Amici carissimi il 23 marzo del 1922 nasceva il grande Ugo Tognazzi. Cento anni sono passati dalla sua nascita ad oggi. Come non ricordarlo anche solo per un attimo. E mi piace qui parlarne ricordando una serata speciale vissuta nel 2016 qui a Frascati, al ristorante Cacciani, col figlio Gianmarco. Una serata piacevolissima dove il figlio raccontando vari aneddoti del padre, presentò il libro ” L’ abbuffone ” , scritto da Ugo specificando ” come la cucina del padre fosse stata per lui una grande lezione di vita, un punto d’ incontro e di scontro ma soprattutto l’ ingresso in un mondo affascinante ”.

Ci raccontò di come gli piacesse circondarsi di amici, nella sua grande casa a Velletri tra i quali anche Paolo Villaggio, Monicelli e tanti altri, preparando per loro cene da lui ricettate ad arte e sottoposte ad analisi ai presenti. Sughi elaborati, verdure e pietanze che orgogliosamente portava in tavola convinto dell’ apprezzamento dei presenti. Talvolta era davvero così, altre qualcuno storceva il naso. Volete sapere allora come reagiva il grande Ugo ? Infuriato lasciava i suoi ospiti offeso ritirandosi e lasciando tutti gli ospiti attorno al grande tavolo a mangiare senza di lui. Bellissima è a tal proposito la testimonianza di Villaggio presa dal sito http://www.ugotognazzi.com/leggenda_gigetto.htm che qui riporto, raccontata ai presenti da Gianmarco.

” Ugo Tognazzi aveva fama di grande cuoco, fare la cucina era la sua salvazione, un parafulmine senza il quale sarebbe finito alla fossa dei serpenti di Colorno, il rinomato manicomio femminile che aveva ospitato la Cianciulli, la Saponificatrice, e Rina Fort, la belva di via Rivale. Era pieno di buona volontà, ma non aveva il minimo senso delle misure. Insomma, non aveva assolutamente la vocazione del cuoco. Solo una tragica voglia di farlo. Tragica perché seviziava i suoi ospiti. Gli ho visto fare fette di mortadella panata con prosciutto e scamorza e maial tonné. Gli ospiti nuovi si abbuffavano, poi scomparivano dalla circolazione per alcuni giorni; altri, per sempre. Un giorno mi ha telefonato: «Ho ucciso il maiale, faccio una cena». «Ma quale maiale? Non hai mai voluto un maiale a Velletri». «No. Difatti l’ho ucciso vicino a Faenza, con l’automobile». Era stato circondato da un gruppo di contadini inferociti con roncole e forconi. Aveva una spider, ed era tornato con il maiale morto cinturato al suo fianco. Lo aveva dovuto comperare. Conservava tutto quello che gli regalavano in un gigantesco refrigeratore a casa sua a Torvajanica. Una volta a Ferragosto nel menu ha scritto: colomba pasquale con fette di panettone natalizio alla panna acida, brodetto di fagioli con le cotiche all’osso di Gigetto. Gigetto era il maiale investito a Faenza quasi tre anni prima. La sua malattia proseguiva a passi da gigante. Aveva deciso di fare ogni venerdì la cena dei dodici apostoli. Aveva invitato dodici amici, fra i quali Benvenuti e De Bernardi, Mario Monicelli e altri. La cena si doveva chiudere con una votazione segreta. Queste le possibilità per ogni piatto: straordinario, ottimo, buono, sufficiente, cagata, grandissima cagata. Lui era rimasto durante tutta la cena sulla porta della cucina a spiare ansimando le reazioni dei commensali. Viveva un momento di tensione terribile. Alla fine è passato con un bacile d’argento. Era vestito da cuoco e leggeva il menu, e per ogni piatto diceva: «Signori, si vota!» e passava a raccogliere i biglietti. Alla fine prega Leo Benvenuti, che aveva la voce da attore, di leggere i risultati. Primo piatto: tre insufficienze, cinque cagate e quattro grandissime cagate. Secondo piatto: dodici cagate. Terzo piatto: due cagate e dieci grandissime cagate. Lui ha interrotto la votazione in silenzio, ha raccolto i biglietti e li ha chiusi in una busta. E io: «Ma che te ne fai?». «Lasciami perdere! Li porto da un grafologo». Sulla porta, quando stavamo andando via, si è accorto che Mario Monicelli aveva raccolto dei reperti della cena e gli ha domandato: «Dove li porti?». E Monicelli, feroce: «All’Istituto italiano di criminologia. Voglio sapere se si può fare qualcosa! ”

Comunque la serata fu ravvivata da varie proiezioni di Tognazzi non solo intento nella sua cucina a fare il cuoco, ma anche come attore in scene di alcuni tra i suoi film più noti. E poi ricordi della famiglia Tognazzi, foto e video amatoriali nella sua villa di Velletri. Una chicca concludere la serata con una cena a base di piatti ideati da Ugo, tra i quali la sua famosa ” carbonara ” ( sotto l’ aneddoto raccontato da Gianmarco ) nata per caso e presentata in un albergo americano che fu da tutti i presenti apprezzata tantissimo.

”   Chiamato una sera a New York per la presentazione alla stampa del film «Marcia Nuziale», Tognazzi viene invitato a cucinare. Una pasta al ragù da preparare al piano terra dell’Hotel Hilton e servire nella suite, al 48° piano, dove ad attendere la cena ci sono 350 persone. Una missione certo non facile. «Il ragù? Troppo lungo da preparare in così poco tempo — si legge nel libro —. Per esclusione arrivai alla carbonara, il sugo più vicino al gusto americano, con bacon soffritto e uova strapazzate». A cui l’attore aggiunge un po’ di panna «che gli americani ficcano ovunque ed anche un po’ di alcool». Accettata la sfida, Tognazzi comincia a cucinare la «carbonara a cronometro», calcolando meticolosamente i tempi tra cucina e suite per evitare l’irreparabile (almeno per un italiano): l’eccessiva cottura della pasta. Gli ingredienti? 4 chilogrammi di bacon, 30 kg di spaghetti, 350 uova (100 con il solo tuorlo,) 5 kg di parmigiano, 2 kg di panna, 10 bicchierini di cognac. Ribattezzata dai presenti «cherbounerau», la carbonara made in Italy ottiene un successo strepitoso. ”

Ecco il menù della serata :

MENU’
Fagottini di melanzane ed agnello abbinati a “Tapioco” (trebbiano, malvasia, bellone…)
La “Carbonara di Ugo a New York” abbinata a “Come se Fosse” (montepulciano sangiovese)
Carrè di maiale nella cotenna e insalatina di spinacina abbinati ad “Antani”
Il pandoro al cioccolato e zabajone

Tengo a precisare che Antani e Come se fosse oltre ovviamente che ricordare la famosa battuta proveniente dal film ” Amici miei ”, sono ottimi vini prodotti nella tenuta La Tognazza di Gianmarco.

Una serata indimenticabile passata in compagnia di mia madre e mio figlio.

Ed ora qualche poesia tanto per non perdere l’ abitudine

FU IL VENTO

Ricordi

il tempo

del nostro amore

quando avvinghiati

rotolavamo

sulla sabbia?

Come ridevamo

in quei giorni.

Sembrava

così facile

amarsi.

Non sapevamo

ancora

che il vento

ci avrebbe traditi

allontanando

per sempre

dalle nostre labbra

ogni dolce

parola d’ amore.

isabella Scotti marzo 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

STANOTTE

…ho sentito

piangere

il mio cuore.

Come

se già

non bastassero

le lacrime

che rigano

il mio volto.

Così ho pensato

che anche lui

sicuramente

avrà ora

qualche ruga

come me.

Perchè

quando il dolore

picchia forte

s’ invecchia

di colpo,

le rughe

compaiono

improvvise,

si cambia aspetto .

Si sembra vecchi

di cent’ anni.

Tutto

ti cade addosso.

Può

a questo punto

il cuore

non invecchiare ?

No ,

non può .

Le rughe,

solchi indelebili,

lo segneranno

come già segnano

il mio volto,

per sempre.

Isabella Scotti marzo 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Ispirata da ” il cuore non ha rughe ” di Madame de Sévigné

STAMMI VICINO

… mon amour

stasera ,

semplicemente

seduto qui

sul divano.

Mon chèri

voglio

starti accanto

teneramente,

poggiando

la testa

sulla tua spalla.

E restare così,

muti,

senza parole,

lasciando

solo che sia

la musica

dei nostri cuori

a farci compagnia ,

regalandoci

all’ unisono

la più bella melodia

d’ amore :

quella

dei nostri battiti

accelerati

che non finisce

mai

Isabella Scotti marzo 2022

testo : copyright legge 22 aprile 1941 n° 633

Ispirata alla citazione di Shakespeare ” Quando le parole falliscono, parla la musica.

Buona serata a tutti amici carissimi

La vostra Isabella