«Asolo adunque, vago e piacevole castello posto ne gli estremi gioghi delle nostre alpi sopra il Trivigiano.»

Pietro Bembo

Quando si tornava d’ estate a salutare i nostri, come li chiamavamo, ” cugini di campagna ” che vivevano dove ancora vive lei, Liliana ( lui è morto un mese prima di Riccardo ), a pochi Km da Bassano, non potevamo fare a meno di tornare anche ad Asolo. Tutti noi abbiamo sempre amato questa incantevole località delle colline trevigiane, dove tenne corte Caterina Cornaro, regina di Cipro , che ne ebbe la signoria per aver ceduto l’ isola alla Serenissima. Un luogo di villeggiatura ricco di suggestioni medioevali, ma anche un luogo di pace , tranquillo dove il passeggiare, talvolta accompagnato da un silenzio rotto appena dal canto degli uccelli, diventa serenità interiore. A metà agosto Andrea è andato a salutare Liliana, tornando anche ad Asolo, dove per via del covid molti negozi erano chiusi , e alcuni ristoranti anche . Speriamo per loro che riprendano velocemente a lavorare . Le vecchie mura, dove si apre la Porta del Colmarion, cingono in parte il vecchio borgo. Vi spiccano la Rocca poligonale, più volte rimaneggiata, e il Castello della Regina,, di cui oggi restano la Torre dell ‘ Orologio e la sala delle udienze. Nella Loggia del Capitano, singolare costruzione quattrocentesca, ha sede il Museo Civico che contiene reperti archeologici e medioevali , opere di Canova ( 1757 – 1822 ) e del Bellotto ( 1627 – 1700 ) e ancora i ricordi di Caterina Cornaro, il testamento e lettere e costumi di Eleonora Duse e Gabriele D’ Annunzio. Qui il discorso cambia e mi porterà ad una seconda parte da scrivere. Il Duomo, rifatto nel 1747, conserva un protiro quattrocentesco e all’ interno notevoli dipinti di Lorenzo Lotto tra i quali Apparizione della Madonna del 1506 e di Jacopo da Bassano di cui ricordo Assunta del XVI sec. Dal centro si snoda l’ antica discesa al borgo Casella, il Foresto Vecchio , tra piante secolari e antiche dimore come Villa Rubini, Villa Zen, la trecentesca Chiesa di S. Angelo.

La Rocca simbolo della città, si trova sull’ alto del Monte Ricco ( 310 mt ) presentandosi come una solida fortificazione militare . Edificata verso la fine del XII secolo e l’inizio del XIII, ebbe funzioni di presidio per la città. Ricordo con piacere quanto ci piaceva salire sugli spalti per abbracciare con lo sguardo un panorama stupendo che va dalle Dolomiti a Venezia.

Le indagini archeologiche condotte negli anni ’90 del secolo scorso dall’Università di Padova hanno ricostruito la storia di questo manufatto che presenta diverse e successive fasi insediative.

Inizialmente il Monte Ricco, luogo su cui insiste la Rocca, era sede di un sacello altomedievale, databile tra VI-IX secolo d.C. e di cui rimane un lacerto di pavimento a mosaico, ora conservato presso il Museo civico, che presenta una decorazione con elementi che rinviano alla tradizione paleocristiana (un pesce e un motivo crociato tra fiori di giglio).

Fu successivamente occupata da una vasta area cimiteriale a inumazione databile tra il VI e la prima metà del XII secolo d. C.

Si sovrappose a questa necropoli un insediamento abitativo e forse anche produttivo databile tra X e XII secolo d.C. da collegare al loco Bragida ricordato dalle fonti storiche nel 1076.

La Rocca come la possiamo vedere oggi risale ad un periodo compreso tra XII e XIII secolo, inizialmente come struttura fortificata del tutto distinta da Asolo. La sua costruzione ha comportato la distruzione di una parte dell’insediamento abitativo produttivo precedente e di alcune sepolture della necropoli.

Le tracce delle prime fasi di frequentazione (XIII secolo) sono piuttosto labili anche se tale periodo dovette costituire un momento di notevole importanza militare per il manufatto, mentre più evidenti sono quelle legate alle epoche successive della dominazione del Comune di Treviso (1261-1339), poi veneziana (1339-1379), carrarese (1379-1388) e veneziana ancora (1388-1796).

Tra XIII e XIV secolo è databile la costruzione di una cisterna pozzo per la raccolta del’acqua piovana e la sistemazione dell’area dell’angolo sud-orientale con la costruzione di un forno da pane.
Risalgono al XV secolo alcuni resti di abitazioni addossate alla cinta meridionale con pavimenti in legno e focolari in laterizi che assieme ai documenti con notizie di spese eseguite per la sua manutenzione e per rifornirla costantemente di armi e viveri testimoniano l’importanza strategica della fortezza.

I materiali rinvenuti durante gli scavi archeologici sono costituiti da frammenti di ceramica da cucina, monete, punte di freccia di diversa tipologia, vari elementi mobili (bottoncini, ditali, fibbie), coltelli da cucina e da lavoro tutti esposti presso il Museo civico.

Tra il 1379 e il 1393 per iniziativa carrarese prima e completate poi dai Veneziani furono costruite le mura che congiungono la Città con la Rocca. Estese per circa 1360 metri, pur modificate nei successivi sviluppi urbanistici il loro perimetro è tuttora individuabile; erano dotate di 24 torri e di quattro portelli in corrispondenza delle vie di accesso alla Città.

La costruzione delle Mura resero la Rocca punto di vedetta e presidio della Città e da questo momento seguì le sorti storiche del borgo.

Dalla fine del XV secolo l’importanza militare della Rocca, continuamente bisognosa di interventi di restauro, cala progressivamente, fino a rischiare di essere venduta a privati (1650) come cava di pietre di costruzione. Nel marzo del 1652 il doge Francesco Molino, accogliendo la richiesta degli Asolani, determinò di annullare la vendita dovendo in avvenire la Rocca rimanervi sempre com’era a sola publica dispositione et servitio.

Nel 1990 il manufatto subì un intervento di restauro finanziato con fondi gestiti dalla Regione Veneto finalizzato alla valorizzazione del sito; questo ha comportato lavori per la sua conservazione, il consolidamento della torre posta a sud est ed il restauro della porta di accesso e delle decorazioni parietali esistenti con i simboli della famiglia dei Carraresi; importante è stato il ripristino e la percorribilità del cammino di ronda a cui si può accedere tramite una scala per poter visionare il panorama circostante e il suo interno.

Notizie riprese da Asolo, città dei cento orizzonti

Asolo

un incontro con il

romanticismo , con la

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Protiro –  Il termine p. (dal gr. πϱόθυϱον) indica una struttura architettonica anteposta a un portale e dotata di vitalità funzionale autonoma nella copertura e nei sostegni. La forma più usuale del p. è quella costituita da una volta a botte sormontata da un tetto a due spioventi e addossata alla muratura soprastante una lunetta.

Enciclopedia dell’ arte medioevale

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto

foto Andrea Romani

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foto Andrea Romani

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