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Pasqua, festa dei macigni rotolati – don Tonino Bello


Vorrei che potessimo liberarci dai macigni che ci opprimono, ogni giorno: Pasqua è la festa dei macigni rotolati. E’ la festa del terremoto.
La mattina di Pasqua le donne, giunte nell’orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.
Ognuno di noi ha il suo macigno. Una pietra enorme messa all’imboccatura dell’anima che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo; che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l’altro.
E’ il macigno della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione del peccato.
Siamo tombe alienate. Ognuno con il suo sigillo di morte.
Pasqua allora, sia per tutti il rotolare del macigno, la fine degli incubi, l’inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi e se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro, si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto, si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la resurrezione di Cristo.

(Tonino Bello)

Fonte : Pietre di Scarto di don Tonino Bello

nell’immagine:

“Sante Donne nel sepolcro”-  Beato Angelico
Museo di San Marco, Firenze

(Quando, la mattina della domenica, Maddalena, Maria Cleofe e Salomè,  arrivarono al sepolcro, il corpo del Signore non c’era più!)

Auguro a tutti voi amici carissimi una serena e lieta giornata di Pasqua. Che Il Cristo risorto ci salvi dalla guerra e ci regali quella pace a cui tutti aspiriamo

La vostra amica Isabella


Rembrandt – Cristo sulla Croce

Cristo muore crocifisso

Il tremendo mistero del venerdì santo, del momento cioè in cui Gesù muore, è tale da farci temere di incrinarlo pronunciando parole proprio quando la Parola tace.
Possiamo però lasciarci guidare dai testi biblici che vengono letti nella liturgia della Passione.

– I primi due brani sono tratti dal profeta Isaia:
«Il Signore mi ha dato una lingua da iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola», cioè una lingua propria di chi ascolta cose sconosciute per poterle manifestare ad altri. «Il Signore mi ha aperto l’orecchio e io non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso» (50, 4-7).
Isaia sta parlando di un personaggio misterioso, il Servo di JHWH, che accetta dolori e persecuzioni fidandosi di Dio. Di un Servo che prefigura in sé i segni e le vicende della Passione di Gesù. E continua:

«Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori, che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia. Era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori, e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti» (Isaia 53, 3-5).
Queste parole, che ci colpiscono, ci sgomentano e che affermano come un messaggero respinto sia capace di salvare l’umanità intera, sono una chiave interpretativa della storia di Gesù e raggiungono il loro massimo di intensità nella morte di Cristo.
Esse ci aiutano a cogliere il significato del fuoco della croce, la dimensione interiore dell’evento della Passione. Gesù è il misterioso Servo del Signore che si offre, con piena e libera obbedienza, a un destino di sofferenza e di morte.
Il Cristo sofferente, di cui leggiamo nel racconto evangelico di Matteo (cfr. 27, 1-55), è colui che prega il Padre e gli si affida. Questo profondo affidamento di Gesù, che traspare da alcuni momenti e parole del vangelo, è bene illustrato dalle letture profetiche.
Il Servo sofferente che si affida al Padre non è soltanto un segno luminoso dell’amore di Dio per tutti gli uomini, bensì diventa il rappresentante degli uomini davanti a Dio. È l’uomo vero, obbediente, riconciliato con il suo Signore; l’uomo che soffre per la tragedia del peccato, che dischiude agli altri uomini il cammino del ritorno a Dio.
Ancora, il Servo di JHWH appare solidale con tutto il popolo, prende su di sé tutti i peccati, coinvolge gli uomini nello stesso cammino di amore doloroso ed espiatore.
– Del lungo racconto della passione di Gesù, tratto dal vangelo di Matteo, racconto che bisognerebbe leggere per intero e con grande attenzione, considero soltanto l’ultima parte:
«Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono… Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!”» (Matteo 27, 50-54).

Il velo che si squarcia, la terra che si scuote, le rocce che si spezzano, i sepolcri che si aprono sono il simbolo di un grande sconvolgimento cosmico e di un’immane lotta tra le forze del bene e le forze del male, tra la vita e la morte. Fin dall’inizio la storia umana è storia di peccato, è segnata dal succedersi di tanti mali personali, sociali, cosmici. A un certo punto tutto il male si condensa nella passione di Gesù. Egli è schernito, deriso, oltraggiato, percosso, flagellato perché vuole vivere l’angoscia dell’umanità, la solitudine dell’uomo, vuole sentire su di sé le violenze, le crudeltà, i soprusi, gli inganni, le maldicenze che si compiono nel mondo. Gesù vuole anzi vivere l’abbandono del Padre come il dolore più grande dell’uomo, per espiare tutti i peccati. È il suo amore per noi che lo porta al confine della desolazione umana così da riscattarla in se stesso e da ricondurre l’uomo all’ amore del Padre.
Per questo muore, arrestando per così dire la morte che diventa il trionfo dell’amore di Dio.
Cerchiamo di immedesimarci nello stato d’animo del centurione romano che, di fronte allo sconvolgimento cosmico avvenuto dopo la morte di Gesù e, soprattutto, avendo visto di persona l’atteggiamento di inermità e di mitezza con cui Gesù muore, esclama: «Davvero costui era Figlio di Dio!». È la prima professione di fede davanti alla croce; una strana professione se pensiamo che viene da parte di un uomo incaricato ufficialmente di condurre a morte il Signore.
Eppure noi stessi, come quell’antico soldato, siamo implicati nella morte e nel calvario di Gesù; noi stessi siamo protagonisti e non solo spettatori di questo evento.
E, come il centurione, sentiamo di non avere le disposizioni adatte a comprendere ciò che sta accadendo.
È probabile che all’inizio il centurione abbia preso parte quasi sbadatamente a quella serie di avvenimenti, per un ordine puramente formale che aveva ricevuto.
Certamente si sarà stupito sentendo la folla che gridava: «Vogliamo Barabba!» e avrà notato l’assurdità della scelta: da una parte, un uomo di aspetto sereno, quasi regale, che veniva condannato e, dall’ altra parte, un uomo che al centurione, pratico com’era di questa gente, appariva chiaramente per ciò che era, un malfattore e che però veniva messo in libertà.
Tutto questo l’avrà indotto a riflettere. In seguito, lungo il calvario, avrà visto i maltrattamenti che i soldati infliggevano a Gesù e probabilmente, essendo abituato a vedere tali crudeltà, non avrà capito molto. Ma forse la pazienza di Gesù avrà incominciato a penetrargli nel cuore.
Via via che la croce, portata prima da Gesù e poi da Simone, saliva verso il luogo della crocifissione, qualcosa si muoveva già nell’ animo di questo soldato testimone.
In ogni caso, ci fu un momento in cui il suo sguardo incominciò a fissarsi su Gesù in maniera nuova e sorprendente, per giungere quindi all’intuizione di una misteriosa grandezza di questo condannato.
Il suo, in fondo, è il cammino di tutti noi che contempliamo il Crocifisso, compresi coloro che non fossero pienamente partecipi della vita della Chiesa o, addirittura, venissero da sponde lontane, proprio come il centurione pagano.

Il venerdì santo è destinato a ogni uomo, a ogni persona di questo mondo e ciascuno di noi, anche se cristiano, deve rifare il cammino di contemplazione della croce, guardando negli occhi Gesù. Perché ciascuno di noi, oggi, può maturare nel cuore questa esclamazione, quasi fosse la prima volta: Tu sei, Gesù, il Figlio di Dio!
Come il centurione, guardiamo il volto di Gesù e vediamo i passanti che scuotono il capo e che non credono alla sua divinità.
Sono tanti i nostri contemporanei che vanno frettolosamente, senza fermarsi davanti a lui.
Forse hanno altri impegni, altre mete da raggiungere, e l’evento Gesù sembra marginale per loro. Per alcuni, la Settimana santa e la Pasqua sono semplicemente date del calendario, che hanno riferimento alla primavera, alle vacanze, alle feste.
Forse, persino in noi c’è qualcosa di superficiale; per un verso, ci scopriamo un poco passanti che vanno frettolosi davanti a Gesù che muore. Forse abbiamo nel cuore pensieri, desideri, impegni, preoccupazioni, che sono al di fuori della salvezza che oggi ci viene donata.
Gesù però ci invita a sostare e a guardarlo crocifisso, a fare come il centurione che non passa oltre ma si ferma a fissarlo, si pone di fronte a lui e diventa in tal modo capace di vivere quel grande venerdì santo di salvezza. L’antico soldato finisce con il comprendere anche gli eventi che accadono intorno a Gesù – le tenebre, il terremoto – come legati alla sublime maestà di colui che muore con amore e per amore.
Perché è questo amore che il centurione pagano ha colto, ben al di là dei fatti straordinari che avrebbero potuto spaventarlo soltanto.
Egli, invece, rimane inchiodato davanti al crocifisso e intuisce il mistero dell’amore di quell’uomo che va incontro alla morte come mai nessun altro uomo ha fatto.
Lo intuisce da tante piccole circostanze: il modo con cui Gesù raccoglie le offese, i brevi gesti e segni del capo verso chi gli allunga la spugna con l’aceto, la preghiera gemente e santa al Padre, il grido potente con cui, passa dalla vita alla morte.
È davvero troppo grande il mistero di amore che la persona di Gesù rivela in ogni suo palpito dalla croce, perché chiunque abbia il coraggio di sostare un momento in silenzio davanti a lui non se ne senta coinvolto nel profondo dell’essere.
Da questo punto, non conta tanto chi siamo, chi pensiamo di essere; conta ciò che guardiamo, conta il sublime mistero del Crocifisso.
Il centurione diventa un simbolo della verità del credente: avendo posto i suoi occhi su Gesù crocifisso, il resto si è offuscato, non conta più, ed egli rimane solo con colui che è salvatore di tutti.

– Il messaggio di Gesù crocifisso è molto chiaro. Dio, che avrebbe potuto annientare il male annientando tutti i malvagi, preferisce entrare in esso con la carne del suo Figlio, in Gesù, proclamando il perdono e il ritorno e subendo su di sé le conseguenze del male per redimerlo nella propria carne crocifissa. È la legge della croce, il principio secondo cui il male non viene eliminato, ma trasformato in bene sull’ esempio e per la forza della morte di Cristo. In questo modo la croce diviene la suprema legge dell’amore e chi vuol far parte del cammino di rigenerazione inaugurato da Gesù deve entrare nel male del mondo per trame il bene della fede, della speranza, della carità, dell’amore per i nemici. La legge della croce è formidabile, ha un’efficacia sovrana nel regno dello spirito ed è applicabile a tutte le vicende umane; è il mistero del regno di Dio, è il mistero del Vangelo. Non è una legge accettabile dalla semplice intelligenza umana naturale, non la si può dimostrare prescindendo da Cristo. L’intelligenza umana naturale la rifiuta, non riesce a coglierla fino a quando non si è decisa per la fede.
Tuttavia il Signore crocifisso è centro di attrazione per ogni uomo e donna che viene in questo mondo, centro di attrazione per la storia, centro di attrazione per tutte le religioni del mondo. Ogni religione trova in questa croce il suo punto di arrivo, il suo termine, la fine di un suo eventuale mandato provvisorio; perché tutto culmina nella regalità universale ed eterna di Cristo Gesù, nell’alleanza di Dio con l’umanità, per sempre.
Nel cuore del crocifisso, tutto ciò che è “no” può diventare “sì” e dal tradimento può nascere l’amicizia, dal rinnegamento il perdono, dall’ odio l’amore, dalla menzogna la verità. Questa è la forza di Gesù nella e dalla croce.

Carlo Maria Martini

dal sito https://www.chiesadelgesu.org/meditazione-venerdi-santo


Tu Signore sei venuto a portare la pace nei nostri cuori. 

Il cuore dell’uomo spesso vive in aperto conflitto. “Vedo il bene e lo approvo, poi faccio il male” diceva un grande poeta. L’apostolo Paolo parla di un conflitto interiore tra la legge dello spirito e quella della carne. Tutti gli uomini passano attraverso queste fasi di contraddizioni interne. Vogliamo il bene a tutti i costi ma spesso, inesorabilmente e quasi fatalmente, compiamo il male. La stessa lotta interiore diventa causa di lotta esteriore e i conflitti del nostro animo diventano causa di conflitti con quanti vivono con noi. Non c’è pace tra gli uomini. Dovunque ci sono guerre: odi, dispetti, rivalità, ingiustizie, critiche, maldicenze. E noi stessi o ne siamo vittime o ne siamo i promotori. Soltanto Gesù può darci la pace. Questo non è un bene esteriore ma un bene interiore. Non si ha la pace quando tacciono le armi, ma quando il cuore è in pace. Pace, è concordia, armonia, benevolenza, bontà, comprensione, solidarietà, condivisione con tutti. Quando diciamo che Gesù ha conciliato le cose del cielo con quelle della terra vogliamo dire che il divino Maestro effettivamente ha messo in noi la capacità piena di vivere sulla terra in prospettiva e in dimensione di cielo. Le guerre, le contese, le divisioni cessano col cessare dei sentimenti negativi che producono la morte nel cuore. “Solo in Dio riposa l’anima mia”, afferma il Salmista, perché soltanto lui è il mio rifugio stabile e il “suo amore per noi è forte” (Sal 117). Un vero cristiano deve diventare operatore di pace stabilendosi nella pace che è Cristo Gesù. 

Toglierò, Signore, dal mio spirito tutti i sentimenti di

conflittualità ed antipatia che mi corrodono il cuore e la mente.

Brano tratto dal libretto ” Quaresima – il cammino di conformità a Gesù Cristo” di N. Giordano

Carissimi dovevo partire per un pò di giorni ma un inconveniente ci ha trattenuti qui. Partiremo dopo Pasqua. Vi lascio questa meditazione augurando a tutti voi di vivere questi giorni nel miglior modo possibile. Io non sto molto bene. Spero con un pò di vacanze di riprendermi dal troppo stress accumulato ultimamente. Sapete che siete sempre nel mio cuore tutti. Vi abbraccio con affetto

La vostra Isabella


Amici carissimi il 23 marzo del 1922 nasceva il grande Ugo Tognazzi. Cento anni sono passati dalla sua nascita ad oggi. Come non ricordarlo anche solo per un attimo. E mi piace qui parlarne ricordando una serata speciale vissuta nel 2016 qui a Frascati, al ristorante Cacciani, col figlio Gianmarco. Una serata piacevolissima dove il figlio raccontando vari aneddoti del padre, presentò il libro ” L’ abbuffone ” , scritto da Ugo specificando ” come la cucina del padre fosse stata per lui una grande lezione di vita, un punto d’ incontro e di scontro ma soprattutto l’ ingresso in un mondo affascinante ”.

Ci raccontò di come gli piacesse circondarsi di amici, nella sua grande casa a Velletri tra i quali anche Paolo Villaggio, Monicelli e tanti altri, preparando per loro cene da lui ricettate ad arte e sottoposte ad analisi ai presenti. Sughi elaborati, verdure e pietanze che orgogliosamente portava in tavola convinto dell’ apprezzamento dei presenti. Talvolta era davvero così, altre qualcuno storceva il naso. Volete sapere allora come reagiva il grande Ugo ? Infuriato lasciava i suoi ospiti offeso ritirandosi e lasciando tutti gli ospiti attorno al grande tavolo a mangiare senza di lui. Bellissima è a tal proposito la testimonianza di Villaggio presa dal sito http://www.ugotognazzi.com/leggenda_gigetto.htm che qui riporto, raccontata ai presenti da Gianmarco.

” Ugo Tognazzi aveva fama di grande cuoco, fare la cucina era la sua salvazione, un parafulmine senza il quale sarebbe finito alla fossa dei serpenti di Colorno, il rinomato manicomio femminile che aveva ospitato la Cianciulli, la Saponificatrice, e Rina Fort, la belva di via Rivale. Era pieno di buona volontà, ma non aveva il minimo senso delle misure. Insomma, non aveva assolutamente la vocazione del cuoco. Solo una tragica voglia di farlo. Tragica perché seviziava i suoi ospiti. Gli ho visto fare fette di mortadella panata con prosciutto e scamorza e maial tonné. Gli ospiti nuovi si abbuffavano, poi scomparivano dalla circolazione per alcuni giorni; altri, per sempre. Un giorno mi ha telefonato: «Ho ucciso il maiale, faccio una cena». «Ma quale maiale? Non hai mai voluto un maiale a Velletri». «No. Difatti l’ho ucciso vicino a Faenza, con l’automobile». Era stato circondato da un gruppo di contadini inferociti con roncole e forconi. Aveva una spider, ed era tornato con il maiale morto cinturato al suo fianco. Lo aveva dovuto comperare. Conservava tutto quello che gli regalavano in un gigantesco refrigeratore a casa sua a Torvajanica. Una volta a Ferragosto nel menu ha scritto: colomba pasquale con fette di panettone natalizio alla panna acida, brodetto di fagioli con le cotiche all’osso di Gigetto. Gigetto era il maiale investito a Faenza quasi tre anni prima. La sua malattia proseguiva a passi da gigante. Aveva deciso di fare ogni venerdì la cena dei dodici apostoli. Aveva invitato dodici amici, fra i quali Benvenuti e De Bernardi, Mario Monicelli e altri. La cena si doveva chiudere con una votazione segreta. Queste le possibilità per ogni piatto: straordinario, ottimo, buono, sufficiente, cagata, grandissima cagata. Lui era rimasto durante tutta la cena sulla porta della cucina a spiare ansimando le reazioni dei commensali. Viveva un momento di tensione terribile. Alla fine è passato con un bacile d’argento. Era vestito da cuoco e leggeva il menu, e per ogni piatto diceva: «Signori, si vota!» e passava a raccogliere i biglietti. Alla fine prega Leo Benvenuti, che aveva la voce da attore, di leggere i risultati. Primo piatto: tre insufficienze, cinque cagate e quattro grandissime cagate. Secondo piatto: dodici cagate. Terzo piatto: due cagate e dieci grandissime cagate. Lui ha interrotto la votazione in silenzio, ha raccolto i biglietti e li ha chiusi in una busta. E io: «Ma che te ne fai?». «Lasciami perdere! Li porto da un grafologo». Sulla porta, quando stavamo andando via, si è accorto che Mario Monicelli aveva raccolto dei reperti della cena e gli ha domandato: «Dove li porti?». E Monicelli, feroce: «All’Istituto italiano di criminologia. Voglio sapere se si può fare qualcosa! ”

Comunque la serata fu ravvivata da varie proiezioni di Tognazzi non solo intento nella sua cucina a fare il cuoco, ma anche come attore in scene di alcuni tra i suoi film più noti. E poi ricordi della famiglia Tognazzi, foto e video amatoriali nella sua villa di Velletri. Una chicca concludere la serata con una cena a base di piatti ideati da Ugo, tra i quali la sua famosa ” carbonara ” ( sotto l’ aneddoto raccontato da Gianmarco ) nata per caso e presentata in un albergo americano che fu da tutti i presenti apprezzata tantissimo.

”   Chiamato una sera a New York per la presentazione alla stampa del film «Marcia Nuziale», Tognazzi viene invitato a cucinare. Una pasta al ragù da preparare al piano terra dell’Hotel Hilton e servire nella suite, al 48° piano, dove ad attendere la cena ci sono 350 persone. Una missione certo non facile. «Il ragù? Troppo lungo da preparare in così poco tempo — si legge nel libro —. Per esclusione arrivai alla carbonara, il sugo più vicino al gusto americano, con bacon soffritto e uova strapazzate». A cui l’attore aggiunge un po’ di panna «che gli americani ficcano ovunque ed anche un po’ di alcool». Accettata la sfida, Tognazzi comincia a cucinare la «carbonara a cronometro», calcolando meticolosamente i tempi tra cucina e suite per evitare l’irreparabile (almeno per un italiano): l’eccessiva cottura della pasta. Gli ingredienti? 4 chilogrammi di bacon, 30 kg di spaghetti, 350 uova (100 con il solo tuorlo,) 5 kg di parmigiano, 2 kg di panna, 10 bicchierini di cognac. Ribattezzata dai presenti «cherbounerau», la carbonara made in Italy ottiene un successo strepitoso. ”

Ecco il menù della serata :

MENU’
Fagottini di melanzane ed agnello abbinati a “Tapioco” (trebbiano, malvasia, bellone…)
La “Carbonara di Ugo a New York” abbinata a “Come se Fosse” (montepulciano sangiovese)
Carrè di maiale nella cotenna e insalatina di spinacina abbinati ad “Antani”
Il pandoro al cioccolato e zabajone

Tengo a precisare che Antani e Come se fosse oltre ovviamente che ricordare la famosa battuta proveniente dal film ” Amici miei ”, sono ottimi vini prodotti nella tenuta La Tognazza di Gianmarco.

Una serata indimenticabile passata in compagnia di mia madre e mio figlio.

Ed ora qualche poesia tanto per non perdere l’ abitudine

FU IL VENTO

Ricordi

il tempo

del nostro amore

quando avvinghiati

rotolavamo

sulla sabbia?

Come ridevamo

in quei giorni.

Sembrava

così facile

amarsi.

Non sapevamo

ancora

che il vento

ci avrebbe traditi

allontanando

per sempre

dalle nostre labbra

ogni dolce

parola d’ amore.

isabella Scotti marzo 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

STANOTTE

…ho sentito

piangere

il mio cuore.

Come

se già

non bastassero

le lacrime

che rigano

il mio volto.

Così ho pensato

che anche lui

sicuramente

avrà ora

qualche ruga

come me.

Perchè

quando il dolore

picchia forte

s’ invecchia

di colpo,

le rughe

compaiono

improvvise,

si cambia aspetto .

Si sembra vecchi

di cent’ anni.

Tutto

ti cade addosso.

Può

a questo punto

il cuore

non invecchiare ?

No ,

non può .

Le rughe,

solchi indelebili,

lo segneranno

come già segnano

il mio volto,

per sempre.

Isabella Scotti marzo 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Ispirata da ” il cuore non ha rughe ” di Madame de Sévigné

STAMMI VICINO

… mon amour

stasera ,

semplicemente

seduto qui

sul divano.

Mon chèri

voglio

starti accanto

teneramente,

poggiando

la testa

sulla tua spalla.

E restare così,

muti,

senza parole,

lasciando

solo che sia

la musica

dei nostri cuori

a farci compagnia ,

regalandoci

all’ unisono

la più bella melodia

d’ amore :

quella

dei nostri battiti

accelerati

che non finisce

mai

Isabella Scotti marzo 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Ispirata alla citazione di Shakespeare ” Quando le parole falliscono, parla la musica.

Buona serata a tutti amici carissimi

La vostra Isabella


Ciao papà.

Oggi è la tua festa.

Ma io non posso

festeggiarti.

Sei lontano,

a combattere

mi dicono

per una guerra

che non so

cosa voglia dire.

Non capisco

quello che sta

succedendo.

Vorrei solo averti

con me.

Regalarti

un dolce.

Ma questo

mi è ora negato.

Mi manchi tanto sai ?

Io ora sto

con la mamma.

Sto bene con lei

e siamo in tanti

ma manchi tu ,

il mio papà.

Torna presto,

ti prego,

scappa,

raggiungimi.

Voglio festeggiare

con te

qui,

al sicuro

la tua festa.

Ti aspetto.

Ciao papà

Isabella Scotti marzo 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Dedicato a tutti quei papa’ che per una guerra ingiusta vivono ora lontani dai loro figli.

Auguri anche al mio di papà, ovunque sia e a tutti i vostri . Buon weekend

La vostra Isabella

Ah scusate voglio regalarvi anche questa e poi …buonanotte a tutti

SOTTO AL SALICE

Nascosti

sotto il salice

ci davamo

il primo bacio.

Poco lontano

il fiume

scorreva lento.

Il nostro amore

cresceva piano.

Il cielo

era terso.

I profumi

del mese d’ aprile

erano nell’ aria.

Le nostre mani

strette,

intrecciate

l’ una nell’ altra.

Una dolcezza infinita

accarezzava

i nostri cuori.

Isabella Scotti marzo 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633


Lettera alle donne di Papa Giovanni Paolo II

Ecco per tutte voi che leggerete passando di qua , uno stralcio di questa lettera indirizzata a tutte le donne , datata 29 giugno 1995

”…Il punto di partenza di questo ideale dialogo non può che essere il grazie. La Chiesa – scrivevo nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem – « desidera ringraziare la santissima Trinità per il “mistero della donna”, e, per ogni donna, per ciò che costituisce l’eterna misura della sua dignità femminile, per le “grandi opere di Dio” che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei » (n. 31).

2. Il grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione delle donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell’umanità.

Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita.

Grazie a te, donna-figlia donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-consacrata, che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio, aiutando la Chiesa e l’intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani. …”

E qui una mia poesia. Ho letto carissimi amici i vostri commenti al mio precedente post. Sarà mia premura rispondere a ciascuno di voi domani. Ora mi ritiro. Auguro a tutti voi una notte serena. La vostra Isabella

IO SONO QUELLA

Io sono quella

che dà la vita.

Che sa amare

di un amore

smisurato.

Sono quella

che sa ascoltare

con pazienza,

e poi aiutare.

Sono quella

forte e coraggiosa

che mai indietreggia,

che con tenacia

non demorde.

Sono quella

che non cede,

che comprende,

che sa cos’è

il dolore

ma non si abbatte,

lo vince.

Sono quella

che sa aspettare,

che ha pazienza,

che non si

perde d’ animo.

Sappi che

sono un fiore

di rara bellezza.

Coglimi

con dolcezza

e lo scoprirai

Isabella Scotti marzo 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633


Sparano,

sparano ancora.

Sento colpi

di mortaio

e vedo

laggiù

bagliori

di fuoco

nemico.

Mi aggiro

tremante,

sperduto,

impaurito,

tra corpi

inermi,

sulla terra

insanguinata,

e volti

i cui occhi

sbarrati,

fermi

in uno sguardo

vitreo,

atterrito,

sembrano chiedere

perchè.

Sento l’ odore

acre

del sangue,

mentre il fumo

degli spari

annebbia

la vista.

Sono ancora

vivo,

ma come

quegli occhi

che nel loro

sguardo fisso,

sembrano implorare

una risposta,

anch’ io

mi domando :

Perchè ?

Perchè spargere

tanto sangue,

perchè

tanto scempio?

Sparano,

sparano ancora…

Isabella Scotti marzo 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Carissimi la vita si fa ogni giorno più complicata. Torno qui senza più spirito, un altro grande dolore ha colpito mio fratello. Si è spenta ad un anno e mezzo dalla morte di Ricky, anche mia cognata, sua madre. Che fosse già morta con lui non vi erano dubbi, ma l’ emorragia cerebrale che l’ ha colpita ci ha spiazzato pur sapendo che non stava bene. Ora mio fratello è, pur avendo accanto Valeria, l’ altra figlia e noi, sempre più solo. Non so se riuscirò a tornare qui. Non ho più tanta voglia, nè di parlare nè di scrivere, o forse si, non so. anche se per certi versi potrebbe essere uno sfogo. Anche la guerra mancava a turbare, dopo due anni di pandemia, le nostre vite. Dopo il funerale sono stata male anch’io. Un mezzo collasso con 40 di pulsazioni. Mi sto però riprendendo a poco a poco. Devo essere forte per tutti coloro che ora contano su di me. Pregate per tutti noi miei cari amici. Sapere che lo farete mi è di conforto. Un abbraccio circolare che vi comprenda tutti

dalla vostra Isabella

Eccola qui Maria, cognata e zia tanto amata

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MONICA

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I tuoi capelli

biondi

ad incorniciare

con aria

sbarazzina

il tuo bel volto.

I tuoi occhi

pronti

a brillare

quando il sorriso

comunicava

gioia

di vivere.

O quando tristi

raccontavano

dell’ incomunicabilità.

Sapevi raccontare

della donna

con ironia,

con drammaticità

interprete poliedrica

di un mondo

in continuo divenire.

La tua voce ,

unica

che mai dimenticheremo.

Isabella Scotti febbraio 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

MILVA

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Prima ti chiamarono

Pantera di Goro,

poi diventasti

per tutti

la Rossa .

Una presenza scenica

la tua ,

di formidabile

impatto visivo.

Ammaliavi

con la tua voce

potente,

sia che cantassi

in italiano

o in tedesco.

Strehler e Brecht

le tue passioni.

Indimenticabili

le tue interpretazioni

teatrali ,

e il tuo stile

e la tua classe

Isabella Scotti febbraio 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

LINA

Lina Wertmüller è morta: addio alla regista di Pasqualino Settebellezze

Spiritosa,

ironica,

simpatica,

tenace,

dalla forte personalità.

Tutto questo

in una sola donna:

Lina .

Prima donna

a prendere

l‘ Oscar

come regista.

I suoi occhiali,

estrosi,

colorati,

divertenti

oggetto

di cui era

grande collezionista,

incorniciavano

il suo volto

rendendo

la sua immagine

sempre diversa.

Una donna

non bella

ma estremamente

intelligente.

Ciò che più

conta.

Isabella Scotti febbraio 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

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Un grande Stefano Satta Flores, che qui apprezzai per la prima volta e che morì troppo presto.

Amici torno qui in questa domenica pomeriggio perchè mi sono ritagliata per miracolo un piccolo spazio, tutto per me. E torno per omaggiare tre donne che hanno segnato in modo diverso, ma indelebile, il nostro tempo. Bellezza, cultura, intelligenza. Ognuna di loro ha lasciato un segno. Ho superato il momento di grande preoccupazione per mia figlia e i miei nipotini che insieme hanno avuto il covid, fortunatamente, grazie al vaccino , non in forma grave. Rimane tuttavia l’ incubo del dopo. Soprattutto per Marco che compie due anni il 30 marzo e ovviamente non è vaccinato. Ma non voglio pensare. Mia madre è forte nonostante tutto. Speriamo che il tutto proceda bene anche per lei. Vi auguro di passare una serata domenicale lieta e distensiva. Vi abbraccio tutti

La vostra Isabella


Miei cari come vi sarete già accorti, ho diradato di molto, purtroppo , la mia presenza qui. Problemi familiari mi rubano tempo. Spero che tutto si superi, ma state tranquilli non si tratta di covid, seppure ci giri intorno. E’ la mia mamma che ha bisogno di me. Ma visto che stasera sono meno stanca di altre sere, sono tornata alla posizione ” pc ” per salutarvi lasciandovi nuovamente qualche poesia. Augurando a tutti voi un bel week end, convinta che mi perdonerete se non ce la faccio a venirvi a trovare, vi abbraccio tutti indistintamente in un abbraccio circolare

La vostra Isabella

IL NOSTRO SUSSURRO

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juzaphoto.com

Fu il tuo sorriso

gioviale

a conquistarmi.

Dopo una  delusione

d’ amore,

trovai in te

l’ antidoto  giusto

alla depressione

che mi divorava.

Ho  condiviso

la mia vita

con la tua.

Non fosti mai

straniero

per me.

Ti conobbi

fin nell’ anima

dal primo istante,

ogni più piccola

particella

del tuo cuore

era entrata

a far parte

del mio.

Ci legò

per sempre

un  sussurro

che ancora adesso

è lo stesso:

” Amore ”

Isabella Scotti dicembre 2021

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Qualche parola , in neretto, da cui partire ( parole suggerite da un gruppo di rinascimento poetico su facebook )

La foto l’ho trovata molto bella. Quasi un dialogo d’ amore sussurrato tra i due fiori

VORREI ENTRARE NELLA TUA MENTE

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fotocommunity.it

Non so

se mai

ti ritroverò.

Vorrei

che la realtà

fosse meno amara.

Sei distante,

teneramente malato

di memorie infantili

resti assorto,

lontano,

sognando la nebbia

e l’ umido delle sere d’ aprile.

Sembri abitare

un’ eremo irraggiungibile.

Se ti porgo

quella stella alpina

che hai tenuto pressata

tra le pagine

di un libro,

nessun ricordo

torna

alla tua mente.

Quel salire ripido,

per coglierla,

nulla.

E quel diamante

dal fulgore infinito

che mi regalasti ,

è per te ormai,

senza significato

alcuno.

Il tramonto

della nostra favola

d’ amore,

mi fa soffrire

indicibilmente.

Sai,

stanotte ho sognato

un angelo.

Risplendeva

di una luce

particolare.

Si avvicinava a te

regalandoti

nuova memoria.

Peccato fosse solo

un sogno,

un atroce inganno

Isabella Scotti gennaio 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Stavolta oltre le parole suggerite sempre su facebook, vi ho aggiunto anche questi versi di Esenin suggeriti come incipit dalla cara Jalesh della NC

“Teneramente malato di memorie infantili
sogno la nebbia e l’umido delle sere d’aprile.”

Sergej Esenin

GUARDAMI

invisible.jpg (610×1000)

Lo so,

non sono bella.

Ma tu

non fermarti

all’ apparenza.

Guardami

fin dentro

l’ anima.

Sposta il velo

che mi copre

e sintonizzati

sulla mia lunghezza

d’ onda.

Scoprirai

che l’ essenziale

è invisibile agli occhi.

Isabella Scotti gennaio 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

 Antoine de Saint-Exupéry, “Si vede bene solo con il cuore.
L’essenziale è invisibile agli occhi

AMORE , AMORE

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Amore, amore…

quante volte

t’ ho chiamato.

Quante volte

dalle labbra

mi è uscita

questa parola.

Amore, amore…

t’ho cercato e chiamato

inutilmente,

mai una risposta,

tanto che ora

non so

se ricoprirti di fiori

o d’ insulti.

Ma forse,

non sei mai esistito ,

t’ ho solo sognato ,

t‘ ho solo desiderato

Isabella Scotti gennaio 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

“Amore, amore, come sempre,
vorrei coprirti di fiori e d’insulti.” Vincenzo Cardarelli

Buonanotte carissimi


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Voglio ricordarlo così. Col suo sorriso stampato sulla faccia.

Un sorriso che parlava per lui raccontando della persona che era.

Un uomo mite, una persona per bene, educata e gentile.

Un grande uomo ancora prima che un serio politico.

Un uomo che credeva in quello che faceva, da prendere come esempio da tanti giovani senza ideali, senza obiettivi. Un uomo con le sue convinzioni maturate nel corso di una vita, seppur breve, spesa per gli altri e per l’ Europa.

Voglio ricordarlo così, con quel sorriso stampato sulla faccia, simbolo di una serenità interiore e profonda. Un uomo che tutti ricorderemo per i modi pacati e garbati. La gentilezza che fa di un uomo mite, mai arrogante e presuntuoso, un grande uomo

La vostra Isabella