“In luoghi abbandonati noi costruiremo con mattoni nuovi”
NOTRE DAME, FIRE, PEOPLE

Notre Dame sarà ricostruita. Sì, ma per essere cosa? Un museo? Un monumento nazionale? Il poeta T. S. Eliot scrisse nel 1922 un testo profetico sul bisogno di costruire una Chiesa nel deserto del mondo moderno.

Ma vieni, non lasciare che perdiamo speranza nel mondo prematuramente; il mondo non è ancora stato ceduto alla diplomazia, alle combinazioni e alla scoperta di formule. Ci sono sempre i giovani, i devoti, gli entusiasti, che rompono le catene.

T. S. Eliot

Tra le migliaia di commenti che si sono scritti da quando le fiamme nella cattedrale di Notre Dame hanno catturato la scena sulle TV di tutto il mondo, uno mi ha colpito. Sosteneva che il cristiano era l’unico spettatore capace di dolore ma non di disperazione di fronte al rogo devastante. In effetti stiamo ascoltando voci che ripetono, in queste ore, il dramma, lo scoramento, il dolore sincero e profondo …. senza riuscire a dare un nome vero e autentico alla cosa. Cosa sia, davvero, Notre Dame è sfuocato: la si definisce simbolo della città, museo, monumento nazionale. Si dichiara sia un riferimento imprescindibile, per un vago sentimento di memoria storica, arte, cultura.

Naturalmente è riduttivo, taluni blasonati giornalisti hanno dimostrato un’ignoranza colossale affermando che il nome “Nostra Signora” sarebbe un titolo onorifico perché l’edificio svetta con eleganza sul panorama cittadino. Il mio collega Giovanni Marcotullio ha brillantemente commentato lo strafalcione suggerendo che se la cattedrale è andata a fuoco ieri, ben altro era ridotto a cenere da molto più tempo.

Ora, davanti ai nostri occhi, si manifesta questo paradosso: il mondo intero è disperato per un monumento di cui ignora (o vuole ignorare) l’Origine; il cristiano, che è l’unico a conoscere il volto autenticamente mariano di quelle pietre, non è disperato. Scrive infatti Tom Holland:

Ironia: i Cristiani possono guardare la distruzione di Notre Dame ed essere fiduciosi, pur nella piena costernazione, che solo la Città di Dio è veramente eterna – e che ogni opera umana alla fine sarà polvere. Coloro a cui manca la fede religiosa non hanno questa consolazione. (da Twitter)

Da questo spunto si genera anche uno scorcio sul futuro: cosa verrà ricostruito sullo scheletro di Notre Dame? Macron ha chiesto l’aiuto di grandi talenti, ma è una voce troppo generica. Rimettere mano alla costruzione della cattedrale di Parigi non è un gesto puramente artistico o estetico, non è il restauro di un monumento. E’ qualcosa di più che interpella l’anima nostra di tutti, non meno corrosa e abbattuta, sul senso di avere al centro della città la casa di Dio.

Calza a pennello un’opera (molto ignorata) di T. S. Eliot del 1922 e intitolata La Rocca: il contesto inglese non altera il valore universale delle parole, è un testo teatrale che racconta l’impresa epica, ironica ed eroica di tre muratori a cui è assegnato il compito di costruire una chiesa in un posto di periferia, su un pezzo di terra che è un colabrodo. Si abbatterà su di loro ogni sorta di imprevisto e ostacolo, ma – miracolosamente – saranno aiutati dai santi e da martiri nell’edificazione. La domanda perché ha senso costruire una chiesa? diventa la luce che getta speranza in un mondo che si gongola beatamente nel proclamare ai quattro venti che ha rinunciato a Dio, e ne è felice.

 

Qui vissero atei dignitosi

Ogni edificio che si rispetti viene costruito scegliendo un pezzo di terra, guardando il contesto circostante. In quale recinto di terra va ri-costruita la Chiesa oggi? E’ la voce del Coro quella a cui Eliot affida il giudizio sulla realtà:

Ma sembra che qualcosa sia accaduto che non è mai accaduto prima: sebbene non si sappia quando, o perché, o come, o dove. Gli uomini hanno abbandonato Dio non per altri dèi, dicono, ma per nessun dio.

Il terreno su cui oggi si edifica è il deserto, una sterminata pianura arida piena di anime vuote eppure ebbre di distrazioni:

E il vento dirà: “Qui atei dignitosi vi furono: unico loro monumento la strada asfaltata e un migliaio di palline da golf perdute”. […] Mille vigili che dirigono il traffico non sanno dirvi né perché venite né dove andate.

Lo smarrimento rispetto al senso della vita lo percepiamo tutti, nel sottofondo di voci che ci riempiono incessantemente la testa di altro, di obiettivi parziali, desideri egocentrici, miraggi di puro e passeggero piacere, nichilismo eroico. Tanti mezzi, nessuno scopo. Allora in Eliot sorge la domanda paradossale e acutissima:

Che cosa dice il mondo, il mondo intero forse si smarrisce con auto potentissime su una strada secondaria?

Chi prova, in mezzo a questa selva oscura vestita da Las Vegas, a gettare le fondamenta cristiane viene subito additato e bloccato. Si può costruire tutto in questo deserto ateo, ogni sorta di monumento per ogni specie di ideologia o corrente di pensiero; ma la presenza di una chiesa dà fastidio. Così i tre muratori che devono mettersi al lavoro, vanno nel cantiere e scoprono di non essere una presenza gradita:

Laggiù mi dissero: abbiamo troppe chiese e troppo poche osterie. Laggiù mi dissero: se ne vadano i parroci.

 

Eppure e per fortuna, non c’è via di scampo: il luogo dell’edificazione è questo pantano in cui il terreno non è buono e gli abitanti sono ostili.

 

Costruire una chiesa non è mai solo un compito architettonico. E’ porre al centro della città una domanda scomoda. E’ mettere una pietra angolare, in mezzo a sassi ammucchiati alla buona. Non è in gioco solo la bellezza del panorama cittadino, ma ciò che interroga l’anima di ciascuno:

Ma voi, avete edificato bene che ora sedete smarriti in una casa in rovina?

La Straniera

Un secondo elemento importante nella costruzione riguarda il progetto. Che specie di edificio è una Chiesa, simbolicamente parlando? E’ quasi un mostro, nel senso che è una costruzione terrena che parla di qualcosa di eterno. Porta all’umano un messaggio che è sempre sfuggente da ogni gabbia di riduzione, è espressione viva della voce del Padre trasmessa dall’eco di voci umane balbettanti. Eliot la definisce la Straniera, una presenza che abita qui con noi eppure viene da altrove, non ci è comprensibile e gradita fino in fondo:

Perché gli uomini dovrebbero amare la Chiesa? Perché dovrebbero amare le sue leggi? Essa ricorda loro la Vita e la Morte, e tutto ciò che vorrebbero scordare. E’ gentile dove sarebbero duri e dura dove vorrebbero essere teneri. Ricorda loro il male e il peccato, e altri fatti spiacevoli. Essi cercano sempre di evadere dal buio esterno e interiore, sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno di essere buono.

Ed è facile che lo straniero diventi nemico. La Chiesa non ha ricette buoniste, non ha neppure scopi utilitaristici con cui ammaliare la gente. Mentre i tre giovani muratori protagonisti de La Rocca cominciano a mettere mano alle fondamenta della chiesetta, arriva, tra i molti oppositori, un agitatore che richiama gli abitanti al fatto che è inutile avere un luogo di culto, sarebbe molto più utile avere nuove case popolari:

Amici, voglio la vostra attenzione per un momento. Vedete quell’edificio che viene costruito laggiù? Sapete cos’è? Pensate che stiano costruendo abitazioni decenti per persone come me e come voi? Nulla di tutto questo o anche di meno. E’ una chiesa, ecco cos’è. E cos’è una chiesa, voi vi chiederete. E’ un luogo dove praticano una degradante e consumata superstizione, un abominio che dovrebbe essere eliminato dalla faccia della terra, in questi che si chiamano tempi illuminati.

Questa voce rappresenta perfettamente tante voci che quotidianamente incontriamo e attaccano la cristianità come qualcosa di inutile, perfino dannoso. La Francia è senz’altro il paese che più di ogni altro ha rivendicato a testa alta la sua laicità, il suo ateismo diciamo pure. E ora è tutta impegnata a guardare i resti della sua cattedrale più magnifica, senza capire davvero cosa sia quel luogo. Ma noi cristiani lo sappiamo o dovremmo saperlo; senza alterigia, spocchia o irruenza dobbiamo ricominciare a mettere mano all’opera.

 

 

L’intera memoria del mondo è in tilt. Ma non è una novità, è il sentiero su cui Cristo stesso ha camminato: la via della dimenticanza, dell’ignominia, della morte sono instancabilmente da percorrere. Non dobbiamo aspettarci che la Sua presenza sia ascoltata né gradita, dobbiamo solo portarla e portarla da capo tutte le volte che viene bruciata. Così Eliot:

“In luoghi abbandonati noi costruiremo con mattoni nuovi”

La Chiesa deve edificare di continuo perché è continuamente minata dall’interno e attaccata dall’esterno; perché questa è la legge della vita; e dovete ricordare che in tempo di prosperità il popolo dimenticherà il Tempio e in tempo di avversità gli sarà contro.

Il Tempio deve sempre essere costruito, deve sempre essere distrutto, deve sempre essere ricostruito, così che voi possiate ricordare, osservando il passato, la brulla pianura del futuro, dove il Tempio deve essere ancora costruito. Così che voi possiate ricordare le vite che attendono il proprio tempo per nascere, per essere dedicate, sulla brulla pianura del futuro, bruciando come luci solitarie.

Mattoni nuovi

Il progetto prende corpo se chi costruisce sa perché costruisce. E ciascuno di noi, facendo i conti col suo essere cristiano, sentirà – oltre le proprie umorali opinioni – di appartenere a una casa che sola è riuscita a dargli una luce durevole in mezzo al buio che ci si porta dentro o che incombe da fuori. In un mondo duro e inospitale ci siamo sentiti a casa nel nostro quotidiano grazie a Cristo.

E’ da questa concretezza grata, fatta di esperienza, che tutto riparte dopo ogni incendio, terremoto, tsunami, guerra. Speriamo non venga mai un tempo in cui l’uomo cessi di alzare la testa e dire: io ho un motivo per ricostruire una casa in mezzo al deserto.

Eliot sceglie di affidare la voce di una speranza semplice a un muratore; cioè a tutti noi, che siamo all’opera con le mani più che con la pura astrazione. Si chiama Ethelbert questo giovane e spetta lui infondere coraggio nei colleghi muratori che getterebbero la spugna di fronte alle tante obiezioni incontrate nell’edificazione della chiesa. Lui ricorda loro il senso della loro fatica:

Prendi una chiesa. Non c’è profitto in questa. È per me e per te. […] E nel costruire questa chiesa stiamo costruendo qualcosa di più che non mura di calce e mattoni. […] C’è qualcosa di forte e duraturo in una costruzione. Tu non hai bisogno di credere in Dio, ma hai bisogno di credere in una costruzione. Va su e ancora su nel cielo, avanti e ancora avanti negli anni, e parla con le sue luci e le sue campane nella notte e nella luce del giorno, e resta quando io e te saremo polvere.

Un uomo semplice, alle prese con la calce e i mattoni, intuisce la grande portata dell’Incarnazione: Chi non muore è sceso sulla terra facendosi mortale. Dando testimonianza a Lui con una chiesa costruisco qualcosa che è nel tempo, ma supera il tempo: ricorda a ciascuno il destino eterno e perciò anche il valore tutt’altro che inutile del suo faticare sulla terra. Non sono pietre soggette al disfacimento quelle che portiamo di giorno in giorno. Tutto può crollare, ma è solo l’involucro caduco di un nucleo immortale. E’ vero per il nostro corpo ed è vero per il corpo ferito di Notre Dame, perché fu vero per il corpo di Cristo.

 

 

Serviranno talenti per il restauro della meravigliosa cattedrale di Parigi, ma non facciamo mancare anche il popolo di muratori che da secoli ha ricostruito la Chiesa e che oggi ha il nostro volto. Loro ci metteranno le idee pratiche, noi dobbiamo far sì che si custodisca il seme eterno di Bene che contiene. Così Eliot ci richiama a rimetterci al lavoro:

 

In luoghi abbandonati

Noi costruiremo con mattoni nuovi

Vi sono mani e macchine

e argilla per nuovi mattoni

e calce per nuova calcina.

Dove i mattoni sono caduti

costruiremo con pietra nuova

[…]

C’è un lavoro comune

una chiesa per tutti

e un impiego per ciascuno.

Ognuno al suo lavoro.

 

 

Carissimi   sono   tornata   ieri   sera   dalla   Francia   e   sono   in   procinto   di   ripartire   per   i   prossimi   giorni   di   festa.   Avrei   voluto   rifarmi   viva   dopo   tutte   le   ferie   completate,   ma   il   fatto   di   Notre   Dame,   il   suo   rovinoso   incendio,   mi   ha   spinto   a   pubblicare   questo   articolo   che   tra   i   tanti   che   ho   letto,   mi   pare   il   più   interessante   per   la   visione   che   offre   sull’argomento   ricostruzione.    Quando   mio   figlio   mi   scrisse   dell’ incendio ,  rimasi   scioccata   e   corsi   alla   televisione   per   rimanere   sconvolta   dalla   caduta   improvvisa   della    flèche,   la   grande,   sottilissima   guglia   e   da   quella   immagine   che   non   dimenticherò   mai   ripresa   dall’  alto,   da   un   drone   del   giornale   La   Croix,   di   come   il   fuoco   avesse   disegnato   una   croce   fiammeggiante .     Forse,   tutto   questo,  un   segno   premonitore,   un   avvertimento   per   l’uomo,   di   riprendere   la   retta   via,   oggi   preso   com’è   da   tante,    troppe,  esagerate   stupidaggini.     Notre   Dame,   che   visitai   in   viaggio   di   nozze,   è   rimasta   nel   mio   cuore   da   allora,   assieme   al   romanzo   di   Victor   Hugo    che   Riccardo   Cocciante  mise   in   musica   e   che   mi   vide   spettatrice   entusiasta.

Una croce in fiamme. Il drone riprende Notre Dame distrutta

Questa   l’  immagine   di   cui   sopra   da   Il   Tempo.it

E   qui   per   voi   la   famosa   canzone   di   Cocciante

 

Ancora,   ricordando   il   giorno   della  Domenica   delle   palme,   dove   con   tanti   francesi   presi   della   celebrazione,   ho   partecipato  alla   Santa   Messa   e   vissuto   con   emozione   la   Passione   di   Gesù,   voglio   lasciarvi   con   uno   stralcio   di   una   preghiera   di   Ronald   Barakat     che   concludeva   la   messa.   Non   lo   conosco   ma   vi   assicuro   che   questa   preghiera   è   bellissima.   Debbo   scappare   e   purtroppo   non   posso   stare   più   qui   per   ovvi   motivi.    Accontentatevi   di   queste   poche   righe.   Grazie   a   tutti   dei   vostri   commenti   ai   quali   risponderò   al   mio   ritorno.

 

…Je   t’   accueille,   Seigneur,

d’un   élan    extatique,

a   travers   les   clameurs

je reçois   ta   musique  ;

 

j’ accueille   ton   sourire

en   attendant   ta   Croix

qui   me   fait   dèjà    dire

et   redire  :   Je   crois ! 

 

Auguro   a   tutti   voi   una   serena   e   santa   Pasqua   di   Resurrezione.   La   vostra   Isabella

 

Annunci