Il mio adorato Monte Grappa

Il   Massiccio   del   Grappa

 

Il Grappa,   coi   suoi   aspri   versanti   e   le   sue   numerose   vette   ha   segnato   la   storia   della   Prima   Guerra

  Mondiale.   Fronte   cruciale   dopo   la   rotta   di   Caporetto   del   1917   divenne   teatro   della   svolta   delle   sorti

del   conflitto.   La   resistenza   dell’esercito   italiano   costrinse   l’Impero   Austro-Ungarico   a   rinforzare   qui   le   sue

truppe   indebolendo   così   le   posizioni   sul   Piave   che   cedettero   nel   1918   durante   la   Battaglia   di   Vittorio

Veneto.   Numerose   le   testimonianze   e   le   ferite   che   il   conflitto   ha   lasciato   alla   montagna,   importanti   da

preservare   per   salvaguardare   la   memoria   di   quei   tragici   fatti.   A   Cima   Grappa   il   Sacrario   Militare   ospita

le   spoglie   di   quasi   23.000   soldati   di   entrambi   gli   schieramenti.   Adiacenti   all’  Ossario   del   Grappa,

  troviamo   la   Galleria   Vittorio   Emanuele   III   (capolavoro   di   ingegneria   militare)   ed   il   Museo,   che

contiene   numerosi   cimeli,   armi,   testimonianze   dirette   dalle   trincee   dei   soldati   e   gli   incitamenti   di

  Cadorna  ai   suoi   uomini  ,  nonché   il   discorso   rivolto   agli   stessi   da   parte   di   Vittorio   Emanuele   III   .

 

Numerose le trincee restaurate per il centenario della Grande Guerra che si trovano in tutti i settori del Massiccio del

Grappa nonché i cimiteri ed i monumenti sparsi lungo tutta la pedemontana ed oltre.

Per   chi   volesse,  lascio   il   sito   da   consultare   da   dove   ho   ripreso   queste   notizie

https://www.vivereilgrappa.it/it/massiccio-del-grappa.htm

Un   po’   di   storia

Il Monte Pertica non è certo imponente. A malapena si scorge, alto 1500 metri a nord ovest di cima Grappa, e si raggiunge facilmente, con pochi minuti di auto dal Rifugio Bassano, e una breve camminata. Un tragitto che non riserva alcuna emozione particolare, se non una vista straordinaria che nei giorni più limpidi spazia dal versante orientale dell’Altopiano di Asiago, appena al di là della vallata del Brenta, ai Lagorai e alle Vette Feltrine. Eppure, questo rilievo dall’apparenza così anonima fu uno dei campi di battaglia più sanguinosi della prima guerra mondiale. Alla fine di novembre del 1917, subito dopo Caporetto, le truppe austriache lo occuparono improvvisamente. Come Monte Tomba, a est, o l’Asolone, a sud ovest, il Pertica divenne la chiave per decidere chi avrebbe vinto la battaglia per il Grappa: se gli austriaci fossero riusciti a occupare tutto il massiccio, sarebbero sbucati alle spalle di ciò che restava delle armate italiane battute sull’Isonzo e che stavano ora tenendo disperatamente la linea del Piave. Fu così che migliaia di uomini morirono per il possesso di quelle poche decine di metri quadrati. Gli alpini del Monte Rosa e gli Schützen del 3° reggimento di Graz persero e ripresero più volte il monte nel corso di una serie di mischie furibonde e spesso all’arma bianca: alla fine, il monte restò in mano austriaca, anche se metà degli uomini che l’avevano conquistato il primo giorno di combattimenti giaceva ora morto tutto intorno o (con un po’ di fortuna) ferito in qualche ospedale da campo. La pessima nomea del Pertica non si sarebbe smentita nei mesi seguenti: divenne ben presto un settore famigerato tra i combattenti di tutti e due gli eserciti, impegnati in una logorante battaglia di posizione tra postazioni spesso distanti solo poche decine di metri, il punto più avanzato di quella lunga trincea ininterrotta che correva attraverso tutto l’Altopiano dei Sette Comuni, scavalcava il canale del Brenta e arrivava al Grappa su cui si stava decidendo molto dei destini della guerra. Infine, quando la guerra fu vinta e la mitografia ufficiale cominciò a darsi da fare per celebrare gli eroi e i luoghi epici della grande prova nazionale, il monte divenne «sacro»: «Monte Grappa tu sei la mia patria», come cantava la canzone del tronfio generale De Bono.

Qui la guerra sembra aver costruito più di quanto abbia distrutto. La Strada Cadorna tra Romano d’Ezzelino e Cima Grappa ne è un buon esempio. Fu portata a termine nei primi giorni di ottobre del 1917, e nonostante i tempi rapidi (eccezionali, se si pensa che si dovette solcare il monte con una serie di tornanti e perforare pareti di roccia viva) venne realizzata così bene da costituire ancora oggi la principale via di accesso dalla pianura. Non passeranno nemmeno poche settimane dalla sua inaugurazione che sulla cima del Grappa (o, meglio, sotto la cima) verranno iniziati i cantieri di quel labirinto sotterraneo noto come «Galleria Vittorio Emanuele». Scavato in tutta fretta nell’autunno 1917 quando sembrava che l’esercito italiano fosse davvero un naufrago in procinto di annegare, il sistema fortificato del Grappa, con i suoi cinque chilometri interamente scavati dentro la montagna, era in grado di ospitare fino a 15mila uomini ed era protetto da decine di mitragliatrici e da un centinaio di pezzi di artiglieria. Un’intricata fortezza invisibile e temibile. E ancora oggi, per chi si avventuri nei suoi corridoi, un’esperienza fondamentale per comprendere la realtà di una guerra per la cui vittoria l’Italia deve ringraziare molto di più funzionari, tecnici e ingegneri che poeti, politici e generali.
Ma il segno della memoria per eccellenza è il Sacrario del Grappa, il cui mastodontico profilo, visibile a chilometri di distanza, ricopre (e per certi versi completa) l’immagine di un monte assorbito completamente dal suo ruolo simbolico. Quando venne inaugurato, il 22 settembre 1935, era un inno alla grandezza eroica della nuova Italia fascista, uscita più grande e più forte dalla lunga prova della guerra. I suoi cinque colossali gradoni a cerchi concentrici, in cui erano stati collocati i loculi con i resti dei caduti, avvolgevano la cima del monte ricordando nemmeno troppo vagamente una fortezza, e la Via Eroica, che conduce al sovrastante “Portale di Roma” correndo tra 14 cippi in pietra ognuno dedicato ad una delle battaglie combattute nei dintorni, era un itinerario mentale e simbolico che doveva trasmettere al moderno pellegrino l’orgoglio per le grandi vittorie. Seguendo il cammino obbligato dal basso verso l’alto, i visitatori venivano (e vengono) coinvolti in un’ideale ascensione dalle tombe (primi quattro livelli) al cielo aperto (ultimo livello e cima della montagna), dalla morte alla gloria. E per non lasciare adito a dubbi sul significato bellicoso e trionfale del monumento, il giorno dell’inaugurazione le autorità e la folla giunta dalla pianura vennero accolti da due statue ciclopiche: un fante di guardia, alto oltre tre metri, sovrastato e quasi vegliato da una gigantesca statua (dodici metri) che avrebbe dovuto rappresentare «l’Italia fascista». Le due statue scomparvero subito dopo l’inaugurazione e non vennero mai più ritrovate, un’ottima rappresentazione della disciplina e del furore guerriero degli italiani dell’epoca.

 Il corpo centrale del monumento, dove sono custoditi i resti mortali di 12615 Caduti, di cui 10332 ignoti, è costituito da cinque gironi concentrici, ciascuno alto quattro metri e circoscritto da un ripiano circolare largo dieci. Le spoglie dei Caduti identificati sono disposte in ordine alfabetico e custodite in loculi individuali, coperti da lastre di bronzo. Quelle dei 10332 ignoti sono raccolte in urne comuni più grandi, che si alternano alle tombe singole. Sulla sommità del monumento sorge un sacello, Santuario della Madonnina del Grappa.

Tra il 4° e il 5° girone, in posizione centrale, c’ è  la tomba del generale Giardino, che prima di morire aveva espresso la sua volontà di essere sepolto lassù tra i suoi soldati. La Madonnina del Grappa, benedetta dal cardinale Sarto, poi Papa Pio X. Ora è meta di devoto pellegrinaggio la prima domenica di Agosto. Il portale Roma che sorge al termine della via Eroica è stato progettato e costruito dall’architetto Alessandro Limongelli. Sopra al portale Roma è stato ricavato un osservatorio dal quale è possibile osservare l’ampio panorama circostante e i punti di maggiore interesse storico. Nel settore a nord-est del Portale Roma, sono state riunite le spoglie di 10295 caduti austro-ungarici.

tratto   da   vari   siti   sul  Monte Grappa

 

Ora   dopo   questa   introduzione   sul   massiccio  del   Monte   Grappa   che   invito   tutti   a   visitare,   vi   lascio   per    curiosare,   qualche   foto.   Inutile   dirvi   quante   volte   ho   percorso   la   strada   che   porta   fin   sulla   cima,   quante   volte   sono   entrata   nella   cappella   della   Madonnina   del   Grappa.   Il   Monte   Grappa   vive   e   vivrà   per   sempre   nei   miei   ricordi.    Un’ affezione   particolare   mi   lega   a   questo   luogo   di   memoria,   iniziata   quando   mio   padre   qui   ci   portò   la   prima   volta.   I   poveri   resti   di   migliaia   di   soldati   sono   lì   a   testimoniare   la   bruttura   di  tutte   le   guerre   e   ricordarne   il  sacrificio   per   amor   di   patria,   è   un   dovere   che   da  italiani   non   va   mai   dimenticato.   Ora   una   piccola   poesia   interpretando   lo   spirito   dei   nostri   di   allora,   combattenti,   ed   una   poesia  facendo   riferimento   a   quella   di   Ungaretti   ”   Soldati  ”

Noi   del   Grappa

Noi   siamo   i   soldati

del   Grappa.

Quelli   che  

bloccheranno  il   nemico.

Non   avanzerà.

Non   potrà   mai

occupare   

le   nostre   terre.

Fischia   forte

il   vento

quassù.

Il   freddo

è   pungente.

Ma   nulla

potrà,

contro   di   noi.

Resisteremo,

non   abbasseremo

la   nostra   testa.

Il   nemico

ancora   non   sa  

chi   ha   davanti.

Saremo   noi   tutti

a   fermarlo,

con   il   nostro   coraggio

e   amor   di   Patria.

Viva   l’  Italia,

la   nostra   terra,

sempre. 

 

Isabella   Scotti   giugno   2019

testo  :   copyright   legge   22   aprile  1941   n°  633

 

 I   soldati   sanno

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lastampa.it

Si   sta   come
d’ autunno
sugli   alberi
le   foglie.

In   attesa,
senza   sapere   quando
né   come   sara’ ,
si   pensa   alla   morte,
fragili,
come   le   foglie,
che   aspettano
che   un   alito   di   vento,
le   porti   lontano.
I   soldati
tremano,
impettiti
non   indietreggiano ,  
e   sperano
che   non   tocchi  
a   loro   cadere.
Ma   sanno ,
con   tristezza,
che   potrà    bastare    
un   niente
per   finire…

Isabella   Scotti   novembre   2018

testo  :   copyright   legge   22   aprile   1941   n°   633

Poesia   in   neretto   ”  Soldati  ”   di   Ungaretti

 

Per   voi   la   canzone   del   Grappa

 

Monte   Grappa  tu sei la mia Patria,
sovra a te il nostro sole risplende,
a te mira chi spera ed attende
i fratelli che a guardia vi stan

Contro a te già s’infranse il nemico
Che all’Italia tendeva lo sguardo,
non passa un cotal baluardo
affidato ad italici cuor.

Monte Grappa tu sei la mia Patria,
sei la stella che addita il cammino,
sei la gloria, il volere, il destino,
che all’Italia ci fa ritornar!

Le tue cime fur sempre vietate
Per il pié dell’odiato straniero.
Dai tuoi fianchi egli ignora il sentiero
Che pugnando più volte tentò.

Qual candida neve che al vento
Ti ricopre di splendido ammanto
Tu sei puro ed invitto col vanto
Che il nemico non lasci passar.

Monte Grappa tu sei la mia Patria…

O montagna per noi tu sei sacra,
giù di lì scenderanno le schiere
che irrompenti a spiegate bandiere
l’invasore dovranno scacciar.

Ed i giorni del nostro servaggio
Che scontammo mordendo nel freno
In un forte avvenire sereno
Noi ben presto vedremmo mutar.

Monte Grappa tu sei la mia patria…

 

La   Galleria   Vittorio   Emanuele   III

È un’opera di fortificazione militare veramente grandiosa, realizzata in 10 mesi, a partire dal novembre 1917. Fu progettata dal Col. del Genio Nicola Gavotti per potenziare la difesa del massiccio del Grappa.

Ha uno sviluppo in galleria di circa 5 Km., consta di un braccio principale di m. 1.500, da cui si irradiano numerosi rami secondari, verso le postazioni dei pezzi di artiglieria e delle mitragliatrici, gli osservatori e gli sbocchi per sortite controffensive.

Per realizzare la galleria, ricavata al di sotto della Cima Grappa, alta m. 3 e larga da 1,80 a 2,50 m,. fu necessario asportare circa 40.000 m.c. di roccia impiegando 24 perforatrici meccaniche. Essa  venne armata e dotata di impianti tecnici e logistici tali da consentire ai reparti in caverna (circa 15.000 uomini con 72 cannoni e 70 mitragliatrici) la vita ed il combattimento per lungo tempo.

   dal   libretto   del   museo   vicino   l’ingresso della   galleria

 

Ingresso   della   Galleria   Vittorio   Emanuele

 

I   cannoni   posizionati  per   attaccare   il   nemico

 

 

 

Le   cime   imbiancate   viste   dall’ Ossario

A   Pasqua   ancora   la   neve

 

Lato   dove   sono   sepolti   gli   austro –   ungarici

il   fotografo   Andrea

il   vento   tirava   forte

I   cippi   per   ricordare   le   varie   battaglie

 

La   nostra   bandiera

 

Nella   cappella   la   statua   della   Madonnina   del   Grappa

 

 

In   solitaria

 

Mille   colori   in   cielo  :  tutti   col   parapendio

 

 

Ed   ora   uno   sguardo   ai   cimeli   che   il   museo   ben   custodisce.

 

foto   dell’ epoca

 

passatempi

 

 

 

un   po’   d’armi

oggetti   vari.   Tutte   le   foto   qui   presentate   sono   di   Andrea   Romani

mio   figlio,   il   fotografo   di   casa

Ed   ora   dulcis   in   fundo   due   foto   dall’  archivio   di   casa

Alle   pendici   del   Grappa,   il   capitano   Tullio   Scotti,   mio   nonno,   sdraiato   a   sinistra,   nel   centro   della   foto,

mentre   insegna   ai   suoi   soldati   come   si   conquista   una   posizione.

Qui   mio   nonno   il   primo   in   basso   a   destra ,   di   profilo,   sul   Ponte   di   Cismon   il   4  –   11  –   1918

 

 

 

 

 

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29 Commento(i)

  1. olgited

    agosto 6, 2019 alle 7:25 am

    molto bello questo post,complimenti per il blog!



  2. gianpiccoli

    agosto 6, 2019 alle 10:45 am

    Un mini saggio storico.
    Complimenti.
    Un abbraccio
    Giancarlo



  3. lucetta

    agosto 6, 2019 alle 12:11 pm

    Mi hai fatto pensare al nonno paterno che morì giovanissimo nella guerra del 15-18 combattendo sul monte Sober. Non sappiamo dove sia stato sepolto. Abbiamo letto sue notizie sul registro dei caduti. Questo tuo post è un omaggio anche a lui.



    • tachimio

      agosto 6, 2019 alle 12:41 pm

      Grazie mille cara Lucetta per le tue parole. Questa comunanza di ricordi è molto bella. Pregherò per tuo nonno. Il sacrificio di chi ha servito la patria non va dimenticato. Un abbraccio. Isabella



  4. newwhitebear

    agosto 6, 2019 alle 2:24 pm

    un prezioso ricordo e ‘brava’ per le immagini, poesie e le notizie di questa mitica montagna.
    Un abbraccio
    Gian Paolo



  5. natipervivereblog

    agosto 27, 2019 alle 3:42 pm

    Mi sono commossa, il tuo viaggio parla di vera autentica lotta, fatta di quell’inestimabile dono : il coraggio, che purtroppo spesso la storia dimentica.
    E vedere nell’ultima foto il profilo, il volto coraggioso di tuo nonno…
    questa è stata pura emozione…
    IO desidero solo dirti grazie per tutto ciò che ci doni
    perché con la tua Voce, la tua anima, il tempo, gli uomini non perderanno la memoria della storia!
    Grazie infinitamente
    Adriana



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