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Brilla   la   luna   tra   il   vento   d’  autunno,

nel   cielo   risplendendo   come   pena   lungamente   sofferta.

Ma  non   sarà   il   poeta   a   rivelare

le   ragioni   segrete,   il   segno   indecifrabile

di   un   cielo   liquido   di   ardente   fuoco

che  annegherebbe   le   anime,

se   sapessero   il   loro   destino   sulla   terra.

La   luna   quasi   mano

divide   ingiustamente,   come   bellezza   usa,

i   suoi   doni   sul   mondo.

Guardo   pallidi   volti.

Guardo   fattezze   amate.

Non   sarò   io   a   baciare   il   dolore   che   nei   volti   si   mostra.

Solo   la   luna   può   chiudere,   baciando,

quelle   palpebre   dolci   che   la   vita   ha   stancate.

Quelle   labbra   lucenti,   labbra   di   luna   pallida,

labbra   sorelle   per   i   tristi   uomini,

sono   un   segno   d’  amore   nella   vita   deserta,

sono   il   concavo   spazio   dove   l’  uomo   respira

e   vola   sulla   terra   ciecamente   girando.

Il   segno   dell’  amore   nei   volti   amati   a   volte

è   solo   la   bianchezza   brillante,

la   dischiusa   bianchezza   di   quei   denti   che   ridono.

Allora   si   che   in   alto   la   luna   si   fa   pallida,

si   estinguono   le   stelle

e   c’è   un’  eco   remota,   uno   splendore   ad   oriente,

vago   suono   di   soli   che   anelano   ad   irrompere.

Quale   gioia,   che   giubilo   quando   il  riso   rifulge !

Quando   un   corpo   adorato,

eretto   nel   suo   nudo,   brilla   come   la   pietra,

come   la   dura   pietra   infiammata   dai   baci.

Guarda   la   bocca.   In   alto   diurno   un   lampeggiare

attraversa   un   bel   volto,   un   cielo   dove   gli   occhi

non   sono   ombra,   ciglia,   inganni   rumorosi,

ma   la   brezza   di   un’  aria   che   percorre   il   mio   corpo

come   un’  eco   di   giunchi   che   cantano   levati

contro   le   acque   vive,   fatte   azzurre   dai   baci.

Il   puro   cuore   amato,   la   verità,   la   vita,

la   certezza   di   un   amore   irraggiante,

la   sua   luce   sui   fiumi,   il   suo   nudo   stillante,

tutto   vive,   resiste   ,   sopravvive   ed   ascende

come   brace   lucente   di   desiderio   ai   cieli.

Ormai   è   soltanto   il   nudo.   Solo   il   riso   nei   denti.

La   luce,   la   sua   gemma   folgorante :   le   labbra.

E’   l’  acqua   che   piedi   adorati   bacia,

come   occulto   mistero   bacia   la   notte   vinta.

Ah   meraviglia   lucida   di   stringer   nelle   braccia

un   odoroso   nudo,   circondato   da   boschi !

Ah   mondo   solitario   che   sotto   i   piedi   gira,

ciecamente   cercando la   sua   sorte   di   baci !

Io   so   chi   ama   e   vive,   chi   muore   e   gira   e   vola.

So   che   lune   si   estinguono,   nascono,   vivon,   piangono.

So   che   due   corpi   amano,   due   anime   si   fondono.

trad.   di    M.   Vazquez    Lopez

Vicente   Aleixandre  

poeta spagnolo (Siviglia 1898-Madrid 1984). Come gli altri scrittori appartenenti alla “Generazione del ’27”, fu sensibile alle correnti estetiche di avanguardia e per molti aspetti la sua poesia può definirsi surrealista, sebbene l’entroterra culturale su cui si modella a sua esperienza sia la grande tradizione poetica di lingua spagnola, e in particolare Góngora e Rubén Darío. Nella sua ricerca Aleixandre tenta di trascendere il piano della coscienza per far emergere le possibilità espressive dell’inconscio, che si configura in una visione del mondo quasi panteistica, in cui la metafora accosta, attraverso immagini e contrasti, aspetti diversi della natura e dell’uomo: spesso le sue metafore alternano visioni fortemente pessimistiche ad analisi più tendenti alla fiducia nel progresso. Uno dei temi ricorrenti della sua poesia è il rifiuto ostile della città e la ricerca di un paradiso che è proiezione dell’infanzia. Fra le sue opere principali sono da ricordare: Ámbito (1928), Espadas como labios (1932; Spade come labbra), Pasión de la tierra (1935; Passione della terra), La destrucción o el amor (1935; La distruzione e l’amore), Sombra del Paraíso (1944; Ombra del Paradiso), Nacimiento último (1953), Historia del corazón (1954; Storia del cuore), En un vasto dominio (1962; In un vasto dominio), Poemas de la consumación (1968; Poemi della consunzione), Sonido de la guerra (1972), Poesía superrealista (1971), Diálogos del conocimiento (1974 e 1976; Dialoghi del conoscere), opera nella quale la poesia approda nell’ambito della riflessione filosofica intorno al tema della morte. Nel 1977 è stato insignito del premio Nobel per la letteratura. Pubblicazioni postume: Epistolario (1986), a cura di J. L. Cano e Nuevos poemas varios (1987; Nuove poesie).

da   Sapere.it


 

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Ulivo,

che   sembri

piangere

per   lo   scempio

che   di   te

fa

l’  odiosa   xylella,

non   abbatterti,

non   lasciare

che   ti   uccida

ogni   giorno

di   più.

Ribellati,

ulivo

vecchio   di   secoli.

Alza   i   tuoi   rami

non   lasciare

che   diventino   secchi,

non   soccombere.

Regalaci

ancora

i   tuoi   frutti,

regalaci   ombra,

come   sempre

hai   fatto.

Il   tuo   legno,

durissimo,

non   può   cedere,

non   può   diventare

cartapesta.

Voglio   ancora

in   terra

di   Puglia,

in   campagna,

ovunque   tu   sia,

vederti   rigoglioso,

solare.

Vinci   la   tua   battaglia,

lotta   contro

la   xylella   fastidiosa.

Raddrizza

la   tua   chioma

fluente,

torna   ad   essere

la   pianta   che   eri,

che   sei   sempre   stata.

Torna   a   produrre

quell’ olio   ambrato,

di   cui   tutti   

andiamo   fieri,

resta   con   noi,

non   scomparire.

Come   potremmo

vivere   la   Pasqua

senza   il   dono

di   un   tuo   ramo,

simbolo   della   gioia,

d’  infinito   amore  ?

 

Isabella   Scotti   ottobre  2019

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Vederli   così   malati   da   vicino,    vi  assicuro   è   una   tristezza.

Ora   per   voi   la   voce   del  grande   Pablo   Neruda

Ode  all’ulivo

Accanto al frusciare
del cereale, tra le onde
del vento sull’avena,
l’ulivo
dal volume argentato,
stirpe austera,
nel suo ritorto
cuore terrestre:
le gracili
ulive
lucidate
dalle dita
che fecero
la colomba
e la chiocciola
marina:
verdi,
innumerevoli,
purissimi
picciuoli
della natura,
e lì
negli
assolati
uliveti,
dove
soltanto
cielo azzurro con cicale
e terra dura
esistono,

il prodigio,
la capsula
perfetta
dell’uliva
che riempie
il fogliame con le sue costellazioni:
più tardi
i recipienti,
il miracolo,
l’olio.
Io amo
le patrie dell’olio,
gli uliveti
di Chacabuco in Cile,
al mattino
le piume di platino
forestali
contro la rugosa
cordigliera,
ad Anacapri, là su,
nella luce tirrena,
la disperazione degli ulivi,
e nella carta d’Europa,
la Spagna,
cesta nera di olive
spolverata di fiori d’arancio
come da una ventata marina.
Olio,
recondita e suprema
condizione della pentola,
piedistallo di pernici,
chiave celeste della maionese,
delicato e saporito
sulle lattughe
e soprannaturale nell’inferno
degli arcivescovili pesciprete.
Olio,
nella nostra voce, nel
nostro coro,
con
intima
mitezza possente
tu canti:
sei lingua
castigliana:
ci sono sillabe di olio,
ci sono parole
utili e profumate
come la tua fragrante materia.
Non soltanto il vino canta,
anche l’olio canta,
vive in noi con la sua luce matura
e tra i beni della terra
io seleziono,
olio,
la tua inesauribile pace,
la tua essenza verde,
il tuo ricolmo tesoro che discende
dalle sorgenti dell’ulivo.

Pablo Neruda 

 

E   il   nostro   Giovanni   Pascoli

 

La canzone dell’ulivo

A’ piedi del vecchio maniero
che ingombrano l’edera e il rovo;
dove abita un bruno sparviero,
non altro, di vivo;

che strilla e si leva, ed a spire

poi torna, turbato nel covo,
chi sa? dall’andare e venire
d’un vecchio balivo:

a’ piedi dell’odio che, alfine,
solo è con le proprie rovine,
piantiamo l’ulivo!

II
l’ulivo che a gli uomini appresti
la bacca ch’è cibo e ch’è luce,
gremita, che alcuna ne resti
pel tordo sassello;

l’ulivo che ombreggi d’un glauco
pallore la rupe già truce,
dov’erri la pecora, e rauco
la chiami l’agnello;

l’ulivo che dia le vermene
pel figlio dell’uomo, che viene
sul mite asinello.

III
Portate il piccone; rimanga
l’aratro nell’ozio dell’aie.
Respinge il marrello e la vanga
lo sterile clivo.

Il clivo che ripido sale,
biancheggia di sassi e di ghiaie;
lo assordano l’ebbre cicale
col grido solivo.

Qui radichi e cresca! Non vuole,
per crescere, ch’aria, che sole,
che tempo, l’ulivo!

IV
Nei massi le barbe, e nel cielo
le piccole foglie d’argento!
Serbate a più gracile stelo
più soffici zolle!

Tra i massi s’avvinchia, e non cede,
se i massi non cedono, al vento.

Lì, soffre, ma cresce, né chiede
più ciò che non volle.

L’ulivo che soffre ma bea,
che ciò ch’è più duro, ciò crea
che scorre più molle.

V
Per sé, c’è chi semina i biondi
solleciti grani cui copra
la neve del verno e cui mondi
lo zefiro estivo.

Per sé, c’è chi pianta l’alloro
che presto l’ombreggi e che sopra
lui regni, al sussurro canoro
del labile rivo.

Non male. Noi mèsse pei figli,
noi, ombra pei figli de’ figli,
piantiamo l’ulivo!

VI
Voi, alberi sùbiti, date
pur ombra a chi pianta ed innesta;
voi, frutto; e le brevi fiammate
col rombo seguace!

Tu, placido e pallido ulivo,
non dare a noi nulla; ma resta!
ma cresci, sicuro e tardivo,
nel tempo che tace!

ma nutri il lumino soletto
che, dopo, ci brilli sul letto
dell’ultima pace!

L’olivo nella storia

L’intensificarsi dei traffici marittimi lungo le coste del Meridione d’Italia ad opera di fenici, greci e romani fu alla base dello sviluppo dell’olivicoltura in Puglia, la cui millenaria civiltà ha profonde radici nella presenza dell’olivo, un albero dotato di grande sobrietà e resistenza, che si adatta anche a terreni magri e superficiali.

La spremitura delle olive per ottenere olio era pratica conosciuta molti secoli prima della venuta di Cristo: le testimonianze di macine primitive sono conservate nei musei dell’isola di Creta, ad Haifa in Israele ed in Egitto. Sono innumerevoli le raffigurazioni plastiche e pittoriche che pongono al centro l’albero di olivo e le pratiche connesse con l’estrazione dell’olio e con la sua utilizzazione come medicina, come alimento, come cosmetico, come fornitore di energia e luce.

Nel museo nazionale di Taranto sono conservate tre anfore antiche ed un sarcofago di un atleta che aveva partecipato alle Panatanee di Atene ed era stato premiato con vasi riccamente ornati contenenti olio di oliva, ricavato dagli olivi piantati da Solone. Questi legiferò nel Seicento a.C. che per tutta l’Attica fosse vietato l’abbattimento degli alberi di olivo; solo in caso di estrema necessità sarebbe stato consentito l’abbattimento di non più di due piante. Ancora oggi è in vigore nel nostro paese una legge emanata nell’immediato dopoguerra per salvaguardare il patrimonio olivicolo da indiscriminati abbattimenti per farne legna da ardere.

Con l’affermarsi dell’Impero Romano, l’olio d’oliva assunse una funzione strategica nel campo del commercio e delle attività di scambio tra i diversi popoli e si intensificarono anche gli studi sulla buona coltivazione dell’olivo. Illustri uomini di cultura, quali Plinio il Vecchio, Catone, Columella, offrirono un notevole contributo di conoscenze sulla coltivazione degli olivi. Secondo Varrone, le olive debbono essere brucate (raccolte a mano) utilizzando, se è necessario, le scale; Plinio rileva i danni che si procurano alle piante dalla bacchiatura ed ordina ai raccoglitori di non scorticare l’albero. Columella descrive i diversi sistemi di estrazione dell’olio dalla drupe.

La presenza dell’olivo nel corso dell’alto Medioevo era piuttosto scarsa. Olivi isolati tra i coltivi o tra le distese pascolative interessavano soprattutto aree a diretta gestione signorile. L’olio comunque non era merce ricca e il suo commercio era condizionato anche dagli ingombranti recipienti con i quali veniva trasportato.

Con la bizantinizzazione dell’Italia meridionale si determinò un nuovo quadro colturale, ma nel frattempo vennero ripristinate anche le colture tradizionali, come l’olivo e la vite.

Ai secoli bui della caduta dell’Impero Romano seguì un periodo di rinnovamento anche per l’olivicoltura, nell’epoca dei Comuni e dei Monasteri. Il commercio dell’olio riprende ad opera dei navigatori veneziani. I porti di Brindisi, Gallipoli, Otranto e Taranto divennero meta di navi che trasportavano enormi quantità di olio; vi si installano fondachi oltre che veneziani, anche toscani, genovesi, russi, inglesi e tedeschi. Il commercio dell’olio d’oliva assunse una tale importanza che nel 1559, il viceré spagnolo Parafran De Rivera dispose la costruzione di una strada che collegasse Napoli alla Puglia, con biforcazioni per la Calabria e l’Abruzzo per consentire un trasporto più rapido dell’olio di oliva.

I primi decenni del XVII secolo segnano, anche in Terra d’Otranto, il momento culminante di quella fase di prosperità che aveva caratterizzato tutto il Cinquecento, ma registrano anche l’inizio di una lunga crisi, che diventerà poi irreversibile per tutto il Mezzogiorno. Il deterioramento delle condizioni climatiche e il lungo ciclo di basse temperature che investirono l’Europa dopo il 1600 furono le cause che determinarono la crisi dei raccolti e le eccezionali carestie. Per fortuna la crisi registrata nella metà del XVII secolo non fu di lunga durata e già verso gli anni Ottanta del Seicento si poteva registrare una forte ripresa dell’economia agricola, con l’oliveto che ancora una volta s’imponeva nel quadro generale del paesaggio agrario. Da allora la coltura dell’ulivo ha conosciuto solo periodi di espansione e le tecniche di coltivazione sono state caratterizzate da un costante progresso. Sono state le abili mani di generazioni di “potatori” e “innestatori” pugliesi a modellare la iniziale forma selvatica dell’olivo, per trasformare le zone boscose in coltivazioni ben curate e regolari, allo scopo di esaltare la funzione produttiva delle piante e nello stesso tempo contenere gli elevati costi di coltivazione e raccolta. Un lavoro duro di secoli, che s’è andato ad incorporare in un grande patrimonio naturale di incomparabile bellezza, caratteristico di ogni angolo di questa terra, tanto da suscitare sorpresa e ammirazione nel visitatore. La Puglia perderebbe ogni identità se venisse a mancare l’olivo dal suo splendido panorama.

https://www.olioterranostra.it/InfoOlio/OlivoNellaStoria.asp

 

E   ora  poteva   forse  mancare  il   grande   Van   Gogh   e   il   suo   famoso   dipinto sugli   ulivi   ?

 

Gli Ulivi - Oliveto - Olive Trees - Van Gogh

   Gli   ulivi   (   Oliveto  )   Van   Gogh   Giugno   1889

 

E   ancora   nel   cinema   :    dalla  serie   televisiva   Maria   di   Nazaret    

 

Gesù,   interpretato   da   Andreas   Pietschmann ,   prega   sul   Monte  degli   ulivi  

 

Buonanotte   cari   amici


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Il dolore è sordo, il dolore è muto.
Il dolore è sordomuto.
Sordo perché ascolta solo se stesso,
muto perché non ci sono parole
che possano parlarne.

(A. G. Pinketts)

 

 

Sordo e muto
è il dolore interiore.
Morde,
attanaglia,
come lama tagliente
infierisce,
sordo
alle urla
strazianti
del cuore,
muto
nel suo arrivare,
senza preavviso.
Come verga
che sferza,
come un pugno
violento,
sferrato
alla bocca dello stomaco,
il dolore sale,
prende alla gola,
soffoca,
pietrifica.
Poi passa,
perché
ha trovato
nel cuore
un nascondiglio.
E lì rimane,
cheto
per un po’.
Poi ecco,
che improvviso,
si fa
nuovamente
sentire.
Di colpo
nuovamente
spezza.

Isabella  Scotti

testo  :   copyright   legge   22  aprile   1941   n°   633

 

Tutto   è   compiuto.   Ricky   ci   ha   lasciato.   L’   11   agosto,   onomastico   di   Chiara,   sua   cugina,   mia   figlia.

Il    14   ci   sono   stati   i   suoi   funerali,   il   16   il   mio   compleanno.   Il   30   avrebbe   compiuto   35   anni.

Non   voglio   dire   troppe   parole,   ma   alcune   debbono   essere   dette.

I   suoi   funerali  sono   stati   e   rimarranno   una   delle   più   belle   pagine   di   Frascati.

Perché   mio   nipote   era   un   rugbista.   E   il   rugby   a   Frascati   ha   una   lunga   storia,   della   quale   mio   nipote

per   dieci   anni   ha   fatto   parte.   Oggi   il   suo   percorso   nel   rugby   è   finito.

 

Ma   mai   verrà   dimenticato.   Al   Frascati   Rugby   Club,   società   di   cui   era   socio   fondatore,   atleta,   tecnico

  e   direttore   sportivo,   rimarrà   il   ricordo   di   un   ragazzo   unico,   speciale,   dalla   grande   umanità,   leale,

  amico   sincero   di   tutti.    Grande   sportivo   in   campo,   e   poi   grande   allenatore   ed   educatore   di   piccoli

  rugbysti   in   erba.    Il   suo   sorriso   contagioso   metteva   allegria.

Ho   amato   molto   mio   nipote   e   lo   amo   tuttora.   I   suoi   funerali,   fatti   sul   suo   campo   di   rugby,   dove

tante   volte   aveva   giocato,   hanno   visto   la   partecipazione   di   migliaia   di   persone,   venute   da   tutta   Italia,

sportivi   e   non   che   hanno   avuto   modo   di   apprezzarne   le   doti   umane   e   sportive.   In   città   come   nell’

intero   panorama   rugbystico   regionale,   c’è   stato   lo   stesso,   intenso   sentimento   di   cordoglio   e   mestizia   per

la   sua   perdita.   Di   tutto   quello   che   è   stato   capace   di   seminare,   dell’  amore   che   è   cresciuto   intorno   a

lui,   della   sua   grandissima   simpatia,   io   vado   fiera.   Sono   orgogliosa   di   averlo   avuto   per   nipote.   Così

come    sono   fiera   di   mio   fratello,   della   sua   compostezza   elegante,   dimostrata   nel   momento   più   terribile

della   sua   vita :   quello   della   perdita   di   un   figlio .

 

Così   mi   disse   un   pomeriggio   al   telefono,   mentre   era   in   ospedale   con   Riccardo.   Lo   avevo   appena

cercato   di   consolare

 

  Grazie    Isabella,   ma   il   motto   degli   Scotti   è   ”   la   forza   è   nella   potenza.    Bisogna   essere   capaci   di   andare   avanti   senza   disperarsi   affrontando   ogni   ostacolo  ”

 

Questo   è   mio   fratello.   Questa   la   mia   famiglia   di   cui   sono   fiera.  

Il   dopo   che   verrà   lo   affronteremo   come   potremo   ma   uniti   nell’   amore.

 

 

Grazie   a   tutti   voi   che   mi   siete   stati   vicini   col   pensiero   e   le   preghiere.   Vi   voglio   bene

 

La   vostra   Isabella

 

Il   suo   sorriso

 

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La   sua   maglia

 

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Amore   di   zia

 

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Dietro   al   nostro   cucciolo   biondino   Valeria   la   sorella,   e   a   lato   Chiara   e   Andrea,   i   miei   figli


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ORME

 

Le   tue   orme…

mai   onda   alcuna

potrà   cancellarle.

Saranno  

 il   mio   faro,

unico   punto   di   riferimento,

quando   verrò

a   cercarti.

E   vedrai,

non   mi   perderò,

anche   se

dovessi   lottare

contro

venti   sfavorevoli.

Testarda

non   ascolterò

chi   mi   vorrà

consigliare

di   lasciar   perdere.

Andrò   avanti

fino   a   quando

sarà   quiete.

Fino   a   quando

saprò

d’  esser   giunta

alla   mia   meta.

Tu   sarai   lì,

lo   so,

ad   attendermi.

Non   ci   saranno

più   impedimenti.

Ti   amerò

alla   follia,

totalmente,

incondizionatamente.

 

Isabella   Scotti  agosto   2019

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

 

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PIOVE   E   LACRIME   SCENDONO…

 

Com’ è  tardi

stasera.

Guardo   fuori,

il   buio

ha   ormai

inghiottito

ogni   cosa.

Anche   me.

Un   buio

che   annienta

ogni   forma,

dove   tutto

par  sciogliersi

come   neve

esposta   al   calore.

Lontano

i   tuoni

annunciano

temporale.

Quando  anche   qui

cadranno

le   prime   gocce,

le   mie   lacrime

si   mescoleranno

ad   esse,

scendendo   copiose

ad   inondare

il   mio   volto,

senza   freno   alcuno.

E’   la   tua   assenza,

sofferenza,

atroce   ferita

che   sanguina.

Voglio   illudermi

che   tornerai.

Lascio   la   porta

aperta

stasera.

Sono   qui,

ho   bisogno   di   te.

 

Isabella   Scotti   agosto   2019

testo   :   copyright   legge   22    aprile   1941   n°   633

 

ATTENTO…

 

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Khalil    Gibran   ”   Segui   l’ amore  ”

 

Posso   darti

un   consiglio  ?

”   Segui   l’amore  ”.

Segui   la   sua   scia,

non   confonderti,

non   sbagliare   strada,

come   tante   volte

hai   fatto.

Guarda  :

il   sentiero   giusto

è   davanti   a  te.

Non   è   difficile

iniziarlo :

non   è   scosceso,

non   è

pieno   di   sassi .

Al   contrario

è   piano,

senza   buche   improvvise,

diritto,

senza   ostacoli ,

solo   morbide   foglie

da   calpestare.

Percorrilo

fiducioso.

Segui   l’amore,

dammi   retta.

Quando   l’avrai   trovato,

avrai   trovato  me.

 

Isabella   Scotti   settembre   2019

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

UN   PO’   QUI   UN   PO’   LA’

 

“Non sempre le nuvole offuscano il cielo: a volte lo illuminano”

Elsa Morante – La Storia

 

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Ci   sono

nuvole   e   nuvole.

Ci   sono   quelle

gonfie,   scure

nere   come   la   notte,

che   rattristano

il   cuore,

che   fanno   sì

che   l’anima   pianga

di   solitudine.

Poi   ci   sono   quelle

che   appaiono

in   un   cielo , 

talmente   blu,

che   più    limpido  

non   potrebbe   essere.

Così  lassù ,  

tutto   risplende

di   quel   bianco

luminoso   e

le   nuvole,

   ciuffi   d’ ovatta

dalle   forme   più   strane,

si   sparpagliano   allegre

un   po’   qui ,

un   po’   là ,

e   in   un   certo

qual   modo

sembran   pronte   ad

illuminare   il   cielo.

Ma   è   un   errore,

perché   non   sono   loro   

a   far   risplendere

la   volta   celeste

ma   un’  altra   luce,

intensa,   accecante…

La   luce

di   una   stella   particolare :

il   sole .

Ed   è   subito   meraviglia.

 

Isabella   Scotti   maggio   2019

testo  :   copyright   legge  22   aprile   1941   n°   633

Ispirata   dai   versi   della   Morante

 

 

Ed   ora   qualche   foto   alla   rinfusa   della   mia   estate,   in   attesa   di   qualcosa   di   più   strutturato.

 

 

Giornata   con   un   sole   pazzesco.   Si   vede   no  ?   Questo   è   il   lago   di   Sainte –  Croix.   Un   lago   artificiale   dalle   acque,   limpide,   cristalline,   creato   negli   anni   70 ‘   a   seguito   della   costruzione   di   uno   sbarramento   del   fiume   Verdon,   in  Alta   Provenza.   Si   arriva   qui   dopo   aver   percorso   le   famose   gole   del   Verdon,   che   spaccando   la   terra   per   circa   25   metri,   provocando   il   sorgere   di   picchi   alti   circa   700   metri,   costituiscono   un   vero   e   proprio   Canyon   europeo .

 

Questa   foto  e   le   altre   qui   sotto   sono tutte   opera   mia

Suggestive   tutte   queste   barche   vero?   Molte   scendono   dalle   gole   e   s’  incontrano   con   quelle   che  stazionano   sul   lago.   Uno   spettacolo   unico.

 

Le   mie   Seychelles…   ma   no   è   sempre   il   lago

 

Qui   uno   scorcio   di   campagna   francese

Il  fiume   Verdon

 

 

Per   ora   mi   fermo   qui.   Un   caro   saluto   a   tutti   voi.   La   vostra   Isabella

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Cari   amici   oggi   vi   voglio   fare   un   regalo.   Si   tratta   di   un   video   che   a   sua   volta   è   stato   un   regalo   fatto   a   me,   dalla   cara   amica   Marzia   che   molti   di   voi   conoscono,   e   il   cui   sito   è   questo  :   marzia.wordpress.com

Un   video   costruito   su   di   un   mio   piccolo   racconto   che   spero   gradirete   leggere   e  ” guardare ”. Ringrazio   con   tutto   il   cuore   Marzia   per   questo   cadeau   bellissimo.   Le   mando   un   grande   abbraccio   ed   un   sorriso.

Auguro   a   tutti   voi   di   passare   una   splendida   giornata.    A   presto

 

 

Ci   fu   un  tempo   in   cui   la   notte    pensò   a   quanto   sarebbe   stata   diversa   con   la   luna   accanto.   Non   avrebbe   fatto   più   paura,   il   buio   sarebbe   stato   illuminato   dal   suo   lieve   pallore  ,  sia   piena   che   mezza   non   avrebbe   fatto   differenza.   Anzi   il   suo   brillare   nel   cielo   infinito   tutte   le   sere,    avrebbe   resa   la   notte   romantica,   giusta   per   tutti   gli   innamorati.   La   notte,   piena   d’amore ,   decise   così   di   farsi   avanti   e   dichiararsi.   La   luna   l’ ascoltò   a   lungo   parlare,  e   fu   talmente   presa   da   quel   buio,   che   subito   decise   per   un   sì.   S’  incontrarono   tutte   le   sere   la   notte   e   la   luna.   E    quando   decisero   che   avrebbero   dovuto   unirsi   per   sempre,   la   luna   scelse   il   suo   abito   da   sposa,   splendente   di   stelle  .   Fu   un   matrimonio   perfetto.   Da   allora,   si   perpetua   un   incontro   d’amore   che   sa   di  mistero.   Ogni   volta   che   la   notte   avvolge   in   un   tenero   abbraccio   la   luna,   lei   felice   e   radiosa,   brilla   nel   cielo   infinito,   irradiando   di    bianca   luce   la   terra,   e   facendo   compagnia   a   tutti   gli   amanti,   regala   loro   atmosfere   di   dolce   languore.

 

Isabella  Scotti   agosto   2019

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

 

 


Cari   amici   vi   regalo   nell’ attesa   di   volare   in   Veneto,   qualche   poesia.   Baci   a   tutti   e   buona   primavera.

Ops ,   mi   sono   confusa,   è   ancora   inverno.

 

TRA  I   FIORI   DI   MAGGIO

 

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lemiepiante.it

Nei   giardini
di   maggio
mi   perdo
tra   fiori,
che   si   svegliano
piano
al   sorriso
del   sole,
lasciandomi
dal   loro   profumo
inebriare.
E’  
nei   giardini
di   maggio,
che   vedo  
fiorire
le   rose.
Ma   come   mi   son   cari
i   fiori   di   ginestra
che   s’ aprono   lucenti
come   vena   d’oro,
quasi   gemme   di   luce.
Amo
sostare   pensierosa
nei   giardini
di   maggio,
perdermi
per   poi   ritrovarmi.

Isabella   Scotti   maggio   2019

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

 

NON   MI   PIACE   LEGGERE   LETTERE

 

“Quasi non oso leggere le lettere,
posso leggerle soltanto a intervalli,
non resisto al dolore della lettura”

Franz  Kafka

 

Sì,
in   effetti
esse
sono   qualcosa
di   molto   strano.
Si   scrivono
parole
senza   poter
guardarsi
in   volto.
Siamo   lontani,
io   che   scrivo,
tu   che   ricevi
ciò   che   ti   invio.
Parole   che
scritte
possono  
anche   perdersi ,
non   solo
per   quanta   strada
a   volte  
si   trovano   a   fare,
per   giungere   a   destinazione.
Ma   anche
perdere   di   significato,
al   contrario
di   quelle   dette,
che   si   possono   spiegare,
a   lungo   discutere .
Ecco   perchè
“quasi   non   oso   leggere   le   lettere,
posso leggerle soltanto a intervalli,

non resisto al dolore della lettura”.
Ecco   perchè
preferisco   aspettare,
piuttosto   che   una   lettera
con   parole
che   mi   metterebbero
in   ansia,
ne   sono   sicura,
semplicemente
il   tuo   ritorno.
E   sperare   che
tu   mi   stia   pensando
con   la   stessa   intensità
con   la   quale
io   ti   penso.
Non   voglio   leggere
su   di   un   foglio
”   ti   amo ”
te   lo   voglio   sentir   dire.
   Solo   questo   conta
per   me.
Ti   aspetto.
Tutto   qui. 

Isabella  Scotti   maggio   2019

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Ispirata   dall’incipit   in   neretto   di   Kafka

 

RICORDI   D’  ESTATE

 

Ricordi

quando   con   la   bici

si   andava

spensierati

su   strade   sterrate,

facendo   a   gara

per   arrivare   primi

al   fienile?

Erano   i   tempi

in   cui   noi,

tanti   cugini,

ci   si   rincontrava

d’estate.

Eravamo   sempre  

felici   quei   giorni,

ci   sentivamo

liberi.

Il   fienile

era   la   nostra

tappa   finale,

e   il   nostro   rifugio

dove   attendere

la   fine   della   pioggia.

Ancora   è   lì   sai  ?

L’ ho   rivisto   da   poco

e   mi   ha    fatto

commuovere.

Sì,   ho   versato  

una   lacrimuccia,

quando   guardandolo

ho   rivisto   noi  

tutti   insieme.

Come   fugge   via

il   tempo,

portandosi   via

anche   chi

sarebbe   bello,

fosse   ancora   qui.

 

Isabella   Scotti   maggio   2019

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Grazie    Simona

 

INUTILMENTE

 

buttati come l’edera a nascondere un pozzo,
quando tutti sapevamo di che pozzo si trattava?”
Cesare   Pavese

Parole,
troppe,
inconcludenti.
Buttate   lì,
come   l’edera
a   coprire   un   pozzo.
Che   delusione
questo   vuoto
tra   noi.
Eppure,  
pur   sapendo,
abbiamo   cercato  
parole
che   riempissero  
quel   vuoto.
Dialoghi   ripetuti,
fino   alla   nausea
cercando   un   contatto.
Che   sciocchezza
crederci .
Quanta   ambiguità
nel   nostro   
nonrapporto .

Isabella   Scotti   maggio   2019

testo   .   Copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Ispirata   ai   versi   di   Pavese

 

 

TRISTEMENTE

 

scatto   di   Andrea

Tristemente
lascia   piano  
che   cadano
i   suoi   petali.
Si   è   accorto
con   rammarico ,
che   ancora  
non   soffia ,
col   suo   tiepido   alito,
   Primavera .

Isabella   Scotti   maggio   2019

testo   :    copyright     legge   22   aprile   1941    n°   633

 

NESSUN   ALTRO

 

”   La malinconia
culla con dolci canti
il mio cuore in oblìo  ”

Paul Verlaine

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panoramio.com

Il   mio   cuore   è   in   oblio.
Ti   ha   dimenticato.
Ha   dimenticato
molte   cose
del   nostro   amore.
Più   non   vuole
ricordare.
E’   rimasta
solo
una   dolce  
malinconia
ad   allietare
le   mie   sere.
E’   quasi   un   canto,
una   melodia
   sussurrata
dalla   quale
mi   faccio   cullare,
quando   fuori
le   fronde
son   sferzate  
dal   vento,
quando   le   gocce
di   pioggia
battono   i   vetri.
Quando   il   freddo
mi   fa   tremare.
Solo   lei
è   rimasta
a   farmi   compagnia.
Nessun   altro.

Isabella    Scotti    maggio   2019

testo  :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

Ispirata   dai   versi   di   Paul   Verlaine


Carissimi,   finite ,   sono   le   vacanze.   Visto   che   ho   un   mare   di   cose   da   fare,   per   non   farvi   rimanere   troppo   in   attesa   del   mio   resoconto   a   riguardo,   che   arriverà   appena   potrò   scrivere,   voglio   lasciarvi   lo   stesso   qualcosa.   Poesie   come   sempre ,   tanto   per   ricordarvi   di   me.   Vi   lascio   anche   però   un   grande   abbraccio   e   se   riuscirò   a   trovare   un   po’   di   tempo,   risponderò   a   chi   ha   lasciato   traccia   del   suo   passaggio   qui.   Auguro   a   tutti   una   buona   lettura   per   chi   vorrà   leggere   e   commentare.   Grazie.   La   vostra   Isabella

 

ORRORE   E   MORTE

 

Fumo   acre.
Puzzo   di   morte.
Sangue,
ancora   innocente
   bagna,
allargandosi
a   dismisura,
il   suolo   benedetto.  
Qualcuno
miracolosamente   salvo,
seppur   ferito,
cerca,
sconvolto,
tra   i   corpi
dilaniati
i   propri
  figli,
altri
le   mogli,
i   mariti,
i   fratelli,
gli   amici,
e   non   sa   darsi   pace.
C’è   
in   tutto   questo
orrore
un   ripetere
ossessioni,
una   follia   di   base
incomprensibile.
Sogni   infranti,
preghiere
messe   a   tacere
per   sempre.
Resta  
il   pianto   irrefrenabile
assieme
ad   una   sola   domanda :
perché  ?

Isabella   Scotti   aprile   2019

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Dedicato   alle   povere   vittime   cristiane   fatte   saltare   in   aria   nello   Sri   Lanka

 

AD   UN   TRATTO

 

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Mi   farò   analizzare
per   capire
il   perchè
di   questo   amore.
E’   arrivato
e   non   lo   aspettavo.
Come   uno   tzunami
ha   coperto
ogni   lembo
del   mio   cuore.
E   ora   per   me
è   una   tempesta
anche   la   tua   dolcezza .
Che   strano  
questo   sentimento…
è   arrivato
ed   io,
che   non   volevo   vivere
storia   alcuna,
mi   sono   vista
all’improvviso
cedere
alle   sue   voglie.
Oh   amore,
grande,
dolce,
irripetibile. 

Isabella  Scotti   aprile   2019

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Incipit   in   neretto  –   Eugenio   Montale   –   Ossi   di   seppia

 

 

Non sono geloso, sono solo”

 

Henry   Miller   a   Anais   Nin

 

Dove   sei  ?
Dove   sei   finita?
Mi   manchi
da   morire.
Tu   sai
che   senza   te
potrei   morire.
E’   assurdo
ma   è   così.
Ho   sperimentato
con   te
l’   inesprimibile.
E   la   tua   mancanza
è   ora  per   me
dannazione.
Mai   vorrei
pensarti  
con   un   altro.
Ma   bada,
non   sono   geloso,
sono   solo,
disperatamente
solo.

Isabella   Scotti   aprile   2019

testo  :  copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Immaginando   Miller   solo   con   i   suoi   pensieri ,  rivolti   ad   Anais

 

Un   giorno,

quando   avrò

valicato

quella   sponda,

avrò   modo

di   sostare   un   po’,

finalmente ,

lassù,

su   quelle   vette,

dove   le   mie   gambe,

   in   vita,

non     sanno

arrivare.

So   che

sarà   bellissimo,

io

  confusa

con   l’infinito.

 

Isabella   Scotti   marzo  2019

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Grazie   a   Simona   Scola

 

 


margherita-e-prato.jpg (366×205)

Nuovo  TAG  amici.  Che  fare ?  Nulla  o  dire  qualcosa  a  riguardo?  Troppo  bello  questo  tag  ideato  da  Carla  (  https://ladimoradelpensiero.wordpress.com)  e  troppo  bello  essere  stata  taggata  dal  caro  amico  Piero ( fotogrammi e pentagrammi.wordpress.com )  per  rimanere  in  silenzio.

Le  regole  sono  sempre  le  stesse

1)  ringraziare  chi  l’ha  ideato :   grazie  Carla

2) ringraziare  chi  mi  ha  taggata  :  grazie  Piero

3)  nominare 10  blogger   (  voi  sapete  che  non  lo  farò )

4)  mettere  il  logo

5 )  esporre  il  proprio  ABC

Già  nel  titolo  mi  sono  un  pò  sbilanciata.

Ora  vi  dirò  qualcosa  in  più  con  un  acrostico  che  racchiude  il  mio  modo  d’interpretare  la  felicità.  Anche  se  debbo  puntualizzare  il  fatto  che  difficilmente  si  può  essere  felici  appieno,  quanto  più   raggiungere  uno  stato  sereno  di appagamento.  Questo  logicamente  è  come  la  vedo  io.

ARMONIA

Tutto  ciò  che   messo   insieme   mi  fa  star  bene.   L’armonia  del  creato  ad  esempio  procura  in  me  una  beatitudine  straordinaria.  Così  come  la  danza,  la  musica  classica  o  un’opera  d’arte  che racchiuda  in  sè  quel  mistero  irraggiungibile  che  la  rende  tale  ma  che  pur  tuttavia  raggiunge  il  cuore.

BERE  LA  VITA

Ecco,  qui  è  il  mio  punto  fermo.  Giorno  dopo  giorno,  fino  in  fondo,  vivere  apprezzando  sia  nel  bene  che  nel  male  ogni  pezzetto,  come  parte  di  un  puzzle,  della  vita.  Andare  avanti,  sempre , guardare  al  passato  teneramente,  sorridendogli  ma  proiettati  verso  il  futuro,  vivendo  il  presente  con  un  sorriso.  Quando  il  dolore  arriva,  perchè  arriva,  è  bene  non  soffermarsi  troppo  su  di  esso  perchè  superarlo  è  l’unico  modo  di  liberarsene. La  vita  va  avanti  imperterrita  e  noi  dobbiamo  accompagnarla  con  coraggio ,  dignità  e  forza.  Vivere  così  è  bere  la  vita  fino  all’ultimo  goccio.

CUORE

Come  fare  a   pensare  e  vivere  senza  usare  il  cuore.  Amare  con  tutto  il  cuore.  Fare  tutto  con  il  cuore.  Ascoltarne  i  battiti,  le  vibrazioni,  i  palpiti.  Il  nostro  cuore  ci  parla  e  ascoltarlo  è  l’unico  modo  per  trovare  quella  serenità  che  andiamo  tutti  cercando.

Questo  il  mio  ABC.  Ed  ora  l’acrostico.

F  elicità  è  bere  la  vita  fino  all’ultimo  goccio

E   realizzare  i  propri  sogni

L  iberi,  senza  costrizioni,  è

I  mmergersi  nella  natura

C  on  lo  sguardo  puro  di  un  bambino. E’

I  incontrare  la  persona  giusta  con  la  quale  condividere

T utto

A  mare  incondizionatamente,  sempre,  perchè  solo  l’amore  rende  liberi

Isabella  Scotti

Vi  voglio  bene.   Un  abbraccio  a  tutti  . Isabella


Sai,  inconsciamente

era  te

che  aspettavo.

Da  tempo  cercavo

qualcuno

che  volesse  con  me,

condividere  tutto.

Ora,

coscientemente,

so  che  sei  tu

quel  qualcuno.

Ricordo  ancora

il  nostro  

primo  incontro,

in  casa  d’amici,

e  ricordo ancora

quando 

i  miei  occhi

all’improvviso

hanno  visto

i  tuoi .

Incrociare  

il  tuo  sguardo

e  capire

in  un  attimo

che  il  mio  cercare

era  finito.

Sentire

un   tuffo  al  cuore,

avvertire

un   tremore, 

vivere

una   sensazione

di  totale  abbandono…   

Anche  ora,

 quando  ti  vedo

vivo

le   stesse  emozioni.

Sai,

dicono

che  tutto  ciò

si  chiami

”Amore”.

 

Isabella  Scotti

Romeo_and_Juliet_(1968_film)[1]  foto  da  wikipendia

Romeo e Giulietta  ( 1968)  regia  di  Franco  Zeffirelli

 


PRIMO  ACROSTICO

F   orse  è  amore.  Del

R   esto  ogni  volta  che  lo  vedo

E

M   i  sorride

I   o

T   remo

O   h,  sarà   lui  quello  che  cercavo?

SECONDO  ACROSTICO

P   rendimi  ora.

A   ccelera  il  battito,  il  cuore.

S   enza  di  te  son  nulla.

S   tringimi  forte  ch’

I   o  quasi  non  respiri  ma  che

O   gni  parte  di  me  vibri.

N   on  ricorderò  allora  più  chi  sono , perchè

E   stasi  pura,  vivrò.

TERZO  ACROSTICO

I   mpossibile

N   egare  quando

G   ià  tutto  è  

A   ssolutamente  chiaro.

N    on  sei  più  mio

N   on  ti  voglio  più

O   dio , il  solo  guardarti.

Isabella  Scotti

Ragazzi  ma  non  è  sempre  così,  almeno  nella  conclusione  che  potrebbe  invece  essere…

QUARTO  ACROSTICO  (  AGGIUNTA )

P   er   sincerità  debbo  dire  che

E’   amore.

R    isento  spesso  quel  fremito,  come  un  battito  d’ali  improvviso.

S   o  che  anche  lui  lo  avverte.

E   così

M   entre  lo  guardo  ho  la  certezza  che

P   otremo

R   estare  per  tutta  la  vita  

E   ternamente  uniti,  serenamente  insieme.

 

Isabella  Scotti   2015

testo : copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Un caro saluto a chi passerà di qui.