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Che   per  l’expo  di  Milano  l’inno  italiano , cantato  dai  bambini  del  coro  dei  Piccoli  Cantori  di  Milano ,   fosse  stato  cambiato  nel  passaggio  ”siam  pronti  alla  morte”  al  ”siam  pronti  alla  vita” perchè  troppo  forte  in  bocca  a  dei  bambini.  L’ho  scoperto  per  caso  stasera.  Ora  scusatemi  ma  non  posso  non  fare  alcune  considerazioni.

Primo

Se  ogni  arrangiatore  o  musicista  dovesse  cambiare  per  motivi  suoi  parole , termini,  di  un  inno  nazionale,  che  per  essere  tale  sarà  stato  prima  scritto  e  poi  scelto  per  un  motivo  preciso  non  perderebbe  valore  e  significato ?

Secondo

Pensare  che  la  parola  ”morte”  oggi   sia  motivo  di  turbamento  rispetto  alla  parola  ”vita”  per  dei  bambini,  credo  non  sia  poi  così  vero.   Mai  come  oggi  essi  sono  giornalmente  purtroppo  testimoni  di  come  la  morte  entri  continuamente  nelle  nostre  case  attraverso  i  mass  media  e  non  solo.  Mi  pare  un’ipocrisia  delle  solite.  Del  resto  quanti  piccoli  bambini  hanno  nelle  scuole  italiane  di  tanti  anni  fa  e  ancora  oggi  cantato  l’inno  di  Mameli  così  com’è ?  Non  mi  pare   che  qualcuno  sia  rimasto  traumatizzato,  comunque  lasciamo…

ai  posteri  l’ardua  sentenza.


Il titolo che ho voluto dare a questo post è ciò che provo constatando con tristezza da quanto tempo ormai assistiamo a tragedie immani, allagamenti, frane, in questa nostra terra italiana. Tragedie annunciate ma sistematicamente ignorate. E una cosa che mi chiedo è questa : perchè i telegiornali non fanno altro che servizi chilometrici, intervistando quotidianamente chi ha perso tutto , case, affetti, dopo che succede un disastro  e non prima, per documentare situazioni drammatiche già in atto che appunto perchè documentate potrebbero essere evitate? Perchè non si va prima nelle zone a rischio, di cui senz’altro i giornalisti sono bene informati  invece di fare dopo sensazionalismo  sfruttando  e usando per il proprio tornaconto il dolore di famiglie sfortunate? Una volta esisteva il ”giornalismo d’inchiesta” al quale poter attingere e studiare situazioni  complicate. Non voglio qui occuparmi di chi debba farsi carico affinchè tali tragedie  (  vedi in  Sardegna, nelle Marche in Abruzzo, senza dimenticare  la tragedia poi di  Prato, città di cui si sapeva da quel dì che fosse piena di cinesi lavoranti in nero)  non succedano più, voglio solo dire che detesto questa ipocrisia italiana dove tutti si scandalizzano sempre dopo che succede il danno. A tale proposito voglio postare una lettura trovata in un testo ”scolastico” per la scuola elementare del 1968, testo in cui si parlava di educazione civica dal titolo ”Lavoriamo insieme”. Mi è molto piaciuta e dimostra che forse allora nella scuola si tentava di dare indicazioni per una vita responsabile e cosciente. Se poi l’uomo non ha saputo fare proprie certe istanze è solo colpa sua.

”Gli alberi, poesia della terra”

Essi sono più buoni degli animali e degli uomini. Essi non sanno che donare : il fiore e il frutto; l’ombra e il riparo, e il colore e il profumo. Essi non domandano che un poco di rispetto e di amore. Uniti in macchie e foreste, assumono la bellezza di un miracolo, la forza di un esercito, la saldezza di un baluardo. Con le radici trattengono i terreni in pendio e ne impediscono le frane; coi fusti oppongono schermo alle furie dei venti e barriere al crollare delle valanghe; coi balsami che sprigionano da foglie e da resine, essi risanano l’aria e sventano l’insidia del male. Così la voce della poesia li benedice, e ne esalta le docili trasformazioni nelle cose buone e utili dell’uomo : ” Siate voi benedette, o foreste, che date i legni odorosi alle cose più sante della vita : le arche delle massaie, i banchi della scuola, i balocchi per i nostri fanciulli, i cavi strumenti per il suono, le navi che solcano il mare, le culle, le bare, la croce a piè della quale, ogni alba e ogni sera, diamo un’ala e una voce all’anima, nella preghiera. ”

L. Orsini