”   Nell’estate   del   1944   ero   in   Italia   con   il   1   Battaglione   delle   Guardie   Scozzesi   .   Gli   Alleati   erano   sbarcati   in   Normandia   e   Roma   era   stata   liberata.   Noi   fummo   i   primi   ad   entrare   in   Firenze.   I   tedeschi,   dopo    aver   fatto   saltare   i   ponti   sull’  Arno,   ne   difendevano   la   riva   nord.   Due   giorni   dopo   era   il   giorno   del   mio   compleanno.   :   compivo   ventotto   anni  ;   un   battaglione   di   canadesi   prese   il   nostro   posto,   e   noi   ci   ritirammo   per   un   periodo   di   riposo   di   quindici   giorni    vicino   Siena,   dove   piantammo   le   nostre   tende   nel   parco   di   una   magnifica   villa.

Durante   questi   ”   riposi  ”   io   venivo   nominato   immancabilmente   ”   Incaricato   dei   Divertimenti   delle   Truppe   ”.   Organizzavo   per   i   soldati   feste   da   ballo,   spettacoli   cinematografici   e   teatrali   :   un   incarico   spesso   noiosissimo,   che   a   volte   mi   faceva   quasi   rimpiangere   di   non   essere   al   fronte.   Qualche   settimana   prima,   nel   corso   dei   combattimenti   sulle   colline   del   Chianti,   il   mio   reggimento   aveva   adottato   un   giovane   partigiano   italiano   che   era   sfuggito   ad   un   accerchiamento   tedesco.   Questo   ragazzo   parlava   abbastanza   bene   l’inglese   e   si   era   offerto   come   interprete.

Il   cortile   della   villa   nei   dintorni   di   Siena   era   circondato   da   bellissimi   archi   che   creavano   la   forma   del   chiostro.   Una   bella   mattina   mi   apprestavo   a   improvvisare   un   minimo   di   décor   per   uno   spettacolo   per   i   soldati.   Avevo   coperto   il   cortile   con   reti   mimetiche   sulle   quali   stavamo   buttando   foglie   e   fiori.   Il   ragazzo   italiano,   con   cui   non   avevo   mai   scambiato   ancora   una   parola,   mi   si   avvicinò   e   mi   chiese   :   ”   Posso   aiutarla,   capitano   Buckle   ?”   Era   abile   e   volenteroso   :   si   chiamava   Franco.

Diventammo   amici.   Gli   parlai   della   mia   passione   per   il   teatro   e   per   il   balletto,   e   lui   mi   confessò   che   la   sua   grande   speranza   era   di   poter   diventare   un   giorno   scenografo.

Andammo   insieme   con   la   mia   jeep   a   San   Gimignano   per   vedere   gli   affreschi   di   Benozzo   Gozzoli,   poi   ad   Arezzo,   Pisa   e   Lucca.   Più   tardi,   dopo   la   ritirata   dei   tedeschi   e   il   crollo   del   Fronte,   Franco   ci   lasciò   e   ritornò   a   Firenze,   che   era   la   sua   città.   Lo   rincontrai   un   giorno   appunto   lì,   per   strada.   Mi   invitò   a   prendere   il   tè   con   la   sua   famiglia,   e   mi   mostrò   i   suoi   primi   disegni   per   il   teatro.   Capii   subito   che   aveva   talento,   e   lo   esortai   a   perseverare.

La   marchesa   Iris   Origo   ,   cara   amica   e   celebre   scrittrice,   aveva   prestato   agli   ufficiali   del   mio   battaglione   la   storica   Villa   Medici   a   Fiesole,   e   Franco   veniva   spesso   a   pranzo   o   a   cena   da   noi.   Purtroppo   presto   dovetti   lasciare   questo   paradiso.

Quando   rividi   Franco ,   una   quindicina   d’  anni   più   tardi,   stava   lavorando   a   Londra,   al   Covent   Garden.

Era   diventato   Zeffirelli ,   uno   dei   grandi   uomini   di   teatro   del   nostro   tempo   ”

 

Richard   Buckle

 

 

Franco Zeffirelli: “Gli italiani, popolo di menefreghisti”

Franco Zeffirelli: "Gli italiani, popolo di menefreghisti"

Questa   sotto   è   un’ intervista   fatta   sei   anni   fa.   Un   articolo   che   mi   piace   proporvi   a   ricordo   di   un   uomo   grande,   eclettico,   un   vero   artista,   da   me   molto   amato.

Novant’anni il 12 febbraio, Franco Zeffirelli è una delle ultime icone del cinema e del teatro italiani.
Il suo ‘Romeo e Giulietta’, trasposizione shakespeariana del 1968, ricevette una nomination all’Oscar per il miglior regista. Ma forse ‘La bisbetica domata’ del 1967 con Elizabeth Taylor e Richard Burton resta il suo film più noto.

Zeffirelli ha anche diretto numerosi allestimenti di opere liriche in Europa e negli Stati Uniti. Amico di Maria Callas, ha lavorato con i migliori artisti del mondo.

Eri Garuti, euronews:

“Maestro Zeffirelli, se lei dovesse girare un film sull’Italia di oggi per spiegarla al resto del mondo, come la racconterebbe? Che tipo di film farebbe?”

Franco Zeffirelli, regista:

“Mah, la chiave per l’Italia è sempre la stessa: il carattere della società italiana, anche attraverso i secoli, anche in condizioni politiche diverse, alla fine emerge sempre quello che volgarmente si dice il menefreghismo o la superiorità (noi siamo meglio degli altri, possiamo permetterci tante cose che gli altri non possono, trovare i difetti degli altri e non i nostri). È un Paese in cui è passata tutta la cultura del mondo e non solo è passata ma è anche stata creata. Noi spesso trascuriamo questo nostro aspetto, questo merito di aver dato al mondo sempre delle straordinarie scoperte non solamente artistiche ma anche scientifiche, mediche, astronomiche”.

euronews:

“Ma l’Italia di oggi le piace?”

Franco Zeffirelli:

“Tutto sommato è una povera Italia, oggi. È travestita da potenza mondiale e noi siamo una potenza economica anche discreta. Però c‘è un casino di opinioni, ognuno vuol dire la sua. Finiamo per avere una corona di partiti proprio ridicola, francamente. Nei primi anni della democrazia avevamo due schieramenti ma allora anche il mondo era schierato. Anche il mondo era comunista o capitalista”.

 

euronews  :

“Ma lei ha avuto un’esperienza in politica, è stato in Parlamento, eletto con Forza Italia nel 1994. Lo rifarebbe e no? E che ricordo ha della sua esperienza in politica?”

Franco Zeffirelli:

“Non è che ho fatto una vita da politico. Però ho affermato, attraverso il mio lavoro, i meriti del popolo italiano, i vantaggi di una certa filosofia politica. Certo non fascista, assolutamente. Gli uomini politici poi non devono mai occuparsi di cultura perché fanno dei pasticci. Pasticci molto imbarazzanti. Quindi anche gli uomini di cultura non devono fare la politica perché, rovesciando il quadro, anche quel tipo di congiunzione non è applicabile, soprattutto in Italia”.

euronews:

“Se lei oggi fosse ministro della Cultura che suggerimenti, che provvedimenti farebbe?”

Franco Zeffirelli:

“Aprire delle scuole dovunque. Che i ragazzi non vengano affidati a improvvisati maestri che portano avanti una filosofia e una visione della società completamente sbagliata. Se poi pensa che da questa piccola penisola è fiorito tutto quello che ha fatto grande la razza umana…tutto. Non ci rendiamo conto della responsabilità che abbiamo. Abusiamo di questa posizione – una posizione di dominio – senza accorgercene. Ed è sempre stato così”.

euronews:

“È ancora legato a Silvio Berlusconi?”

 

Franco   Zeffirelli  :

“Sì, mi è simpatico, mi è sempre stato simpatico. Ha i suoi difetti. Ma mi piacciono i difetti. Il problema dei difetti è se ti piacciono o no. Tanta gente non ti piace affatto per i suoi difetti ma di alcuni, di molti sì. Puttaniere, pazienza. Affari suoi. Poi è un uomo che ha fatto tutto con le sue forze”.

euronews:

“Lei ha un progetto che riguarda un museo per Firenze?”

Franco Zeffirelli:

“Io ho in mente, anzi, sto facendo in questi giorni tutto il lavoro di preparazione, una fondazione a mio nome perché c‘è un problema che ho vissuto a lungo. Per fortuna ho ancora qualche giorno da stare qua. E voglio lasciare tutto questo a chi potrà servirsene. Faremo a Firenze una fondazione con una mostra permanente di tutto quello che io ho combinato”.

euronews:

“Lei è molto amato in tutto il mondo. Con quali personaggi, attori o altri, si è trovato più in sintonia?”

Franco Zeffirelli:

“L’attore è una razza anche quella molto importante, perché è l’opportunità che viene data all’essere umano di rompere la barriera della sua realtà e aprire il mondo alla fantasia. Il teatro è proprio quella valvola che permette ai sogni di fluire da uno all’altro. Il pubblico che va a vedere un grande attore rimane incantato perché il grande attore gli fa capire quello che è nascosto dentro di lui”.

euronews:

“C‘è un’opera lirica che rappresenta meglio di altre l’Italia nel mondo?”

Franco Zeffirelli:

“Tante. Io sono servo e schiavo de La Bohème. Sento La Bohème e mi fermo qualunque cosa faccia per entrare nel momento meraviglioso di questo Puccini che era un pazzo straordinario”.

euronews:

“Io la ringrazio, Maestro. Se vuole chiudere con un auspicio per il futuro dell’Italia…”

Franco Zeffirelli:

“Noi possiamo tutto. Se ci impegniamo col meglio di quello che ci ha offerto la sorte, con le nostre virtù e le capacità, le energie spirituali e creative, ogni uomo può crearsi un piccolo paradiso”.

 

 

Ho   voluto   omaggiarlo   così   il   mio   grande,   adorato   regista   e   non   solo.   Infatti   non   tutti   forse   sanno   che   fu   anche   un   grande,   abile   scenografo.   Se   avrete   pazienza   vi   farò   conoscere   ciò   che   disse   di   lui   a   tal   riguardo,   Masolino   d  ‘ Amico .  

Perdonate,   nel   frattempo   il   mio   lungo   ”   mutismo”.   Ma   una   brutta   bronchite   mi   ha   tolto   da   giorni,   forze   e   voce.   Appena   starò   meglio   mi   rifarò   viva.   Baci   a   tutti

La   vostra   Isabella