Quel che resta del giorno

 

Amare

e   non   confessarlo.

Guardare

all’ amore

con   distacco,

pensando

ad   esso

senza   farsi  sopraffare

dal   sentimento.

Lasciarsi

stringere

dalla   morsa

di   un   esagerato

senso   del   dovere,

rimanendone

schiacciato.

Non   capire

il   dolore

di   chi   l’ amore

vorrebbe   offrirglielo

e   non   può,

per   la   sua   freddezza.

Che   tristezza

rendersi   conto,

troppo   tardi ,

di   aver   perso

l’ occasione

della   vita.

Comprendere

l’ inutilità

di   un   diniego

sciocco,

soffrendo   poi

in   silenzio

una   solitudine

profonda,

accompagnata

senza   fine,

da   un   rimpianto

malinconico,

struggente.

 

Isabella   Scotti   luglio   2020

testo   :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

 

Un   film   con   due   attori   superbi ,   Emma   Thompson   ed   Antony   Hopkins   che   la   mano   elegante   di   James   Ivory   ha   saputo   ben   dirigere.    Un    personaggio   ,   quello   del   maggiordomo,   che   per   quanto   risulti   di   primo   acchitto   difficilmente   comprensibile   nel   suo   atteggiamento   formale,    va   invece   inquadrato ,   per   ben   comprenderlo,   nel   periodo   pre  –  bellico    nel   quale   tradizione   e   valori   nell’  Inghilterra    di   quel   periodo   erano   fortemente   radicati.   Un   film   impeccabile,   assolutamente   da   vedere.

 

Tante   le   interpretazioni   eccellenti   di   questi  attori.  Tanti   i   loro   film   da   ricordare. 

 

EMMA   THOMPSON

 

Emma Thompson è nata a Londra il 15 aprile del 1959. Suo padre, Eric Thompson, era un attore piuttosto famoso per aver interpretato e raccontato in televisione la serie The Magic Roundabout. Sua madre Phyllida Law, era un’attrice scozzese. Per completare il quadro di una famiglia totalmente immersa nell’ambito artistico basta aggiungere che anche la sorella minore di Emma, Sophie Thompson diventerà un’attrice.

 

Un esordio da cabarettista

 

La Thompson ha frequentato dapprima un istituto femminile, la Camden School e poi il Newnham College a Cambridge, dove ha avuto una breve relazione con Hugh Laurie, l’attore che circa trent’anni dopo sarebbe diventato il dottor House. Con lo stesso Laurie apparirà come comparsa nella sitcom The Young Ones nel 1984. Durante gli anni di Cambridge ha recitato in molti spettacoli teatrali riuscendo ad aggiudicarsi anche il Terrier Pick of the Edinburgh Fringe. Mentre stava ancora studiando a Cambridge, un vecchio amico le ha proposto di entrare nel celebre gruppo teatrale Footlights, dove lavoravano i John Cleese ed Eric Idle (futuri Monty Python). Due anni prima del diploma, l’agente Richard Armitage, profondamente colpito dagli spiritosissimi testi scritti per la Footlights, le ha offerto un contratto. Laureata in lettere a Cambridge nel 1981 con una tesi sul romanziere George Eliot, Emma Thompson ha iniziato a lavorare come cabarettista; nel 1985 è stata l’attrice protagonista del musical Me and My Girl al fianco di Robert Lindsay, spettacolo trasmesso dalla BBC. Sempre per la BBC ha poi scritto e curato la registrazione della serie televisiva Thompson. Il successo che ottiene, inclusi gli apprezzamenti da parte della critica, le permettono di interpretare il suo primo ruolo drammatico: nella serie televisiva Fortunes of War sarà Harriet Pringle al fianco di Kenneth Branagh. Tra la Thompson e Branagh nascerà una storia d’amore che li condurrà non solo al matrimonio nell’agosto del 1989, ma anche a numerose collaborazioni artistiche, in particolari negli adattamenti shakespeariani.

 

 

Un amore di regista

 

Dopo i successi teatrali e quelli televisivi Emma Thompson fa il grande salto e recita per la prima volta in una produzione destinata al grande schermo nel 1989 diretta dal marito nel suo personale adattamento dell’Enrico V. Sempre nello stesso anno viene scelta da Mel Smith, regista con alle spalle una lunghissima carriera televisiva, per il suo debutto cinematografico: in Due metri di allergia la Thompson fornisce un’ottima prova da attrice comica al fianco di Jeff Goldblum. E questa sua capacità di passare con disinvoltura dal registro drammatico a quello comica sarà una costante della carriera cinematografia della Thompson e sarà anche uno dei motivi per cui per tutti gli anni novanta sarà una delle attrici più acclamate dalla critica di tutto il mondo.
Nel 1991 è la protagonista femminile del secondo lungometraggio del regista-marito: L’altro delitto, giallo complesso e irrisolto ma carica di fascino e impreziosito dall’intesa e dalla complicità che naturalmente si era creata sul set tra i due protagonisti. L’anno successivo, marito e moglie si ritrovano nuovamente insieme sul set: Gli amici di Peterè una commedia acida e brillante allo stesso tempo, in cui la Thompson non solo si trova a essere diretta dal marito Kenneth Branagh ma recita anche al fianco di sua madre Phyllida Law. Madre e figlia si troveranno nuovamente insieme sul set dell’esordio alla regia di Alan Rickman nel 1997 con L’ospite d’inverno.

 

 

A lavoro con James Ivory: ed è subito Oscar!

 

Gli amici di Peter è la prima vera prova cinematografica in cui la recitazione della Thompson trova modo di esprimersi al meglio: la critica apprezzerà unanimemente e James Ivory la chiamerà per affidarle il ruolo di Margaret Schlegel in Casa Howard. La pellicola è tutta centrata sull’incontro-scontro di tre famiglie nell’Inghilterra dell’inizio del secolo scorso e il cast offra una prova superlativa. La Thompson vince il Golden Globe e l’Oscar come miglior attrice protagonista. Di fatto questa pellicola rappresenta la definitiva consacrazione per un’attrice che è finalmente riuscita a sdoganare la sua recitazione molto british in tutto il resto del mondo.
Il 1993 per la Thompson è un anno magico: recita in ben tre film. Si ripropone il binomio col marito per l’ennesima trasposizione di Shakespeare in Molto rumore per nulla. Un’operazione riuscita nel tentativo di aggiornare Shakespeare portandolo al passo coi tempi: la Thompson svetta su un cast stellare pieno zeppo di star hollywoodiane (per tutti basti citare Denzel Washington, Keanu Reeves e Michael Keaton). Ancora una volta, Branagh riserva un piccolo ruolo per Phyllida Law, madre della Thompson. Diretta da Jim Sheridan sarà l’agguerrita avvocatessa che difenderà e farà scarcerare Daniel Day-Lewis nel bellissimo Nel nome del padre. Storia di un clamoroso errore giudiziario, frutto di un complotto poliziesco, il film è coinvolgente e vale soprattutto come racconto di formazione nella descrizione del rapporto tra padre e figlio, rinchiusi nella stessa cella. Per la Thompson arriva il secondo Golden Globe e una nomination all’Oscar come attrice non protagonista. Dulcis in fundo, sempre nel 1993 arriva la parte della governante Mrs. Kenton in Quel che resta del giorno di James Ivory. Dopo Casa Howard, la Thompson recita nuovamente al fianco di Anthony Hopkins e i due offrono una prova che viene unanimemente apprezzata.

 

Con Ragione e Sentimento ritrova l’amore… e un altro Oscar

 

L’anno successivo arriva la prima partecipazione a una super-produzione hollywoodiana: diretta da Ivan Reitman la Thompson affiancherà Arnold Schwarzenegger e Danny De Vito in Junior. Uno studioso della fertilità cui hanno bloccato i fondi per la sperimentazione di un nuovo farmaco antiaborto decide di trasformarsi in cavia e si inietta un ovulo fecondato col proprio sperma. Nell’arco della sua filmografia l’esperienza con Reitman sarà l’unica incursione della Thompson in una produzione concepita per essere un blockbuster senza ambizioni autoriale. L’anno successivo è la protagonista di Carrington diretta da Cristopher Hampton. Nella parte di Dora Carrington la Thompson disegna il magistrale ritratto di una pittrice incapace di convivere con la sua attrazione per l’omosessuale Giles Lytton Strachey. Arriva il 1996 e arriva anche il secondo Oscar per la Thompson, questa volta, sorprendentemente, non come attrice ma come sceneggiatrice: sarà infatti lei ad adattare il romanzo di Jane Austen per la versione cinematografica di Ragione e sentimento diretta da Ang Lee. Per la sua interpretazione di Elinor Dashwood la Thompson viene anche nominata all’Oscar come migliore attrice protagonista così da risultare la prima e, almeno per ora, unica star della storia del cinema a vincere un Oscar sia come attrice che come sceneggiatrice nonché a ricevere una nomination come sceneggiatrice e attrice dello stesso film. Nel 1995 la Thompson aveva divorziato da Kenneth Branagh a causa di un tradimento la cui notizia fece il giro del mondo: Branagh avrebbe infatti avuto una relazione con Helena Bonham Carter l’anno precedente sul set di Frankenstein di Mary Shelley. Dal 1996 la Thompson ha iniziato una relazione con l’attore Greg Wise che in Ragione e sentimento interpretava il ruolo di Willoughby. I due si sposeranno nel 2003.
Nel 1998 sarà diretta da Mike Nichols ne I colori della vittoria, film ambizioso sugli intrighi che si nascondono dietro la corsa alla Casa Bianca che non riscosse il successo sperato. Nel 2000 torna a lavorare col Hugh Laurie pre-dottor House in Maybe Baby, diretta da Ben Elton. È la storia di una coppia felice, Lucy, agente teatrale, e Sam autore di commedie televisive, che cerca in ogni modo di avere un figlio. I due le provano tutte: rituali afrodisiaci in salsa new age, nottate di sesso con la luna piena, agopuntura, ma il sospirato bambino non arriva. I due si rivolgono allora ai medici, seguendo terapie ormonali che sconvolgono Lucy e affliggono Sam, in pieno blocco creativo. Quando Sam decide di trarre una commedia dallo loro storia, Lucy la prende molto male, cosi dalla serena vita di coppia si passa a un’inattesa e rapida crisi. Una riuscita commedia in cui la Thompson si ritaglia il ruolo della simpatica Druscilla.

 

 

Un omaggio anche all’ultimo eroe inglese: Harry Potter

 

Nel 2003 farà parte del ricco cast di Love actually – L’amore davvero, esordio alla regia di Richard Curtis. Per la sua interpretazione di Karen, donna sposata che sospetta il tradimento del marito, la Thompson ottiene un premio BAFTA come attrice non-protagonista, il premio Evening Standard British Film Award come miglior attrice e l’ambito premio Empire come miglior attrice inglese. Sempre nel 2003 sarà la protagonista femminile del clamoroso flop Immagini – Imagining Argentina per la regia di Cristopher Hampton sul mondo dei desaparecidos argentini negli anni Settanta. Un film talmente brutto che rappresenta l’unico vero incidente di percorso nella filmografia della Thompson. Nel 2004 si concederà un impegno-svago interpretando la parte della Sibilla in Harry Potter e il prigioniero di Azkaban.
Il ritorno, per la Thompson, a produzioni di livello che più le si addicono, è l’intelligente e riuscitissima commedia Vero come la finzione di Marc Forster del 2006, quarta collaborazione con la produttrice Lindsay Doran, in cui dona il fascino del suo volto a una famosa romanziera. Una scelta tutta per i bambini, invece, quella di Nanny McPhee – Tata Matilda, una sorta di Mary Poppins, ma decisamente più grottesco, in cui Emma dà una mano al vedovo Colin Firth alle prese con sette pargoli.

 

 

Un’attrice sempre rigorosamente british

 

Dopo due anni di pausa dal grande schermo, ritorna con Last Chance Harvey, dove fa ritrovare la voglia di vivere e l’amore a Dustin Hoffman, in una leggera commedia sentimentale sullo sfondo di Londra. Subito dopo ritrova James Ivory, il regista che più di tutti ha saputo valorizzarla, per Ritorno a Brideshead, una pellicola in costume tipicamente british, tratta da un romanzo di Evelyn Vaugh. Il 2009 sarà un anno molto prolifico per la Thompson: prima fa parte del cast di An Education, un film segnato dalla sceneggiatura di Nick Hornby, nome di spicco della letteratura inglese contemporanea, che racconta, come solo lui sa fare, l’adolescenza turbata di una studentessa alle prese con la crescita emotiva e il sogno di Oxford, poi risponde alla chiamata di Richard Curtis, re della commedia inglese dopo un capolavoro come Quattro matrimoni e un funerale, per I love Radio Rock, un film a ritmo di rock anni ’60 sulla storia di una radio libera, che trasmetteva da una nave nelle acque del Mare del Nord. L’anno dopo veste ancora una volta i panni della tata in Tata Matilda e il grande botto e nel 2012 torna in Effie, Men in Black 3 dando poi la voce alla regina Eleanor nel film Pixar Ribelle – The Brave. Partecipa poi al film di Richard LaGravenese Beautiful Creatures ed è attesa nel film Saving Mr. Banks (2014) di John Lee Hancock Partecipa al film con Bradley Cooper Il sapore del successo e ritrova Daniel Brühl nel film di Vincent Perez Lettere da Berlino. Dopo la commedia Bridget Jones’s Baby (2016) passa al genere fantastico con La bella e la bestia (2017) di Bill Condon.

 

MYmovies   2020   –    Giuseppe   De   Marco

 

Di   Emma   Thompson   lascio   qui   la   recensione   di   Emiliano   Dal   Toso   sulla   sua      interpretazione    ne   :  ”   Il   Verdetto –   the   children   act  ”   2017

 

Fiona Maye, protagonista de Il Verdetto, è ben consapevole del significato del suo ruolo di giudice eminente dell’Alta Corte britannica. Le sentenze emanate non equivalgono a giudizi etici. La legge dovrebbe essere sempre uguale per tutti, garantendo parità di trattamento, al di là di ogni credo religioso e di ogni opinione politica e personale. Non teme neppure di percorrere strade processuali che non rispettino i canoni previsti dall’ordinamento, quando decide di andare a trovare di persona in ospedale il minorenne Adam Henry  – il bravissimo Fionn Whitehead di Dunkirk –, malato di leucemia e figlio di una coppia di testimoni di Geova a dir poco radicale e contraria alla trasfusione di sangue che potrebbe comportare la sopravvivenza del loro unico figlio.
Emma Thompson protagonista di Il Verdetto – The Children Act
Emma   Thompson    protagonista   di   Il   Verdetto –    The   Children   Act
E così spetta a Fiona prendere in mano il destino del ragazzo e il verdetto istituzionale sul suo futuro sarà influenzato dall’instaurarsi di un rapporto con Adam, a metà strada tra l’amore materno e la relazione sentimentale. Il verdetto – The Children Act, ottavo film del britannico Richard Eyre (Iris – Un amore vero, Diario di uno scandalo), disponibile su CHILI, ha ottenuto un bel riscontro al box office italiano quando uscì in sala, incassando più di due milioni di euro e rivelandosi uno dei migliori drammi giudiziari degli ultimi anni, dallo stile formale asciutto, rigoroso ed essenziale.
Fionn Whitehead ed Emma Thompson Fionn   Whitehead   ed   Emma   ThompsonTratto dal romanzo di Ian McEwan La ballata di Adam Henry, il film mette in scena lo struggente ritratto di una donna integerrima e sensibile, “dal divino distacco e dalla diabolica perspicacia”, che si trova costretta ad affrontare una profonda crisi interiore che la coinvolge almeno su tre livelli: quello professionale, relativo al dilemma più strettamente giudiziario e giuridico sul comportamento da avere dentro e fuori dall’aula di tribunale e sulle decisioni da prendere; quello sentimentale, legato al coinvolgimento emozionale che la protagonista prova per il giovanissimo Adam.

 

Stanley Tucci ed Emma Thompson in una scena di Il verdetto – The Children Act Stanley   Tucci   ed   Emma   ThompsonInfine, quello matrimoniale, dovuto alla lontananza quotidiana sempre più rimarchevole con il marito Jack, interpretato con garbo e ironia dalla classe di Stanley Tucci. Ma la potenza del film risiede soprattutto nelle sfumature del volto della superlativa Emma Thompson, che riesce a trasmettere una vasta gamma di emozioni mantenendo un controllo di toni ineguagliabile, senza mai eccedere le soglie di fermezza e stabilità che caratterizzano il suo personaggio. Il risultato è una prova dolente, elegante, sublime, che aumenta ulteriormente la statura di una delle più straordinarie attrici del nostro tempo. 

ANTHONY   HOPKINS

 

Non c’è trucco e non c’è inganno: Anthony Hopkins è davvero quel cannibale che ha tolto il sonno a tutti noi. Ma non mangia carne, tranquilli, mangia premi, film e registi, scene e inquadrature. Il cinema ce l’ha riproposto per ben tre volte nei panni del cattivo più cattivo del cinema e noi, immancabilmente, abbiamo remunerato l’enorme professionalità di questo attore inglese, spettacolare e suggestivo, consacrandolo alle pagine della storia della settima arte… e non è poco! Lanciato nientemeno che da Laurence Olivier e, di conseguenza, con una grossa eredità alle spalle, questo attore sanguigno nel privato, ma profondamente controllato sulla scena, ha conquistato il mondo intero con le sue straordinarie performances di personaggi storici, siano essi posti nella linea del bene o in quella del male.

Le origini e gli esordi al teatro

Nato nella notte di Capodanno, figlio di una casalinga e di un panettiere, Anthony Hopkins frequenta la Cowbridge Grammar School di Wales, nel Galles, scoprendosi dislessico. Universitariamente parlando, si iscrive prima alla Royal Welsh College of Music and Drama di Cardiff, nel 1957 (influenzato da un altro grande attore e amico, Richard Burton) e poi, nel 1963, alla Royal Academy of Dramatic Art di Londra, seguendo ovviamente quelle che sono le sue attitudini artistiche. Due anni più tardi, il maestoso re del teatro inglese, Laurence Olivier, lo invita a entrare nella compagnia del National Theatre, colpito dalle sue doti di interprete dalla memoria feroce e dalla determinazione taurina.

Lo spettacolo, l’alcool e le donne

Nel 1967, appare nel suo primo film per la televisione A Flea in Her Ear di Georges Feydeau, successivamente lavora diretto da Anthony Harvey in Il leone d’inverno (1968) con Peter O’Toole, Katharine Hepburn e Timothy Dalton. Alcolista cronico, passa, oltre che da una bottiglia all’altra, anche da una donna all’altra: nel 1968 sposa l’attrice Petronella Barker, dalla quale avrà la sua unica figlia, la musicista Abigail Hopkins. Dopo il divorzio da quest’ultima, nel 1973, sposa la sua segretaria Jennifer Lynton, cui seguirà l’ennesimo divorzio, e dopo alcuni flirt (uno con l’attrice e modella Joyce Ingalls e uno con la scrittrice Francine Kay), sposa l’antiquaria Stella Arroyave, la sua terza moglie.

Gli anni settanta

Negli anni Settanta, la sua filmografia si estende a titoli come Gli anni dell’avventura (1973), Quell’ultimo ponte (1977) e Magic – Magia (1978), tutte pellicole dirette dal suo primo pigmalione cinematografico: l’attore e regista Richard Attenborough, che lo spinge a confrontarsi con star compatriote e non di primaria grandezza come Anne Bancroft (che sarà spessissimo sua compagna di set), Sean Connery, Gene Hackman, Maximilian Schell, Michael Caine, Elliott Gould, James Caan, Liv Ullman, Dick Bogarde, Ann Margret e Burgess Meredith. Poi, dopo essere stato diretto da Robert Wise in Audrey Rose (1977), lavora con il grandissimo David Lynch nella pellicola drammatica The Elephant Man (1980), mentre nella televisione inglese degli anni Ottanta ottiene un successo strepitoso nell’adattamento dell’Otello shakespeariano e di “Il gobbo di Notre Dame” di Victor Hugo, ovviamente nei due ruoli principali.

Gli anni ottanta e l’approdo in Italia

In Italia arriva nel 1985, quando Alberto Negrin lo dirige nel ruolo di Galeazzo Ciano in Io e il Duce, accanto a Susan Sarandon, Fabio Testi, Annie Girardot, Barbara De Rossi, Bob Hoskins, Vittorio Mezzogiorno e Massimo Dapporto. Mentre in patria, riceve il titolo di Comandante dell’Ordine dell’Impero Britannico, seguito, l’anno successivo, dal Dottorato in Lettere ottenuto dall’Università del Galles. Tutte onorificenze che gli portano fortuna dato che, nel 1987, ottiene il successo di critica e pubblico nelle pellicole 84 Charing Cross Road di David Hugh Jones e Amore e rabbia (1987) di Mike Newell.

Il successo de Il silenzio degli innocenti

Poi cade il silenzio, quello degli innocenti. Arriva il ruolo che finalmente lo destinerà nella lunga fila di quegli interpreti indimenticabili della settima arte, così come similmente accadde per un altro Anthony: il memorabile Perkins, alias Norman Bates, di Psycho (1960) di Hitchcock. Cosa hanno in comune questi due attori, oltre al nome? Il fatto che entrambi siano stati diretti con lucida intelligenza in un thriller claustrofobico e crudele, interpretando un ruolo angosciante e psicopatico, ma che è stato comunque amato da tutto il mondo. Una battuta che diventa un cult («Mi mangiai il suo fegato con un bel piatto di fave e un buon Chianti») e che riassume tutto il suo personaggio: lo psicanalista cannibale Hannibal Lecter che divora la scena all’agente dell’FBI Clarice M. Starling (Jodie Foster) nel film Il silenzio degli innocenti (1991) di Jonathan Demme. Si guadagna così, meritatamente, l’Oscar come Miglior Attore Protagonista e, come se non bastasse, una saga che lo rivedrà nei panni di questo medico pazzo in Hannibal (2001) di Ridley Scott e Red Dragon (2002) di Brett Ratner.

Gli anni novanta

Gli anni Novanta sono invece tutti impegnati a far dimenticare al pubblico e alla critica un personaggio storicamente e cinematograficamente invadente nella sua carriera. È diretto da Michael Cimino in Ore disperate, nel ruolo del marito di Mimi Rogers, poi sarà uno dei più notevoli Van Helsing in circolazione in Dracula di Bram Stoker (1992) di Francis Ford Coppola, nonché un non così ottimo gentleman inglese in Casa Howard (1992) di James Ivory. Tornerà a essere diretto da Richard Attenborough nel 1993, partecipando al biografico Charlot, ma riceverà una nomination all’Oscar e il David di Donatello come miglior attore straniero solo per Quel che resta del giorno (1993) sempre di Ivory, come miglior attore protagonista, facendo coppia con una delle più grandi attrici inglesi di Hollywood: Emma Thompson (con la quale aveva lavorato anche in Casa Howard). Il ruolo del maggiordomo Stevens, perfetto e impeccabile, che è continuamente agli ordini del padrone di casa, e che sembra vacillare solo quando la governante della casa gli confessa il suo grande amore, è uno dei ruoli più affascinanti della sua carriera.
Seguono ancora Attenborough, Zwick e perfino Oliver Stone che lo veste nei panni del presidente più odiato d’America, Richard Nixon, in Gli intrighi del potere (altra nomination all’Oscar come attore protagonista), senza dimenticare un caotico Pablo Picasso per Ivory. Nel 1997, arriva un’altra nomination dall’Academy, ma questa volta come miglior attore non protagonista per la pellicola drammatica Amistad di Steven Spielberg, dove recita il ruolo di John Quincy Adams, ex presidente degli Stati Uniti e giurista leggendario che difende la libertà di un gruppo di negri dell’Africa che vengono catturati dalla monarchica Spagna per essere schiavizzati nel mondo moderno, ma che si ribellano e uccidono l’equipaggio della nave Amistad che li conduceva a Cuba.

L’approdo nel nuovo millennio

La maschera di Zorro (1998), Vi presento Joe Black (1998) e Instinct – Istinto primordiale (1999) sono dei blockbusters di successo, ma continuerà a impegnarsi con registi di qualità estrema come l’atipica Julie Taymor, il dinamico John Woo, l’indipendente Joel Schumacher, il re dei melodrammi hollywoodiani Robert Benton e ancora Stone che gli affiderà il ruolo del narratore nel kolossal Alexander (2004).
Vincitore del premio Cecil B. DeMille nel 2006, dà prova ancora una volta delle sue capacità recitative in Tutti gli uomini del re (2006) di Steven Zaillian e in Bobby (2006) di Emilio Estevez, ma sarà a suo agio anche nei ruoli fantasy come nell’adattamento cinematografico del poema epico Beowulf (2007) di Robert Zemeckis. Torna poi a recitare per James Ivory in Quella sera dorata (2009) in cui interpreta il fratello dello scrittore James Gund, e lo troviamo in Incontrerai l’uomo dei tuoi sogni (2010), diretto da Woody Allen. Torna poi all’horror con l’uomo lupo Benicio Del Toro in Wolfman (2009), dove interpreta il padre della creatura leggendaria. Continua comunque a trovarsi a suo agio nella fantascienza e passa a Thor (2011), film di Kenneth Branagh sul fumettistico dio del tuono ma, con Il Rito (2011), torna a spaventarci come un tempo. Nel 2013 è protagonista del film di Sacha Gervasi Hitchcock. Lavorerà per Aronofsky in Noah e poi nei thriller Blackway (2015), Premonitions (2015), Conspiracy – La cospirazione (2016) e Autobahn – Fuori controllo (2016). Nel 2017 lo vedremo in Thor: Ragnarok e in Transformers – L’ultimo cavaliere.

Le esperienze dietro la macchina da presa

Anche regista, Anthony Hopkins nel 1990 firma la pellicola biografica Dylan Thomas: Return Journey (1990), seguito nel 1996 da August e Slipstream (2007). Alla luce di tutto questo, Anthony Hopkins è un super campione del cinema, che si è guadagnato (da umile figlio di un panettiere gallese) tutti i benefici e le lodi del mondo intero. Difficilmente ha deluso le enormi aspettative che regista, pubblico e critica richiedevano da uno come lui. Mai sottotono, ecco uno dei veri mostri della settima arte.
MYmovies   –  Fabio   Secchi   Frau

 

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Movieplayer.it       Con   Jodie   Foster

 

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Casa   Howard

 

Carissimi   amici,   come   vedete   non   vi   ho   affatto   dimenticato.   Scrivo   ogni   tanto,   quando   ho   qualcosa   in   testa,   ma   la   vita   sconvolge   il   nostro   volere.   Mi  sarebbe   piaciuto   continuare   ad   essere   la   stessa   persona   di   prima,   così   come   mi   avete  in   tutti   questi   anni   di   permanenza   su   wordpress   conosciuta.    Allegra,   sinceramente   vostra   amica,   espansiva     (   nei   limiti  )   e   cordiale   sempre   con   tutti ,  gentili   e   sempre   affettuosi   nei   miei   confronti.   Ma   quello   che   mi   è   caduto   addosso,   quel   dolore   che   ancora   stiamo   in   casa   vivendo   per  la   malattia   che   di   colpo   ha   cambiato   la   vita   di   mio   nipote   da   quattro   mesi   ad   oggi,   e   che   ancora   lo   mina   nel   profondo,   non   mi   lascia   scampo.   Non   sono   più   libera   col   pensiero,   sempre   rivolto   a   lui,   a   quello   che   sta   passando   e   che   ancora   dovrà   passare.   La   preghiera   è   l’ unica   cosa   che   può   aiutarci,   non   possiamo   fare   altro.   Perciò   torno   a   chiederla   anche   a   voi   tutti  :   una   preghiera,   una   sola   per   Ricky.   Può   fare   molto,   e   voi   siete   tanti.   Grazie   con   tutto   il   cuore  , e   perdonate   la   mia   sfacciataggine,   ma   è   la   mia   fede   che   mi   dà   la   forza   di   rivolgermi   a   voi   così.   Appena   potrò,   con   molto   piacere   vorrò   leggervi   di   nuovo.   Considerate   che   in   tutto   questo   sono   ancora   una   figlia   che   quasi   ogni   giorno   va   a   fare   compagnia   alla   sua   mamma,   che   seppur   alla   soglia   degli   87   anni   è   fortunatamente    ancora   in   gamba.   E   che   sta   affrontando   la   grave   situazione   di   Ricky,   il   rugbista,   con   una   grinta   non   indifferente.    In   questo   debbo   dire   che   se   non   avessimo   Arianna   e   il   suo   fratellino,   vichingo,   Marco,   i   miei   due   gioielli   di   nipotini,  saremmo   sopraffatti   da   un   dolore   insopportabile.   Almeno   quando   stiamo   con   loro   pensiamo   per   un   po’   ad   altro   e   sorridiamo.  Vi   abbraccio   tutti   uno   ad   uno   con   tanto   affetto.   Perdonatemi   se   troppo   a   lungo   vi   ho   tediato.   Grazie   per   quello   che   farete   per   Ricky.

 

La   vostra   Isabella


30 Commento(i)

  1. Pupazzovi

    agosto 5, 2020 alle 1:45 pm

    Ciao Isabella ben ritrovata …….



  2. newwhitebear

    agosto 5, 2020 alle 6:44 pm

    un post lungo ma ci voleva per raccontare del film e dei due attori. Da non appassionato del cinema ho trovato tutto interessante.
    Serena serata
    Un abbraccio
    Gian Paolo



  3. Patrizia M.

    agosto 5, 2020 alle 6:46 pm

    Non mancherò di pregare per Ricky.
    Un grande abbraccio, spero di tutto cuore che per Ricky si risolva tutto.
    Pat



    • tachimio

      agosto 5, 2020 alle 7:12 pm

      Grazie carissima amica. L’unione fa la forza . Ti ringrazio con tutto il cuore. E ti abbraccio forte ricambiando il tuo di abbraccio che ho molto gradito. Ciao cara Pat. Isabella



  4. luisa zambrotta

    agosto 6, 2020 alle 3:12 pm

    Articolo molto bella e introduzione stupenda!



  5. fulvialuna1

    agosto 10, 2020 alle 8:51 pm

    Attori meravigliosi.
    hai saputo cogliere con la tua poesia un aspetto importante e reale dell’amore tra due persone.



  6. wwayne

    agosto 15, 2020 alle 10:13 am

    Buon Ferragosto amica mia! 🙂



  7. newwhitebear

    agosto 17, 2020 alle 4:07 pm

    Ricordo male o ieri era il tuo compleanno?
    Tanti auguri carissima Isabella.
    Spero che tutto vada bene.
    Un bacione e un abbraccio fortissimo
    Gian Paolo



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