Quando ultimamente sono stata in Francia, prima di tornare a casa,per tenermi un pò in ordine, sono andata dal parrucchiere.Anche se la conversazione non è il mio forte, poichè mi piace molto il francese come lingua, mi sono messa a parlare  con la ragazza che mi ”acconciava” chiedendole anche un giornale. Poche parole per carità, ma bastanti a farmi capire. Ora, la lettura è per me più facile rispetto al parlare in francese e così da quel giornale, vi propongo un articolo che ho tradotto trovandolo molto interessante. Si tratta del rapporto intercorso tra i pittori George Braque e Pablo Picasso, artisti che insieme daranno vita al movimento ”cubista”, pur rimanendo l’artista spagnolo, quello tra i due, il più ricordato. Due giorni fa la mia amica Silvia, ha postato un articolo sempre su Braque dando notizia , di una sua mostra di opere a Parigi al ”Grand Palais” dal 18 settembre 2013 al 6 gennaio 2014 (volevo segnalare che è la prima dal 1973),e  facendoci vedere le opere ivi rappresentate da lei fotografate. Opere, che secondo il mio modesto parere, non sono per nulla inferiori a quelle di Picasso. Ma veniamo all’articolo.<< Apollinaire, presentando un giorno Braque a Picasso verso la fine del 1907, non ebbe dubbi sul dialogo creativo che andava nascendo tra i due pittori. Al momento del loro incontro i due pittori occupavano dei posti molto differenti nel panorama artistico parigino. Picasso era già considerato un uomo dalla personalità forte ed indipendente. Alcuni collezionisti avevano acquistato delle tele dei suoi periodi blu e rosa, e l’interesse che Ambrogio Vollard, mercante d’arte tra i più rinomati all’epoca, portava alle sue opere, non faceva che aggiungere prestigio al suo nome. La carriera di Braque, al contrario era stata più lenta e meno precoce. Fino alle sue magnifiche tele esposte al ”Salone degli indipendenti” del 1907 ( La Baie de la ciotat), non aveva fatto niente di rimarchevole. E’ nel 1908 che Braque e Picasso cominceranno a vedersi quotidianamente, a visitare insieme esposizioni e musei,ad avere lunghe discussioni confrontando le proprie tele. Essi rimasero sorpresi nel constatare che le loro ricerche andavano nella stessa direzione ( Braque, ”Maison à l’estaque”; Picasso, ”La Rue-des-Bois”). Ma di quali ricerche si trattava? Si comprende lo sbigottimento dei contemporanei di fronte a delle tele<< cubiste>> dove i due pittori sembravano vedere il mondo come attraverso un vetro rotto. Gli stessi cubi tendono a sparire per fare posto a degli angoli acuti, a dei triangoli dipinti sulle tele in modo tale da sembrare incastrati gli uni negli altri ( Braque, ”Joueur de mandoline”). Gli oggetti non hanno più contorni e sembrano rotti. La visione cubista non  è più quella dell’apparenza  ma  quella dello spirito e dell’intelligenza. Tra i due artisti le differenze sono minimali: primato della figura umana per Picasso che cristallizza le zone del viso; e ossessione per la natura morta  per Braque  desideroso di mantenere un contatto con la realtà.  Questi duetti permettono di entrare nel gioco degli scambi di giorno in giorno, fino a far scoprire in tutti e due quelle specificità che  porteranno i due pittori a dividere le loro strade avendo Picasso un rigore ed una predisposizione a classificare in serie le problematiche pittoriche,  laddove Braque seguiva invece più l’immaginazione. ( to be continued)

Annunci