Per riprendere il discorso posso dire che la mia casa, dove ho sempre vissuto, mi ha dato molto, sia in termini affettivi, sia per il piacere che mi dava il poter stare, d’estate, all’aria aperta in mezzo ai fiori, coltivati dai miei, all’ombra degli alberi di ulivo. All’epoca,parlo degli anni sessanta, confinavamo con un grande campo di grano dove proprio d’estate si giocava a nascondino dietro i covoni, mentre ricordo la calma che c’era intorno mentre leggevo appoggiata ad un albero”Pattini d’argento”. Era quando, dopo pranzo,si portava del cibo avanzato al caro Cheli, il cane dei contadini che curavano il campo.Era quando, insieme ai loro figli,si mungevano le mucche o si guardavano ridendo i maiali del recinto nella loro vicina fattoria, rotolare nella terra. Era una gioia poter conoscere la loro vita, l’ amore che mettevano in ogni gesto quotidiano di duro lavoro. Mai stanchi, mai una sola volta ho sentito qualcuno lamentarsi della vita faticosa a loro toccata. Era sempre e comunque un darsi da fare e si sa, il lavoro nobilita l’uomo. Ora purtroppo le cose sono cambiate e quel campo di grano non c’è più. Ci sono ville con grandi giardini, c’è più lusso e comodità, ma quella vita vera mi manca un pochino, almeno mi sarebbe piaciuta farla conoscere ad   Arianna che   avrebbe  sicuramente  gradito.      Mi auguro una cosa sola: che ancora oggi si possa sorridere con naturalezza  accontentandosi magari di una vita semplice, lontano un pochino da quei lussi tecnologici che inaridiscono e isolano talvolta le persone piuttosto che unirle.

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