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Siamo   in   autunno.
Ieri ,
per   caso ,
me   ne   sono
accorta.
Folate
di   vento
improvvise,
impetuose,
han   fatto
cadere ,
come   pioggia
a   raffica ,
ricci
di   castagne
matte,
grosse
ciascuna  ,
come
una   pallina
da   tenere ,
nel   dorso
di   una   mano.
Alcune
son   cadute
su   ignare
macchine
in   sosta
ammaccandole.
Altre ,
impattando
con   l’ asfalto,
o   finendo
sul   marciapiede,
si   sono   aperte
a   metà.
Castagne   matte,
figlie
di   verdi ,
grandi
ippocastani,
tutti    allineati
lungo
il   viale ,
in   compagnia
di   platani
e   tigli.
Come   volavano
le   foglie   rossicce,
verdi,   marroni,
e   io  ,
in   mezzo
al   loro
turbinio,
ho   riconosciuto
allora
l’  autunno.

 

Isabella   Scotti   ottobre   2020

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

IL   BRUSIO   DELLA  VITA

 

 

Cos’è
questo   strano
rumore
che    sento…
E’   come
un   agitarsi
tra   le   fronde,
strani   bisbigli
incrociati.
Cammino ,
e   poco   distante,
avverto
il   ruscello
mormorare,
gli   uccelli
svolazzare
sopra   di   me,
lassù,
il   vento
che   piano,
come   una   carezza,
agita
le   foglie.
Laggiù
uno   scoiattolo
schiaccia
una   noce.
Sui   rami
più   alti
degli   alberi ,
cinguettano
in   coro
il   merlo ,
assieme
alla   ghiandaia
e   allo   scricciolo.
Più   in   là
un   picchio
prepara
la   sua   casa,
battendo   la   corteccia.
Mi   giro ,
e   ovunque
nel   bosco
ascolto
quel   rumore…
Sì,
ora   so   cos’è…
è   il   brusio   della   vita.

 

 

Isabella   Scotti   ottobre   2020

testo  :  copyright   legge   22   aprile   1941   n°   63

Ispirandomi   a   questo   verso   ”   E’    un   brusio   la   vita  ”   di   Pier   Paolo   Pasolini   tratto   dalla   poesia   ”  Me   ne   vado,   ti   lascio   nella   sera  ”

 

Visto   che   piove   a   dirotto   ho   pensato   che   avreste   gradito   quest’ atmosfera,   rispetto   al   post   precedente ,   più   consona   al   momento.   Buona    giornata   a   tutti   comunque,   anche  sotto   la   pioggia

La   vostra   Isabella


Con   lei   posso   solo   dire   che   si   chiude   un   cerchio.   Che   con   lei   muore   l’ ultima   delle   regine   vere   della   musica   francese.   Che   la   sua   dolce   voce   sensuale,   che   la   sua   classe,   che   il   suo   stile,   che   i   suoi   abiti   lunghi   neri   che   fasciavano   la   sua   figura   di   ex   danzatrice,   resteranno   nella   memoria   di   chi   l’ ha   amata   come   me.   Una   grande   interprete,   una   donna   che   non   ha   mai   dato   scandalo.   Le   sue   canzoni,   di   autori   famosi   e   amici   personali   come   Queineau,   Sartre,   Prevèrt,   rimarranno   nel   cuore   di   chi   ha   vissuto   gli   anni   del   periodo   esistenzialista   francese,    ascoltando   con   lei   anche   tanti   altri   grandi   interpreti   come   Jacquel   Brel   ,  Yves   Montand  ,  Leo   Ferrè.   Si   è   spenta   a   Ramatuelle,   pensate   un   po’,   dove   sono   stata   nell’  estate   del   2019,   a   cui   ho   dedicato   un   post   che   se   volete,   potete   leggere   qui

https://isabellascotti.wordpress.com/2019/05/03/ramatuelle//

 

Chissà   se   verrà   sepolta   nel   cimitero   del   paese,   là   dove   già   dimora   Gerard   Philipe.   Se   si,   lì   tornando ,    pregherei   di   nuovo   per   Gerard   e   per   lei,   la   prima   volta.   Riposa   in   pace   Juliette .

 

 

 

 

 

 

 

Risultato immagine per paris canaille juliette greco

 

 


Dolomiti    –     foto   Andrea   Romani

 

Incerta,

a   fatica ,

 proseguo  

il    cammino ,

altro   non

posso   fare.

Lascio

che   il   vento

asciughi

le   mie   lacrime

una   ad   una,

ma   subito  

riscendono  

copiose ,

senza   freno ,

mentre

affondano

nel   mare

dell’  assurdo

tutti   i   miei   perché.

M‘ interrogo,

non   ho   risposte,

vorrei   capire

ma   non  c’ è   modo

di  trovare   spiegazione.

E   allora

ogni   giorno

diventa   uguale

all’  altro.

Fintanto

che   la   spada

che   trafigge  

il   mio   cuore,

non   cadrà,

circolerò

ombra

di   me   stessa,

facile   preda,

ancora   una   volta,

di   un   dolore

che   spezza

le   gambe.

 

 

Isabella   Scotti      11   settembre   2020

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

Caro   Ricky   è    già   passato   un   mese   senza   te.    Ci   hai   lasciato  così   in   fretta   che   ancora   ci   guardiamo   attorno   senza   capire.   Ma   in   fondo   nulla   c’è   da   comprendere,   solo   accettare.   Sei   in   noi   sempre   e   per   sempre,   sei   assenza   diventata   presenza   continua.   Oggi   ricordare   quel   giorno   d’  agosto   fa   male,   troppo   male.   Aspetto   che   il   tempo   ci   dia   una   mano,   che   ci   aiuti   a   sopportare   il   fatto   di   non   vederti   più,   di   non   poter   più  ridere   con   te .   Dicono   che   il   tempo   sia   galantuomo,   che   medica   ogni   cosa ,   che   in   fondo   bisogna   solo   attendere.   Voglio   crederlo,   anche   se   sono   sicura   che   lunga   sarà   l’  attesa.

 

 

 

Questa   canzone   ti   ha  accompagnato   mentre   i   tuoi   amici   ti   portavano   sulle   spalle   per   farti   fare   ”  meta  ”   un’ ultima   volta  .  Te   la   dedico   di   nuovo.   Con   tanto   amore

tua   zia   Isabella

 

Quando   Ricky   se   n’è  andato   ho   già   detto   di   quanta   gente   sia   venuta   al   suo   funerale.   Tanti ,   di   quella   gente,   erano   suoi   amici   rugbisti,   colleghi   sportivi ,   e   amici   di   sempre.   Mio   fratello   li   ha   voluti   ringraziare   con   queste   parole   che   voglio   farvi   conoscere.   Lo   faccio   ora  ,   a   distanza   di  un   mese,   perché   la   troppa   emozione,   il   troppo   dolore   non   mi   hanno   permesso   di   farlo   prima.   Ecco   le   sue   parole

 

Cari amici di Riccardo, cari amici del Rugby,  non so come potrete comunicarlo agli altri, qui siete voi gli specialisti, ma volevo trasmettere un mio ringraziamento proprio a tutti voi.
Grazie perché non vi siete fermati alle parole, ma avete prodotto fatti tangibili, manifestando al di fuori, quello che era nel vostro cuore.
Qualcosa che ho sempre voluto trasferire a Riccardo: impegnarsi per gli altri, credere nell’amicizia senza secondi fini, senza la ricerca di alcun tornaconto ma mettendo al primo posto la lealtà, l’onore, l’amicizia, il cuore, ma anche l’organizzazione, l’impegno e la tenacia nel conseguire e realizzare un progetto.
Grazie perché anche tutti voi avete fatto proprio questo: partire dalle cose più piccole anche semplici ma che poi messe insieme, diventano grandi come siete riusciti a fare voi.
Veramente un qualcosa di  GRANDE come è stata la commemorazione ed il saluto di oggi a Riccardo.
Concludo nel dirvi che visto che anche voi avete realizzato concretamente quei consigli e quelle indicazioni che ho cercato di trasferire a Riccardo considererei un pezzetto di voi come se foste miei figli e quindi dei veri fratelli di Riccardo.
Lo avete conosciuto tutti, pensate che a tre anni si è buttato dalla finestra per fare Superman, voleva imparare a volare.
Ora ci è riuscito, è volato in cielo.
GRAZIE A TUTTI VOI
SCOTTI SENIOR
Frascati 14/08/2020
ovviamente   la   finestra   non   era   altissima

Ci sono momenti in cui bisognerebbe fermarsi un momento a riflettere, lasciare da parte la frenesia del chiacchiericcio mediatico e politico quotidiano, la necessità di intervenire su ogni argomento, di dire la propria ad ogni costo, avvallando le perverse dinamiche dei social network e avere rispetto.

È il caso dell’omicidio di Willy, una tragedia che colpisce per l’efferatezza, per l’inaudita e ingiustificata violenza che dovrebbe provocare un sentimento di unione, l’emergere di uno spirito di comunità – tipico delle peggiori disgrazie – per condannare senza giustificazioni un evento disumano. Purtroppo però, nemmeno di fronte alla morte, al venir meno di una vita umana, per giunta di un giovane innocente, c’è chi riesce a lasciare da parte la tentazione di fare propaganda strumentalizzando un fatto di cronaca nera in cui non c’entra nulla la politica ma che ha cause ben più profonde e radicate nella decadenza della nostra società.

Utilizzare l’uccisione del giovane Willy per attaccare la destra, Matteo Salvini, Giorgia Meloni, è un gesto che contribuisce a fomentare il clima di odio e di violenza verbale da parte dalle stesse persone che dicono di volerla combattere e condannare. Non siamo di fronte alla solita ossessione che porta a tirare in ballo in ogni situazione o contesto la destra italiana ma sfociamo nella mancanza di sensibilità e nella scarsa etica se addirittura si finisce per trascinare nell’agone politico un simile omicidio. Diciamoci la verità; la giustificazione politica, scaricando la colpa sulla destra che crea l’humus in cui proliferano figure come il branco che ha ucciso Willy, è la strada più facile da percorrere, molto più semplice dire che è colpa della destra piuttosto che andare a fondo delle questioni e interrogarsi su quali siano le reali motivazioni che portano a compiere gesti di questo genere. È più comodo instillare il dubbio, senza prove o evidenze, dicendo che sono stati “quattro militanti di destra”, che “tutto ciò ha due mandanti ben precisi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni”, che si trattava di “quattro estremisti, naturalmente di destra”.

Non sono commenti di sconosciuti sul web ma di giornalisti, influencer, opinionisti di cui evitiamo di ripetere i nomi per non regalare ulteriore visibilità a chi vuole a tutti i costi dare un colore a una tragedia che ha colpito nel profondo ognuno di noi. “Fomentare odio e razzismo nelle persone conduce a questo”, scrivono le Sardine nei loro canali social perdendo l’ennesima occasione di andare oltre a quel clima di contrapposizione che avvelena la nostra società, alla necessità di unirci tutti di fronte al dolore senza cercare strumentalizzazioni stucchevoli e fuori luogo. Di fronte all’omicidio di Willy non basterebbe nemmeno l’onestà intellettuale o la deontologia professionale, servirebbe un’etica che o la si ha oppure non la si può improvvisare. Superare il clima di odio significa riscoprire il rispetto necessario di fronte alla morte, chi ha ucciso Willy sono criminali, chiamiamoli con il loro nome e per una volta lasciamo da parte la politica per chiedere con più forza e con una sola voce giustizia.

Articolo   di   Francesco   Giubilei   tratto   da   ”  Il   giornale”

 

 

“Il premier Giuseppe Conte non ha il diritto di dirsi scioccato “. Beppe Severgnini è clamorosamente duro sul caso di Willy Monteiro, il 21enne massacrato e ucciso a forza di calci e pugni da 4 ragazzi a Colleferro. Conte ha telefonato ai genitori della vittima, poi si è chiesto: “Che messaggio stiamo dando ai nostri ragazzi? A mio figlio devo dire di non intervenire in una lite?”.

Severgnini, ospite di Lilli Gruber a Otto e mezzo, sbotta: “Ma non lo sa cosa succede la notte dalla Sicilia all’Alto Adige? Ne stiamo parlando perché è morto un ragazzo, ma quello che è successo l’altra sera è ordinaria amministrazione. Di notte, tra strade e discoteche, c’è gente piena di cocaina e si dovrebbe fare il test, non solo dell’alcol”. In caso di risse, ricorda l’editorialista del Corriere della Sera, “se la prognosi è inferiore a 20 giorni si deve procedere per querela di parte e molti genitori non denunciano, perché sanno che il picchiatore non rischia nulla. Un modo per fare andare avanti l’Italia? Prendere i violenti e fargli fare 6 mesi ai servizi sociali con gli anziani, a pulire letti e gabinetti”. 

 

Riportato   da   ”  Libero  quotidiano ”

 

Che   orrore   tutto   questo.   Vorrei   solo   che   in   ogni   situazione,   di   fronte   al   male   efferato,   senza   scuse,   si   usassero   sempre   le   giuste   parole,  come   in   questo   caso,   quelle   di   conforto   dovute   a   chi   ha   perso   un   figlio,   dolore   straziante,   atroce,   che   durerà   per   tutta   la   vita.

Sull’ intervista   a   Severgnini   e   su   quello   che   ha   detto,   ospite   dalla   Gruber,    dico   che   la   penso   esattamente   come  lui ,  sebbene   sulla   punizione   finale   oserei   anche   di   più


A   15   mesi   di   distanza   dal   rogo   di   Notre   Dame   a   Parigi   brucia   a   Nantes   in   Francia   la   cattedrale   gotica   di   Saint   Pierre   e   Saint   Paul.

Non   posso   credere   che   si   ripeta   una   cosa   simile.   Ancora   sbadataggine,   corto   circuito ?

Odio   questo   dannatissimo   2020

 

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giornalesm.com


Ennio    che    nun    sei   artro.
Che    artro    qui    nun    ce   serve…
Pe    dì    che    abbasti   ar    monno.
Che    tu    servi    alla    gente.
Je    smovi    l’interiora.
Je    scombussoli    er    core.
Li    fai    senti    importanti.
Je    scateni    l’amore…
Ennio    che    nun    s’arresta
Ch’è    ‘n    fiume    sempre    in    piena.
So    partiture    scritte
da    un’anima    assai    pura
Tu    fijo    de    na    Roma
che    soffre    ma    non    trema
Spavalda    e    compagnona
tra    un    vaffa    e    ‘na    preghiera.
Ennio    che    nun    te    pieghi
Che    non    te    fai    fregà
Perché    hai    avuto    in    dote
er    genio    e    la    sincerità!

 

RENATO   ZERO

 

Ho   voluto   postare   questa   poesia   di   Renato   Zero   dedicata   al   grande   Ennio,   perché   semplice   e   vera.   E   anch’io   voglio   salutarlo.   Dirgli   che   una   sua   musica   ha   accompagnato   un   momento   della   mia   vita   molto   bello   e   importante:   i   mei    25   anni   di   matrimonio,   quando   tutto   per   me   era   ancora   bello,   quando   ancora   era   lontano  il   dolore.   Il   dolore   di   questi   mesi,    che   è   stato   costante   per   tutto   il   calvario,   non   ancora   finito   di   mio   nipote.   Nulla   si   è   potuto   ancora   fare   per   il   tumore   perché   tutto   ha   remato   contro.   Problemi   a   non   finire,    non   ultimo,   senza   sapere   bene   a   cosa   attribuire   ciò,   la   perforazione   dell’  intestino   con   conseguente   peritonite.   Preso   per   i   capelli.   Si   è   svegliato   e   altre   due   volte   di   nuovo   sotto   i   ferri   per   travaso   di   bile   che   nella   seconda   volta   non   c’era   per   fortuna.   Tutto   ripulito,   ora   in   terapia   intensiva,   aspettiamo.   Altro   non   si   può   fare.   Pregare,   tanto.   E   piangere,   ogni   giorno,   per   tanta   sofferenza   inaspettata.   Comunque   non   voglio   rattristarvi.   Il   mio   dolore   non   ha   requie,   nonostante   ciò   son   voluta,   con   fatica ,  tornare   qui   per   ringraziare   Ennio   Morricone   e   Giuseppe   Tornatore   per   aver   reso   la   serata   di   quel   25   settembre   del   2000,   una   serata   speciale.   Ho   voluto   festeggiare   quel   nostro   giorno   organizzando   la   serata   in   un   luogo   particolare ,  fuori   del   consueto.   In   un   locale   che   aveva   annessa   una   sala   con   un   grande   schermo   dove   poter   proiettare   le   nostre   fotografie   e   in   finale   la   scena   conclusiva   di   ”  Nuovo   Cinema   Paradiso  ”,   quella   dei   ”  baci”   con   in   sottofondo   la   musica   straordinaria   di   Morricone.   Piccoli   tavolini   rotondi   con   fiori   per   gli   invitati    posizionati   lungo   il   perimetro   della   sala,  e   musica   a   gogò   curata   da  Andrea   con   lo   schermo   dove   scorrevano   come   in   un   film   i   nostri   ricordi   più   belli.   E   con   la   scena   conclusiva   di   ”  Nuovo   Cinema   Paradiso”   applausi   a   non   finire.

Morricone    non   è   stato   solo   un   grande   musicista,   sensibile,   di   grande   respiro,   capace   di   cogliere   di   ogni   scena   di   film   che   avrebbe   interpretato   l’ anima,   l’  essenza   di   quello   che   traspariva   dall’  interpretazione   degli   attori,    ma   anche   un   grande   uomo.   Un   uomo   grande,   vero,   perché   profondamente   umile,   buono   di   cuore,   mai   sfacciato,   educato,   sempre   con   un   passo   indietro   più   che   avanti.

Una   testimonianza   la   sua   che   resterà   di   esempio   per   tutti,   soprattutto   per   coloro   che   credono   di   valere   solo   per   aver   raggiunto   il   successo,   che   senza   solide   basi   mai   durerà   a   lungo.   Studio   continuo,   sacrifici,   umiltà   amando   ciò   che   si   fa   con   passione,   con   dedizione   queste   le   armi   vincenti   di   un   uomo   schivo,   mai   sopra   le   righe.   Capace   di   trovare   un   equilibrio   perfetto   tra   la   musica   classica   e   quella   leggera,   generi   tra   loro   molto   diversi.   Edoardo   Vianello,   Mina   e   Gino   Paoli    sono   gli   interpreti   di   canzoni   famose   da   lui   arrangiate   in   maniera   geniale,   assolutamente   innovativa,   che   ancora   oggi   ricordiamo   e   canticchiamo.   Se   telefonando   di   Mina,   Sapore   di   sale   di   Gino   Paoli   o   Guarda   come   dondolo   di   Vianello,   resteranno   nella  nostra   memoria   indelebili.

 

 

 

 

Per  non   parlare   delle   sue   colonne   sonore   davvero   straordinarie.

 

MISSION :  

un   film   che   per   fotografia   ,   contenuto,   interpretazione   e   musica   è   in   assoluto   tra   i   miei   preferiti.

 

 

 

 

 

 

 

GLI   INTOCCABILI 

con   un   grande   Sean   Connery   e   Kevin   Kostner ,  Andy   Garcia   e  con   De   Niro   nei   panni   di   Al   Capone   (  ” solo   chiacchiere   e   distintivo  ”  ).   Indimenticabili   interpreti   e   la   musica…

 

 

 

PER   UN   PUGNO   DI   DOLLARI

   western   (   genere   che   adoro   )   con   il   grande   Clint   Eastwood   e   il   suo   intramontabile   poncho   e   il   nostro   Gian   Maria   Volontè

 

 

IL   BUONO   IL   BRUTTO   E   IL   CATTIVO

 

Sempre   con   Eastwood   il   buono,   Ely   Wallace   il   brutto,   e   Lee   Van   Cleef   il   cattivo.   Film   bellissimo

 

 

C’  ERA   UNA   VOLTA   IN   AMERICA

 

colonna   sonora   straordinaria   per   un   film   amaro,   a   tratti   malinconico ,   di   notevole   impatto.   Anche   qui   ancora   De   Niro   e   Elizabeth   Mc   Govern,   James   Woods.   Capolavoro   di   Sergio   Leone  

 

 

Si   potrebbe   continuare   all’  infinito,   ma   a   me   basta   qui   averlo   salutato   con   affetto,   ringraziandolo   per   avermi   accompagnata   al   cinema   godendo   della   bellezza   di   immagini   indimenticabili   rese   tali   dalla   sua   creatività   musicale.   Grazie   ENNIO,   direttore   d’orchestra   e   musicista   geniale

PS   Ho   dimenticato   di   dire   che   per   il   mio   anniversario,   l’invito   per   i   miei   ospiti   era   un   biglietto   a   colori   con   il   primo   piano   di   Rossella   O’ Hara    e   Rhett   Buttler    (   alias   Vivien   Leigh   e   Clark   Gable   )   come   apparivano   sul   manifesto   del   film   ”   Via   col   vento  ”   senza  il   titolo   del   film,   tagliato   da   Andrea,   solo   loro   due.

All’   interno   del   biglietto   avevo   riportato   una   frase   di   una   canzone   dei   ”   Cure  ”   di   cui   non   ricordo   più   il   titolo,   ma   il   cui   testo   era   questo   :

 

”   Non   c’è   nessun’ altra   in   tutto  

il   grande   mondo   che   mi   fa   sentire

in   questo   modo,   non   c’è

nessun   altro   in   tutto   

il   grande   mondo

che   mi   leva   il   respiro   ”

 

The   Cure

 


 

foto   Andrea   Romani

 

Vorrei
con   te
ancor
parlar   d’  amore.
Con   te
ancor ,
poter   sognare…
Strano
il  tempo ,
che
non   è   stato
nostro   amico,
che
non   ci   ha
di   più   uniti ,
ma   allontanati.
Che   è   fuggito
in   avanti
e   noi   qui
fermi
senza   nulla
tra   le   mani,
neanche
le   briciole
del   nostro   essere
stati   insieme.
Ora
che   qui
all’  imbrunire,
m’   attardo
di   nuovo ,
pensando
a   te ,
vorrei   solo
inseguirlo
il   tempo,
per   riportarlo
indietro
e   fermarlo   là ,
nel   momento
più   dolce
del   nostro   amore.

 

 

 

Isabella   Scotti   giugno   2020

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

 

 

 

 

 


LUIS   de   CAMOES  (   1524  –  1580  )

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SAPO  –   Camoes

 

Il   gigante   della   letteratura   portoghese,   che   occupa   un   posto   di   primissimo   piano   anche   nella   letteratura   mondiale,   è   proprio   lui.   Gentiluomo   povero   ma   nobilissimo,   studiò   alla   celebre  università   di   Coimbra,   frequentò   con   assiduità   la   corte   di   Lisbona,  scrivendo   poesie   per   gli   amici   e   partecipò   alle   guerre   in   Marocco,   recandosi   a   Goa   e   Macao,    dove   immaginò   e   scrisse   I   Lusiadi,   poema   epico   in   cui   si   cantano   i   viaggi   di   Vasco   da   Gama.   Tornato   in   patria,   ebbe   un   poco  di   gloria   spentasi   quando   il   Portogallo   cadde   in   mano   spagnola.   Morì   in   estrema   miseria,   tanto   che   si   dice    che   il   suo   schiavo   andasse   a   mendicare   per   lui   nelle   strade.

L’età   del   Camoes    fu   ricca   di   altre   opere   celebranti   i   fasti   dell’  impero   portoghese,   e   storiche   e   d’immaginazione.   Due   nomi   tra   gli   storici   del   ‘ 600   vanno   citati   e   furono   Francisco   Manuel   de   Melo   (  1608  –  1666)   e   Bernardo   de   Brito  (  1569  –  1615  )

Il ‘ 700   viene   reputato   periodo   di   decadenza,   durante   il   quale   penetrano   peraltro   in   Portogallo   fermenti   neoclassici   e   più   tardi   romantici,   questi   ultimi   con   Manuel   Barbosa   Du   Bocage.

Col   XX   secolo   il   Portogallo   si   avvicina   alle   letterature   europee   e   partecipa   ai   movimenti   rinnovatori   in   politica   come   in   arte.   Al   Garret  (  1799  –  1854  )   si   deve   una   vasta   produzione   di   drammi   e   romanzi   storici.

All’ Herculano  (  1810  –  1877  )   una   monumentale   storia   del   Portogallo   e   profonde   indagini   erudite.

Lo   scrittore   più   scapigliato   del   secolo   fu   Camilo   Castelo   Branco   (  1826  –  1890  )

Nel   Novecento   riecheggiano   in   Portogallo   i   temi   europei   contemporanei   che   agitano   le   avanguardie   letterarie   nel   resto   dell ‘  Europa,   intrecciandosi   ad   un   movimento   di   ”  rinascita   portoghese  ”,   con   Teixeira   de   Pascoaes  (  1878  –  1952  )

 

I   Lusiadi

Canto   primo

 

Canto   l’  arme   e   i   famosi   cavalieri

che   sciolsero   dal   Tago   armati   legni

e   soldati   magnanimi   e   nocchieri

solcaro   novi   mar,   fondaro   regni,

e   sott’  astri   d’  incogniti   emisferi,

ciò   che   non   era   ardir   d’ umani   ingegni

vinser   nembi   e   procelle,   e   vider   lieti

correre   l’  aureo   Gange,   in   seno   a   Teti.

 

PS   Chiaramente   questo   è   semplicemente   come   inizia   il   canto   primo   che   va   ovviamente   avanti   e   che   non   potevo   certo   tutto   trascrivere.

fonte   –  L’  Europa   oggi  –  Lucio   Pugliese-   editore   Firenze

 

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Famous   People   –   Vasco   da   Gama

 

 

Petit   onze  

 

   Camoes

cantore   dei   viaggi   di  

Vasco   da   Gama

esploratore   portoghese

navigatore

 

 

Isabella   Scotti   giugno   2020

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633


Foto   Andrea   Romani

Foto   Andrea   Romani

 

Foto   Andrea   Romani

Foto   Andrea   Romani

Foto   Andrea   Romani

Foto   Andrea   Romani

Foto   Andrea   Romani

Foto   Andrea   Romani

ACROSTICO

C  ome   siete   romantiche

A   ppariscenti   e   delicate

M   i   piacete   anche   chiuse

            E     poi   quando   vi    schiudete

L   a    vostra   bellezza

I   ncanta

E    allora…

 

come   fossi   la ”  signora   delle   camelie,  ”  vi   colgo, 

raggruppandovi   in   mazzo,   stringendovi   al   petto


Dalla   nonnina

bimba   vorrebbe    fiaba

mentre   su   barca   sta

 

Soldati   fanno   guardia

alla   porta   di   casa

 

Isabella   Scotti   aprile   2020

testo  :   legge   copyright   22   aprile   1941   n°   633

Dipinto   di   Edmund   Dulac

 

Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è edmund-dulac-the-rubaiyat.-blowing-rose.jpg

 

 

Nel    giardino

delle   rose    selvatiche

è   tornata.

Pensierosa,

s’  attarda

con   in   mano

una   piccola

rosa   bianca  ,

che   prende

a   sfogliare  ,

come   fosse

margherita.

”   M’  ama

non   m’  ama,

mi   ricorda  ,

mi   pensa  ?  ”

Oh  ,

come   ancor

viva

è   la   nostalgia,

come   ancor

bussa  

alle   porte  

del   cuore  ,

quello

strano   sentire

chiamato

Amore  .

 

Isabella   Scotti   aprile   2020

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Dipinto   di   Edmund   Dulac

 

 

 

Non   dire  

nulla

di   ciò

che   hai   visto.

Ti   prego

non   fare

il   suo   nome.

Sono   tua   amica,

non   tradirmi.

Non   raccontare

a   nessuno

del   mio   

amore   segreto.

Io,

dal   canto  mio

non   svelerò

nulla

di   quella

pappagallina

che   di   nascosto

ti   viene

a   trovare.

Mi   raccomando

shhh,   shhh…

 

Isabella   Scotti   aprile   2020

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Dipinto   di   Edmund   Dulac

 

Carissimi   penso   sappiate   cosa   sia   un   tanka.   Per   rinfrescarvi   la   memoria   dirò   soltanto   che   è   una   composizione   giapponese  formata   da   cinque   versi   di   5   e   7   morae   così   distribuiti   5,  7  , 5 , 7,  7  .

In   fondo   i   primi   versi  compongono   un   haiku. 

Poesie   e   tanka   interpretative   di   un’  artista   molto   importante   Edmund   Dulac

 

Edmund Dulac, nato Edmond Dulac (Tolosa, 22 ottobre 1882Tolosa, 25 maggio 1953), è stato un disegnatore e illustratore francese naturalizzato inglese.

È stato fra i più importanti artisti del cosiddetto Periodo d’oro dell’illustrazione (a cavallo fra la fine del XIX ed il primo quarto del XX secolo), lavorando per moltissimi libri e lasciando un’impronta molto influente nel campo della grafica editoriale.

Nato a Tolosa, in Francia, iniziò la sua carriera studiando legge all’Università di Tolosa, seguendo contemporaneamente alcuni corsi alla Accademia di Belle Arti; essendosi stancato di studiare codici, si dedicò interamente all’arte, vincendo inoltre diversi premi all’Accademia. Dopo aver frequentato per un breve periodo l’Académie Julian a Parigi, si trasferì a Londra nel 1904.

A Londra, il ventiduenne francese fu aiutato da J.M. Dent e gli fu affidato l’incarico di illustrare l’intera opera delle Sorelle Brontë. Iniziò quindi una collaborazione con la Leicester Gallery e Hodder & Stoughton; la Leicester Gallery avrebbe commissionato a Dulac i quadri per vendere poi i diritti a Hodder & Stoughton, che avrebbe pubblicato i libri (un libro ogni anno per diversi anni) mentre la galleria avrebbe venduto i quadri. I libri stampati includono Stories from the Arabian Nights (1907), un’edizione de La Tempesta di Shakespeare (1908), The Rubaiyat of Omar Khayyam (1909), The Sleeping Beauty and Other Fairy Tales (1910), Stories from Hans Christian Andersen (1911), The Bells and Other Poems by Edgar Allan Poe (1912) and Princess Badoura (1913). Durante la Prima guerra mondiale contribuì a libri di rilievo come King Albert‘s Book, Princess Mary‘s Gift Book, e, insolitamente, il suo Edmund Dulac’s Picture Book for the French Red Cross (1915).

Dopo la guerra, l’elegante edizione illustrata del suo libro divenne una rarità e la sua carriera in questo campo giunse a conclusione. I suoi ultimi libri di questo genere furono Edmund Dulac’s Fairy Book (1916), the Tanglewood Tales (1918) e lo squisito The Kingdom of the Pearl (1920). Tuttavia la sua carriera proseguì in altri ambiti, come caricature per quotidiani (soprattutto per The Outlook), ritratti, costumi per teatro e sceneggiature, ex libris, scatole di cioccolato, medaglie, e varie grafiche (soprattutto per The Mercury Theatre). Disegnò francobolli per la Gran Bretagna. Disegnò francobolli (serie Marianne de Londres) e banconote per la Francia libera durante la Seconda guerra mondiale. Produsse inoltre illustrazioni per The American Weekly, un supplemento domenicale del quotidiano Hearst stampato negli USA. Continuò a produrre libri per il resto della sua vita, molto più di ogni suo contemporaneo, sebbene furono meno frequenti e meno elaborati rispetto all’Età d’Oro.

Da   Wikipedia

Ora   permettetemi   di   postare   qualche   foto   del   piccolo   Marco   che   il   30   aprile   ha   compiuto   1   mese.

 

Ecco   a   voi   il   nostro   vichingo