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Amici   carissimi   potevo   non   essere   qui   per   la   festa   della   mamma ? Direi   proprio   di   no.   E   allora   per sentirci   tutti   insieme   vicini,   per   festeggiare   ciascuno   la   propria   mamma,   anche   chi   non   può   averla accanto,   perchè   in   cielo,   posto   la   mia   poesia   dedicata   ovviamente   a   mia   madre,   che   con   i   suoi   87 anni,   rallegra   ancora   con   il   suo   ottimismo   le   mie   giornate.   A   voi   tutti   auguro   di   passare   una   serena  serata  in  famiglia

 
” E’ dentro la tua grazia
che nasce la mia angoscia ”
Una grazia la tua
fatta di delicatezza
e d’ amore.
Mi chiedi
come sia possibile
allora
che ciò
generi
angoscia ?
Oh mamma,
possibile
che tu
non capisca?
Cio’ che
me la procura
e mi da’ ansia ,
è sapere,
che ineluttabile,
giungerà
prima o poi
il distacco.
Quello definitivo,
del lungo sonno.
Mi tormenta
l’ idea
di non sapere
quando,
nè come
avverrà.
E il non poter
far nulla
per trattenerti.
Per anni
abbiam vissuto
in simbiosi,
condividendo
tutto.
Complici
il tuo sorriso
e il mio .
Mai cedimenti,
presenza costante,
amore incondizionato,
generosa sempre.
Ecco
la tua grazia,
mamma.
Vorrei
i nostri cuori
vicini
per sempre,
le nostre mani
una nell’ altra,
strette.
In questo tempo
che ci ha
viste
lontano
fisicamente,
che
nessun abbraccio
c’è più stato,
la tua voce
mai tremula,
mai incrinata
dal pianto,
è stata
viva presenza
incoraggiante.
Come sarà
il mio dopo
senza te
accanto?
Roccia mai scalfita,
neppure
dal dolore
più grande,
più profondo.
Quando sarà
la tua immagine
recherò
impressa
negli occhi,
come marchio
di fuoco.
Ricordo indelebile
il tuo volto,
dolce memoria
a conforto
dei miei affanni
 
Isabella Scotti gennaio 2020
testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633
Incipit in neretto dalla poesia splendida di Pier Paolo Pasolini ” Supplica a mia madre ”
Potrebbe essere un'immagine in bianco e nero raffigurante 1 persona

Voglio anche scusarmi con voi per non aver ancora risposto ai vostri gentili commenti, ma tra problemi di salute vari che mi impediscono di stare con voi come vorrei, e una linea di casa che ci sta facendo andare ai matti ( e’ più il tempo che siamo off line invece che connessi ), non ho davvero la possibilità di stare con voi. Spero che le cose si aggiustino ma il tempo anche a mia disposizione è notevolmente diminuito. Spero che qualcosa possa andare per il verso giusto. Sono due anni che tutto sembra essersi per noi complicato a dismisura. Anche il fotografo Andrea, mio figlio, dopo un incidente in metropolitana, dove poteva andare molto peggio, ne paga comunque ancora le conseguenze. Scusatemi e vedremo in futuro come andrà. Faccio per voi quello che posso, come ora che ho pubblicato questa poesia. Sono tre ore che sto provando a scrivere questo saluto. Ho pubblicato prima senza questi mia aggiunta per vedere se il post partiva. E’ andato ma questo pezzo aggiuntivo non so quando vi arriverà. Un abbraccio a tutti

la vostra Isabella


Avrei   voluto   postare  un  articolo  che  sto  preparando,  ma   visto   che  non   sempre   ho   il  tempo   che   mi   serve,   ho   pensato   che   per   non   lasciarvi   soli   per   troppo   tempo,   forse   era   il   caso   di   regalarvi,   nell’  attesa,   qualche   poesia.   Spero   gradirete   il   mio   ardire.   Eccone   qui   qualcuna.

SEI   TU   IL   MIO   INFERNO

Maria  Luisa  Spaziani

E’

per   me

la   tua

indifferenza ,

inferno

senza   fiamme.

Brucio

in   un   fuoco

anomalo

che   non   so

domare.

Colpa

del   tuo   silenzio,

del  tuo

aver  eretto

tra  noi

un   muro,

quello

dell’ incomunicabilità.

Dov’è  finito

il   desiderio,

il   tuo   cercarmi ?

Nulla,

più   nulla.

Come   se   più

non   esistessi.

Il   guaio

è

che   ora

sono   contagiata.

Vivo

indifferente

a   tutto

e   a   tutti.

Il   mio

inferno

senza   fiamme

sei   tu.

Isabella   Scotti   maggio   2021

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Incipit   in   neretto   di   Maria   Luisa   Spaziani

DIMMI,  STAI   SOGNANDO  ?

jacques-prevert.jpg (182×275)

Ti   guardo

mentre

accanto   

a  me

ti   agiti

nel   letto…

Dimmi  ,

stai   sognando ?

E  

cosa   sogni 

che  ti  turba

così   tanto ,

da   sembrare

che   tu  stia

in   pericolo,

quasi  

annaspando

in   sabbie   mobili ?

Dimmi,

hai   forse

paura

di   questo   amore

che   ci   ha

travolti ?

Come   vorrei

svegliarti

per   conoscere

il   tuo   sogno.

Ma   forse

è   meglio

continuare

a   guardarti,

ora

che   la   luna

illumina   

il   tuo   volto,

i   tuoi   occhi

chiusi,

la   tua   bocca

solo

da   baciare.

Isabella   Scotti   aprile   2021

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Incipit  ”  Nelle   sabbie   del   letto   ti   agiti   sognando…  ”   di   Jacques   Prèvert

TORNA   A   CHIAMARMI   AMORE

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Qui

mi   piace

tornare,

sostare

e   ricordare.

Mi   siedo

su

quel   masso,

poco   lontano

dal   fiume,

e   chiudo

gli   occhi.

Vagano

i   pensieri,

e   si

affacciano

i   ricordi …

Ecco…

noi   insieme

a   godere

della   nostra

intimità,

mentre

le   nostre   bocche

si   cercano ,

mentre   solo

il   rumore

dell’ acqua ,

che   scende

a   valle ,

ci   fa   compagnia.

Le   fronde

mosse

appena

dal   vento.

Era   quello

il   nostro   Eden.

Tramontava

il   sole,

e   noi

ancora   lì,

tu   che   mi

chiamavi   amore,

io   

che   rispondevo

altrettanto.

Ora ,

tarda   a   giungere

l’ aurora.

E’   sempre

notte.

E   le   stelle

non   si   fanno

vedere.

Buio   fuori,

buio   dentro.

Chiamami   ancora

amore,

non   lasciare

che

il   nostro   tempo

passi

inutilmente.

Solo   questo

ti   dico   :

voglio   tornare

a   coprirti

di   baci,

 e   veder

ancora

sorgere

l’ aurora ,

stretta

a   te,

come   allora.

Isabella   Scotti   aprile   2021

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Incipit   in   neretto   dalla   canzone   di   Roberto   Vecchioni   ”  Chiamami   ancora  amore  ”

Vi   voglio   bene   e   vi   penso   sempre.

La   vostra   Isabella


Amici   scusate   la   lunga  assenza   ma   sono   andata   nel   pallone   con   le   nuove   impostazioni   di   wordpress.

Spero   di   aver   superato   le   criticità.   Appena   possibile   tornerò   da   voi

Un   grandissimo   abbraccio   per   contenervi   tutti.

Mi   siete   mancati

La   vostra   Isabella


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Ho lasciato
il tuo amore
nel mio cuore
a decantare,
come
un buon vino
d’ annata.
Ho potuto
così
sorseggiarlo
senza fretta,
con calma,
goccio
dopo
goccio,
gustandone
l’ aroma
e percependo
i suoi variegati
profumi,
come
nettare
divino
che
si svela
al gusto
lentamente.
Giorno
dopo
giorno
mi sono
ubriacata
di te.
E ancora
adesso
ti bevo
senza vergogna
alcuna.
Continuamente.
Isabella Scotti febbraio 2021
testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633
Carissimi   amici   e   siamo   di   nuovo   pronti   a   festeggiare   una   nuova   Pasqua   blindati.   Per   fare   in   modo   che   ciò   non   vi   pesi   troppo   vi   dedico   questa   poesia.   Leggetela   e   poi   con   un   bicchiere   di   buon   vino    in   mano ,   domenica   gustate   l’ agnello   della   Pasqua.   Oggi   invece   digiunate   che   è   Venerdì   Santo,   pensate   al   Nostro   Signore   e   al   suo   sacrificio   di   Passione.   A   voi   tutti   auguro   quattro   giorni   di   serenità   in   famiglia.   Con   tanto   affetto   e   amicizia
La   vostra   Isabella

 

Al   padre

 

Dove sull’acque viola
era Messina, tra fili spezzati
e macerie tu vai lungo binari
e scambi col tuo berretto di gallo
isolano. Il terremoto ribolle
da due giorni, è dicembre d’uragani
e mare avvelenato. Le nostre notti cadono
nei carri merci e noi bestiame infantile
contiamo sogni polverosi con i morti
sfondati dai ferri, mordendo mandorle
e mele dissecate a ghirlanda. La scienza
del dolore mise verità e lame
nei giochi dei bassopiani di malaria
gialla e terzana gonfia di fango.
La tua pazienza
triste, delicata, ci rubò la paura,
fu lezione di giorni uniti alla morte
tradita, al vilipendio dei ladroni
presi fra i rottami e giustiziati al buio
dalla fucileria degli sbarchi, un conto
di numeri bassi che tornava esatto
concentrico, un bilancio di vita futura.
Il tuo berretto di sole andava su e giù
nel poco spazio che sempre ti hanno dato.
Anche a me misurarono ogni cosa,
e ho portato il tuo nome
un po’ più in là dell’odio e dell’invidia.
Quel rosso del tuo capo era una mitria,
una corona con le ali d’aquila.
E ora nell’aquila dei tuoi novant’anni
ho voluto parlare con te, coi tuoi segnali
di partenza colorati dalla lanterna
notturna, e qui da una ruota
imperfetta del mondo,
su una piena di muri serrati,
lontano dai gelsomini d’Arabia
dove ancora tu sei, per dirti
ciò che non potevo un tempo – difficile affinità
di pensieri – per dirti, e non ci ascoltano solo
cicale del biviere, agavi lentischi,
come il campiere dice al suo padrone:
‘Baciamu li mani’. Questo, non altro.
Oscuramente forte è la vita.

 

 

Incuranti

del   vento,

protetti

da   maggiordomo

e   cameriera,

balliamo

il   nostro   tango

stretti,

sull’ umida

battigia ,

persi

nel  volo

inebriante

dell ‘ amore

Isabella   Scotti   febbraio   2021

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Dipinto di   Jack   Vettriano

 

 


Cinque   parole  da   cui   partire

Amare,   diritti,   comprensione,   rispetto,   ricordare

 

Dobbiamo   sempre  

ricordare

agli    uomini,

che   amare

una   donna

vuol   dire

portarle   rispetto,

senza   accampare

diritti

di   possesso ,

avere   comprensione

e   portare

molta   pazienza ,

la   stessa

del   resto

che   portiamo

noi

nei   loro   confronti

 

Isabella   Scotti   marzo   2021

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

Auguri   a   tutte  le   donne   che   valgono   per   loro   stesse,   per   la   loro   intelligenza,   per   la   loro   concretezza   e   perché   no   per   la   loro   bellezza,   per   la   loro   sensualità   e   femminilità.   Un   abbraccio   a   tutte   le   donne   che   passeranno   di   qui,   amiche   e   non   amiche.

La   vostra   Isabella

Invece  che   mimosa   una   poesia   per   voi

 

Una   dedica   a   mia   moglie
A cui devo la gioia palpitante
che tiene desti i miei sensi nelle ore di veglia,
e il ritmo che scandisce il riposo
delle nostre ore di sonno,
l’accordo del respiro
di due amanti i cui corpi
profumano l’uno dell’altro,
che pensano uguali pensieri
e non hanno bisogno di parole
e sussurrano uguali parole
senza la necessità di un senso.
Il vento stizzoso dell’inverno non farà gelare
il sole astioso del tropico non farà seccare
le rose nel giardino di rose che è soltanto nostro
ma scrivo questa dedica perché altri la leggano:
sono parole private indirizzate a te in pubblico.
Thomas Stearns Eliot
Auguro   a   tutte   voi   care   amiche,   che   il   vostro   compagno   possa   oggi    donarvi ,  oltre   che   un   fiore,   dolci   parole   d’   amore

Amici   carissimi,   già  , sarà   che   ho   una   certa   età,   pur   non   essendo   ancora   decrepita,   che   ho   valori   profondi   radicati   in   me,   che   ho   una   certa   visione  del   mondo,   che   non   combacia   affatto   con   quella   che   oggi   vorrebbe   un   mondo   aperto   a   mille   contaminazioni,   sarà   che   per   me   la   musica   è   arte,   e   come   tale   andrebbe   venerata   e   non   maltrattata.

Sarà   per   questo   che   quello   che   ho   visto   a   Sanremo   poco   mi   piace.   Io   resto   quella   che   sono.   Da   una   canzone   mi   aspetto    quell’ emozione   che   arriva   al   cuore,   quella   melodia   che   mi   entra   dentro,   quel   ritornello   da   cantare.   Ditemi   pure   che   non   capisco   niente,   che   i   tempi   sono   cambiati,   che   non   si   ragiona   più   così…e   ancora   bla,   bla,   bla.    Ma   chi   può   impormi   musica   che   non   è   musica?   Solo   per   andare   incontro   ai   ragazzi   che   amano   il   rap?   O   anche   solo   per   portare   avanti ”  canzoni  ”  che   sono   lunghe   elucubrazioni   e   basta,    sguaiate    e   male   interpretate ?   Chiedo   perdono   a   chi,   tutto   questo   ama,   ma   vorrei   soltanto   fare   riferimento   anche   ai   nomi   improbabili   degli   ”  artisti  ”   cosiddetti  :

IRAMA,    LA   RAPPRESENTANTE   DI   LISTA,   GHEMON,   COMA COSE,   FASMA,    WILLIE   PEYOTE…

Ora   che   per   i   singoli   possano   questi   nomi   significare   qualcosa,   lo   spero   e   non   lo   metto   in   dubbio.   Ma   per   me   che   già   debbo   ricordare   una   canzone   complicata,   non   certo   melodica,  per   di   più  abbinata   a   chi   la   canta   che   ha   un   nome   assurdo,   allora   scusatemi   ma   ben   venga   una   che   sa   cantare   davvero,   ad   una   età   non   certo   verde,   col   microfono   in   mano,   senza   auto-tune.   Ovviamente   parlo   di   Orietta   Berti.  

Per   quanto   potrà   sembrare   banale,   è   almeno,   lasciatemelo   dire   la   sua,   una   ”   canzone  ”   vecchio   stile,   per   le   mie   orecchie   molto   più   dolce   da   ascoltare.   E   poi   la   sua   voce,   per   nulla   incrinata   dal   tempo   è   adorabile,   troppo   bella.  E   vogliamo   parlare   allora   del   rock   di   Loredana   Bertè  ?   Che  grinta   ragazzi.    E   che   gambe   per   l’ età,   come   quelle   della   Rettore.   E   che   dire   dell’  eleganza   di   Gigliola   Cinquetti ?   Di   ”   Mi   manchi  ”   di   Fausto   Leali,   di   ”  Montagne   verdi  ”   di   Marcella   Bella   e   dei   suoi   capelli   che   mi   son   sembrati   persino   più   voluminosi   del   solito…

Be’   credetemi   è   più   facile   ricordare   chi   sa   cantare   davvero,   chi   ha   nomi   che   rimangono   in   testa ,   normali,    chi    presenta   testi   che   rimangono   nel   cuore   perché   splendidi,  ” DIO   COME   TI   AMO ”   ad   esempio   di   Domenico   Modugno   interpretato   dalla   Cinquetti.

Insomma   esibizioni   sopra   le   righe,   travestimenti,   non   sono   perdonatemi   cose   che   rimarranno   nella   storia.   Racconteranno   di   un   Sanremo   diverso   per   carità   ,   ma   non   certo   di   una   musica   italiana,   di   vera   melodia.   Tutto   evolve,   cambiano   le   mode,   i   gusti   ma   io   rimango   quella   che   sono.

E   adoro   il   teatro   e   Monica   Guerritore.   Quando   c’ è   classe   ragazzi   c’ è   classe…

Il   monologo   su   Penelope    da   lei   recitato   a  Sanremo    non   sono   riuscita   a   trovarlo.   Mentre   ne   ho   trovato   un   altro   che   ha   fatto   a   La7   che   spero   possiate   vedere.   E’   eccezionale.

 

 

Il monologo di Monica Guerritore – la7.it


Nel   1988   i   Queen   si   ritrovano   in   studio   per   preparare   un   nuovo   lavoro,   dopo   il   più   lungo   intervallo  tra   un   album   di   studio   e   il   successivo,   e   decidono   di   adottare   una   nuova   politica   nella   registrazione   del   materiale.

Fin   dagli   anni   ’70,   su   suggerimento   di   Freddie,   ogni   componente   della   band   è   solito   scrivere   e   proporre   un   brano   completo,   indicando   agli   altri   membri   esattamente   come   vuole   che   sia   suonato  ;   questo   crea   molti   problemi   e   notevoli   dissidi,   soprattutto   sulla   scelta   dei   singoli,   oltre   che   un   eccessivo   individualismo   nel   modo   di   lavorare.   A   partire   da   The   Miracle,   ogni   canzone   viene   accreditata   ai   Queen,   senza   indicare   di   chi   è   l’ idea   originale,   e   tutte   le   composizioni   vengono  discusse   e   realizzate   da   tutti   gli   elementi   del   gruppo.

The   Miracle   viene   pubblicato   nel   maggio   del   1989   e   va   direttamente   al   primo   posto   in   classifica.      I   Queen   ormai   dominano   completamente   il   mercato   discografico   mondiale   e   ogni   lavoro   è   accompagnato  da   una   massiccia   campagna   pubblicitaria   e   d’  immagine ,   curata   personalmente   dai   quattro.   La   copertina   dell’  album   è   una   particolare   realizzazione   grafica   in   cui   i   quattro   volti   elaborati   al   computer   sono   uniti   in   un’ unica   testa,   a   sottolineare   la   grande   coesione   del   gruppo :   anche   i   videoclip   sono   molto   originali,   soprattutto   quello  di   Breakthru    in   cui   i   Qeen   suonano   su   un   treno   lanciato   in   corsa.

The   Miracle    viene   accolto   in   modo   vario   da   stampa   e   pubblico  :   molti   giudicano   il   lavoro   inferiore   al   precedente   e   troppo   blando   dal   punto   di   vista   musicale   e   dei   testi,   che   rientrano   nello   stile   del   disimpegno   caratteristico   del   gruppo.   In   realtà   l’ album   è   una   carrellata   di   generi   diversi,   personalizzati   con   gli   elementi   del   tipico   sound   Queen.   Pur   tuttavia   l’ assenza   di   qualsiasi   progetto   per   un   tour   alimenta   voci   sullo   stato   di   salute   di   Freddie,   che   pure   pare   in   buona   forma   nel   video   di   The   Miracle.

L’ Aids    ha   già  iniziato   a   minare   la   salute   del   cantante   che,   volendo   mantenere   una   riservatezza   assoluta   e   conoscendo   i   metodi   della   stampa   scandalistica,   decide   di   non   rivelare   niente   per   non   allarmare   chi   gli   sta   intorno   e   si   concentra   sul   suo   lavoro.   In   realtà   i   Qeen   riempiono   ancora   le   pagine   dei   giornali   per   le   loro   sregolatezze,   come   il   grande   party   che   nel   1990   celebra   il   ventennale   della   carriera   o   la   festa   per   il   40°   compleanno   di   Roger   Taylor   che   con   uno   spettacolo   di   luci   laser   mette   in   allarme   tutti   i   centri   di   osservazione   degli   Ufo.   Il   gruppo   ritorna   in   studio   nel   1990,   mentre   lo   stato   di   salute   di   Freddie   finisce   sulle   prime   pagine   dei   giornali   in   seguito   ad   un’ apparizione   in   pubblico   –   per   la   consegna   di   un   premio   alla   carriera   del   complesso   da   parte   dell’  Industria   Fonografica   Britannica   –   in   cui   il   cantante   appare   piuttosto   provato   e   dimagrito.   Gli   altri   componenti   della   band   sottolineano   l’   unità   del   gruppo   sul   piano   personale   rifiutandosi   di   rilasciare   dichiarazioni   e   confermando   l’  uscita   dell’ album.   il   lavoro   di   registrazione   si   svolge   tra   Londra   e   Montreux   dove   Freddie   sfugge   spesso   alle   attenzioni   della   stampa.

Ormai   molto   debilitato   dalla   malattia,   Mercury   concentra   tutte   le   sue   energie   nella   registrazione   dell’  album,   in   cui   trova   uno   stimolo   per   continuare  la   propria   battaglia.   Il   frutto   di   questa   commovente   forza   di   volontà   è   INNUENDO,   capolavoro   assoluto   in   cui   la   voce   di   Freddie   e   tutto   il   gruppo   toccano   i   vertici  :   lo   stile   musicale   dei   primi   album,   recuperato   e   rinnovato,   si   fonde  con   le   nuove   sonorità   e   le   sperimentazioni    musicali   che   caratterizzano   la   maturità   della   band,   e   ne   emerge  una   sintesi   che   rappresenta   un   traguardo   per   tutta   la   musica   rock.

Il   singolo   INNUENDO   è   un   brano   maestoso   e   complesso   che   riassume   tutto   lo   stile   Qeen,   collegato   direttamente   al   manifesto   Bohemian   Rhapsody   con   cui   gareggia   in   lunghezza   ( più   di   sei   minuti  ).   Pubblicato   il   14  gennaio   1991,   vende   100.000   copie   nella   prima   settimana   entrando   in   classifica   al   numero   1,   seguito   dall’  album   omonimo,   pubblicato  il   4   febbraio,   che   raggiunge   la   prima   posizione   nelle   classifiche   di   tutta   Europa.   INNUENDO   è   un   lungo   e   contrastato   discorso   musicale   e   poetico   sui   temi   dell’  esistenza,   dell’  amore,   una   ricerca   dei   valori   più   veri   e   preziosi   che   possano   dare   serenità   e   pace.   Non   è   del   tutto   giustificato   cercare   in   ogni   brano   accenni   alla   malattia   di   Freddie,   perché   le   idee   originali   risalgono   in   certi   casi   ad   alcuni   anni   prima,   ma   certamente   l’ album   è   pervaso   da   una   malinconia   e   serietà   che   lo   rendono   emotivamente   molto   intenso.

The   Show   Must   Go   On   non   è   il   testamento   fi   Freddie,   perché   è   stato   scritto   da   Brian   May   in   onore   di   Mercury   stesso,   ma   riflette   la   drammatica   situazione   interiore   in   cui   si   sono   trovati   i   Qeen   durante   la   difficile   preparazione   dell’  album   che   Freddie   ha   fermamente   voluto   ,   mentre   assistevano   al   declino   inarrestabile   del   loro   grande   amico   e   cercavano   di  non   pensare   al   dolore   sofferto   per   esaudire  i   suoi   ultimi   desideri.   Anche   These   Are   The   Days   Of   Our   Lives ,   brano   composto   da   Roger   Taylor,   è   un   testo   triste   ma   sereno,   un   ripercorrere   con   la   memoria   i   momenti   felici   di   una   vita   trascorsa   insieme   all’  insegna   della   musica.   Nel   video   che   accompagna   il   singolo,   Freddie   appare   per   l’  ultima   volta,   mostrandosi   smagrito   ma   ancora   sorridente   per   salutare   i   suoi   fans  con  ”  I   still  love   you  ”

 

Il   23   novembre   1991   Freddie   Mercury   diffonde   un   comunicato   stampa   dove   dichiara   ufficialmente   di   essere   malato   di   AIDS   e   dichiara   di   voler   aiutare   la   ricerca   per   la   cura   del   terribile   male,   invitando   amici   e   fans   a   fare   altrettanto.   Il   24   novembre   1991,   alle   sette   di   sera,   l’  uomo   perde   la   sua   lunga   battaglia.   Muore   serenamente   nella   sua   casa   di   Kensington ,   stroncato   da   una   polmonite   causata   dal   visus   dell’   AIDS.   Il   mondo   precipita   nel   dolore,   centinaia   di   fans   si   radunano   in   lacrime   davanti   alla   sua   abitazione,   e   ovunque   la   notizia   riempie   le   pagine   dei   giornali.   Il   suo   corpo   viene   cremato   secondo   il   rito   zoroastriano,   la   religione   dei   genitori.   Freddie   Mercury   lascia   in   eredità   gran   parte   della   sua   fortuna   al   ”   Terence   Higgins   Trust  ”   e   istituisce   una   propria   fondazione,   il   ”  Mercury   Phoenix   Trust  ”   per   le   persone   malate   della   sua   stessa   malattia.   Brian,   Roger ,  e   John   rilasciano   la   seguente   dichiarazione   ufficiale  :

”  Abbiamo   perso   il   più   grande   e   più   amato   della   nostra   famiglia.   Proviamo   un   dolore   indescrivibile   per   la   sua   morte,   una   tristezza   che   è   mitigata   dal   pensiero   della   sua   strordinaria   creatività   e   dell’  onore   e   del   coraggio   con   cui   ha   vissuto   e   con   cui   ha   affrontato   la   morte.   E’   stato   per   noi   un   privilegio   dividere   con   lui   momenti   così   magici.   Appena   sarà   possibile,   vorremmo   celebrare   la   sua   vita   nello  stile   in   cui   era   abituato  ”.  

Alcuni   mesi   dopo   Brian   May   scrive   ai   membri   del   Fan   Club  :  

”  Freddie   ha   combattuto   l’ Aids  per   molti   anni.   L’ arte   e   gli   amici   erano   per   lui   la   cosa   più   importante   e   si   è   dedicato   ad   ambedue   con   estremo   vigore.   Non   ha   voluto   che   nulla   rovinasse   la   nostra   musica,   e  affrontando   il   dolore   ha   deciso   di   continuare   fino   all’  ultimo   a   lavorare   ai   nuovi   dischi,   senza   ascoltare   le   nostre   preghiere   e   cantando   miracolosamente   sempre   più   forte.   Freddie   non   ha   mai   voluto   simpatia   ma   solo   ciò   che   i   fans   gli   hanno   sempre   dato,   fiducia,   sostegno   e   compagnia,   lungo   la   difficile   strada  che   noi,   Qeen,   abbiamo   cercato   di   percorrere.   Voi   gli   avete   dato   l’ aiuto   per   essere   lo   straordinario   spirito   libero   che   è   stato   e   tuttora   è.   Freddie,   la   sua   musica,   la   sua   brillante   energia   creativa,   queste   cose,   sono   per   sempre. ”

 

Il   20   aprile   1992   allo   stadio   di   Wembley   si   svolge   il   più   grande   concerto   degli   ultimi   anni,   il   ”  Freddie   Mercury   Tribute  ”.   Vincendo   la   disperazione,   Brian,   Roger   e   John   salgono   sullo   stesso   palco   per   l’  ultima   volta,   per   celebrare   la   vita   e   l’ arte   di   Freddie   Mercury   in   compagnia   dei   più   importanti   nomi   del   panorama   rock   mondiale.   Il   concerto   viene   aperto   dalle   esibizioni   di   Extreme,   Metallica,   Guns  N ‘  Roses,   Def   Leppard   e   Bob   Geldof.   Alle   sei   di   sera   è   il   turno   di   Brian,   Roger   e   John  :   una   schiera   di    straordinari   artisti   si   unisce   a   loro   per   cantare   le   canzoni   dei   Qeen   ed   esprimere   le   proprie   considerazioni   su   Freddie.   e   l’ Aids.   George   Michael,   Robert   Plant,   Roger   Daltrey,   Elton   John,   Mick   Ronson,   Ian   Hunter,   Annie   Lennox   e   molti   altri   danno   vita   ad   un   concerto   leggendario,   trasmesso   in   diretta   in   tutta   Europa.   David   Bowie   canta   Heroes,   e   al   termine   del   pezzo   si   inginocchia   recitando   una   preghiera   per   tutte   le   vittime   della   brutta   malattia   riducendo   al   silenzio   l’  intero   stadio.   La   serata   si   chiude   con   una   splendida   interpretazione   di   We   Are   The   Champions    da   parte   di   Liza   Minnelli   cui   si   uniscono   tutti   gli   artisti   presenti   per   un   grande   coro   finale.   Sull’ultima   nota   finale   Roger   Taylor,   vero   motore  dell’ evento,   prende   in   mano   il   microfono   gridando   verso   il   cielo   di   Londra  :

”   Buonanotte,   Freddie,   ti   amiamo  ”

 

INNUENDO

 

 

 

Un   abbraccio   a   tutti.   Viva   sempre   Freddie,   voce   fantastica

la    vostra   Isabella

 

Notizie  da   ”   Qeen   ”   a   cura   di   Max   Felsani,   Michele   Primi   e   Mauro   Saita


Oggi   cari   amici,   voglio   sfogliare   con   voi   l’  album   dei   miei   ricordi.   Penso   sia   colpa   di   questo   tempo   malinconico,   chissà.    Oggi   soprattutto,   che   mi   sono   svegliata   con   troppi   pensieri   ,  trovo   confortante   rivedere   alcune   foto.   Mi   tirano   su   il   morale.

Allora   comincio…

In   questa   foto   mio   padre   quando  era   fidanzato   con   mia   madre.

Peccato   quel   riflesso   ma    la   posa   non   ricorda   quella   di   un   pirata   ?

Mio   padre   amava   i   travestimenti.   Era   un   simpaticone,   con   un   grande   carisma.   Scriveva   poesie   e   filastrocche,   dipingeva,   costruiva   navi   in   legno,   modellini   di   aerei   in   plastica.   Adorava   il   fai   da   te.   Una   persona   eclettica,   un   artista.   E   si   divertiva   con   i   suoi   nipoti,   portandoli   a   funghi   nel   bosco,   raccontando   loro   storie.   Ci   ha   lasciati   troppo   presto,   a   soli   62   anni.   Lasciate   ch’io   vi   riproponga   quella   mia   poesia   a   lui   dedicata    che   qualcuno   di   voi   ricorderà,   andata   a   finire   in   una   antologia.  Magari   farà   piacere   anche   a   lui,   da   lassù,   rileggerla.

E’   LA’

…all’ombra   dei   rami
del   noce,
che   mi   attardo
quando   nel   meriggio
il   sole
già   splende   alto.
Null’altro   cerco
che   un   po’   di   riposo
da   donare
alle   mie   stanche   membra.
Mi   diletto
ad   ascoltare
ciò   che   intorno
dicono   tra   loro
i   rondinotti,
mentre   è   pace
quella   che   avverto.
Scemano   così
gli   uragani  
del   cuore,
mentre    affiorano
in   superficie
ad   uno   ad   uno
ricordi 
di   un   tempo   lontano
che   si   fa
nuovamente   vicino.
E   rivedo
il   suo   volto,
e   mi   par
di   sentire  
la   sua   voce,
il   suo   ridere
fragoroso.
Avverto
il   tocco   lieve
della   sua   mano
che   mi   accarezza,
e   ancor
mi   par
che   tutto   ricominci.
Ma   giunta
è   già   la   sera.
E   un   velo   improvviso     
cala   su
quel   volto
a   me,  
sì,
tanto   caro.
Come   vorrei
non   svanisse
nel   nulla
ancora   una   volta.
Come   vorrei
tornare   ai   giorni
lontani,
a   quel   giorno
in   cui 
gli   raccontai,
trepida   e   timida,
d’essermi   innamorata.
Ma   è   ora.
Il   buio   avanza
intorno,
così   nel   mio   cuore.

Qui   quando   ancora   andava   tutto   bene   ed   eravamo   felici,   un   carnevale   di   molti   anni   fa   con   i   miei   figli.

Ed   ecco  …

Mia   madre   in   montagna    negli   anni   in   cui   ancora  si  poteva uscire   e   vivere   una   vita   normale   e   spensierata

Qui   sul   traghetto   per  Saint   Tropez   nel   2001

Bei   tempi

Qui   nel   2020   prima   del   lockdown

Anche   a   lei   voglio   dedicare   una   poesia

SAI   MAMMA

E’   dentro   la   tua   grazia

che   nasce   la   mia   angoscia.

Una   grazia   la   tua

fatta   di   delicatezza

e     d’  amore .

Mi   chiedi

come   sia   possibile   allora

che   ciò   generi   angoscia  ? 

Oh   mamma,   possibile   tu   non

capisca ?   Ciò   che    mi   procura   ansia,

è   sapere,   che   ineluttabile,

giungerà  prima   o   poi

il   distacco.

Quello   definitivo,

del   lungo   sonno.

Mi   tormenta   l’idea

di   non   sapere   quando,   né   come

avverrà.

E   il   non   poter   far   nulla

per   trattenerti.

Per   anni   abbiam   vissuto

in   simbiosi,   condividendo   tutto.

Complici   il  tuo  sorriso

e   il   mio..

Mai   cedimenti,

presenza   costante,

amore  incondizionato,

generosa   sempre.

Ecco   la   tua   grazia,  

mamma.

Vorrei   i   nostri   cuori

vicini   sempre,

le   nostre   mani

una   nell’ altra   strette.

In   questo   tempo

che   ci   ha   viste   lontano

fisicamente,

che   nessun   abbraccio

c’è   più   stato,

la   tua   voce   mai   tremula,

mai   incrinata   dal   pianto,

è   stata   viva   presenza,

incoraggiante.

Come   sarà

il   mio   dopo,   

senza    te   accanto?

Roccia   mai   scalfita,

neppure   dal   dolore

più   grande,   più   profondo.

Quando   sarà,

la   tua   immagine   recherò   impressa

negli   occhi    come   marchio   di   fuoco.

Ricordo   indelebile

il   tuo   caro   volto,

dolce   memoria

a   conforto

dei   miei   affanni.

Isabella  Scotti   gennaio   2020

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Incipit   in   neretto   dalla   poesia   splendida   di   Pier   Paolo   Pasolini   ”   Supplica   a   mia   madre  ”

E   qui   ditemi,   a   chi   assomiglio  ?   A   mio   padre   o   a  mia   madre?

Per   concludere  ,  papà   non   c’è   più   da   trent’  anni   ormai ,  e   mia   madre   poverina   sta   tutta   sola   per   colpa   di   questo   antipatico   lockdown   da   circa   un   anno.   La   poesia   per   papà   la   conoscete   già ,  ma   mi   piace   riproporla   lo   stesso,   magari   per   chi   non   l’  avesse   letta.   Quella   per   mia   madre,   l’  ho   scritta   giorni   fa.   Auguro   a   tutti   voi   di   passare   un   buon   martedì

La   vostra   Isabella

PS   Scusatemi   per   la   mia   poca   presenza   sui   vostri   blog,   ma   ultimamente   accuso   una   certa   stanchezza   agli   occhi.   Stare   troppo   al   pc   non   posso.   Speriamo   in   tempi   migliori.   Anche   scrivere   è   un   po’   pesante.   Per   questo   ho   optato   per   le   foto.       Un   grande   abbraccio   a   tutti