coltivazione degli olivi. Secondo Varrone, le olive debbono essere brucate (raccolte a mano) utilizzando, se è necessario, le scale; Plinio rileva i danni che si procurano alle piante dalla bacchiatura ed ordina ai raccoglitori di non scorticare l’albero. Columella descrive i diversi sistemi di estrazione dell’olio dalla drupe.

La presenza dell’olivo nel corso dell’alto Medioevo era piuttosto scarsa. Olivi isolati tra i coltivi o tra le distese pascolative interessavano soprattutto aree a diretta gestione signorile. L’olio comunque non era merce ricca e il suo commercio era condizionato anche dagli ingombranti recipienti con i quali veniva trasportato.

Con la bizantinizzazione dell’Italia meridionale si determinò un nuovo quadro colturale, ma nel frattempo vennero ripristinate anche le colture tradizionali, come l’olivo e la vite.

Ai secoli bui della caduta dell’Impero Romano seguì un periodo di rinnovamento anche per l’olivicoltura, nell’epoca dei Comuni e dei Monasteri. Il commercio dell’olio riprende ad opera dei navigatori veneziani. I porti di Brindisi, Gallipoli, Otranto e Taranto divennero meta di navi che trasportavano enormi quantità di olio; vi si installano fondachi oltre che veneziani, anche toscani, genovesi, russi, inglesi e tedeschi. Il commercio dell’olio d’oliva assunse una tale importanza che nel 1559, il viceré spagnolo Parafran De Rivera dispose la costruzione di una strada che collegasse Napoli alla Puglia, con biforcazioni per la Calabria e l’Abruzzo per consentire un trasporto più rapido dell’olio di oliva.

I primi decenni del XVII secolo segnano, anche in Terra d’Otranto, il momento culminante di quella fase di prosperità che aveva caratterizzato tutto il Cinquecento, ma registrano anche l’inizio di una lunga crisi, che diventerà poi irreversibile per tutto il Mezzogiorno. Il deterioramento delle condizioni climatiche e il lungo ciclo di basse temperature che investirono l’Europa dopo il 1600 furono le cause che determinarono la crisi dei raccolti e le eccezionali carestie. Per fortuna la crisi registrata nella metà del XVII secolo non fu di lunga durata e già verso gli anni Ottanta del Seicento si poteva registrare una forte ripresa dell’economia agricola, con l’oliveto che ancora una volta s’imponeva nel quadro generale del paesaggio agrario. Da allora la coltura dell’ulivo ha conosciuto solo periodi di espansione e le tecniche di coltivazione sono state caratterizzate da un costante progresso. Sono state le abili mani di generazioni di “potatori” e “innestatori” pugliesi a modellare la iniziale forma selvatica dell’olivo, per trasformare le zone boscose in coltivazioni ben curate e regolari, allo scopo di esaltare la funzione produttiva delle piante e nello stesso tempo contenere gli elevati costi di coltivazione e raccolta. Un lavoro duro di secoli, che s’è andato ad incorporare in un grande patrimonio naturale di incomparabile bellezza, caratteristico di ogni angolo di questa terra, tanto da suscitare sorpresa e ammirazione nel visitatore. La Puglia perderebbe ogni identità se venisse a mancare l’olivo dal suo splendido panorama.

https://www.olioterranostra.it/InfoOlio/OlivoNellaStoria.asp

 

E   ora  poteva   forse  mancare  il   grande   Van   Gogh   e   il   suo   famoso   dipinto sugli   ulivi   ?

 

Gli Ulivi - Oliveto - Olive Trees - Van Gogh

   Gli   ulivi   (   Oliveto  )   Van   Gogh   Giugno   1889

 

E   ancora   nel   cinema   :    dalla  serie   televisiva   Maria   di   Nazaret    

 

Gesù,   interpretato   da   Andreas   Pietschmann ,   prega   sul   Monte  degli   ulivi  

 

Buonanotte   cari   amici


Buongiorno   carissimi.   Oggi,   voglio   lasciarvi   in   compagnia   di   una   lettera   d’  amore,   una   poesia,   un   dipinto  e   accompagnarvi   per   mano,   facendovi   sognare ,  in   un   paese   che   sarebbe   forse   scomparso   per   l’ abbandono   di   tanti   suoi   giovani,    trasferitisi   per   lavoro   o   studio,   se   due   fratelli   col   loro   cugino   non   avessero   avuto   nel   2017   l’  idea   di   trasformarlo   ,   attraverso   murales   colorati,   nel   ”   paese   delle   fiabe   ”  :  Sant’ Angelo   di   Roccalvecce   in provincia   di   Viterbo,   poco   distante   dalla   famosa   Civita   di   Bagnoregio.  

Attraverso   foto   di   questo   paese,   rivivrete   l’  atmosfera   giusta   per   tornare   piccini.   Penso   che   oggi,   con   tutte   le   difficoltà   da   affrontare ,   possiamo   permetterci   di   dimenticarle   per   un   po’   sognando.   Non   siete   forse   d’   accordo   con   me   ?   Allora   si   comincia,   immergetevi   prima   nella   lettura   e   poi…

 

LETTERA   D’  AMORE

 

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http://www.teoma.co.it

 

Come   sei   lontano   amore   mio.   Sei   partito   solo   da   pochi   giorni   e   già   mi   manchi,   terribilmente.  Vorrei   che   le   notti ,   senza   stelle,   non   mi   mettessero   troppa   paura.   E   invece   tremo   a   star   sola,   senza   te  .    Sarà   stata   la   pioggia   di   questi   giorni   a   mettermi   malinconia ,   ma   sapessi   che   vuoto   hai   lasciato.

Ogni   notte   chiudo   gli   occhi   per   vedere   te,   immaginandoti   qui   sdraiato ,  abbandonato   sul   cuscino,  io,   rannicchiata   tra   le   tue   braccia   a   cercare   le   uniche   labbra    che   voglio   e   so   baciare.   Mi   piace   la   nostra   intimità,    quello   stare   soli,   stretti,   anche   senza   parlare,   anche   senza   fare   all’ amore.   Mi   sento   sicura   con   te   al   mio   fianco,   e   più   posso   guardarti   mentre   piano   ti   addormenti,   confondendo   il   tuo   respiro   col   mio,   più   ti   amo,   con   dolcezza,   con   tenerezza.  

Anche   oggi   fuori   piove,   piccole   gocce   continue   imperlano   i   vetri.   Mette   una   tristezza    la   pioggia,   dovrei   uscire   ma   non   ne   ho   voglia.   Forse   più   tardi.   Preferisco   rimanere   qui   a   scriverti,  è   come   se   tu   mi   fossi   accanto ,   ti   sento   vicino.   Finirà   presto   questo   nostro   star   lontani ,   vedrai.

Aspetto   trepida   il   tuo   ritorno.   Stringerti   a   me   di   nuovo,   sarà   la   gioia   più   grande.   Ci   ameremo   fino   al   mattino.

Sono   qui,    caro,   torna

Sempre   tua   

Cristina

 

Isabella   Scotti   ottobre   2020

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Incipit   in   neretto   dalla   canzone   di   Giusy   Ferreri   ” Voglio   te ”

 

CHI   ERI   IN   REALTA’  ?

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Non   ho   risposta

e

non   mi   manca
quello   che   mostravi
di   essere,
mi   manca   quello
che   pensavo
tu   fossi.
Mi    sono   sbagliata,
ho   amato
un’  altra   persona ,
quella
che   non   eri   tu.
Che   delusione
per   me
comprendere
questo.
Quanto   voler  
apparire
in   te,
senza   in   realtà
essere.
E   io   stupida,
caduta
nel   tranello
di   una   sembianza
che   solo   
nella   mia   mente
esisteva.
A   ripensarci ,
avrebbe   potuto
essere  
un   grande   amore
il   nostro,
se   la   menzogna
non   avesse   avuto
il   sopravvento.
Ora
sono   qui
senza   te,
ho   aperto
gli   occhi,
rifuggo
ogni   meschinità,
ogni   falsità.

 

Isabella   Scotti   ottobre   2020

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

Questo   quadro ,  dove   Arianna   osserva   intorno   a   lei   la   natura   durante   una   gita ,   è   del   nonno   pittore ,  che   lo   ha   dipinto ,  riprendendo   il   tutto   dalla   foto   da   lui   scattata   alla   nipotina   durante   una   gita,   questa   estate.

 

E   ora   abbandoniamoci   al   sogno…

 

Foto   di   Andrea   Romani

Foto   di   Andrea   Romani

Foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea  Romani

foto   di   Andrea   Romani

foto  di Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

Penso    che    avrete   riconosciuto   ”  Pinocchio  ”,   ”  La   piccola   fiammiferaia”,   ”   Peter   Pan   ”.   Un   mondo   fatato   che   sembra   davvero   a   portata   di   mano.   Un ‘   immersione   che   vale   la   pena   fare.   Ed   ora   qualche   scorcio   anche   di   Civita   di   Bagnoregio

 

foto   Andrea   Romani

foto   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

E   qualche   micetto   senza   mascherina

foto   di   Andrea   Romani

foto   di   Andrea   Romani

 

Un   saluto   dal   fotografo

 

Alla   prossima   miei   cari.   Passate   una   buona   giornata   di   sole.

 


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Il   viandante   sul   mare   di   nebbia   –   Caspar   David   Friedrich

 

Qui,

su   questi

scogli,

son   giunto

a   rimirar

del   mare

l’ immensità.

Spazia

oltre   l’orizzonte

il   guardo

mentre   dell’ onde

ascolto

il   canto.

Il   vento

forte   fischia.

Son   solo,

eppur

abbracciar   

mi   sento…

Una   strana   quiete

mi   prende…

”  così   tra   questa   

immensità   s’   annega

il   pensier   mio  ”

 

Isabella   Scotti   ottobre   2020

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

Incipit   in   neretto   da   ”   L’ infinito  ”   di   Giacomo   Leopardi

 

 

 

 


Anche   se   siamo   già   ad   ottobre   parliamo   ancora   d’  estate…

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Masseria   Narducci   –   foto   booking.com

 

Vorrei  

di   te

poter  

raccontare

il   colore  

d’estate

che  

ti   tramuta

in   perla   rara.

Vorrei  

di   te

parlare,

regalando  

l’immagine

perfetta

di   quello  

che   sei.

Terra  

di   Puglia,

che    con   le   mani

raccolgo,

quando  

in   campagna

tra   secolari   ulivi

m’ attardo.

Bisbiglii  

di   uccelli,

canti   che

si   perdono  

sommessi

tra     

rami  

d’alberi

di   antica  

memoria.

Il   vento  

viene

dal   mare,

smuove  

cespugli,

gli   oleandri  

in   fiore,

mentre  

i   muretti  

a   secco,

si   fan   bollenti,

quando  

il   sole 

di   mezzogiorno

raggiunge

il   punto  

più   alto.

Intanto

d’ intorno    

profumi  

deliziosi

si   perdono  

nell’ aria.

Fiori  

di   mandorlo,

frutta   odorosa,

fico  selvatico,

miele   d’  arancia.

E   com’ è   dolce

poter   godere

dell’  aria   salentina

al   riparo

del   bianco 

porticato

della   masseria,

mentre   un  cielo

pieno   di   stelle

illumina

la   mia   sera.

 

Isabella   Scotti   settembre   2020

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Foto   Andrea   Romani

Umbria-   foto   Andrea   Romani

 

L’afa   assale   la   terra   già   all’alba.

Sembra   che   nasca   anche   dal   suolo   e   bruci

l’aria   e   l’asfalto   delle   vie   che   si   scioglie

come   liquirizia,   e   manda   odore   d’arsura

dovunque   e   verso   il   cielo   non   più   azzurro.

Intorno,   a   perdita   d’occhio,   è   tutto   secco,

e   l’erba   sulle   scarpate   e   lungo   i   fossi

aspetta   solo   una   scintilla   dalla   pietra

ustoria   per   incendiare   la   pianura.

Anche   il   rivo   delle   lavandaie

che   d’inverno   straripa   e   allaga   gli   orti,

ora   è   asciutto   e   mostra   il   greto   nudo,

desolato   e   osceno   come   un   vecchio   sesso.

Così   la   canicola   consuma

il   cuore   invisibile   dei   giorni

e   il   paesaggio   fino   all’orizzonte,

dove   il   sole   accecante   crea   i   suoi   miraggi.

Nella   distesa   dei   campi   mietuti

resiste   soltanto   la   gentiana   verna, ( * )

il   piccolo   fiore   azzurro   delle   stoppie.

Morirà   nel  suo   mare   d’oro   con   l’estate

sola   con   se   stessa   come   visse,

sotto   il   cielo   nuovo   delle   piogge.

 

Antonio   Seccareccia    (da  ” La  Memoria   Ferita ” )

 

La genzianella di primavera o genziana primaticcia (Gentiana verna )   è   una   pianta   perenne   appartenente   alla   famiglia   delle   Gentianaceae   diffusa   in   Eurasia   e   Nordafrica  .   Il   nome   del   genere   Gentiana ,  deriva   da   Gentius,   re   dell’   Illiria,   a   cui   tale   pianta   è   dedicata,   essendo   stato   il   primo   ad   utilizzarla   a   scopo   medicinale.   L’   aggettivo   latino   verna,   significa   ”  primaverile  ”  

Wikipedia

 

Acrostico   –   Settembre

Foto   Andrea   Romani

Foto   Andrea   Romani  –    Fonti   del   Clitunno   –  Umbria

 

S   on   ricordi  indelebili  e   tristi  quelli   che   restano   di   una

E   state  passata

T   ra   speranze  e

T   anta  angoscia

E    ora   che   nonostante   tutto ,  giunto   è   questo   nuovo

M   ese    ricco   di   date   per   me   importanti

B   ramo   che   un   po’   di   quiete

R    aggiunga   il   mio   cuore

E    ad   essa   mi   possa   abbandonare

 

Isabella   Scotti   settembre   2020

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

Foto   Andrea   Romani

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Il dolore è sordo, il dolore è muto.
Il dolore è sordomuto.
Sordo perché ascolta solo se stesso,
muto perché non ci sono parole
che possano parlarne.

(A. G. Pinketts)

 

 

Sordo e muto
è il dolore interiore.
Morde,
attanaglia,
come lama tagliente
infierisce,
sordo
alle urla
strazianti
del cuore,
muto
nel suo arrivare,
senza preavviso.
Come verga
che sferza,
come un pugno
violento,
sferrato
alla bocca dello stomaco,
il dolore sale,
prende alla gola,
soffoca,
pietrifica.
Poi passa,
perché
ha trovato
nel cuore
un nascondiglio.
E lì rimane,
cheto
per un po’.
Poi ecco,
che improvviso,
si fa
nuovamente
sentire.
Di colpo
nuovamente
spezza.

Isabella  Scotti

testo  :   copyright   legge   22  aprile   1941   n°   633

 

Tutto   è   compiuto.   Ricky   ci   ha   lasciato.   L’   11   agosto,   onomastico   di   Chiara,   sua   cugina,   mia   figlia.

Il    14   ci   sono   stati   i   suoi   funerali,   il   16   il   mio   compleanno.   Il   30   avrebbe   compiuto   35   anni.

Non   voglio   dire   troppe   parole,   ma   alcune   debbono   essere   dette.

I   suoi   funerali  sono   stati   e   rimarranno   una   delle   più   belle   pagine   di   Frascati.

Perché   mio   nipote   era   un   rugbista.   E   il   rugby   a   Frascati   ha   una   lunga   storia,   della   quale   mio   nipote

per   dieci   anni   ha   fatto   parte.   Oggi   il   suo   percorso   nel   rugby   è   finito.

 

Ma   mai   verrà   dimenticato.   Al   Frascati   Rugby   Club,   società   di   cui   era   socio   fondatore,   atleta,   tecnico

  e   direttore   sportivo,   rimarrà   il   ricordo   di   un   ragazzo   unico,   speciale,   dalla   grande   umanità,   leale,

  amico   sincero   di   tutti.    Grande   sportivo   in   campo,   e   poi   grande   allenatore   ed   educatore   di   piccoli

  rugbysti   in   erba.    Il   suo   sorriso   contagioso   metteva   allegria.

Ho   amato   molto   mio   nipote   e   lo   amo   tuttora.   I   suoi   funerali,   fatti   sul   suo   campo   di   rugby,   dove

tante   volte   aveva   giocato,   hanno   visto   la   partecipazione   di   migliaia   di   persone,   venute   da   tutta   Italia,

sportivi   e   non   che   hanno   avuto   modo   di   apprezzarne   le   doti   umane   e   sportive.   In   città   come   nell’

intero   panorama   rugbystico   regionale,   c’è   stato   lo   stesso,   intenso   sentimento   di   cordoglio   e   mestizia   per

la   sua   perdita.   Di   tutto   quello   che   è   stato   capace   di   seminare,   dell’  amore   che   è   cresciuto   intorno   a

lui,   della   sua   grandissima   simpatia,   io   vado   fiera.   Sono   orgogliosa   di   averlo   avuto   per   nipote.   Così

come    sono   fiera   di   mio   fratello,   della   sua   compostezza   elegante,   dimostrata   nel   momento   più   terribile

della   sua   vita :   quello   della   perdita   di   un   figlio .

 

Così   mi   disse   un   pomeriggio   al   telefono,   mentre   era   in   ospedale   con   Riccardo.   Lo   avevo   appena

cercato   di   consolare

 

  Grazie    Isabella,   ma   il   motto   degli   Scotti   è   ”   la   forza   è   nella   potenza.    Bisogna   essere   capaci   di   andare   avanti   senza   disperarsi   affrontando   ogni   ostacolo  ”

 

Questo   è   mio   fratello.   Questa   la   mia   famiglia   di   cui   sono   fiera.  

Il   dopo   che   verrà   lo   affronteremo   come   potremo   ma   uniti   nell’   amore.

 

 

Grazie   a   tutti   voi   che   mi   siete   stati   vicini   col   pensiero   e   le   preghiere.   Vi   voglio   bene

 

La   vostra   Isabella

 

Il   suo   sorriso

 

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La   sua   maglia

 

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Amore   di   zia

 

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Dietro   al   nostro   cucciolo   biondino   Valeria   la   sorella,   e   a   lato   Chiara   e   Andrea,   i   miei   figli


 

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Stanotte

mi   sono   alzata

un   attimo,

e  

ho   aperto

la   finestra.

Ho   dato

un’ occhiata   fuori,

volevo

salutare   la   luna,

  mi   piace 

la   sua   compagnia.

Ma   invece   

che   vederla   da   lontano,

me   la   sono   trovata

a   due   centimetri

dal   naso.

E   stranamente

guardando   intorno

ho   avuto   l’impressione

che   ogni   cosa  

stesse   morendo.

Curvi

gli   steli   dei   fiori

sul   balcone.

Spogli

i   rami

di   tutti   gli   alberi.

L’  erba   del   prato

s’era   fatta   secca.

I   cani

assetati

cercavano   da   bere

Tremante

ho   richiuso

la   finestra.

Ho   stropicciato

gli   occhi

e   l’ ho   riaperta,

non   potevo   credere

a   quello   che  avevo   visto,

che   fosse   vero.

E   infatti,

tutto   era

al   suo   posto,

così   come

doveva   essere.

I   fiori   sorridevano

al   cielo,

gli   alberi   tutti

avevano

le   loro   verdi   foglie,

e   i   cani

bevevano   acqua

in   vecchie  fontane.

Mi   sono   allora

tranquillizzata,

e   ragionando

mi   son   detta  :

”   Vuoi   vedere

che   in   tutto    questo

c’ entra   la   luna ? ” 

Sapete,

a   volte

la   signora   del   tempo

e   del   destino,

è   bizzarra,

fa   i   dispetti,

e   allora   scende   dal   cielo,

si   avvicina   sempre   più

alla   terra,

e   tutti   impazziscono.

Per   fortuna

non   lo   fa   spesso, 

dopo   poco

riprende

il   suo   posto   lassù,

tra   le   stelle.

Anche   in   questo   caso

ha   fatto  

la    burlona,

ma

ora   brilla

di   nuovo   lontana

dal   mio   naso. 

Ha   ripreso   

il   suo   posto,

mi   par   quasi  

che   sorrida…

meglio   lassù

che   troppo   vicino

alla   terra.

 

Isabella   Scotti   gennaio   2020

testo  :   copyright  legge   22   aprile   1941   n°   633

 

 

 

 

 

 


Eccomi   finalmente.

Sono   arrivato.

Ma

fatemi   sgranare

un   pò

gli   occhi,

e   lasciate

ch’io   inarchi

un   sopracciglio…

possibile

non   ci   sia   nessuno

ad   accogliermi?

Speravo

che   i   nonni  ,

che   la   mia   sorellina,

che   gli   zii

fossero   qui,

che   mi

facessero   festa.

Solo   la   mamma

a   farmi

tante   coccole…

Che   strano

non   sentire

voci   gioiose

attorno   a   me.

Le   uniche

che   ho   sentito,

son   state   quelle

delle   infermiere ,

che   mi   hanno

aiutato

a   venire

al   mondo.

Parlavano

di   una   cosa

strana,

incomprensibile   :

di   un   certo

”  coronavirus  ”.

Non   gli   ho   dato

peso,

ma   vuoi   vedere

che   è   colpa   sua

se   qui

non   c’è   nessuno

che   sorrida

nel   guardarmi  ?

Ok,

non   importa,

io   sono

un   guerriero,

un   vichingo.

Non   vedete

i   miei   capelli   ?

Sono   rossi,

lunghi ,

sono   indice

della   mia   forza.

Mi   riprenderò

la   scena,

e   quando   tutto

ricomincerà

io   ci   sarò.

Guardatemi

non   ho   forse

grinta  ?

 

Isabella   Scotti   30   marzo   2020

testo   :   legge   copyright   22   aprile   1941   n°   633

 

 

Il   nostro   torello   Marco   :   3   kg   830   lungo   51   cm

Lo   possiamo   solo   vedere   così,   in   foto.   Ma   lui   ci   aspetta,   lo   avete   sentito   no   ?

Finirà   tutto   e   lo   terremo   stretto   tra   le   braccia.

Parola   dei   nonni   Isabella   e   Luciano

 

 


Nulla   in   eterno   dura

Donna con il parasole rivolta verso sinistra di Claude Monet

 

it.wikipedia.org    Donna   col   parasole   –   Monet

 

Mi   venne  incontro

un   dì  

di    maggio.

Fu   subito

per   me,

palpito   d’  amor ,

e   più   da   lui

  io   non  distolsi

il    guardo.

Mi    piacquero

i   suoi  occhi  

ed   il   sorriso,

in   lui   vedea  

beltà   e   amor.

Ma   nulla   ahimè

in   eterno  dura.

E   qui  

son’ora

sola,

a   pianger

e   rimembrar,

così   come   ancor

aspettar  

da   lui ,

  sorrisi  

e  guardo.

Ed   a  sperar

che  avanzi,

incontro  a  me ,

in  un  nuovo  

dì   di   maggio.

 

Isabella   Scotti   2014

testo   :   copyright   legge  22   aprile   1941   n°   633

 

Nei   mesi   oscuri…  

 

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Nei   mesi   oscuri

la   mia   vita

  scintillava

solo   quando

mi   aggrappavo

  ad   un   pensiero  :

poter   venire

a   trovarti

ancora

e   dire

 ”  ciao   mamma

dove  andiamo   oggi

a   far   danno  ? ”

Tutti   i   giorni

sentivo   parlar

di   morte,

e   non   c’era

 luce

in   fondo

al   tunnel.

Erano

  mesi   oscuri,

di   paura,

d ‘ insicurezza.

Eravamo   lontane

ma   vicine

col   cuore.

Poi   un   giorno

vidi

  dalla   finestra,

posarsi

sul   ramo

di   quell’ albero,

uno   strano

passerotto,

tutto   colorato.

Assomigliava

quasi

ad   un   arcobaleno.

Quella   visione

mi   aiutò

a   riconoscere

alla   fine

  del   tunnel

un   po’  

di   luce.

Sì  ,

dopo

   tanta   attesa

ci   saremmo  

riviste

e   abbracciate.

Finiti

i   mesi   oscuri

della   preoccupazione,

stavano

per   tornare

ne   ero   sicura,

quelli

della   serenità

e   della   gioia.

 

Isabella   Scotti   marzo  2020

testo   :   copyright   legge   22   aprile  1941   n°   633

Citazione   in   neretto   dalla   poesia   ”  Sfere   di   fuoco  ”   di   Tomas   Transtromer

 

Carissimi   mi   piacerebbe   potervi   tutti   abbracciare   e   di   voi   aver   notizie.    Come   state?   Sappiate   che   vi   penso

tutti   spesso.   Questa   prigione   forzata   ci   aiutera’   a   sconfiggere   la   ”  bestia”,   siatene   certi.   Torneremo

gradualmente,   anche   se   non   a   breve,   a   sorridere.   Lo   dobbiamo   per   i   nostri   figli   e   per   i   nostri   nipoti.

Lasceremo   loro   un   mondo   migliore,   ne   sono   certa.   Il   pc   è   ormai   sequestrato   per   lavoro.   Saltuariamente,

se   potrò   la   sera,   qualche   volta,   verrò   a   trovarvi.   Sappiate   che   vi   ho   nel   cuore   tutti.

Un   caro   abbraccio   e   bacioni

La   vostra   Isabella

 


Come   va   cari   amici  ?   Questi    son   giorni,   oramai   è   chiaro,   davvero   difficili   per   tutti.   E’   proprio   però ,  in   virtù   di   questa   difficoltà,   che   chi   più ,  chi   meno,   sta   vivendo,   che   vorrei   dire   due   cose.   La   prima,   vorrei   gridarla   :

STATE   A   CASA  !!!

A   TUTTI   COLORO   CHE   NON   POSSONO   FARE   A   MENO   DELLA   CORSETTA  DICO  :   ABBIATE   UN   PO’  DI   BUON   SENSO   E   RISPETTO   DELLE   REGOLE ,  E   DI   TUTTI   COLORO   CHE   GIORNO   E   NOTTE   SI   IMPEGNANO   FINO   AL   CROLLO   FISICO   PER   AIUTARE   CHI   HA   BISOGNO,   CON   TOTALE   ABNEGAZIONE.

A   CHI   CORRE   ANCHE   PER   FARE   SPESA,   QUANDO   TANTI   NEGOZI   CONSEGNANO   A   DOMICILIO,  A   CHI   PRENDE   TRENI   E   METROPOLITANE   PER   SPOSTARSI   CREANDO   INEVITABILMENTE    ASSEMBRAMENTI

DICO   :   STATE   A   CASA !!!   NE   VA   DELLA   SALUTE   NON   SOLO   VOSTRA   MA   DI   TUTTI.

 

La   seconda,   la   grido    con   tutta   la   rabbia   che  mi   porto   dentro ,  dopo   aver   letto   di   quel   ragazzo   di   25   anni    che  a   Caserta   al   mercato,   togliendosi   la    mascherina   ha  SPUTATO   sulla   frutta,    pensando  bene   di   girare   un   video   mentre   faceva   lo   stupido   dandogli   anche   un   bel   titolo   ”   INFETTIAMO  ”.   Meno   male   che   i   carabinieri   lo   hanno   subito   preso   e   denunciato.     Be’   di   fronte   a   tanta   assurda   superficialità   rimango   esterrefatta.    E’   chiaro   che   non   si   possono   tollerare   atti   simili.   Tutti   debbono   essere   responsabili,   è   finita   l’era   dei   gradassi,   degli   sciocchi   che   credono   ancora   di   poter   giocare   con   questo   coronavirus   maledetto.

Ma   non   avete   visto   a   Bergamo   la   colonna   dei   mezzi   dell’ esercito   trasportare   tutte   le   bare   dei   poveri   morti   che   nemmeno   avranno   un   funerale  ?   Qui   credetemi,   non   c’ è   l’ urgenza   di   cantare   tutti   insieme,   ma   di   PREGARE ,   anche  uniti,   tutti,   sì.

Stasera   alle   ventuno   su   TV2000   verrà   detto   il   rosario.   Preghiamo   per   una   volta   tutti   insieme,   anche   chi   non   crede.   Rimaniamo   per   un   po’   raccolti   a   pensare,   per  riprendere   coscienza   della   drammaticità   del   momento,   riflettiamo   su   tutto   questo   che   ci   è   capitato   e   cerchiamo   d’essere   più   consapevoli   della   nostra   fragilità.

Mi   piace   leggere   che   tutto   andrà   bene.   E’   un   pensiero   positivo,   ma   non   esageriamo   con   questo   ritrovarsi   ogni   sera   sui   balconi   a   cantare.   Che   non   diventi   tutto   un   gioco.   Qui   ci   sono   morti   che   non   canteranno   più.

 

Vi   lascio   dopo   questo   sfogo   una   poesia,    perché   nonostante   tutto   ogni   tanto,   anche   se   con   tristezza   ancora   voglio   scrivere.   Vi   abbraccio   virtualmente   tutti   con   tanto   affetto   mentre   auguro   a   tutti   i   papà   che   festeggiano   la   loro   festa   in   maniera   diversa   rispetto   a   tutti   gli   anni   precedenti,   di   viverla   lo   stesso   con   un   sorriso,   magari   addentando   un   pezzo   di   torta   preparato   dalla   propria   moglie   o   figlia   improvvisatasi   cuoca.   Per   tutti   i   papà   impegnati   in   ospedale   il   mio   abbraccio   riconoscente

La   vostra   Isabella

 

Cinque   parole   da   cui   partire

anelare,   foriero,   stuolo,   effimero,  vituperio 

 

CONSAPEVOLEZZA

 

So

qual’  è   il   motivo

di   questo   vituperio

che   uscir

dalle   tue   labbra

io   ascolto.

So

che   ho   errato.

Anelare

all’   effimero

quando   esso

e’   foriero

solo

di   uno   stuolo

di   vane   illusioni,

e’   certamente

uno   sbaglio  .

Molto   meglio

anelare

alla   perpetuità,

a   lasciare

qualcosa   di   noi

che   duri

nel   tempo.

Questo   avrebbe

più   senso.

Magari

il   ricordo

di   una   vita

vissuta   all’   insegna

della   consapevolezza  ,

dell’   onestà  ,

piena   d’  amore .

 

Isabella   Scotti   marzo   2020

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633