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Cari   amici   vi   regalo   nell’ attesa   di   volare   in   Veneto,   qualche   poesia.   Baci   a   tutti   e   buona   primavera.

Ops ,   mi   sono   confusa,   è   ancora   inverno.

 

TRA  I   FIORI   DI   MAGGIO

 

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lemiepiante.it

Nei   giardini
di   maggio
mi   perdo
tra   fiori,
che   si   svegliano
piano
al   sorriso
del   sole,
lasciandomi
dal   loro   profumo
inebriare.
E’  
nei   giardini
di   maggio,
che   vedo  
fiorire
le   rose.
Ma   come   mi   son   cari
i   fiori   di   ginestra
che   s’ aprono   lucenti
come   vena   d’oro,
quasi   gemme   di   luce.
Amo
sostare   pensierosa
nei   giardini
di   maggio,
perdermi
per   poi   ritrovarmi.

Isabella   Scotti   maggio   2019

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

 

NON   MI   PIACE   LEGGERE   LETTERE

 

“Quasi non oso leggere le lettere,
posso leggerle soltanto a intervalli,
non resisto al dolore della lettura”

Franz  Kafka

 

Sì,
in   effetti
esse
sono   qualcosa
di   molto   strano.
Si   scrivono
parole
senza   poter
guardarsi
in   volto.
Siamo   lontani,
io   che   scrivo,
tu   che   ricevi
ciò   che   ti   invio.
Parole   che
scritte
possono  
anche   perdersi ,
non   solo
per   quanta   strada
a   volte  
si   trovano   a   fare,
per   giungere   a   destinazione.
Ma   anche
perdere   di   significato,
al   contrario
di   quelle   dette,
che   si   possono   spiegare,
a   lungo   discutere .
Ecco   perchè
“quasi   non   oso   leggere   le   lettere,
posso leggerle soltanto a intervalli,

non resisto al dolore della lettura”.
Ecco   perchè
preferisco   aspettare,
piuttosto   che   una   lettera
con   parole
che   mi   metterebbero
in   ansia,
ne   sono   sicura,
semplicemente
il   tuo   ritorno.
E   sperare   che
tu   mi   stia   pensando
con   la   stessa   intensità
con   la   quale
io   ti   penso.
Non   voglio   leggere
su   di   un   foglio
”   ti   amo ”
te   lo   voglio   sentir   dire.
   Solo   questo   conta
per   me.
Ti   aspetto.
Tutto   qui. 

Isabella  Scotti   maggio   2019

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Ispirata   dall’incipit   in   neretto   di   Kafka

 

RICORDI   D’  ESTATE

 

Ricordi

quando   con   la   bici

si   andava

spensierati

su   strade   sterrate,

facendo   a   gara

per   arrivare   primi

al   fienile?

Erano   i   tempi

in   cui   noi,

tanti   cugini,

ci   si   rincontrava

d’estate.

Eravamo   sempre  

felici   quei   giorni,

ci   sentivamo

liberi.

Il   fienile

era   la   nostra

tappa   finale,

e   il   nostro   rifugio

dove   attendere

la   fine   della   pioggia.

Ancora   è   lì   sai  ?

L’ ho   rivisto   da   poco

e   mi   ha    fatto

commuovere.

Sì,   ho   versato  

una   lacrimuccia,

quando   guardandolo

ho   rivisto   noi  

tutti   insieme.

Come   fugge   via

il   tempo,

portandosi   via

anche   chi

sarebbe   bello,

fosse   ancora   qui.

 

Isabella   Scotti   maggio   2019

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Grazie    Simona

 

INUTILMENTE

 

buttati come l’edera a nascondere un pozzo,
quando tutti sapevamo di che pozzo si trattava?”
Cesare   Pavese

Parole,
troppe,
inconcludenti.
Buttate   lì,
come   l’edera
a   coprire   un   pozzo.
Che   delusione
questo   vuoto
tra   noi.
Eppure,  
pur   sapendo,
abbiamo   cercato  
parole
che   riempissero  
quel   vuoto.
Dialoghi   ripetuti,
fino   alla   nausea
cercando   un   contatto.
Che   sciocchezza
crederci .
Quanta   ambiguità
nel   nostro   
nonrapporto .

Isabella   Scotti   maggio   2019

testo   .   Copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Ispirata   ai   versi   di   Pavese

 

 

TRISTEMENTE

 

scatto   di   Andrea

Tristemente
lascia   piano  
che   cadano
i   suoi   petali.
Si   è   accorto
con   rammarico ,
che   ancora  
non   soffia ,
col   suo   tiepido   alito,
   Primavera .

Isabella   Scotti   maggio   2019

testo   :    copyright     legge   22   aprile   1941    n°   633

 

NESSUN   ALTRO

 

”   La malinconia
culla con dolci canti
il mio cuore in oblìo  ”

Paul Verlaine

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Il   mio   cuore   è   in   oblio.
Ti   ha   dimenticato.
Ha   dimenticato
molte   cose
del   nostro   amore.
Più   non   vuole
ricordare.
E’   rimasta
solo
una   dolce  
malinconia
ad   allietare
le   mie   sere.
E’   quasi   un   canto,
una   melodia
   sussurrata
dalla   quale
mi   faccio   cullare,
quando   fuori
le   fronde
son   sferzate  
dal   vento,
quando   le   gocce
di   pioggia
battono   i   vetri.
Quando   il   freddo
mi   fa   tremare.
Solo   lei
è   rimasta
a   farmi   compagnia.
Nessun   altro.

Isabella    Scotti    maggio   2019

testo  :   copyright   legge   22   ottobre   1941   n°   633

Ispirata   dai   versi   di   Paul   Verlaine


Settembre  era  il  settimo  mese  del  calendario  romano,  il  nono  secondo  il  nostro  calcolo.  Gli  Anglosassoni  lo  chiamavano  ”gerst- monath”,  cioè  il  ”mese  dell’orzo”.

Date  da  ricordare:

21  settembre  SAN  MATTEO

29  settembre  SAN  MICHELE

25  settembre  giorno  del  mio  matrimonio

Detti  del  mese

” Se  il  tempo  è  buono  il  primo  di  settembre,  sarà  buono  per  tutto  il  mese.”

”Pianta  gli  alberi  per  San  Michele,  e  comanda  loro  di  crescere;  pianta  gli  alberi  per  la  Candelora  e  dovrai  pregarli  perchè  crescano”

”Il  vento  settembrino  spira  dolcemente  sinchè  la  frutta  non  è  nel  solaio”.

”San  Matteo  porta  fredda  rugiada”.

”Settembre:  o  secca  i  pozzi,  o  rompe  i  ponti”.

L’angolo  della  poesia

Cos’è   che  ti  annuncia,

o  settembre?

E’  forse

quel  vento 

che  s’alza  improvviso?

E’  forse

l’arrivo 

di  quell’insieme

di  nuvole?

O  settembre,

la  tua  aria  fresca

mi  penetra tutta,

mi  toglie  di  dosso

quel  caldo  d’agosto

afoso  e  umido.

E  riscopro  con  te 

la  prima  rugiada

mattutina.

Isabella  Scotti   settembre   2014

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Mentre  il  grano  maturava  in  steli  spessi  e  fondi,

E  a  mietere  iniziano  i  contadini,

Un  mattino  misi  il  mio  cuore  a  dormire,

E  per  la  strada  dei  campi  m’incamminai.

Sopra  un  cardo  un  cardellino

Si  nutriva  e  spandeva  semi,

Spettegolavano  gli  scriccioli,

O  si  univano  al  canto  di  una  canzone

Sospesa  nell’aria.

Jean Ingelow

Soprattutto  amo  il  giallo  di  settembre,

I  mattini  con  ragnatele  imperlate  di  rugiada,

Giorni  pensosi  immobili,

Schiamazzi  di  corvi  neri,  foglie  ramate,

Stoppie  punteggiate  di  covoni.

Più  dello  sfrenato  fulgore  della  primavera

Alla  mia  anima  si  addice  l’autunno.

Alex  Smith


Si  perse  Amore,

E  più  non  ritrovò 

La  strada.

Vagò,

Disperato,

Alla  ricerca

Di  colei

Un  dì  tanto  amata.

E   lacrime  amare

Ricordandola,

Dolce  e  bella,

Scendean

Sulle gote

  Come  stille  di  rugiada

 Si  posano

Su  petali  di  rosa.

Pianse   Amore,

Angosciato,

Tutta  la  notte,

E  l’eco  del  suo  pianto

Risuonò  dovunque.

E   fu  allora,

Che  raggiunse  Morte

La  quale,

  Commossa,

Volle  prenderlo  con  sè.

Lo  circondò  allora

  Di  un  gelo

 Sottile

 Che   lo  intorpidì

Tutto

Rendendolo   freddo

Come  un pezzo

Di  ghiaccio.

Poi,

Muta,

Lo  prese

Tra  le  braccia,

Lo  strinse  a  sè,

E  lo  rapì,

Al  mondo,

Per  sempre.

Isabella Scotti

 

Chiaramente  ”immaginazione’ ‘la  mia.  Anche  se  oggi  debbo  dire  che  ”Amore”  in  giro  se  ne  vede  ben  poco.  Un  mondo  impazzito  sembra  governato  da  tutt’altro. E  non  parlo  delle  solite  guerre,  all’ordine  del  giorno  ormai.  Mi  pare  che  ”Amore”  sia  scomparso  proprio  nel  quotidiano,  nel  guardarsi  intorno  e  meravigliarsi   di  quello  che  ci  circonda,  rispettandolo,  nell’ignorare  regole  comportamentali  anche  le  più  basilari.  Non  siamo  più  capaci  di   guardarci  senza  diffidare  del  prossimo.  E’  un  mondo  arido  quello  dove  oggi  ci  troviamo  a  vivere.  La  notizia  di  quella  bomba  d’acqua  caduta  improvvisa  nel  trevigiano  oltre  che  rattristarmi  per  la  notizia  di  altri  morti,  mi  ha  fatto  pensare  anche  ad  altre  cose.  Quel  torrente  che  già  aveva  tracimato  tempo  addietro  non  poteva  indurre  ad  un  pò  più  di  prudenza?  Non  voglio  ovviamente  colpevolizzare  nessuno  di  fronte  alla  tragedia  successa,  ma  quei  tendoni  potevano  essere  messi  più  in  sicurezza?  L’uomo  mi  sembra  talvolta  superficiale  non  solo  nella  cura  che  obbligatoriamente  deve  al  suo  territorio,  ma  anche  spesso  nel  non  valutare  con  cognizione  di  causa  la  probabilità   che  qualcosa  di  diverso  dalle  sue  aspettative  possa  accadere.  La  natura  oggi  ci  mette  ancora  di  più  di  altre  volte  in  condizioni  tali  da  affrontare  situazioni  drammatiche,  mi  auguro  che  l’uomo  ritrovi  ”Amore”  al  più  presto  in  tutto  quello  che  fa  per  il  bene  di  tutti.  Non  sprechiamo  la  nostra  vita  che  nessuno  potrà  mai  avere  una  seconda  volta.  Una  preghiera  per  quei  nuovi  morti  si  aggiunga  alle  altre  per  guerre  e  sofferenze.

 

 

 


Slapstick  comedy:  il  primo  termine,  slapstick,  deriva  dalla  tavoletta  –  detta  ”  spatola  di  Arlecchino”–  che  i  clown  usavano  per  simulare  il  rumore  di  una  colluttazione ;  comedy  è  piuttosto  da  intendere  come  ”comica”,  finale  o  meno,  comunque  breve,  uno  o  due  rulli.  In  queste  farse  di  derivazione  burlesque  (  ascendenza  del  genere  inglese  del  VII  sec.),  le  gag  nascono  dai  rapporti  di  forza  tra  i  corpi  e  gli  oggetti,  tra  i  corpi  e  lo  spazio  circostante,  tra  i  corpi  e  altri  corpi.  Dunque  una  comicità  puramente  fisica,  aggressiva,  persino  brutale,  coniugata  con  un  alto  senso  del  ritmo,  sempre  frenetico,  dell’urto  (”  torta  in  faccia”),  della  velocità.  Gli  interpreti,  più  che  attori  sono  atleti,  clown,  cascatori.  I  loro  corpi,  indistruttibili,  sono  macchine  per  manomettere,  per  distruggere  il  mondo,  fosse  pure  solo  un  set.  Forse  non  inventore,  ma  sicuramente  re,  ” King  of  comedy”,   è  Mack  Sennet.  Canadese  d’origine  (  nasce  a  Danville,  Quebec,  nel  1880  e  muore  ad  Hollywood  nel  1960),  allevato  alla  scuola  di  Griffith,( regista  di  melodrammi  e  film  storici  a  lungo  metraggio)  quindi  produttore  della  Keystone  Picture  Studio,  e  qui,  scopritore  di  talenti :  Chaplin,  Buster  Keaton,  Harry  Langdon,  Frank  Capra,  Roscoe  ”Fatty”  Arbuckle.   Le  sue  comiche  one  reel,  così  chiamate  perchè  composte  di  una  sola  bobina,  della  durata  standard  di  una  decina  di  minuti,  venivano  solitamente  girate  nel  corso  di  una  giornata,  sovente  in  una  sola  mattinata. Come  indica  uno  dei  più  attenti  esegeti  di  Sennet,  Davide  Turconi .  ”  Le  comiche  di  Sennet  sono  veloci,  tumultuose,  frenetiche  e  principalmente  quelle  del  periodo  Keystone  (  1912-1915)  sono  imperniate  in  genere  su  racconti  semplici,  elementari,  basati  su  personaggi  tipici –  maschere  di  commedia  dell’arte  più  che  veri  personaggi –  che  si  ripetono,  si  mischiano,  si  scontrano  di  comica  in  comica :  il  poliziotto  ottuso,  il  ricco  cafone  e  presuntuoso,  il  geloso,  lo  sciocco,  il  furbo,  il  malvagio,  il  buono,  l’innamorato  ingenuo,  tutti  travolti  in  una  ridda  di  casi  che  offrono  la  possibilità  di  inserire  in  abbondanza  gli  elementi  tradizionali  della  farsa:  imprevisti,  sorprese,  qui  pro  quo,  scambi  di  persona,  ogni  più  vario  tipo  di  incidenti,  scontri,  parapiglia,  devastazioni  e  fughe  omeriche  con  inseguimenti  che  coinvolgono  ragazzi,  adulti,  animali,  biciclette,  automobili,  tram,  locomotive,  tutti  gli  abitanti  di  un’intera  strada,  tutta  la  popolazione  di  un  quartiere,  in  una  corsa  sfrenata  attraverso  campi,  spiagge,  specchi  d’acqua,  montagne.  E  se  si  fermano  è  perchè  cadono,  o  in  una  botte  d’acqua,  o  in  un  canale,   o  in  una  palude  fangosa,  o  in  qualcosa  di  peggio”.  Il  principio  di  Sennett  è  quello  quindi  della  moltiplicazione:  non  una  ragazza,  ma  dieci,  magari  in  costume,(  le  famose  bathing  beauties,  bellezze  al  bagno),  non  un  poliziotto  ma  dieci  poliziotti ( i  famosi     Keystone  Cops  dal  nome  della  casa  di  produzione  Keystone.)  Fughe  e  inseguimenti   non veloci  ma  rapidissimi.  Il  tutto  in  misura  surreale.  La  ricetta  era  semplice  e  l’effetto  sicuro  sul  pubblico  da  nickelodeon,  le  sale  cinematografiche  da  un  nichelino.  A  Sennett  interessavano  poco  le  novità,  le  invenzioni,  le  trovate  particolari.  Racconta :  ”Trovata  l’idea  centrale,  si  costruiscono  i  raggi;  questi  sono  lo  sviluppo  naturale  suggerito  dalla  fantasia:  poi  si  introducono  quelle  complicazioni  che  danno  l’avvio  al  divertimento (…)  .Ci  siamo  avvalsi  di  umoristi  celebri  ma  vi  posso  dire  in  tutta  coscienza  che  il  loro  materiale  è  il  peggiore  di  tutti(…).  Quello  che  serve  è  una  buona  idea(…),  l’azione  l’aggiungiamo  noi.”E’  stato  detto  che  l’essenza  delle  comiche  Keystone  è  costituito  dal  moto,  non  dal  pensiero,  dalle  emozioni,  dal  desiderio,  dai  bisogni  o  dalle  reazioni  umane;  le  azioni  essenziali  sono  ” dash,  crash,  smash  and  splash”,  ossia:  foga,  cadute,  collisioni,  e  spruzzi.  Il  corpo  umano  diventa  una  specie  di  proiettile,  o  comunque  un  oggetto  il  cui  moto  dipende  da  spinte  e  leggi  fisiche:  gravità,  principi  balistici,  teoremi  geometrici.  Insomma  il  divertimento  è  assicurato.

fonte: Corriere  della  sera-  Cinema- Dal  Muto  Ai  Giorni  Nostri

 

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L’anno  scorso,  21  febbraio  2013.  Una  data  che  non  posso  dimenticare,  perchè  legata  ad  un  viaggio  fortuito  fatto  per  accompagnare  un  nostro  amico ( e sua moglie )  ad  una  visita  specialistica in Emilia.  Voi  sapete  quanto  mi  piaccia  viaggiare,  anche  fosse  solo  per  girare  l’angolo  dietro  casa,  ed  in  effetti  una  gita  di  due  giorni  è  un  pò  poco  ma  tanto  basta.  E  allora  via,  si  parte  diretti  verso  questo  ospedale,  in  mezzo  alla  campagna  emiliana,  in  una  giornata  grigia, nebbiosa.  Ma  la  nostra  vera  meta  è  un’altra  e  nel  pomeriggio,  dopo la  visita  fatta  dal  nostro  amico  e  aver  pranzato  in  una  trattoria  lontano  quasi  dal  resto  del  mondo,  arriviamo  a  Ferrara  nel  tardo  pomeriggio.  L’albergo  è  al  centro,  molto  bello,  elegante  e  ci  sistemiamo  subito  con  l’idea  di  scendere  e  andare  in  giro.  C’è  silenzio ,  poca  gente,  l’atmosfera  è  magica,  le  luci  illuminano  i  palazzi  e  una  nebbia  soffusa  sembra scendere  per  impadronirsi  degli  spazi  geometrici  e  perfetti  di  questa  città. Inizia  così  la  scoperta  di  un  luogo  fascinoso  quanto  stranamente  misterioso.  ”Ampio,  diritto  come  una  spada,  dal  Castello  alle  Mura  degli  Angeli,  fiancheggiato  per  quanto  è  lungo  da  brune  moli  di  dimore  gentilizie,  con  quel  suo  lontano,  sublime  sfondo  di  rosso  mattone, verde  vegetale,  e  cielo,  che  sembra   realmente  condurti,  all’infinito.”  Così  in  un  libro  famoso  lo  scrittore  Giorgio  Bassani  descriveva  corso  Ercole  I  d’Este,  la  strada  forse  più  celebre  di  Ferrara,  immortalata  dal  Carducci  e  dal  D’Annunzio,  aperta  nel  Rinascimento  in  quella  parte  della  città,  che  da  lui  prese  il  nome  di  Addizione  Erculea.  In  fondo  a  questo  corso  quindi  il  romanziere  ambientò  la  casa,  o  meglio  il  giardino  dei  suoi  Finzi-Contini  e  Vittorio  De  Sica  ne  fece  anche  un  film.  Un  giardino  sconfinato  che  in  realtà  non  è  mai  esistito,  se  non  nella  sua  fantasia  di  scrittore.  Ferrara,  bella,  affascinante  cresciuta  per  ”addizioni”  secondo  una  precisa  politica  di  espansione  territoriale,  fino  a  diventare  nel  Rinascimento  una  capitale.  Tra  ampliamenti  e  trasformazioni,  palazzi  e  giardini,  grandi  artisti  lavorarono per  la  corte:  architetti,  pittori,  scultori.  E  la  città  rinascimentale,  compresa  tra  corso  della  Giovecca  e  le  Mura  nord,  si  deve  proprio,  nella  realizzazione  a  Ercole  I  d’Este  e  all’architetto  urbanista  Biagio  Rossetti. Ferrara,  città  che  nasce  sull’acqua, attorno  ad  un  traghetto  o  un  guado  sul  Po,  e  la  sua  nascita  e  sviluppo  è  legata  indissolubilmente  alla  vita  del  fiume  stesso  ed  ai  suoi  capricci.  Capricci  che  nel  1152  si  manifestarono  nella  rottura  degli  argini  travolti  dal  Po  a  Ficarolo.  Girarla  a  sera  inoltrata,  con  il  bavero  alzato,  ed  entrare  in  un  negozio  antico  della  Loggia  dei  Merciai,  sul  lato  meridionale  della  Cattedrale,  e  comprare  un  bel  cappello  rosso  e  nero  per  ripararsi  dal  freddo.  E  poi  camminare  nella  nebbia,  la  stessa  di  cui  parlava  anche  Tonino  Guerra,  raccontando  :” essa  copre  una  magia( Ferrara)  come  un  velo,  scende  sui  tuoi  pensieri  più  limpidi,  che  diventano  di  una  profondità  maggiore”. E  costeggiare  palazzi  antichi  di  un  rosso  cupo,  colore  che  sfuma  nella  luce  artificiale  dei  lampioni,  in  un  silenzio  notturno  che  perfino  D’Annunzio  avvertì  annoverando  Ferrara  tra  le  sue  ”città  del  silenzio” :  ”O  deserta  bellezza  di  Ferrara,/  ti  loderò  come  si  loda  il  volto/ di  colei  che  sul  nostro  cuor  s’inclina/ per  aver pace  di  sue  felicità  lontane; / e  loderò  la  chiara/ sfera  d’aere  e  d’acque /  ove  si  chiude /  la  tua  melanconia  divina /  musicalmente…”. E  ancora  città  che  diede  i  natali  a  personaggi  illustri,  pittori  come  Giovanni  Boldrini (1842-  1931)  brillante  ritrattista,  che  operò  soprattutto  a  Parigi .  Molti  dei  suoi  dipinti li  possiamo  trovare  nel  Palazzo  dei  Diamanti  oppure  registi  come  Michelangelo  Antonioni,  uno  dei  più  grandi  autori  della  storia  del  cinema  che  visse  qui  per  ben  27  anni,  e   che  riposa  nella  Certosa  di  Ferrara.  O  ancora  Florestano  Vancini  regista  altrettanto  famoso  autore  di  film  come  ”Il  delitto  Matteotti”  del  1973.  E  assolutamente  non  ultimo  il  grande  Arnoldo  Foà,  recentemente  scomparso,  che  conobbi  tempo  fa,  e  di  cui  parlo  in  un  altro  mio  post.  Ma  ancora, letterati,  come  ad  esempio  il  grande  Ludovico Ariosto,  che  pur  essendo  nato  a  Reggio  Emilia,  trasferitosi  a  Ferrara  fin  da  bambino,  l’amava  molto  e  così  la  sua  casa  dove  sul  frontone  in  latino  c’è  la  scritta:  ”Piccola,  ma  adatta  a  me,  non  reca  molestia  a  nessuno,  non  è  indecorosa,  e  tuttavia  l’ho  acquistata  con  il  mio  denaro.”  Nella  Satira  III  così  piangeva  la  sua  casa  lontana  (  si  doveva  spesso  infatti  allontanare  per  missioni  politico –  diplomatiche):  ”Chi  vuole  andare  a  torno,  a  torno  vada:  Vegga  Ingheleterra,  Ongheria,  Francia  e  Spagna;  /  a  me  piace  abitar  la  mia  contrada.”   Come  non  si  può  rimanere  affascinati  da  una  simile  città ?   Quando  il  freddo  è  talmente  pungente  da  rischiare  la  neve… E  allora  via  al  riparo  per  capitare  ”All’Antico  Volano’‘  trattoria  tipica,  antica  dove festeggiare  degnamente  i  nostri  amici  nel  giorno  del  loro  anniversario  di  matrimonio  e  gustare  i  sapori  di  una  volta : i  salumi  del  ricco  antipasto,   scegliere  come  primo  i  famosi  cappellacci  al  ragù  di  carne o  i  cappelletti  in  brodo  di  gallina (  con  il  freddo  vanno  benone).   Gustare  il  bollito  misto  ferrarese  con salse  di  tutti  i  tipi,  buonissima  quella  al  cren.  La  squisita  ”somarina”  in  umido  con  la  polenta.  L’ottima  salama  da  sugo  o  ”salamina”,  dal  gusto  deciso  e  piccante,  a  base  di  carne  suina  macinata  più  o  meno  fine,  vino  rosso (piuttosto  vecchio) , sale  , pepe  nero,  noce  moscata,  cannella,  chiodi  di  garofano.  Il  tutto  accompagnato  da  purea  di  patate  se  calda,  se  fredda  da  qualche  fico  o  fetta  di  melone (  non giudicateci  ”mangioni”, ad  ognuno un  piatto  diverso  assaggiato  da  tutti ).  Comunque  solo  prelibatezze.  Poi,  ahimè,  la  partenza,  sotto  la  candida  neve  finalmente  arrivata. Poesia  che  si  aggiunge  a  poesia.  Ferrara,  ti  porto  nel  cuore.

 

fonte:  Le   Splendide  Città  D’Italia  – Selezione dal  Reader’s  Digest

Mi dispiace solo di una cosa:  aver dimenticato la digitale e non aver immortalato immagini di una gita particolare.


Solo  Amore

io  vo’  cercando.

E  sospirando

così  andrò.

Lungo  sarà  il  cammino,

tortuosa  la  strada,

pesante  il  mio  fardello.

Ma  lo  troverò.

E  quando  tornerò

sarà  perchè,

accanto  a  me,

Amore  avrò.

Dedicato  a  chi  ci  crede   ( nell’amore ) e  non  smette  di  cercare.


Ragionando,

è  stato  meglio  così.

Tu  da  una  parte

io  dall’altra.

Nulla

più  in  comune.

Soli,

ciascuno  seguendo

la  propria  strada.

Già,

forse…

E  se  invece

non  fosse  giusto  così?

Sto  tremando…ho  paura.

Ho  forse  smesso  di  ragionare?

Che   il   dubbio       

già  mi  confonda?

Isabella Scotti

Dedicato a quegli amori che sembrano finiti ,ma che forse…